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Capitolo II
LA TERRA
Alla definizione di luogo concorrono varie componenti natura-li che, in base alla loro forma, posizione topografica e colore de-terminano le strutture fondamentali del paesaggio. Tali strutture, aseconda dell’estensione e della distanza dall’osservatore, costitui-scono il carattere del paesaggio
1
.Tra le tre componenti fondamentali del luogo (rilievo, vegeta-zione, acqua), il rilievo, quindi la forma del territorio, è quelloche maggiormente contribuisce a definire lo spazio, sia fisico chevisivo, con le sue proprietà geometriche di altezza, profondità,estensione. Il rilievo inoltre delimita lo spazio percettivo tramite iconfini visivi che, di norma, sono rappresentati dalle differenzemorfologiche.
1
“In una pianura piatta l’estensione è generale ed infinita, ma le variazioni delrilievo danno in genere origine a degli spazi definiti. È importante distingueretra la struttura e la scala del rilievo. La struttura può essere descritta in terminidi nodi, percorsi e domini; ossia di elementi che ‘centralizzano’ lo spazio comele colline, le montagne isolate o i bacini circoscritti, e di elementi che orientanolo spazio come le valli, i fiumi e i
wadis
, oppure di elementi che definisconouno schema spaziale esteso, come le sequenze uniformi di campi ed alture.” Norberg-Schulz C.,
Genius Loci, paesaggio ambiente architettura
. Milano:1986.
L
EVOLUZIONE
 
PALEOGEOGRAFICA
 
DEL
 
TERRITORIO
Per una completa conoscenza delle attuali condizioni geologi-che del territorio attraversato dalla Via Amerina, è necessario ef-fettuare una rapido excursus sul suo processo di formazione.La struttura morfologica primaria è costituita da una fascia de- pressa (Graben principale), parallela alla linea tirrenica e compre-sa tra il settore più elevato della catena appenninica e le coste delMar Tirreno. All’interno di questa depressione vi è un’ulteriorearea ribassata, la Valle del Tevere (Graben del Tevere), separatada un alto strutturale sedimentario (Horst) di cui il Monte Soratteè l’emergenza più vistosa.
I
L
 
MARE
 
(
FINE
 
MIOCENE
-
PLIOCENE
) Nel Plio-Pleistocene il Mar Tirreno occupava il Graben princi- pale dando origine a sequenze deposizionali marine di natura ar-gillosa e sabbioso-conglomeratica.Durante la massima fase ingressiva (Pleistocene inferiore: seimilioni di anni fa), la linea di riva del Mar Tirreno era ubicata aridosso dei Monti Sabini, circa 70 km più a est dell’attuale linea17
 
di costa
2
. In questo bacino marino emergevano, come isole, i rilie-vi di Monte Razzano, Monte Canino, Monte Ferento, il MonteSoratte e i Monti della Tolfa (Fig. 1)
3
. Nel corso degli ultimi due milioni di anni, la regione conobberipetute trasgressioni marine che modellarono la costa tirrenicafino alle sue forme attuali. I depositi sedimentatisi nel Plioceneinferiore sono essenzialmente argillosi e sabbiosi; essi conferma-no la presenza del mare lungo tutto il tratto della Valle del Teveresino a Città della Pieve (Perugia).
Fig. 1. Ipotetica vista del territorio, alla fine del Miocene, dalla sommità delSoratte.
 Nel Pliocene medio e superiore i sollevamenti della crosta ter-restre avvennero a causa del vulcanesimo tolfetano-cerite-manzia-
2
Cosentino D., Parotto M.,
 La struttura dell’Appennino Centrale
, in
GuideGeologiche Regionali.
Roma: 1993.
3
Cimarra L., Sciosci S.,
Civita Castellana
. Viterbo: 1988.
te (4-2 milioni di anni fa) e del Monte Cimino (1.4-0.9 milioni dianni fa)
4
.
I
VULCANI
 
(
PLEISTOCENE
)A partire dalla fine del Pliocene, in quella fascia depressa com- presa tra le propaggini dell’Appennino e l’attuale zona costieradel Tirreno, si sviluppò un’intensa attività vulcanica che interessòda nord a sud l’area di Orvieto fino alla pianura Pontina
(
Fig. 2).
4
Gliozzi E., Malatesta A.,
 Il Quaternario
, in
Guide Geologiche Regionali.
Roma: 1993.
18
 
Fig. 2. Ipotetica vista del territorio, alla fine del Pliocene, dalla sommità delSoratte
Tale vulcanismo originò una serie di distretti vulcanici a preva-lente attività esplosiva: distretto vulsino, distretto cimino-vicano,distretto sabatino e tolfetano e, più a sud, il distretto dei Colli Al- bani e delle Isole Ponziane.L’azione vulcanica, con fenomeni di sollevamento dei magmi,ridusse il bacino marino a un’estensione poco più ampia di quantonon sia oggi. Fu soltanto alla fine del Pleistocene superiore chel’innalzamento di un’ampia fascia di depositi marini fece regredi-re la linea di costa sino alla situazione attuale.La Via Amerina nel suo corso attraversa i distretti vulcanici sa- batino e cimino-vicano.
I
L
 
DISTRETTO
 
SABATINO
Iniziò la sua attività di natura esplosiva più di 600 mila anni fa,verso est, a ridosso del Monte Soratte dove si ergeva rapidamenteil primo edificio vulcanico detto di Morlupo-Castelnuovo, ogginon più riconoscibile in quanto coperto dai prodotti più recenti.Contemporaneamente, a ovest, era presente l’attività dell’edificiodi Sacrofano rimasto attivo sino a 370 mila anni fa. Le colate pi-roclastiche di tale edificio modellarono fortemente la morfologiarendendo pianeggiante l’area per una distanza di 30-40 km dalcentro eruttivo
5
.Verso i 400 mila anni fa, il centro di Sacrofanoebbe una fase di attività parossistica con emissione di prodotti diricaduta ed effusioni laviche secondarie. In questo periodo l’in-gente eruzione di materiali portò allo svuotamento delle cameremagmatiche con il conseguente collasso della conca del lago diBracciano e lo sprofondamento, per più di 200 metri, dell’alto
5
De Rita D.,
 Il Vulcanismo
, in
Guide Geologiche Regionali.
Roma: 1993.
19
of 00

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