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Capitolo VIII: gli aspetti antropici.
IL TERRITORIO DELL’AMERINA DALLA FINEDELL’IMPERO ROMANO AL XIX SECOLO
L
A
V
IA
A
MERINA COME FRONTIERA
 
TRA BIZANTINI E LONGOBARDI
 
Le strutture economiche e sociali del basso impero, già in crisia seguito della crescita del latifondo a scapito della piccola pro-prietà terriera, furono colpite, sin dai primi anni del V secolo, dauna serie di invasioni di popolazioni nord europee. Queste contri-buirono a disgregare il sistema economico e a modificare irrever-sibilmente le strutture paesaggistiche di tutta la penisola italiana,soprattutto dell’area a nord di Roma.E proprio l’attrazione di Roma sui popoli invasori condusse aun lungo periodo (circa cinque secoli) di sconvolgimenti politici,guerre, invasioni e saccheggi nei territori intorno all’Urbe. La si-tuazione di guerra fu continua: dal 410, con il sacco di Roma daparte delle truppe visigote, fino al X secolo, con le ultime scorre-rie saracene. Il cessato stato di continua guerra non determinò unavera e propria stabilità, a causa delle lotte per l’egemonia e il con-trollo dell’elezione del Papa da parte delle famiglie baronali ro-mane.La discesa dei visigoti di Alarico (410), con la presa di Roma eil loro successivo ritorno verso la Gallia guidati da Ataulfo (412),creò una situazione di incertezza e di devastazione della zona li-mitrofa alle grandi arterie stradali, come l’Aurelia e la Flaminia.Decaddero numerose città e stazioni come Veio, Lucus Feroniae,Capena, Falerii Novi, Ad Baccanas e Acquaviva.Alla morte di Teodorico (526), dopo un periodo di pace duratotrenta anni, le lotte per il potere condussero alla crisi il regno O-strogoto. A seguito dell’oscura vicenda del giovane Atalarico el’uccisione di Amalasunta da parte di Teodato, l’imperatore bi-zantino Giustiniano mosse guerra ai Goti inviando in Italia Beli-sario.La guerra greco-gotica (535-553) ebbe come asse portante laVia Flaminia, teatro dei maggiori avvenimenti bellici. Le campa-gne attorno a Roma furono sconvolte, con alterne vicende, percirca 18 anni. Fu in questo arco di tempo che le strutture produtti-ve di origine romana iniziarono una lenta, anche se inarrestabile,decadenza. Prima l’Agro Falisco e poi quello Veientano assiste-ranno al passaggio dai siti sparsi a quelli accentrati, come pure auno spostamento degli insediamenti agricoli lontano dalle vie ditransito.
 
109so, Romano, non calò a Roma e intraprese la riconquista della fa-scia di collegamento con Ravenna, riprendendo Sutri, Orte, Bo-marzo, Narni, Amelia, Todi, Perugia e Luceoli. Proprio questoterritorio, attorno alla Via Amerina, costituirà il canale bizantinodi collegamento tra l’Impero d’Oriente e il ducato di Roma
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. Peril controllo di questo spazio, ormai divenuto frontiera, si giocaro-no sia le sorti del papato, nella futura costituzione dello StatoPontificio, sia i destini dell’occupazione longobarda in Italia.L’anno successivo alla discesa dell’esarca Romano, si ebbe lacontroffensiva dei longobardi comandati da Agiulfo (593) che ar-rivò ad assediare Roma: solo l’intervento di papa Gregorio Ma-gno lo indusse a ritirarsi
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.Questo continuo stato di guerra tra bizantini e longobardi portòallo sconvolgimento dei territori lungo l’asse stradale e influì sulprecoce processo di incastellamento delle terre prossime al confi-ne.È probabile che in relazione alla campagna longobarda del592-593 fu creata nell’Agro Falisco una catena di insediamentifortificati a controllo delle vie Cassia, Amerina e Flaminia neicentri di Sutri, Nepi, Civita Castellana e Ponte Nepesino
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. Peranalogo motivo si potenziarono e fortificarono gli antichi centri“romani” posti in prossimità della frontiera come Perugia, Todi,Amelia e Narni
11
.
8
La via Flaminia, nel tratto tra il Tevere e Luceoli, era saldamente in mano alduca di Spoleto.
9
Bavant
 
B.,
 Le Duché…,
op. cit.
10
Fiocchi Nicolai V.,
 I Cimiteri Paleocristiani del Lazio - I - Etruria Meridio-nale
, Città del Vaticano, Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, 1988.
11
Schmiedt G.,
Città e fortificazioni nei rilievi aereofotografici: le fortifica- zioni altomedievali
, in Storia d’Italia. Torino: Einaudi, vol.V.Fig. 1. La frontiera bizantino-longobarda.
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