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È una giornata primaverile un po’ rigida, infatti è piovuto per due giorni, il sole appare e scompare.Sono di nuovo di fronte al campo arato. I limiti sono sempregli stessi: il Monte Soratte e la fascia orizzontale degli alberi cheadesso hanno una vegetazione fitta fitta, con tante sfumature diverde. Davanti a noi si stende un grande campo coltivato a granocon spighe verdi, tranne una fascia di colore marrone dove il ter-reno sembra mosso dal trattore. La sensazione che provo non è desiderio di sdraiarmi perché ilterreno è umido, al contrario ho voglia di proseguire sulla stradacosteggiata dalla siepe e che si inoltra nel bosco.Sento forte la voglia di muovermi e proseguire.
Fig. 3. Il campo arato in primavera.
La siepe
È una giornata di autunno: il cielo è sereno ma qua e là si ve-dono cirri bianchi. Mi trovo davanti alla siepe formata da un groviglio di arbustinon molto alti: rovi con more, prugnolo con spini, ginestre sem- preverdi. I colori sono caldi: varie sfumature di giallo, di rosso, di ver-de. Il colore predominante è il giallo. La sensazione che provo è di chiusura e di incertezza perché non riesco a vedere oltre la siepe. La strada prosegue e sono curioso di vedere cosa c’è sul nostrocammino.
Fig. 4. La siepe in autunno
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