CAPITOLO 1LA GEOGRAFIA DELL’AGRO FALISCO
le vigne e gli oliveti greggi di pecore ad animare il paesaggio, delimitatodalle scure foreste dei Cimini, dal Soratte isolato, dagli Appennini punteggiati da innumerevoli villaggi.Questo altopiano si innalza sulla valle del Tevere circa 150 metri ecompete in bellezza con poche altre campagne italiane. La genuina bellezzadei luoghi contrasta, però, con la povertà degli abitati, costituiti da villaggiantichi e diruti, arroccati su cocuzzoli da forre profonde che spesso creano un senso di tristezza e solitudine
.”Benché il territorio abbia importanti segni romani (quali la Via Amerinae la mitica Fescennium) ed etruschi (mura, tombe, iscrizioni), il Dennis loconsidera
“incognito e sconosciuto”
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sia perché pochissimo studiato, sia perché avverte un’impronta archeologica peculiare, che non si riduce ad unasemplice commistione di elementi etruschi e romani. Incantevole è poi il paesaggio, dominato dai Cimini e dal Soratte, suggestiva mescolanza di forredi forre incolte, boschi, prati e campi coltivati, plasmato quasi ovunque insuperficie dalle eruzioni precalderiche del vulcano di Vico.Sono state proprio le eruzioni Vicane che hanno dato al territorioun’impronta unica e immediatamente riconoscibile. Il rosso/marrone dei tuficolora la maggior parte dei costoni rocciosi, dei fertili suoli dell’altopiano edelle costruzioni non intonacate. I poveri villaggi antichi citati dal Dennishanno caratteristiche fisiche simili: sono città medioevali costruite su speronidi tufi vicani tagliati da torrenti confluenti, che serbano spesso ricordi di un passato più antico, preistorico, falisco, etrusco e romano.Un secolo dopo il Dennis, nel decennio seguente la fine della secondaguerra mondiale, altri inglesi giunsero nell’Agro Falisco; gli archeologi della
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