CAPITOLO 2DALLA PREISTORIA ALLA ROMANIZZAZIONE
Le caverne naturali furono spesso allargate e nuove grotte furonoscavate, prima con strumenti di pietra, poi di metallo. Si formarono comunitàdi cavernicoli in posizioni naturalmente protette, spesso difese da mura poderose e fossati.“Cavernette Falische”, così vengono chiamate dal Rellini
i ripari ingrotta distribuiti nei territori di Corchiano, Gallese e Civita Castellana, lungo icorsi d’acqua tributari del Tevere, in primo luogo il Treja, il Rio Maggiore, ilRio Vicano, il Rio Fratta, il Rio delle Sorcelle ed altri ancora.Si tratta per lo più di cavità di dimensioni limitate (che solo in alcunicasi assumono il rilievo di vere e proprie caverne), talvolta frequentate già nelPaleolitico
(come la Caverna di Terra Rossa e il Riparo Lattanti nel territoriodi Corchiano)
. Molte grotte delle forre sono state utilizzate senza soluzionedi continuità dalla protostoria fino ai giorni nostri: come tombe in epocaetrusca, come abitazioni, santuari e monasteri nel medioevo, poi come stalle,ovili o ripostigli.
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U. RELLINI,
Cavernette e Ripari preistorici nell’Agro Falisco,
in Monumenti Antichi deiLincei XXVI, 1920, coll 5-172, riedito in M.A. Fugazzola Delpino in
Testimonianze dicultura appenninica nel Lazio
. Firenze 1976.
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Il Paleolitico è suddiviso in tre fasi: Paleolitico inferiore (fino a 100.000 anni fa); medio(fino a 40.000 anni fa); superiore (fino a circa 10.000 anni fa).
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Nell’ambito delle “cavernette falische” particolare spicco assumono le tre cavernecosiddette dell’Acqua, della Stipe e Grotta del Vannaro nel territorio di Corchiano per ilcarattere cultuale della frequentazione, perdurante, nelle caverne dell’Acqua e della Stipe,ancora in età romana.17
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