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Storiadossier ezine 27.12

Storiadossier ezine 27.12

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05/14/2014

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Sommario:
"A fine anno a rischio centinaia di migliaia di precari"-Le onde anomale di “ultima generazione” i meteo-Tsunami-RICERCATORI SCOPRONOIL GENE DELLA DERMATITE, UNA NUOVA STRADA A TERAPIE-Una ricerca suggerisce una rivelazione clamorosa:gli antichi sacerdoti-astronomi egizianiconoscevano le stelle variabili-Poste, Rai, rifiuti. Nel 2013 aumenti a raffica-Il femminicidio? "Colpa delle donne"-Il fake di Berlusconi-L'America a un passodal baratro (fiscale)-Pd, la mossa di Fioroni, Lumia, Marini &co: derogati, non candidati alle primarie ed eletti (con il listino)-Il telescopio spaziale Hubblecattura l’immagine di una galassia “superpiatta”-Russia: misteriosa nube a doppia elica avvistata in varie parti di Mosca!-GROBUSINESS: IL NOSTROVELENO NEL PIATTO
"A fine anno a rischio centinaia di migliaiadi precari"
Iniziare l'anno con in mano un contratto scaduto e difronte la sfida di doversi reinventare un futuro.Secondo il Nidil Cgil, sono centinaia di migliaia i precari che rischiano di rimanere senza lavoro a fineanno, sia nel pubblico che nel privato, poiché lamaggior parte dei contratti di collaborazione è inscadenza. Per questo la costola del sindacato dedicataalle "Nuove Identità di Lavoro" ha organizzato lacampagna "Capodanno2013- Non restare da solo",con l'obiettivo di fornire assistenza ai lavoratori il cuicontratto sta per scadere."Si presume che centinaia di migliaia di contratti dicollaborazione scadano con la fine dell'anno- haspiegato all'Agi il segretario generale del Nidil Cgil,Filomena Trizio- e che quindi vadano in vigore lenorme della legge Fornero. E' auspicabile che questenorme siano applicate con una contrattazione dimerito tra organizzazioni sindacali e impresa senza laquale è alto il rischio che le aziende preferiscano lanon attivazione di nuovi contratti o la lorotrasformazione in tipologie ancora meno tutelanti",come partite Iva e voucher.Trizio ha ricordato che la legge che porta il nome delministro Fornero prevede che i nuovi contratti dicollaborazione debbano "rispondere a progetti veri,con retribuzioni non inferiori ai minimi contrattuali,che determinino un risultato finale di modifica dellasituazione aziendale" e che possano "essere attivatisolo su mansioni non ripetitive e non esecutive".Al Nidil si stanno rivolgendo decine e decine dilavoratori: segnalano che con la scusa dell'entrata invigore della legge Fornero i loro contratti sono arischio. Molte aziende, infatti, denuncia il sindacato,"non stanno rinnovando i contrattio in alcuni casi,anziché trasformare le collaborazioni a progetto o leassociazioni in partecipazione in lavoro dipendente,aggirano le norme utilizzando tipologie ancora peggiori (partite Iva, occasionali, voucher)".Secondo l'Istat, nel terzo trimestre dell'anno erano 430mila i collaboratori (co.pro o co.co.co). I dati Inpsaggiornati al 2011 parlano di 1.464.950 collaboratoritotali (fra concorrenti ed esclusivi), ossia le personeche nell'arco dell'anno hanno avuto anche un solocontratto di collaborazione.I lavoratori con contratti di collaborazione sono quelliche rischiano di più in quanto non rientrano nemmenonella proroga di sei mesi prevista dalla Legge distabilità in base alla quale i precari della pubblicaamministrazione con un contrattoa tempodeterminato in scadenza a dicembre che ha superato illimite di 36 mesi potranno restare al lavoro fino al prossimo 31 luglio.
 
Giovedì 27 dicembre 2012
Questoprogetto,destinato ai soli aderenti, non rappresenta una testata giornalistica. Quitroverai vari articolirelativi a tantissimi argomenti, che probabilmentenon troverai su giornali e televisioni.Mai come oggi, si sente il bisogno di comunicare, di trovare risposte, di capire.Puoi considerare questoprogetto comeiltentativodi chi cerca la verità e prova arispondere alle domande che stampa e televisione, invece di chiarire fanno sorgere in noi.STORIADOSSIER è prima di tutto un
 progetto di collaborazione e divulgazione della conoscenza
.
 
2
Le onde anomale di “ultima generazione” imeteo-Tsunami
I Meteo-Tsunami
, cioè (detto in parole povere)maremoti provocati dalle condizioni meteorologicheavverse.Un fenomeno davvero affascinante e poco conosciuto,anche se sempre più frequente nei mari del mondo,del Mediterraneo e anche dell’Italia.Scopriamone tutti i dettagli grazie al lavoro dello staff della Redazione di MeteoWeb e in modo particolaredi
Daniele Ingemi
e del geologo
GiampieroPetrucci
, la cui validissima collaborazione è stata alla base del lavoro sugli
Tsunami-Italiani
.
Tsunami “anomali”.
Generalmente gli tsunami sonooriginati da forti terremoti o grandi frane sottomarine,talora da vulcani e raramente perfino da meteoriti. In più di un’occasione (per esempio anche
nello Strettodi Messina nel 1908
 
) queste cause interagiscono. Ma,come dimostrato recentemente da alcuni studispecifici, esistono però altre onde anomale edanaloghe agli tsunami, prodotte dall’improvvisainsorgenza di intensi fenomeni atmosferici. Talifenomeni, più frequenti di quanto si possa credere, prendono il nome di “meteotsunami” o “tsunamimeteorologici”. In realtà, in prima battuta, il termine“tsunami” potrebbe sembrare un po’ improprio, vistoche con questa parola in genere si indica una “grande perturbazione sottomarina” di origine tellurica,franosa od eruttiva. Ma per il momento questadefinizione può essere accettata, anche perché lesimilitudini tra i vari fenomeni sono parecchie. I“meteotsunami” dunque sono gli ultimi arrivati nellafamiglia dei maremoti, una sorta di ultimagenerazione tra le onde anomale: essendo ancora poconoti, meritano un approfondimento.I meteotsunami, solitamente, si verificano solo indeterminate situazioni e quando vanno a sommarsiuna lunga e complessa serie di fattori. Fondamentale èil passaggio di grandi turbolenze, associate ad ondeatmosferiche di gravità che si trasmettono nei medi e bassi strati della troposfera. Senza queste particolari
disturbance
” atmosferiche il fenomeno non potràmai formarsi e svilupparsi. Sovente queste granditurbolenze atmosferiche sono indotte da consistenti perturbazioni annesse a linee di groppi temporaleschi,fronti freddi e sistemi convettivi che esplodonorapidamente nella media-bassa troposfera producendo brusche variazioni della pressione atmosferica in mareaperto o in mezzo all’oceano. Questi repentini sbalzidi pressione spesso riescono a generare dellecosiddette “
onde barotropiche”
le quali, attraversocomplessi meccanismi di risonanza, trasmettonol’energia dall’atmosfera al mare.Per ottimizzare questo passaggio, è necessario chelavelocità di propagazione del fronte atmosferico siaanaloga a quella di spostamento del moto ondoso chetendea distendersi verso le aree costiere, esaltandoulteriormente il fenomeno. Inoltre si devono avere deiventi molto forti nell’alta troposfera, quasi sempre dasud ovest (dove si inseriscono le onde gravitazionali),davanti a una profonda depressione in spostamento daovest ad est. Nei bassi strati invece le correnti devonorimanere piuttosto deboli, favorendo l’avvento delleturbolenze nella bassa troposfera. A questo puntoentrano in gioco la batimetria e la morfologia dellacosta: laddove i fondali marini si impennano bruscamente e il litorale è costituito da baie strette elunghe (in gergo scientifico significa “alto fattore Q”),si ha ulteriore risonanza e l’onda si espande,diventando minacciosa e distruttiva. Effetti ancora piùdannosi si esplicano quando la direzione di propagazione della
disturbance
” atmosferica ècoincidente con la direzione di allungamento della baia: più le due direzioni sono equivalenti, più forte èil fenomeno. Dunque, un insieme concomitante di parecchi fattori: da qui la rarità dell’evento e ladifficoltà di identificazione. Anche perché gli effetti ele caratteristiche di sviluppo dei meteotsunami sonodel tutto simili a quelli degli tsunami propriamentedetti: i periodi delle onde e le proprietà dinamichesono sostanzialmente uguali; molte volte si assiste alritiro del mare, fino a lasciare scoperto il fondale, prima del loro arrivo violento sulla costa. Da questo sievince come, pur differenziandosi per l’origine con imaremoti più tipici, meritino l’appellativo di
 
3meteotsunami: vediamo quali sono i luoghi delmondo dove si esplicano con maggiore frequenza.
In Italia.
 Nel nostro paese la zona dove il fenomenoè più comune è la Sicilia, in particolare il trapanese eMazara del Vallo il cui porto, associato al fiumeMazaro, possiede un alto “fattore Q”: qui si verificaspesso, praticamente ogni anno, ilcosiddetto
Marrobbio
. E’ originato da un fortesquilibrio di pressione o da un forte vento trasversale,come un intenso Libeccio o un impetuoso vento diPonente (meglio un O-SO), che batte la parte più altadel Canale di Sicilia, determinando un bruscoinnalzamento del livello delle acque lungo la rivasiciliana eun contemporaneo abbassamento sulla rivaopposta tunisina. Quando il vento si attenua, cessatal’azione perturbatrice, la massa d’acqua, prima diassestarsi, subisce una serie di grandi oscillazionistazionarie che possono raggiungere altezzeconsiderevoli, al punto da innescare grandi ondate chevanno ad abbattersi di colpo lungo la costa, con ilrischio di inondazioni e allagamenti pure lungo lezone più ridossate. Spesso, a seguito del “marrobbio”a Mazara del Vallo le barche in porto vengonosbattute ele infrastrutture subiscono danni più o menoingenti, con onde che raggiungono altezze anchesuperiori al metro. Dunque, anche nel nostro paeseesistono meteotsunami.Ma simili fenomeni si sviluppano dappertutto sulnostro pianeta. Il meteotsunami che ha causato piùvittime umane è probabilmente quello di
Chicago
del26 Giugno 1954.Quel giorno, un sabato, una forte perturbazione sisviluppò nel mezzo del Lago Michigan, generando(per risonanza) onde che raggiunsero la spondaorientale del lago, nello stato dell’Indiana, nei pressidi Michigan City, senza però creare gravi danni.Queste onde, alte poco più di un metro,“rimbalzarono” contro la sponda e, per riflessione, proseguirono la loro corsa verso la parte opposta dellago. Viaggiando ad una velocità di circa 50 km/h(molto più bassa dunque di uno tsunami vero e proprio), videro la loro altezza raddoppiare per effettodella batimetria dei fondali e per l’ulteriore risonanzatra le onde e la costa.Alle 9.30 raggiunsero,totalmente inattese, la spiaggia ed il molo di NorthAvenue Beach a Chicago: numerosi pescatori e turistivennero travolti dall’onda alta quasi tre metri. Otto persone morirono annegate. Fu certamente l’evento più potente degli ultimi 60 anni nei Grandi Laghiamericani, spesso teatro di questi fenomeni sia pure ascala minore.Il luogo però dove i meteotsunami sono più noti estudiati è Ciutadella, nell’isola di Minorca, nelleBaleari. La baia sembra fatta apposta per esaltare glieffetti del fenomeno: lunga un km e larga 100 metri, profondità sui 5 metri. Come si dice in gergoscientifico, un “fattore Q” di primo livello. Quando aciò si aggiunge una marea di qualche decimetro esoprattutto una perturbazione che arriva con direzioneE-W (la stessa in cui è allungata la baia), abbiamo lecondizioni ideali per lo sviluppo del meteotsunami.Come il 15 giugno 2006 quando dapprima il mare siritirò, lasciando il porto praticamente asciutto e poitornò con violenza, con onde alte almeno 5 metri: unacinquantina le barche distrutte. Eventi analoghi sisvilupparono nel 1984, nel 1989 e nel 1998. Proprio per questa periodicità, qualche autore suole indicare imeteotsunami col termine di
rissaga
, vocabolo cheindica appunto il fenomeno nell’idioma locale delleBaleari.
L’abiki.
In Giappone invece si usa il termine
abiki
.E’ Nagasaki, città che nel 1945 subì l’onta della bomba atomica, a rappresentare il luogo preferito sulsuolo nipponico dai meteotsunami che vi sisviluppano con una certa regolarità anche se coneffetti raramente disastrosi. Nuovamente colpa, per così dire, della conformazione della baia, larga circaun km e lunga sei km, profonda una ventina di metri e posizionata indirezione Nord-Sud. L’evento del 31Marzo 1979 rappresenta un po’ il paradigma dello

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