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Vittorio Venetohttp://www.tragol.it/Flaminio/flaminio-12/77-90.htm1 di 157/2/2009 22:58
Tratto dalla Rivista quadrimestrale di studi vittoriesi - IL FLAMINIO n°12 - 1999 - Edita dalla Comunità Montana dellePrealpi Trevigiane
 SILVIA BEVILACQUAISCRIZIONI NELLA PIEVE DI SANT'ANDREA:BREVE CATALOGO DI STORIA E ARTEL'indagine per una presentazione del patrimonio figurativo e decorativo dellaPieve di Sant'Andrea di Bigonzo, è stata l'occasione per rilevare e proporre ad unnuovo ordinamento critico le numerose iscrizioni che in essa sono presenti. Giànel 1969, l'allora parroco don Augusto Campo Dell'Orto aveva sapientementeraccolto tale documentazione ponendo particolare cura, com'era nell'intentosottilmente dottrinale del suo lavoro, alla esplicitazione dei testi riguardanti lasfera sacra(1). Dopo trent'anni, l'approccio a questo composito repertorio vienetentato nel senso della presentazione strettamente documentaria dello stesso,ritenendo tali iscrizioni imprescindibili tasselli per la ricostruzione della storia diquesto sito ecclesiastico e del territorio nel quale si inserisce, nonché degliinterventi artistici qui attuati e che ora lo caratterizzano.Benché la testimonianza epigrafica della fondazione della Pieve nel 1303 siaconservata al Museo del Cenedese, le iscrizioni tuttora presenti presso la chiesaoffrono comunque indicazioni dirette sulla presenza dei pievani o su quella dinobili famiglie del territorio, ricordando anche l'erezione di altari ora non piùpresenti all'interno dell'edificio e le trasformazioni avvenute nello spazio esternodi pertinenza.
1) Campo Dell'Orto A., La Pieve millenaria di S.Andrea. Vittorio Veneto, VittorioVeneto,1969. In esso esiste trascrizione di quasi tutte le iscrizioni qui presentate, ma vi sonospessocorrezioni effettuate dall'autore al fine di migliorare la comprensione del testo, a scapitodellatrascrizione letterale, come pure evidenti sono alcune omissioni. Le citazioni per raffrontoverranno di seguito riferite alla III ed., 1979.
SILVIA BEVILACQUA. Laureata in Conservazione dei Beni Culturali.Impegnata nella ricerca storico-artistica, con particolare riferimento all'artesacra. È autrice di varie pubblicazioni.77
 
Vittorio Venetohttp://www.tragol.it/Flaminio/flaminio-12/77-90.htm2 di 157/2/2009 22:58
Quest'ultimo aspetto si evidenzia osservando l'esigua area verde che inanellal'edificio: nel 1935 vennero qui raccolte alcune lastre e lapidi provenienti dall'area cimiteriale che originariamente affiancava la pieve; nel 1972 vi siaggiunsero anche le pietre tombali rimosse dal pavimento della chiesa(2). Larealizzazione di questo recupero, se da un lato ha mantenuto la citazione visivadell'antica presenza cimiteriale rendendo espliciti i rapporti tra la pieve e lefamiglie od istituzioni che nei secoli furono presenti in questo territorio,dall'altro non ci consente ora di attuare una corretta valutazione dell'apportodocumentario degli elementi ivi raccolti(3). Se esplicitamente ricordati sono adesempio i Lucheschi, i Locatelli, i Carbonera, i Casoni, i Pancetta o i Piazzoni,difficile è trarre da questi frammenti erratici precise indicazioni sul ruolo diquelle famiglie e sulle diverse personalità che in esse si distinsero; non siamo piùin grado cioè di individuare se e quali elementi siano sopravvivenza di articolaticomplessi funerari, quali collocazioni avessero in origine una maggioreimportanza fisica o visiva e se esse siano testimonianza di una continuità odisignificative interruzioni nel rapporto tra queste ed il territorio.Le iscrizioni che si trovano dentro la chiesa ci offrono invece maggiori notizierelativamente agli arredi liturgici, testimoniando in modo particolare letrasformazioni avvenute tra fine del Quattrocento ed il primo decennio delsecolo successivo, periodo in cui vi è esplicita notizia dell'erezione di altari,indicazione preziosa sull'origine di quella sovrabbondanza di arredi che la pievedi Sant'Andrea mantenne fino al riordino attuato nel primo quarto del nostrosecolo(4).L'insieme delle iscrizioni è qui presentato a seguito di alcuni criteri di selezione:dal punto di vista cronologico sono stati omessi i testi recenti, limitandoci aquelli anteriori alla metà dell 'Ottocento; in secondo luogo sono state trascuratele indicazioni di data quando esse non siano accompagnate da un testo che lequalifichi al di là della precisazione cronologica che non ha solitamente bisognodi criteri interpretativi; parimenti non sono qui analizzate le citazioni dai testisacri che accompagnano le opere d'arte(5).
2) Campo Dell'Orto A., op. cit, p. 1403) benché non prettamente legata al presente intervento, in quanto priva di iscrizioni, sisegnala che in corrispondenza del lato nord della chiesa è collocata la tomba dei Battuti,lastra terragna individuata dal simbolo del flagello, elemento "istituzionale" della presenzaditale confraternita nella chiesa e nell'antico cimitero annesso.4) Un utile confronto viene dall'osservazione delle foto presentate dal Campo Dell'Orto(op. cit.), figg. 94, 98.5) Si ricordano qui brevemente le iscrizioni sacre. Cappella dei Battuti, inizio sec. XVI:COME EGIE~. l E E MESSO SANTO ANDREA SU LA CROCE ASAI DE LORO SECONVERTIRENO; la frammentaria iscrizione riferisce delle numerose conversioni che siebbero tra gli abitanti di Patrasso nei tre giorni in cui il santo stette legato alla croce e tale
 
Vittorio Venetohttp://www.tragol.it/Flaminio/flaminio-12/77-90.htm3 di 157/2/2009 22:58
78L'intento di questa breve presentazione non è comunque quello di ricostruireprofili biografici dei personaggi citati odi consentire una esaustiva ricostruzionedell'aspetto assunto dalla Pieve attraverso i secoli: si vuole solo presentare larevisione fatta sulle iscrizioni presenti, affinché esse possano in qualsiasi modoservire ad una sempre più completa definizione della storia della Pieve diSant'Andrea..
REPERTORIO
Nell'intento di dare un' impronta sistematica a questa ricognizione e di agevolaregli eventuali riscontri, le iscrizioni sono state ordinate in due gruppi denominatiS (sa grato) e A (aula) e numerate con cifra latina
notizia è modellata sulle narrazioni della Legenda aurea di Jacopo da Varagine; evidenteèl'intento didascalico, e perciò didattico-dottrinale, del testo e fa supporre che questa nonfosse l'unica didascalia originariamente prevista nel piano decorativo della cappella.Altare di San Rocco: CANTATE DOMINO CANTICUM NOVUM (Cantate al Signoreun canto nuovo) sulla panoplia ad affresco e O QVAM MAGNA APUD DEV~M] SUNTMERITA TVA BEATE ROCHE (O Beato Rocco, quanto grandi sono i tuoi meriti pressoDio) sul dossale marmoreo assegnabile all' ambito di Giovanni Antonio Pilacorte (Carona1455 ca. - Pordenone 1531) e datato al 1525 circa in base alla data presente nell' affrescodi Francesco da Milano che esso racchiude.Nel dipinto raffigurante San Sebastiano e San Girolamo: INITIVM SAPIENTIAE ESTTIMOR DOMINI (il timore di Dio è l'inizio della sapienza). Si presentano inoltre anchedue dipinti non originariamente pertinenti a questo edificio, ma provenienti da sitiecclesiastici ora scomparsi, dalla chiesa di Sant'Elena, che sorgeva lungo l'attuale Vialedella Vittoria, e dal soppresso convento di San Girolamo. Il primo raffigura La Madonnacol Bambino tra i santi Andrea, Elena, Giobbe, Antonio Abate, Francesco d'Assisi,Agostino e Rocco ed èassegnabile al pittore cenedese Silvestro Arnosti (attivo tra la finedel XVI secolo e gli inizi del XVII). Esso riporta la seguente citazione biblicaMISEREMINI MEI MISEREMINI MEl/ SALTEM VOS AMICI MEI - IOB. CAP- XIX(Abbiate pietà di me, abiate pietà di me, almeno voi amici miei - Giobbe, cap. XIX). Dalconvento femminile di San Girolamo di Serravalle proviene il dipinto con Il BambinoRedentore tra i santi Giovanni Battista e Daniele, di ignoto pittore veneto della fine delXVI secolo. Sui cartigli si leggono due citazioni SIC DEVS DILEXIT MVNDVM - D.G.(Così Dio dilesse il Mondo) e DANIEL VIR DESIDERIOR. - B+Q (Daniele l'uomo deidesideri) Si tratta di citazioni adatte ad un "pubblico" monastico che ben conosce i testisacri e l'esegesi degli stessi. La buona qualità del dipinto ha indotto il Mies (Mies G., Artedel '500 nel vittoriese, Vittorio Veneto, 1987; p. 97, fig. 112) ad attribuirlo al pittoretizianesco Gerolamo Denti, leggendone la firma nella sigla D.G. (DEO GRATIA?) checonclude la prima citazione. Tale ipotesi, se pure potrebbe essere attendibile per l'evidentelinguaggio manierista e per la difficoltà di rendere altrimenti esplicite le due consonanti,non pare completamente suffragabile data la posizione di eccessivo rilievo devozionale
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