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Vittorio Venetohttp://www.tragol.it/Flaminio/flaminio-12/43-50.htm1 di 87/2/2009 23:00
Tratto dalla Rivista quadrimestrale di studi vittoriesi - IL FLAMINIO n°12 - 1999 - Edita dalla Comunità Montana dellePrealpi Trevigiane
 Ivo LORENZONŠTÉPÀN ZAVRELMi é stato chiesto di riportare dalla memoria alla parola scritta, i ricordi diun'amicizia e di un'avventura di vita svoltasi nell'arco di quest'ultimi vent'anni.Un caro amico mi disse, anni addietro, che fortunato é colui che nella sua vita hal'opportunità d'incontrare dei buoni maestri. Capii allora il significato delleparole ma solo ora ne afferro il senso profondo, mi rendo conto che anch'io hoavuto quest'opportunità.Stepàn Zavrel é stato per me un buon maestro anche se quand'era in vita mi sonosempre rifiutato di porlo su tale piedistallo avendolo considerato, a dispetto delladifferenza d'età di quasi trent'anni che ci divideva, "solo" un amico. Sapevaessere ragazzo talvolta, ventenne altre, maturo o vecchio ancora, con tutti idifetti propri ad ognuno di noi.Di ritorno da un viaggio d'alcuni mesi a Londra e poi a Berlino, avevo alloraventitré anni, passai a trovarlo prima ancora di passare a casa dai miei, anche perportargli i saluti di suoi amici che m'avevano aiutato in quelle città. Lo trovaiall'opera con la costruzione di un arco in pietra e subito gli raccontai glientusiasmi di un viaggio per certi versi anche avventuroso. Anche lui avevavissuto per un certo periodo a Londra ma non a Berlino, allora enclave nellaGermania Orientale comunista, e le notizie di prima mano che gli portavo lointeressarono molto. Ma non potevamo porre limiti di tempo alla conversazionee perciò decisi di fermarmi da lui, nella sua casa per qualche giorno.Il giorno dopo avremmo attraversato in auto il mio paese natale e, poichè nonavevo ancora avvisato i miei genitori del ritorno, ciò avrebbe potuto costituire unproblema. Stepàn ebbe l'idea, che ancora oggi mi sembra incredibile, ditruccarmi per rendermi difficilmente riconoscibile. Prese ilIVO LORENZON. Amico personale di Štèpàn Zavrel è tra gli ideatori e gliorganizzatori della Mostra di Illustrazione per l'Infanzia43pennello ed i colori che stava usando per delle illustrazioni e mi dipinse sul visoun paio di baffetti tipo "ufficiale austriaco" disse lui. Ed entrambi fummo molto
 
Vittorio Venetohttp://www.tragol.it/Flaminio/flaminio-12/43-50.htm2 di 87/2/2009 23:00
soddisfatti dell'opera e ci convincemmo che così combinato nessuno m'avrebbericonosciuto.Passai diverse volte per il paese, nei giorni che seguirono, nell'assurdaconvinzione che due semplici baffetti filiformi sarebbero bastati a rendermiirriconoscibile. Al mio ritorno a casa, mia madre, armata della comprensione chesolo le madri possono avere per i loro figli, affermò che non si spiegava comemai fossi tornato a casa in quel momento, mentre già da alcuni giorni in paese sidiceva girasse un giovane che tanto assomigliava a suo figlio!Stepàn era un sognatore che però sapeva pensare in grande. Fu lui che ciconvinse a definire la Mostra d'Illustrazione per l'Infanzia come Internazionale.Diceva: "Se non ci si pone e non si crede in obiettivi lontani ed importanti non siriuscirà mai a raggiungerli". La semplicità ditale affermazione é stata la primapietra della nostra attività nel campo dell'illustrazione per l'infanzia.Ripensando ora all'avventura dei "baffetti da ufficiale austriaco" mi rendo contodi quanto piccola essa dovesse sembrare a Stepàn, eppure lui la visse come ungioco, sebbene avesse quasi cinquant'anni, gioco nel senso etimologico deltermine: gli piaceva scherzare anche se in modo arguto, a volte teatrale, masempre elegante.La battuta sempre pronta, l'intelligenza viva, la volontà profonda di conoscere edimparare erano caratteristiche del suo modo d'essere e porsi, il pensare sempre inpositivo o meglio in modo costruttivo non l'ha mai abbandonato. Insegnava lasua arte ed il mestiere dell'illustratore a quanti avevano la volontà e l'umiltà diapprendere. E quanti illustratori ha formato!La sorella Maruska, con la quale ho parlato ultimamente, mi ha raccontato alcuniepisodi dell'infanzia del fratello:"I nostri genitori venivano dalla zona montuosa posta al confine tra la Boemia ela Moravia. Mamma era nata nella città di Hliusko, in Boemia e papà in unpaesino non lontano, a Studnice. Papà faceva il sarto e mamma la cucitrice.Vennero a Praga ed aprirono un salone di sartoria.Mio fratello Stepàn nacque la sera di Natale del 1932. Per mamma e papà eraovvio che il loro figlio si sarebbe chiamato Vàclav -Venceslao - come suo padree prima ancora suo nonno. Il nome Vàclav era molto diffuso nella famigliaZavrel per devozione nei confronti del patrono del nostro paese, il principe SanVenceslao. La levatrice però decise altrimenti. Disse: "Tra un paio d'ore sarà lafesta di un grande santo, 5. Stefano, primo martire cristiano; il bambino dovràchiamarsi Stepàn! ". Fu deciso. A quei tempi era un nome molto insolito enient'affatto usato.Fin da bambino Stepàn amava disegnare dovunque fosse possibile. Col gesso sulmarciapiede, con la matita sul foglio. All'età di circa tre anni44
 
Vittorio Venetohttp://www.tragol.it/Flaminio/flaminio-12/43-50.htm3 di 87/2/2009 23:00
disegnò una tigre in modo così realistico che poi lui stesso ne ebbe paura.Ma il carattere forte ed indipendente che lo contraddistinse durante tutta la suavita era già evidente nel fanciullo che cresceva. Eravamo un pochino più grandi -continua la sorella nel suo racconto - ed io avevo i capelli ricci e biondi. Stepàndecise che avremmo giocato alle pecorelle e che lui sarebbe stato il pastore.Prese un paio di forbici e tosò tutti i miei riccioli nel modo in cui si tosano lepecore. La mamma ne fu terrorizzata...Quando nella nostra famiglia arrivò la sorellina più piccola, Ludmilla, levolevamo tutti un gran bene. Stepàn la stava portando a fare una passeggiata incarrozzina a Vysehrad. Alcune vecchine curiose si misero a sbirciare nellacarrozzina e ad attaccare discorso: "Questa bambina é piena di vita! " dissero eStepàn: "Mi pare chiaro, signore, un cadavere non me lo porterei a spasso incarrozzina...".A Stepàn piaceva trovare le soluzioni ai problemi che si presentavano nella vitadi tutti i giorni ed una volta che la nostra sorellina più piccola piangeva e nonc'era verso di calmarla, la ficcò con tutta la copertina nel forno elettrico spento.Un attimo dopo la bambina ammutolì e subito Stepàn si terrorizzò all'idea chefosse rimasta soffocata nel forno. La tirò fuori immediatamente. Non era rimastasoffocata, si era solo addormentata!La giovinezza di Stepàn si svolge a Praga, con la scuola, il liceo e le vacanzeestive con gli scouts, un periodo felice e pieno d'avventure, com'ebbe a dirmiuna volta.La situazione politica della Cecoslovacchia però era cambiata e la spensieratezzadella giovinezza doveva lasciare spazio alla severità del nuovo regime che si erafatto strada tra le pieghe della giovane democrazia nata nel 1918.Nel 1948 K.Gottwald forma un governo prevalentemente comunista e costringeil presidente Benes alle dimissioni. Jan Masaryk, ministro degli Esteri, muoremisteriosamente ed il passo verso la collettivizzazione delle campagne e la totaleeliminazione del settore privato é definitivamente compiuto. Si instaura unregime oppressivo e rigidamente stalinista.Per Stepàn, dopo la licenza liceale, la facoltà d'Arti Cinematografiche e poi ilservizio militare. Lo presta in una caserma vicino Praga ma il suo rapporto conquesto mondo é alquanto conflittuale.Il suo aspetto é trasandato e l'atteggiamento insofferente. Disattende anche leregole più banali, quali il lavarsi ed il cambiarsi, ma lo fa per provocazione e conironia, e quando gli ufficiali lo mettono al centro della piazza d'armi e gli fannomarciare attorno il resto della compagnia additandolo quale esempio di soldatoda non seguire assolutamente, egli ride e si diverte. Gli ufficiali dell'esercitodella caduta democrazia sono stati tutti privati del comando ed al loro posto sononominati ufficiali dei fanatici "bolscevichi" che si infuriano per le trovate del
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