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XXVI CONFERENZA ITALIANA DI SCIENZE REGIONALIGRANDI EVENTI, OLIMPIADI E SVILUPPO LOCALE: COSTRUIRE UN'EREDITÀOLIMPICA CONDIVISA NELLE VALLATE OLIMPICHEEgidio DANSERO
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, Domenico DE LEONARDIS
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e Alfredo MELA
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1 Dipartimento Interateneo Territorio, Politecnico e Università di Torino, Piazza Arbarello 8, 10122, Torino;OMERO (Olympics and Mega Events Research Centre, Centro Interdipartimentale dell’Università di Torino)2 Dipartimento di Scienze e tecniche per i processi di insediamento, Politecnico di Torino, Viale Mattioli 39,10125, Torino; OMERO (Olympics and Mega Events Research Centre, Centro Interdipartimentaledell’Università di Torino).
SOMMARIO
Il presente contributo si concentra su un’area investita dalle trasformazioni innescate dalgrande evento rappresentato dalle Olimpiadi invernali di Torino 2006. I grandi eventi ingenerale costituiscono un potente fattore di cambiamento per i territori coinvolti, sollecitatenon solo a trasformarsi per poter adeguatamente accogliere l’evento, ma soprattutto percogliere tutte le opportunità potenzialmente offerte dallo stesso (vetrina, impulso all’economialocale, stimolo culturale, adeguamento strutturale e infrastrutturale). Allo stesso tempo, unasempre più vasta letteratura e casistica di esperienze concrete mette in guardia da faciliottimismi. Nella fase attuale del processo di preparazione delle Olimpiadi di Torino 2006,diventa sempre più cruciale da parte dei territori coinvolti, occuparsi dell’eredità olimpica. Perquanto essa sia già in parte definita nel programma di opere olimpiche e connesse in corso diattuazione, le modalità con cui essa si potrà trasformare in un’eredità positiva e duratura per iterritori dipende non soltanto dall’azione degli attori istituzionalmente preposti a vario titoloalla preparazione dell’evento, ma anche da come questa saprà interfacciarsi con le dinamichee le progettualità dei territori coinvolti. L’obiettivo di questo contributo è esplorare alcuniscenari che possono guardare in particolar modo al rapporto città-montagna.
 
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1 INTRODUZIONE
Le analisi e le considerazioni contenute in questa relazione riflettono i primi risultati di unlavoro di ricerca che gli autori stanno svolgendo in un’area alpina (le valli Chisone-Germanasca) che, da alcuni anni, è impegnata nella preparazione dell’evento olimpico diTorino 2006. La problematica dell’area in oggetto, tuttavia, viene qui inquadrata in uncontesto tematico più ampio che, dunque, rinvia alla questione dell’eredità olimpicadell’intero territorio coinvolto nei Giochi. Infatti, come la letteratura internazionale staevidenziando in modo sempre più marcato, dal punto di vista del sistema locale interessatodall’organizzazione di un mega-evento – come sono, appunto, le Olimpiadi invernali – la veraposta in gioco è rappresentata, al di là del successo sportivo e mediatico dell’evento, dallapossibilità di usufruire di un complesso di risorse (materiali ed immateriali) che, resedisponibili dall’opportunità specifica rappresentata dal successo della propria candidatura,possono poi essere riutilizzate e valorizzate in seguito, divenendo così fattori di un modello disviluppo locale che si intende perseguire a medio termine. Tali risorse costituiscono, appunto,una eredità che, tuttavia, può essere pienamente positiva solo se inserita in un processo diprogrammazione strategica del futuro dell’area, mentre, per altri versi, può ancherappresentare una zavorra negativa, qualora manchi una
governance
efficace, capace didefinire un’adeguata progettualità e di realizzarla in forma coerente.Nel seguito della relazione, si cercherà dunque di individuare quali sono le poste in gioco nelcaso di Torino 2006, anche tendendo conto della configurazione sostanzialmente bipolare delterritorio interessato (che verrà d’ora in poi indicato come “territorio olimpico”). Esso, infatti,è costituito, da un lato, da Torino e, in particolare, dal suo “distretto olimpico” posto nellazona sud della città e, dall’altro lato, da un complesso di località poste nella parte superioredelle valli Susa e Chisone. Le prospettive di tale territorio olimpico (che comprende anche le“terre di mezzo”, vale a dire le parti inferiori delle valli, attraversate ma non coinvoltedall’evento) sono analizzate attraverso la costruzione di tre distinti scenari, coerenti con i piùampi scenari definiti dall’Ires-Piemonte per tratteggiare possibili percorsi evolutivi delsistema socioeconomico piemontese.Gli scenari qui presentati, in particolare, individuano differenti possibilità di valorizzazionedell’eredità olimpica nelle aree alpine: la prima di essa, che viene valutata negativamente,vede semplicemente una prosecuzione dei trend attuali e pone ciascuna località in condizionidi isolamento rispetto alle altre. Viceversa, il secondo ed il terzo scenario vedono – sia purecon modalità differenti e con diversi riferimenti alla domanda – la formazione di un sistemaunitario, anche se articolato, di offerta, nella prospettiva di uno sviluppo territoriale integrato.Proprio tenendo conto di questa prospettiva, si presenterà qui uno schema analitico che,basandosi sul modello SloT (Dematteis…), cerca di individuare il profilo delle risorse a
 
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disposizione di ciascuna località in rapporto a ciascuno degli scenari delineati. Tale schema èqui tratteggiato unicamente come possibile percorso per una valutazione in itinere, checonsenta di capire verso quale degli scenari il sistema si sta effettivamente dirigendo e chefavorisca, al tempo stesso, l’individuazione delle condizioni necessarie per un’effettiva messain valore degli effetti complessi che l’Olimpiade può lasciare sul territorio, a patto cheesistano una visione condivisa ed un progetto in grado di tracciare la rotta.Come si può ricavare da quanto sin qui detto, la relazione che qui si presenta ha il carattere diun
work in progress
, la cui finalità è, essenzialmente, quella di fornire indicazioni concettualie metodologiche per affrontare il tema della valorizzazione dell’eredità dei grandi eventi,indicando una prospettiva di lavoro nella quale l’attività di scienziati regionali di diversaestrazione disciplinare è rivolta, al tempo stesso, ad una valutazione e ad una stimolazione dipotenzialità di sviluppo locale di un’area. Alcune sintetiche note su due specifiche località(Prali e Pragelato) serviranno, tuttavia, a fornire una prima esemplificazione con riferimento asituazioni concrete.
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GRANDI EVENTI, OLIMPIADI E TERRITORIO: UN DIBATTITOCRESCENTE
Entro pochi mesi, a febbraio 2006, il lungo percorso di Torino 2006, iniziato nel 1998, esegnato dalla accettazione della candidatura nel giugno 1999, giungerà a compimento.L’evento, a cui in realtà seguiranno altri eventi minori ma non meno trascurabili come leParalimpiadi nel marzo 2006 e le Universiadi nel gennaio 2007, segnerà uno spartiacque, traun prima e un dopo e presumibilmente entrerà tra le date chiavi nella storia torinese. Conl’evento si concluderà un ampio e complesso processo di allestimento del palcoscenicoolimpico, che attorno al divenire del programma olimpico ha visto agire con variegatiobiettivi e logiche un vasto insieme di attori locali e sovralocali, dal comitato organizzatore (ilToroc), l’ente appaltante (l’Agenzia Torino 2006), agli enti locali, con in primis il Comune diTorino quale ente firmatario dell’
 Host City Contract 
il CIO e il CONI, e regionali, al governonazionale, ai diversi attori dei mondo non solo sportivo, ma anche economico, culturale …coinvolti (per una mappa degli attori sulla scena olimpica si veda: Dansero, 2002b).Torino e tutto il vasto territorio olimpico rientrano così in quella vasta schiera di località chehanno scelto di puntare sui grandi eventi, definibili quali “eventi
una tantum
o ripetuti che perla loro rilevanza hanno il potere di catalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica e dei mediaa livello internazionale” (Dansero, 2002a). Sul tema dei grandi eventi, e delle Olimpiadi inparticolare, si è sviluppata da alcuni anni un ampio dibattito sia a livello nazionale, sia alivello internazionale. Segnaliamo in particolare alcuni scritti che hanno cercato di analizzarele implicazioni più generali dei grandi eventi (Ferrari,2002; Imbesi, 2004), e delle Olimpiadiin particolare (Roche, 2003; Cashman, 2003; Guala, 2002), che ne hanno analizzato gli
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