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Josef Mayr-Nusser

Josef Mayr-Nusser

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Un breve saggio su Josef Mayr-Nusse
Un breve saggio su Josef Mayr-Nusse

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Categories:Types, Research
Published by: Francesca Sophie Scholl Padovese on Jan 05, 2013
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10/04/2013

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Josef Mayr-Nusser 
di Elio Guerriero
1910 – 1945 Laico, dirigente di Azione Cattolica, diocesi di Bolzano, servo di Dio
La testimonianza di Josef Mayr-Nusser è diquelle che incantano; che ti riconciliano con la fede e tirestituiscono la gioia di essere italiano e cristiano.Sorprende, anzi che di una vicenda così straordinaria sisia finora parlato e scritto relativamente poco.Francesco Comina che ha scritto il testo finora piùesaustivo (
 Non giuro a Hitler 
, Edizioni San Paolo,Cinisello B. 2000) al quale io stesso mi sonoappoggiato per la ricostruzione biografica, elenca unaserie di motivi a giustificazione di questo ritardo. Lalontananza dell'Alto Adige dai centri del dibattitostorico-culturale; la diversità linguistica (Josef parlavae scriveva in tedesco); l'eccezionalità stessa dellatestimonianza.Le due dittature, quella fascista e quella nazista, in Sudtirolo non solo procurarono comealtrove tragedie inenarrabili, in più divisero le coscienze e i cuori. Ora una testimonianza cosìlimpida come quella di Josef Mayer era un rimprovero insostenibile per quanti avevano piegato ilginocchio davanti all'idolo fascista o nazista. Di qui la necessità dell'attesa per calmare gli animi, per consentire alla parola e all'esempio di Josef di irradiare forza di attrazione ma anche energia di pace e di unione. Questa sembra peraltro la strada scelta anche dalla Chiesa che solo ora, a distanzadi più di cinquant'anni dal sacrificio del giovane dirigente di Azione Cattolica, ha accelerato l'iter  per proporre Josef Mayr alla venerazione dei fedeli.
La vita
Josef nacque il 27 Dicembre 1910, a Bolzano, all'epoca un piccolo centro del Tiroloaustroungarico. I genitori erano dei viticultori e da alcune generazioni abitavano nel maso, una sortadi grande casa colonica che ospitava l'intera famiglia. Josef è il quarto di 7 figli. L'operosa vita dellafamiglia viene tuttavia interrotta dalla guerra. Nel 1915 il padre, arruolato nell'esercitoaustroungarico, muore di colera. L'onere di sostenere l'intera famiglia viene allora a gravareinteramente sulla mamma. A 7 anni Josef inizia a frequentare la scuola elementare. È un ragazzotranquillo e metodico, che riesce soprattutto nell'aritmetica e nelle scienze. La mamma, diconseguenza, lo iscrive alla scuola media con indirizzo commerciale. Parallelamente Josef frequenta i gruppi giovanili dell'Azione Cattolica. All'epoca l'AC era ai suoi inizi, ricevette tuttaviaun grande impulso da Pio XI. Per il papa di Desio l'AC doveva permettere ai laici di partecipare allavita della Chiesa, nello stesso tempo doveva aiutare i cattolici a mettere in pratica gli insegnamentidel Vangelo in campo sociale, che la gerarchia esplicitava nella Dottrina sociale di cui all'epocatanto si parlava.A Bolzano, peraltro, l'assistente dell'Azione Cattolica è don Josef Ferrari, un sacerdoteamato e rispettato. Seguendo le sue indicazioni, Josef partecipa assiduamente alla vita liturgica,frequenta gli esercizi spirituali, ma è attento anche ai bisogni dei più poveri. Nell'Azione Cattolicaegli scopre allora il gusto dell'amicizia, della solidarietà e dell'aiuto reciproco, la bellezza diritrovarsi insieme per pregare, discutere e progettare la vita della regione e del paese.
 
Josef, però, deve anche pensare alle esigenze della famiglia.Già a 18 anni si impiega come contabile presso una ditta tessile dove resta tre anni, durante i qualidimostra serietà e dedizione al lavoro. Nel 1931 giunge il tempo del servizio militare: Josef èarruolato nell'esercito italiano e inviato dapprima in Piemonte, poi in Sardegna. Congedato dopo 18mesi, riprende il suo lavoro e conosce una giovane donna di nome Hildegard Straub. Con la ragazzasi ritrovano anche alle riunioni dei giovani di AC. Qui Josef è sempre più stimato al punto che nel1934 viene nominato presidente. Da presidente dei giovani di AC, Josef si impegna a sviluppare neisuoi colleghi una coscienza critica nei confronti delle due dittature, fascista e nazista, che sicontendevano non solo la terra ma anche il cuore e la coscienza dei sudtirolesi. Scrive Josef Mayr:«“Leader”, ecco la parola vincente di oggi, lo slogan che elettrizza le masse. Ci tocca oggi assisterea un culto del leader che rasenta l'idolatria». Vigilante nello spirito, Josef è ugualmente attento alleesigenze concrete delle persone.
Caritas Christi urget nos
, la carità di Cristo ci interpella e cisospinge egli ripete a se stesso e a Hildegard, verso la quale prova sentimenti crescenti di affetto edi condivisione. Su suggerimento dell'assistente diocesano don Josef Ferrari legge le opere diFederico Ozanam, il professore della Sorbona, studioso di Dante, che aveva trovato il tempo difondare la San Vincenzo per essere vicino ai poveri e ai bisognosi. Ispirandosi al suo esempio e alsuo insegnamento egli dichiara ai suoi amici: «Ogni laico cattolico dovrebbe agire come il buonsamaritano soccorrendo il bisognoso che alza il braccio in segno di aiuto nell'angolo più nascostodella città».In breve Josef viene notato anche alla San Vincenzo e nel 1937 diventa presidente dellaConferenza ai Piani Bolzano. Nel frattempo il Sudtirolo vive momenti di crescente difficoltà. Da una parte il regimefascista già da anni sta portando avanti una campagna di crescente italianizzazione. I sudtirolesi dilingua tedesca vengono marginalizzati, la loro cultura è negletta come la loro lingua. Dall'altra vi èil pericolo ancora più grave che viene dalla Germania hitleriana che tenta i cittadini di linguatedesca con il sogno chimerico della Grande Germania. Poi i due regimi si mettono d'accordo. Ledelegazioni di Italia e Germania si incontrano a Berlino il 23 Giugno del 1939 nella sede delcomando generale delle SS. Ecco quanto viene deciso: i cittadini germanici ed ex austriaci abitantiin Sudtirolo sono invitati a rientrare nel Reich, gli altri che preferiscono rimanere nelle loro terresono assimilati alla lingua e alla cultura italiana. Josef fa parte della minoranza di lingua tedesca(circa il 20%) che vuole restare e nello stesso tempo conservare la lingua e la cultura tedesca. Nelleriunioni all'Azione Cattolica e alla San Vincenzo egli ha potuto discutere a lungo l'argomento e si èformato la convinzione che le promesse di Hitler sono una chimera. Sostenuto da don Ferrari, egliesorta i concittadini a non aderire all'opzione filo-germanica. Ma la sua voce è flebile di fronte alla propaganda nazista. Del resto i pochi l'ascoltano, i Dableiber, vengono etichettati come
Walsch,
italianacci, e sono derisi, coperti di sputi e bastonati. Al momento i vincitori sono gli optanti per laGermania. Ma Josef non si arrende. A Hildegard e ai pochi di AC che sono rimasti fedeli egli ripete:«Dare testimonianza oggi è la nostra unica arma efficace». Sono i primi anni della guerra, quando laGermania sembrava vincere su ogni fronte. Josef, intanto, ha superato i 30 anni e così l'amataHildegard. È tempo, dunque, di sposarsi. Il matrimonio viene celebrato all'inizio di Maggio del1942 e, nonostante la preoccupazione della guerra, i due giovani sono felici. Come scrive Josef inuna delle poche sue lettere a noi giunte, il loro era «un amore profondo e autentico». L'annosuccessivo, il 1943, nasce Albert cui Josef, come ogni buon papà, è teneramente affezionato. Nelfrattempo gli eventi precipitano. L'8 Settembre 1943 l'Italia denuncia l'accordo con la Germania e siarrende agli Alleati. Il Sudtirolo e Bolzano sono particolarmente esposti; in tutta la regione, il climasi fa teso: c'è odio, vendetta, accanimento. Nel frattempo le vicende della guerra sono profondamente mutate: la macchina da guerra tedesca, che solamente due anni prima sembravainvincibile, ora fatica sempre più a resistere sui tanti fronti che ha aperto. Hitler ha bisognodisperato di uomini e li va a cercare dappertutto. Nel 1944, contro ogni legge internazionale econtro gli accordi stabiliti con l'Italia, Josef Mayr riceve la cartolina di precetto. I tedeschi nonsentono ragione. Dal canto suo Josef fin dal primo momento decide di rimanere fedele alla suascelta, di rifiutare il giuramento al dittatore. La macchina burocratica si è intanto messa in moto. La
 
recluta Mayr viene destinata a Koenitz nella Prussia occidentale.Qui, all'inizio di Ottobre, dopo un sommario addestramento, tutto è pronto per il giuramento, per  prometter in nome di Dio di combattere per Hitler e i suoi ideali. Ma può un cristiano pronunciareun simile giuramento alla cui origine vi è una volontà di odio e di violenza? Josef Mayr ha riflettutoa lungo sull'argomento. Nella sua coscienza già mille volte ha risposto con un franco no alladomanda. Giunto il momento, egli non si fa cogliere impreparato; si alza in piedi e di fronte aicommilitoni sorpresi e impauriti dice tutto d'un fiato: «Signor maresciallo maggiore, io non possogiurare ad Adolf Hitler in nome di Dio perché sono un credente cristiano, un cattolico, un uomo difede...». Il sottufficiale nazista ne aveva viste tante, ma probabilmente non aveva mai incontrato unuomo come Josef. Chiede spiegazione, vuol sapere se qualcun altro approva o sostiene quella posizione. Nello stanzone della caserma il silenzio è impressionante. Nessuno ha il coraggio di pronunciare una parola. Il sottufficiale chiede a Josef di metter per iscritto i motivi del suo rifiuto.L'uomo che non ha voluto giurare scrive e attende. Verso sera i nazisti si riprendono dalla sorpresa.Josef viene arrestato, sulla sua sorte si pronuncerà il tribunale militare. Nella sua nuova veste di prigioniero, il contabile italiano appare più sereno. Egli ha obbedito alla sua coscienza, ha agitocome richiedeva la sua fede e quella dell'amata moglie, sa di avere Dio dalla sua parte. I nazisti,invece, stentano a riprendersi. Come può esistere un ariano che non crede nel mito della superioritàdella sua razza? Prima di abbatterlo, bisogna convincerlo della grandezza e sublimità dell'idealenazista. Nel Gennaio 1945 Josef viene di conseguenza condannato per «disfattismo», ma non vienemesso a morte immediatamente come la legge consentirebbe, bensì destinato al campo diconcentramento. La vista della desolazione e dell'umiliazione lo farà ritornare sulla sua decisione.Josef, invece, è più che mai fermo; nell'isolamento della sua cella può pensare ai suoi santi protettori, a san Tommaso, a san Francesco, a san Tommaso Moro come lui rinchiuso nella torre diLondra per non essersi sottomesso alla volontà tiranna di un sovrano ingiusto.Il treno dei condannati parte ai primi di Febbraio del 1945. Sono diretti a Buchenwald, alcentro della Turingia, in Germania. Qui ha sede uno dei misteriosi campi di cui Josef aveva sentito parlare di nascosto, non tanto per timore di essere scoperto, quanto per esorcizzare una realtà cheincute terrore. Josef ora è lì ed è ancora fortunato, non è accompagnato al campo piccolo riservatoagli ebrei, bensì al campo grande, quello più pulito e più calmo, riservato ai prigionieri politici eagli oppositori dei nazisti. Del resto la sua presenza a Buchenwald sarà breve, la sua meta definitivaè Dachau, al sud nei pressi di Monaco di Baviera. Verso la metà di Febbraio del 1945 Josef ènuovamente su un treno. Ha freddo e fame, ma ha ancora la forza di leggere il suo messale, per recitare una preghiera e trarre conforto da un brano del Vangelo. Col passare delle ore, tuttavia, lasua condizione si aggrava: prova violenti dolori all'addome, la bronchite gli impedisce di respirare. Icompagni cercano di alleviare la sua sofferenza sollevandolo e aiutandolo; perfino l'incaricato dei prigionieri, la SS Fritz Habicher, è preoccupato. E ad un certo punto sembra avvenire il miracolo:Habicher dà ordine di fermare il treno, Josef viene accompagnato all'ospedale militare per esserevisitato e curato. Il medico dell'ospedale, tuttavia, è ben più esperto di Habicher, egli sa della sortein ogni caso riservata a Josef, non vale la pena di preoccuparsi di quel traditore. Senza neppurevisitarlo, ordina ai soldati di ritornare al treno con il loro prigioniero. La sorte di Josef è così decisa.Ritornato stremato al treno, non ha nemmeno la forza di recitare una preghiera. Chiede allora a uncompagno di leggere per lui un brano del Vangelo. Mentre il compagno legge, intorno si fa silenzio.Tutti tacciono per rispetto verso l'incredibile testimonianza e dirittura morale di Josef. In questosilenzio partecipe avviene il trapasso dell'italiano di lingua tedesca che non aveva voluto giurare adHitler. Le guardie lo trovano esanime il mattino presto. Stringe tra le mani il Vangelo, il messale eun rosario. Per un attimo perfino la ferocia nazista entra in crisi. Dichiarerà la guardia Habicher: «Inquel momento capimmo che non poteva essere un traditore». E miracolosamente il corpo di Josef non finisce al crematorio o in una fosse comune. Viene anzi sepolto con una cerimonia militare ereligiosa officiata dal parroco di Erlangen Andreas Kleiner. Questi dichiarerà più tardi alla moglie:«Mi meravigliai che il presidio avesse dato il permesso di seppellire suo marito con gli onorimilitari e non come un criminale. All'epoca l'atmosfera non era per niente buona a Erlangen».Contemporaneamente la notizia viene notificata alla moglie Hildegard.

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