Cosa mangiano gli astronauti? Scoprilo nel dossier:PANTAGRUEL NELLO SPAZIO
Cosa c’è di più terreno del cibo? Cresce, viene lavorato, preparato e mangiato sulla terra. Ovvio? Non proprio. Perché qualcuno, gli astronauti, deve portarselo nello spazio. E cosa succede a unacosa nata e cresciuta a terra quando si trova in orbita? Senza gravità per farla ‘andar giù’, senzafrigoriferi per conservarla, senza fornelli per riscaldarla. Lo abbiamo chiesto a
Umberto Guidoni
, primo astronauta italiano.Prima di ogni missione nello spazio gli astronauti si sottopongono ad attenti esami, e uno diquesti riguarda il peso corporeo: non possono correre il rischio di ingrassare, visto che i sarti della Nasa cuciono le tute spaziali su misura. E una volta lassù, come si comportano i viaggiatori dellospazio? In assenza di gravità la fame aumenta o diminuisce? Chissà se esistono chef spaziali… Lacuriosità ci ha guidato alla scoperta della cambusa dello Shuttle dove, ben sigillati, abbiamotrovato un’ampia varietà di prodotti, ma tutti disidratati e liofilizzati per essere meglio conservati in un ambiente privodi frigoriferi. In ogni navicella è previsto un angolo cottura con un tavolino e sedie su cui appollaiarsi (sembra iltermine più corretto in assenza di gravità). Per tutto il tempo delle missioni bisognerà però dimenticarsi di tavoleapparecchiate, calici e argenteria ma, ci ha assicurato
Umberto Guidoni
primo astronauta italiano, “la fame sappiamocome tenerla a freno. Certo si mangia meno – confessa – ma ogni membro dell’equipaggio mantiene le proprieabitudini alimentari: i russi prediligono il cibo in scatola almeno quanto gli americani il burro di noccioline, mentre ioad esempio non ho saputo rinunciare al parmigiano che, per esigenze di servizio, era composto in cubetti mono- boccone”. C’è poi il problema dei sapori, che nello spazio quasi si annullano. L’imperativo è dunque “assaggiare prima” per abituarsi ai cibi super-saporiti. Nello spazio la testa sembra proprio tra le nuvole e un costante senso di pesantezza unito all’effetto naso-tappato, fa dimenticare ogni tipo di sapore. Secondo Umberto Guidoni è proprio comeavere il raffreddore: naso chiuso e testa pesante, l’aumento della pressione abbatte il gusto ed è perciò che
si ricercanocibi più salati, più piccanti, dal sapore più forte
. “Quando a terra ho assaggiato un cocktail di gamberetti in stileamericano (con la terribile salsa di rafano verde) l’ho ritenuto immangiabile, mentre a bordo non ho neanche avvertitoil piccante”. Dunque spaghetti alla carbonara e verdure stufate? “Non proprio, la dieta deve essere equilibrata e leverdure sono possibili solo nei primi giorni a causa del rapido deperimento.”
La dieta di un astronauta è seguita danutrizionisti che verificano che i cibi contengano la giusta quantità di vitamine e proteine. In generale agliastronauti non occorrono molte calorie visto che il corpo umano in assenza di peso, lavora e consuma poco
. Lascelta dei cibi è però abbastanza varia: frutta, per lo più secca o disidratata, arachidi, dolci, biscotti, carne, pesce, caffè esucchi di frutta. Naturalmente, nello spazio non si può cucinare, per cui il rancio spaziale viene preparato a terra,
disidratato e conservato in sacchetti di plastica
. Il procedimento ha due vantaggi: quello della diminuzione del peso equello della conservazione. Lassù non ci sono frigoriferi e tutto si deve conservare a temperatura ambiente (interna,naturalmente).
Alcuni cibi poi vengono termostabilizzati
, una sorta di precottura industriale. E quando la famechiama,
con una specie di siringa, si perfora la razione K spaziale in un punto definito, si inetta l’acqua
e il pranzoè servito. I pasti caldi vengono riscaldati nello scaldavivande, unico elettrodomestico consentito a bordo. Il pane inveceè sostituito dalle tortillas: non ci si può permettere di avere briciole in orbita con il rischio che, spargendosi, finiscanoall’interno delle apparecchiature. E per il bere? Se sulla terra basta portare alle labbra un bicchiere d’acqua, su unastazione spaziale questo non accade: il bicchiere si inclina, ma l’acqua rimane lì. Facile come “bere un bicchier d’acqua” perde di significato.
Le bottiglie sono tappate e il tappo è perforabile con una cannuccia
. Niente bevandegassate però, perché le bollicine, in orbita, non vanno proprio giù! Si pasteggia ad acqua, anche perché è il solo liquidoriciclabile. Da tempo è messo a punto il
wrs
(water recycling system) un sistema che ricicla tutti i liquidi provenientedall’igiene orale, dal lavaggio delle mani, dall’umidità dell’aria e dalle urine, attraverso un dispositivo di condensazionee purificazione. Gli esperti assicurano:
l’acqua riciclata è più pura di quella che abitualmente scorre dai rubinettiterrestri
. Sarà, ma Guidoni sul ammette che e il liquido che si ottiene dal processo di generazione e purificazione ha uninsopportabile sapore metallico. E per i contenitori come si fa? Niente bottiglie e niente bicchieri, ma sempre i solitisacchetti di plastica siringati e pronti per trasformare polverine di caffè e succhi di frutta in gustose bevande. Guidoni però preferisce il the, e possibilmente non in bustina. Chissà se una volta rientrati a terra ci si abitua facilmente. “Nonc’è nessuna fase di transizione alimentare, una volta rientrati si ritorna al regime alimentare preferito. Per esempioquando siamo rientrati dopo l’ultima missione durata dodici giorni, la prima idea, di tutto l’equipaggio, è stata quella diuna cena messicana, a base di bistecche. Cibo vero insomma.” Non ci sono più gli astronauti di una volta, quelli delcinema, nutriti a spirulina e radice dell’oro. Si narra che le proprietà naturali di queste sostanze non facciano avvertirela stanchezza, il jet lag e siano contemporaneamente energetiche. Niente pillole salva-fame, niente barrette spaziali e,chissà, forse un giorno li vedremo galleggiare nella navicella pasteggiando a piadina romagnola e sangiovese!http://www.buonpernoi.it/ViewDoc.asp?ArticleID=2432
Leave a Comment