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MANGIARE NELLO SPAZIO (di Umberto Guidoni, astronauta italiano)
Cosa avra' mangiato il primo yuhangyua-nauta cinese mentre percorreva le sue orbiteattorno alla Terra? Puo' sembrare una curiosita' bizzarra, rispetto alle moltissime domandeche possono venir in mente, di fronte ad una esperienza cosi'.straordinaria. Eppure,proprio il cibo e' una forma di espressione della cultura di un popolo e non ho dubbio che ilpilota cinese Yang Li-Wei avra' portato con se' un piatto tradizionale della sua terra dagustare durante la breve avventura a bordo della capsula Shenzhou V. Del resto, anche ilcibo disponibile sulla Stazione Spaziale rispecchia in pieno le caratteristiche della culturarussa ed.americana. Da un lato, c'e' lo stile americano con un ricchissimo menu' di oltreduecento
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cibi
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diversi
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e
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tra
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questi
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moltissimi
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snacks
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come
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noccioline, cioccolatini.o.biscotti. Solo per citare qualche esempio si puo' andare dal burro di noccioline alle uovastrapazzate, per colazione, dal cocktail di gamberetti agli spaghetti con le polpette, perpranzo, fino alla bistecca con asparagi e budino, per la cena. Il tutto insaporito concondimenti tipo ketchup e maionese, disponibili nelle bustine individuali usa getta, inperfetto stile da locale «fast food». Dall'altro il cibo russo, che si contraddistingue per unadieta meno variata ma piu' simile, nella preparazione, al cibo terrestre. Molti dei cibi sonoin scatola e tra questi si possono trovare tipiche frittate con pezzi di pollo o di tonnooppure dense minestre di verdure e cosi' via. Anche le bevande sono piu' simili ai succhi difrutta che usiamo sulla Terra di quanto non lo siano le polverine utilizzate.dagli.americani. Gia' perche' non bisogna perdere di vista il fatto che siamo in assenza di peso e, anchefunzione
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semplici
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come
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il
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mangiare
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ed
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il
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bere
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devono
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tenere
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conto
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di
.
questa
.
importantedifferenza. Se si aggiunge che a bordo della Stazione Spaziale non ci sono frigoriferi perconservare gli alimenti, si capisce come le tecniche di conservazione e di imballo sianomolto piu' complesse rispetto a quelle utilizzate per il cibo che consumiamo nelle nostrecase. Per le scatolette non c'e' una grande differenza, se non per il fatto che il cibo e'consumato direttamente nel contenitore. La maggior parte del cibo americano, invece,viene cotto a terra e impacchettato in apposite vaschette di plastica che vengonosottoposte ad un processo di de-idratazione in modo da potersi conservare a lungo atemperatura ambiente. In questo modo, sono anche piu' compatte e leggere,un'importante qualita' se pensiamo al costo di circa 10.000 euro al chilo per qualsiasioggetto che.viene.lanciato.in.orbita. Una volta a bordo della stazione spaziale, basta aggiungere l'acqua, attraverso una speciale siringa ed una piccola valvola, riscaldare iltutto in un apposito scaldavivande elettrico ed il pranzo e' servito! A rendere piu'complicato il quadro di insieme, bisogna aggiungere che le condizione di assenza di pesodiminuiscono le percezioni sensoriali del gusto e dell'odorato, per cui i cibi perdono disapore e di aroma. Se volete un esempio, posso dire che l'esperienza degli astronuati,nello spazio, e' piu' simile a nutrirsi dei cibi che si trovano a bordo degli aerei di linea diquanto non sia sedersi a tavola in una buona trattoria. Nello spazio, forse piu' che sullaTerra, sono proprio le piccole cose, il particolare sapore di un cibo o di una bevanda, lenote di un brano musicale che ci mantengono idealmente legati alle abitudini terrestri, aquei ritmi di vita che sembrano, da, un ricordo vago e lontano. Per questo, ciascunastronauta oltre al cibo standard si porta qualcosa di tipico dalla propria citta' o, come nelmio caso, dal paese di origine. Per me l'esigenza era di trovare un cibo italiano che sipotesse impacchettare in modo semplice e fosse facile da consumare in orbita. La scelta e'caduta sul parmigiano che si e' dimostrato un ottimo cibo non solo per il sottoscritto ma,anche, per gli altri astronauti dello shuttle ed e' stato molto gradito sopratutto dai tremembri dell'equipaggio della Stazione, come piacevole variazione rispetto alla dietausuale. Purtroppo, dopo qualche giorno l'assenza di un frigorifero si e' fatta sentire eabbiamo dovuto finirlo in fretta prima.che.si.alterasse.definitivamente.il.sapore. E voi, se doveste avventurarvi nello spazio quale cibo vorreste portare a bordo della navicella?
 
Cosa mangiano gli astronauti? Scoprilo nel dossier:PANTAGRUEL NELLO SPAZIO
Cosa c’è di più terreno del cibo? Cresce, viene lavorato, preparato e mangiato sulla terra. Ovvio? Non proprio. Perché qualcuno, gli astronauti, deve portarselo nello spazio. E cosa succede a unacosa nata e cresciuta a terra quando si trova in orbita? Senza gravità per farla ‘andar giù’, senzafrigoriferi per conservarla, senza fornelli per riscaldarla. Lo abbiamo chiesto a
Umberto Guidoni
, primo astronauta italiano.Prima di ogni missione nello spazio gli astronauti si sottopongono ad attenti esami, e uno diquesti riguarda il peso corporeo: non possono correre il rischio di ingrassare, visto che i sarti della Nasa cuciono le tute spaziali su misura. E una volta lassù, come si comportano i viaggiatori dellospazio? In assenza di gravità la fame aumenta o diminuisce? Chissà se esistono chef spaziali… Lacuriosità ci ha guidato alla scoperta della cambusa dello Shuttle dove, ben sigillati, abbiamotrovato un’ampia varietà di prodotti, ma tutti disidratati e liofilizzati per essere meglio conservati in un ambiente privodi frigoriferi. In ogni navicella è previsto un angolo cottura con un tavolino e sedie su cui appollaiarsi (sembra iltermine più corretto in assenza di gravità). Per tutto il tempo delle missioni bisognerà però dimenticarsi di tavoleapparecchiate, calici e argenteria ma, ci ha assicurato
Umberto Guidoni
 primo astronauta italiano, “la fame sappiamocome tenerla a freno. Certo si mangia meno – confessa – ma ogni membro dell’equipaggio mantiene le proprieabitudini alimentari: i russi prediligono il cibo in scatola almeno quanto gli americani il burro di noccioline, mentre ioad esempio non ho saputo rinunciare al parmigiano che, per esigenze di servizio, era composto in cubetti mono- boccone”. C’è poi il problema dei sapori, che nello spazio quasi si annullano. L’imperativo è dunque “assaggiare prima” per abituarsi ai cibi super-saporiti. Nello spazio la testa sembra proprio tra le nuvole e un costante senso di pesantezza unito all’effetto naso-tappato, fa dimenticare ogni tipo di sapore. Secondo Umberto Guidoni è proprio comeavere il raffreddore: naso chiuso e testa pesante, l’aumento della pressione abbatte il gusto ed è perciò che
si ricercanocibi più salati, più piccanti, dal sapore più forte
. “Quando a terra ho assaggiato un cocktail di gamberetti in stileamericano (con la terribile salsa di rafano verde) l’ho ritenuto immangiabile, mentre a bordo non ho neanche avvertitoil piccante”. Dunque spaghetti alla carbonara e verdure stufate? “Non proprio, la dieta deve essere equilibrata e leverdure sono possibili solo nei primi giorni a causa del rapido deperimento.”
La dieta di un astronauta è seguita danutrizionisti che verificano che i cibi contengano la giusta quantità di vitamine e proteine. In generale agliastronauti non occorrono molte calorie visto che il corpo umano in assenza di peso, lavora e consuma poco
. Lascelta dei cibi è però abbastanza varia: frutta, per lo più secca o disidratata, arachidi, dolci, biscotti, carne, pesce, caffè esucchi di frutta. Naturalmente, nello spazio non si può cucinare, per cui il rancio spaziale viene preparato a terra,
disidratato e conservato in sacchetti di plastica
. Il procedimento ha due vantaggi: quello della diminuzione del peso equello della conservazione. Lassù non ci sono frigoriferi e tutto si deve conservare a temperatura ambiente (interna,naturalmente).
Alcuni cibi poi vengono termostabilizzati
, una sorta di precottura industriale. E quando la famechiama,
con una specie di siringa, si perfora la razione K spaziale in un punto definito, si inetta l’acqua
e il pranzoè servito. I pasti caldi vengono riscaldati nello scaldavivande, unico elettrodomestico consentito a bordo. Il pane inveceè sostituito dalle tortillas: non ci si può permettere di avere briciole in orbita con il rischio che, spargendosi, finiscanoall’interno delle apparecchiature. E per il bere? Se sulla terra basta portare alle labbra un bicchiere d’acqua, su unastazione spaziale questo non accade: il bicchiere si inclina, ma l’acqua rimane lì. Facile come “bere un bicchier d’acqua” perde di significato.
Le bottiglie sono tappate e il tappo è perforabile con una cannuccia
. Niente bevandegassate però, perché le bollicine, in orbita, non vanno proprio giù! Si pasteggia ad acqua, anche perché è il solo liquidoriciclabile. Da tempo è messo a punto il
wrs
(water recycling system) un sistema che ricicla tutti i liquidi provenientedall’igiene orale, dal lavaggio delle mani, dall’umidità dell’aria e dalle urine, attraverso un dispositivo di condensazionee purificazione. Gli esperti assicurano:
l’acqua riciclata è più pura di quella che abitualmente scorre dai rubinettiterrestri
. Sarà, ma Guidoni sul ammette che e il liquido che si ottiene dal processo di generazione e purificazione ha uninsopportabile sapore metallico. E per i contenitori come si fa? Niente bottiglie e niente bicchieri, ma sempre i solitisacchetti di plastica siringati e pronti per trasformare polverine di caffè e succhi di frutta in gustose bevande. Guidoni però preferisce il the, e possibilmente non in bustina. Chissà se una volta rientrati a terra ci si abitua facilmente. “Nonc’è nessuna fase di transizione alimentare, una volta rientrati si ritorna al regime alimentare preferito. Per esempioquando siamo rientrati dopo l’ultima missione durata dodici giorni, la prima idea, di tutto l’equipaggio, è stata quella diuna cena messicana, a base di bistecche. Cibo vero insomma.” Non ci sono più gli astronauti di una volta, quelli delcinema, nutriti a spirulina e radice dell’oro. Si narra che le proprietà naturali di queste sostanze non facciano avvertirela stanchezza, il jet lag e siano contemporaneamente energetiche. Niente pillole salva-fame, niente barrette spaziali e,chissà, forse un giorno li vedremo galleggiare nella navicella pasteggiando a piadina romagnola e sangiovese!http://www.buonpernoi.it/ViewDoc.asp?ArticleID=2432
 
Oggi, lo chef della Nasa propone...
Il cibo che i primi astronauti mangiarono nello spazio era un emblema del lorocoraggio. John Glenn, il primo uomo a mangiare in orbita, scelse il suo cibo da unmenù molto limitato.
Durante la prima missione il cibo fu tagliato in cubi, messi in ordine digrandezza, essiccati, congelati e ridotti in polvere o serviti con un semiliquido in un tubod’alluminio. Il parere fu unanime: il cibo era poco appetitoso, difficile da preparare e anchedifficile da “mandare giù” (in assenza di gravità anche deglutire è un’impresa).La Nasa ha migliorato il repertorio culinario dello Space Shuttle fino ad arrivare ad unavarietà di menù, che possono dividersi in categorie di articoli:
cibo reidratabile
, metodo usato per ridurre il peso del cibo e conservarlo più a lungo.L’acqua rimossa deve essere riaggiunta all’articolo che è altrimenti duro e noncommestibile. Ogni pacco deve contenere le indicazioni esatte del quantitativo di liquidoda aggiungere. I cibi reidratabili includono zuppe, antipasti come cocktail di gamberi eingredienti per la prima colazione;
cibo termostabilizzato
, cioè trattato con il calore per distruggere microrganismi edenzimi. Le porzioni sono individuali, preconfezionate e possono essere tagliate dopo unbreve riscaldamento. Questa categoria di cibo include pollo e prosciutto, pomodori emelanzane;
cibo semi-umido
, un tipo di conservazione che conserva il cibo riducendo l’acquadisponibile per la crescita microbica, ma trattiene l’acqua sufficiente per mantenere molleil cibo che può essere mangiato senza preparazione. Articoli di cibo che rappresentanoquesta categoria sono: pesche, pere, albicocche e manzo essiccato;
cibo naturale
, noci, biscotti. Si tratta di cibi già pronti per essere mangiati, imballati inborse flessibili e non richiedono lavorazioni prima del consumo in volo;
carne irradiata
, carne che viene cucinata, imballata e sterilizzata per esposizione aradiazioni ionizzanti in modo da renderla stabile a temperatura ambiente.Gli accessori per la tavola sono sempre griffati Nasa: dal carrello multifunzione(contenitore piatto di cena), alla collezione personale di posate di cui viene dotato ogniastronauta. Si tratta di un coltello e di una forchetta, due cucchiai (uno grande e unopiccolo) e un paio di forbici per aprire le confezioni. Dopo il pasto, i contenitori vuotivengono scartati, immagazzinati nello scomparto immondizia sotto il pavimento e poi…gettati nello spazio. Passerà qualcuno a raccoglierli?
Dall'America una nuova moda: la cucina spaziale
Nella patria del fast food è nata una nuova moda: “space-food”. Si tratta dei piatti con cui banchettano gli astronauti in volo.
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