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Business People Gennaio 2013

Business People Gennaio 2013

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Published by Michele Munaretti
Più guida, meno controllo
Più guida, meno controllo

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Categories:Types, Business/Law
Published by: Michele Munaretti on Jan 16, 2013
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|Attualità|
WIKINOMICSiù ia,mno conollo
gennaio 2013 | BusinessPeoPle | 45www.BusinessPeoPle.it
 
|Attualità|
46 | BusinessPeoPle | gennaio 2013www.BusinessPeoPle.itgennaio 2013 | BusinessPeoPle | 47www.BusinessPeoPle.it
entre le vecchie cor-poration licenzia-no i dipendenti chesi danno al blogging,le aziende illumina-te li stanno incorag-giando attivamente».Esordiva così (nel 2007) il best seller
Wikinomics
diDon Tapscott e Anthony D. Williams, i quali spiega-vano – attraverso numerosi esempi – come l’economiamondiale si stesse trasferendo in Rete. In futuro, scri-vevano i due guru del marketing collaborativo, «solochi è connesso potrà sopravvivere». E, infatti, attra-verso milioni di persone intercomunicanti (tramite e-mail, blog, network, community e chat) la collabora-zione, la comunità, l’auto-organizzazione si trasforma-no in forza economica collettiva di dimensioni globa-li. Così, la wikinomics è diventata l’arte, la teoria e lamessa in pratica della collaborazione come fattore dicrescita dell’innovazione e di successo per le aziende.Che cambia tutte le regole del gioco.In pochi anni i fenomeni descritti nel libro sono cresciu-ti in maniera esponenziale. Non a caso, nel 2010, segui-rà un altro libro cult dei due autori,
Macrowikinomics
,dove si intuiva l’approssimarsi di una radicale trasforma-zione sociale e politica. La collaborazione globale, oriz-zontale, non riguarda più solo il business, ma diventa ilparadigma per una nuova rappresentanza sociale.
 apertura, trasparenza, incLusione
C
iò che è certo è che le nuove imprese di Rete (ilbusiness 2.0) saranno aperte, globali, nel senso piùvero della parola. L’economia diventerà sempre più tra-sparente e distribuita e, grazie a questo, crescerà. Macome guidare il passaggio dall’economics alla wikino-mics? I primi passi di questo processo, nel nostro Pae-se, li abbiamo visti soprattutto in ambito istituzionale,a partire dagli enti locali che, con la politica degli opendata, stanno puntando da qualche anno alla trasparen-za e all’allargamento della base di controllo (datagov.it). E le imprese? In Italia, a oggi, abbiamo l’esempio diEnel che, attraverso il progetto e il sito Enel Open Data(data.enel.com), ha mosso i primi passi (non senza idio-sincrasie “tecniche”) verso la trasparenza.Ma non basta. Oggi nel mondo il concetto di open dataè superato e si discute già di radical openness. Cosa si-gnifica e quale vantaggio può dare al mondo del busi-ness? L’abbiamo chiesto a Bruno Giussani, responsabiledi Ted Global (versione europea delle conferenze madein Usa che raccolgono le idee di chi cambiando il mon-do, www.ted.com). «Oggi il concetto di apertura è fon-damentale per definire e ridefinire il mondo fluido eambiguo nel quale viviamo», spiega Giussani a
BusinessPeople
. «Molte delle linee di tensione che definiscono ilnostro tempo hanno a che fare con la questione “più-o-meno-apertura, trasparenza e inclusione”».Ma come può l’idea di radical openness raggiungere ilmondo chiuso e diffidente dell’economia e delle impre-se? Continua Giussani: «Le racconto la nostra esperien-za di piccola azienda (Ted ha un’ottantina di dipenden-ti,
ndr
), completamente votata all’idea di “apertura ra-dicale”. Misuriamo ogni nuova iniziativa o progetto conquesto metro, cercando di rendere i nostri metodi, il no-stro approccio, il nostro stile di gestione e naturalmen-te i nostri contenuti video aperti e inclusivi. Quandoparlo, chi non ha mai partecipato a un Tedx (program-ma di eventi locali che riuniscono le persone per condi-videre le esperienze simili a quelle che si vivono all’in-terno dell’azienda,
ndr
) mi chiede inevitabilmente: “Macome fate a controllare la qualità?”. E la risposta è chela qualità non è la questione centrale. La questione cen-trale è la creazione di spazi di discussione, di luoghi diinterscambio e condivisione. Per noi si tratta di tollera-re un po’ di ambiguità e confusione all’interno della no-stra costellazione di attività: siamo strutturati per tolle-rare un po’ di confusione periferica… E questa è la rispo-sta alla sua domanda: le imprese ormai non possono piùsperare di controllare ogni elemento del loro struttura,devono imparare a tollerare, e se possibile a trarre van-taggio, da questa fluidità e ambiguità».
pmi, aL Lavoro sui modeLLi cognitivi
U
n Paese come il nostro, trainato da imprese piccolee piccolissime, potrebbe trarre grandi vantaggi com-petitivi dall’utilizzo della collaborazione di massa. «Pur-troppo le nostre pmi sono mediamente molto indietro,anche se con qualche punta di eccellenza», sottolineaMarco Minghetti, direttore scientifico di GSO Companyper il management 2.0 e docente di Humanistic mana-gement 2.0 presso l’Università di Pavia (marcominghet-ti.com). «Io credo che la perdita di capacità innovativa,produttività e competitività italiana sia proprio legataalla incapacità di accettare il modello della wikinomics,che è prima di tutto un modello culturale e cognitivo pri-ma ancora che manageriale e operativo». Si tratta, spiegail professore, di accettare non solo sul piano della retori-ca aziendale, ma dei concreti comportamenti agiti un pa-radigma che rovescia radicalmente quello scientific ma-nagement basato su comando e controllo, gerarchia, bu-rocrazia che ancora oggi permea di sé le organizzazio-
Wikiia
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Makocacy
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