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MANDALA
Un caos ordinato
Chogyam Trungpa Rinpoche
Prefazione di Sherab Chodzin KohnTraduzione dal francese a cura di Cristina Martire e Alberto Mengoni 
 
SECONDA PARTE IL MANDALA DELLE CINQUE FAMIGLIE-BUDDHA( Karma-Choeling, 1974 ) 1) IL TERRENO DI BASE Se vogliamo comprendere il mandala delle cinque-famiglie-di-buddha, penso chesi debbano accettare le conseguenze del principio del mandala sia per il nostrostato psicologico che per la nostra coscienza della vita quotidiana.Dovrei subito spiegarvi un certo numero di cose in merito al terreno di base che,in qualche modo, è al servizio dell'essere. E' il terreno delle cinque famiglie-di-buddha. Queste, non sono entità separate ma uno stesso principio che simanifesta sotto forma di cinque aspetti differenti. Si potrebbe parlare di cinquemanifestazioni distinte di una stessa energia fondamentale, di cui una sarebbe lasua ricchezza, un'altra la sua fertilità, un'altra la sua intelligenza, e così via...Parliamo infatti di una sola intelligenza fondamentale, di una sola energia. Questiprincìpi, che siano considerati sotto la loro forma risvegliata oppure sotto la loroforma confusa, nello sfondo sono comunque composti da un'ampia estensione diconfusione e di saggezza. In entrambi i casi, essi sono sostenuti da uno schemafondamentale che è tanto potenziale di risveglio quanto reale esperienza diconfusione, di dolore, ecc.Ciascuno fa esperienza del suo esistere, del suo essere. Se si osserva più davicino questo esistere o questo essere, possono essere osservati in molti modidifferenti, ma, se si cerca di conoscere ciò che appare al livello dell'esperienzareale, difficilmente si può circoscriverli. E' assai difficile fare una pura esperienzadella confusione senza che essa venga colorata da altre emozioni. Nell'esperienzareale siamo alquanto incerti di fronte all'esistenza o all'inesistenza, (d'altronde,non cambia di molto). Questo, non perchè la nostra percezione sia vaga. Essa èassai chiara, ma di una chiarezza indefinibile. E' essenzialmente confusione.Questo tipo di confusione si infiltra dappertutto, in ogni aspetto della vita, essainvade ogni ora della veglia e del sonno e costituisce un filone di incertezza assaispesso e ricco.Nella terminologia religiosa o metafisica si può chiamarla anima, o ego, o divinità,o darle non importa quale altro nome. Ma se, non sapendo esattamente ciò chesignificano questi termini, si decide di ignorarli, allora bisogna guardareall'esperienza il più direttamente possibile, abbandonando le idee preconcette, laterminologia e le etichette. Guardandoci da vicino, l'esperienza più intima che sipuò averne è di una indicibile confusione. E' una confusione eccezionale che non èaccompagnata neanche da una chiara e netta impressione di avere la mente
 
confusa. E' impossibile dunque definirla, chiamandola confusione. E' questo tipo dicondizione non duale che percorre tutta l'esistenza.L'esperienza emerge da questa condizione e vi si riassorbe; da essa sorgono leenergie e nascono le emozioni. Tutto accade all'interno di questo stesso stato chetutto ingloba, in un unico territorio. Credo che sia molto importante rendersiconto come questo sfondo sia alla base di tutto e comprendere in quale modol'esperienza sorga o non sorga. Nel simbolismo tantrico tradizionale questaesperienza o stato prende il nome di
carnaio
. E' un luogo di nascita e un luogo dimorte, il luogo da dove si è venuti e verso il quale si ritornerà. Un suo equivalentemoderno è, probabilmente, l'ospedale, il posto dove si nasce e dove si va amorire.Qualunque cosa sia, questa specie di gigantesco ospedale è alquanto disordinato.E' indicibilmente disordinato e non-duale. Ed è proprio a questo, che io voglioarrivare: abitualmente, quando noi immaginiamo l'assenza di dualità, di divisione,di schizofrenia, abbiamo la tendenza a pensare che si tratti di una specie di statomeditativo dove le distinzioni dualiste non hanno più effetto e dove, diconseguenza, tutto deve essere in regola. Eppure, non accade per niente così.Sembra che a questo stadio noi si abbia un samsara non duale, cosa che nonmanca certo di avere un ché di stuzzicante ed interessante.Evidentemente, secondo logica, ogni dualismo o doppia personalità deve poggiarenecessariamente su di una unità, che era là, prima di essi, fin dal principio. E'dall'unità che nasce la molteplicità. E' interessante constatare che questaconfusione fondamentale agisce, in qualche modo, come una coscienza continua.Essa, del resto, si estende oltre la coscienza puramente umana, poiché si applicatanto agli umani, che agli animali ed al resto dell'esistente.Infatti, anche se questo stato è confuso, non sembra contenere un vero e propriodubbio. Quando si comincia a dubitare, si produce un gioco di và-e-vieni, mentrelo stato di cui stiamo trattando è così pervadente che non lascia spazio al giocodel dubbio. Benché esso costituisca forse la tela di fondo del dubbio, non esiste undubbio come tale. Si può dire che sia uno stato immensamente scialbo e insipido.La gente ha avuto torto nel ritenerlo una esperienza mistica.Tuttavia, in un certo senso, si tratta forse realmente di una esperienza mistica,perché a meno di aver avuto una visione di questo livello di ignoranzafondamentale, è impossibile intravedere il resto. In questa ottica, scoprire ilpeggior aspetto di sé-stessi sarebbe forse il primo scorcio delle possibilità dimiglioramento.Ecco dunque il terreno di base dei cinque princìpi-di-buddha nei loro aspetti siasamsarici che nirvanici. Questi due aspetti hanno un rapporto comune con questosfondo. Noi potremmo parlare lungamente del terreno di base ma non vogliocreare ancora più fascino a questo soggetto. Voi ne avete già una piccola idea esarebbe bene che poteste esaminare personalmente questo stato ancora un pò dipiù.STUDENTE: Questa confusione è la mente velata della 'settima coscienza' (22)?T.R.: Essa risale ancora più lontano.ST.: Ma, nella mente velata, è così che si manifesta?
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