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2013 Marco Merlo - Schioppettieri a cavallo del XV secolo nei manoscritti di Mariano Taccola

2013 Marco Merlo - Schioppettieri a cavallo del XV secolo nei manoscritti di Mariano Taccola

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Mariano Taccola's eques scoppiectarius: an armoured knight who uses a hand-cannonon horseback. This drawing was probably inspired by the vivacious construction of firearms in Siena, making this city one of the main centers for the best master craftsman of hand-cannons and casters. Taccola integrated his sketch with ample tag-lines which clarify mechanisms and inner workings of hand-firearms of the mid fifteenth century, and also the relationship between architects and military engineers. However, presently it is unknown whether this expedient was ever employed. The earliest evidence of firearms being used on horseback is of the 1510, but its use can be traced back to the years of Taccola idea.
Mariano Taccola's eques scoppiectarius: an armoured knight who uses a hand-cannonon horseback. This drawing was probably inspired by the vivacious construction of firearms in Siena, making this city one of the main centers for the best master craftsman of hand-cannons and casters. Taccola integrated his sketch with ample tag-lines which clarify mechanisms and inner workings of hand-firearms of the mid fifteenth century, and also the relationship between architects and military engineers. However, presently it is unknown whether this expedient was ever employed. The earliest evidence of firearms being used on horseback is of the 1510, but its use can be traced back to the years of Taccola idea.

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1
TEORIA E PRATICA MILITARE NEL XV SECOLO:
L'
 EQUES 
 
 SCOPPIECTARIUS 
 
NEI MANOSCRITTI DI
 MARIANO TACCOLA 
E I PRIMI ARCHIBUGIERI A CAVALLOdi Marco Merlo © 2013
 
2TEORIA E PRATICA MILITARE NEL XV SECOLO:L'
EQUES 
 
SCOPPIECTARIUS 
NEI MANOSCRITTI DI MARIANO TACCOLA E I PRIMIARCHIBUGIERI A CAVALLO
 
di Marco MerloChiunque si sia interessato alle primitive armi da fuoco avrà certamente avuto modo di vedereun’immagine del XV secolo: il disegno di un cavaliere in armatura, sopra un cavallo bardato, cheregge in una mano una lunga miccia accesa e nell’altra una bombardella manesca. Questo disegno,che esiste in due varianti, viene spesso usato per dimostrare come le armi da fuoco venisseroimpiegate dai cavalieri già nel Quattrocento. La realtà è un po’ più complessa poiché le dueimmagini sono tratte dai due più celebri manoscritti di Mariano Taccola: la carta 21
del
 Deingeneis
e la carta 75
v
del
 De machinis
. Queste due opere sono state a lungo trascurate dallastoriografia a causa di pregiudizi di natura esclusivamente estetica, e solo negli ultimi anni si èiniziato a considerarli come documenti storici di grande interesse e importanza; nonostante ciòqueste due carte non hanno particolarmente colpito gli studiosi che fin’ora ne hanno fattorapidissimi commenti, compresi i due fac-simile esistenti
1
.M
ARIANO
T
ACCOLA E LA TRATTATISTICA QUATTROCENTESCA
 Le informazioni sulla vita di Mariano, figlio del vignaiolo Jacopo, detto Taccola, sono ancorapiuttosto lacunose
2
: nato a Siena nel 1382, fu forse uno dei più significativi sperimentatori e ideatoridi artifici meccanici del Quattrocento. Iscritto alla corporazione dei giudici e notai di Siena (dallaquale fu radiato per ben due volte), fu camerlengo della Casa della Sapienza, periodo durante ilquale partecipò alla vita universitaria; come scultore in legno collaborò alla costruzione del coro delduomo; fu sovrintendente ai trasporti e ingegnere idraulico nella sua città. I suoi servigi, si pensa nelcampo dei trasporti
3
, gli valsero dalle autorità cittadine una pensione di 28 lire e 16 soldi l’anno, chenegli anni Quaranta del XV secolo gli permise di ritirarsi a vita privata. Figura eclettica, coniugavain sé una cultura notarile classica e un sapere tecnico-scientifico, così come altri personaggi delprimo Rinascimento, con alcuni dei quali intrattenne rapporti di amicizia e professionali, come conil pittore e cronachista Bindino da Travale e il figlio Giovanni, lo scultore Jacopo della Quercia, chefece da padrino al battesimo della figlia di Mariano, il pittore Domenico di Bartolo, l’umanistaMariano Sozzini, a cui fece visionare almeno uno dei suoi manoscritti, e Filippo Brunelleschi
4
.Il Quattrocento è il secolo che segna l’inizio della sperimentazione tecnico-scientifica, sulla sciadell’Umanesimo: figure professionali differenti si erano cimentate nell’ideazione e nellaprogettazione di macchinari e artifici di diversa natura. Molti di questi progetti rimanevano
Per la stesura di questo lavoro devo ringraziare di cuore il professor Alessandro Vitale Brovarone, che ne ha seguito glisviluppi e mi ha aiutato nelle traduzioni, il professor Mario Castiglioni per i preziosi consigli in materia chimica, lestimolanti discussioni con Giorgio Dondi e Roberto Gnavi, i suggerimenti della professoressa Petra Pertici e la preziosaconsulenza di Silvia di Pasquale.
1
 
P
RAGER
,
 
S
CAGLIA
,
 
M
ONTAG
1971; S
CAGLIA
1971.
 
2
Si veda la raccolta di documenti inerenti la vita del Taccola in: B
ECK
1969, pp. 27-32. Per notizie sui membri dellafamiglia di Taccola: B
ACCI
1936, p. 386.
3
 
B
ECK
1969, p. 31. Nonostante che nei suoi scritti vi sia una notevole percentuale di macchine per gliapprovvigionamenti idrici, dalla documentazione d’archivio nota non risulta che Taccola abbia contribuito in modosignificativo ai seri problemi idraulici della propria città: B
ALESTRACCI
1990, p. 29.
4
B
ECK
1969, pp. 13-18; G
ALLUZZI
1996, p. 20.
 
3inattuabili sul piano concreto per una mancanza di tecnologia, come i numerosi disegni dipalombari (tra i quali il più antico sembra essere stato progettato proprio da Taccola)
5
, che in teoriaerano stati ideati ma nella pratica mancavano sia i materiali per realizzarli sia alcune conoscenzeteoriche sulla pressione dell’acqua. Altri invece venivano sperimentati materialmente, passando daldisegno alla costruzione della macchina, esperimenti che tuttavia potevano rivelarsi fallimentari.Proprio Taccola e Brunelleschi hanno in questo senso vissuto entrambe le esperienze. Brunelleschicostruì un’imbarcazione a pale, chiamata il
 Baldone
, che pare essere stata progettata da Taccola
6
,per il trasporto dei conci da Pisa verso i cantieri di Firenze, che però naufragò nell’Arno dopo averpercorso pochi metri. Invece uno dei disegni più celebri di Taccola illustra un argano per ilsollevamento di grossi blocchi di pietra, chiamato “argano di Brunelleschi”
7
. Questa macchina conogni probabilità fu ideata dal senese e da lui costruita per aiutare il Brunelleschi, quasi sicuramenteper la realizzazione della cupola del Duomo di Firenze
8
.Dalla fusione di arti con mestieri e dai confronti tra i saperi e tra le attività pratiche nel XV secolonasce una prima forma di tecnologia che favorì la diffusione di una tipologia di testi incentrata sullaprogettazione delle più diverse macchine e costruzioni
9
, spesso progettate come sperimentazionefinalizzata al raggiungimento dei limiti consentiti dalle possibilità pratiche
10
: argani per differentiscopi, macchine che si muovono o che sfruttano la forza idraulica o eolica, imbarcazioni,costruzioni architettoniche di diversa natura (dalle facciate delle chiese alle fortificazioni), oggettiin pietra o metallo, tecniche per la fusione o per il sollevamento delle campane, fino allateorizzazione del volo di Leonardo. Come vedremo meglio tra poco questi testi non rappresentanouna tipologia omogenea, ma se si volesse ricercarne degli elementi comuni questi senza dubbiorisiederebbero nella centralità che tutti danno agli stratagemmi militari, alle macchine belliche el’attenzione per le armi da fuoco
11
. Che figure professionalmente vicine al mondo dell’architettura edell’ingegneria si siano cimentate nella ideazione di strumenti bellici non deve stupire: fin dal XIIsecolo, da quando compaiono i primi nomi di genieri militari, sappiamo che questi lavoravano nonsolo durante gli assedi, costruendo macchine da attacco e da difesa, ma erano noti anche in capo“civile”
12
, come testimonia ulteriormente il taccuino di Villard de Honnecourt, composto nei primidecenni del XIII secolo, nel quale, tra schizzi e progetti di cattedrali, seghe idrauliche, statue eautomi, è disegnata in una carta la piattaforma di un trabucco
13
. L’origine di testi tecnici
5
B
ECK
1969, p. 24.
6
P
RAGER
1946, pp. 109-135.
7
Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Ms. Palatino 776, c. 10
.
8
P
RAGER
,
 
S
CAGLIA
1971.
9
G
ILLE
1985, p. 318.
10
B
ATTISTI
,
 
S
ARACCO
B
ATTISTI
1984, pp. 24-31.
11
F
RANCHETTI
P
ARDO
2001, pp. 331-359.
12
S
ETTIA
2005, pp. 32-34; M
ERLO
2004, p. 90. Si veda inoltre il recente intervento di Aldo Settia al convegno
Circolazione di uomini e scambi culturali tra città (secoli XII-XIV)
, Pistoia 13-16 maggio 2011, dal titolo
 L'ingegnereerrante e il mercato delle tecnologie militari
, di cui è prevista la pubblicazione negli atti.
13
Parigi, Bibliothèque Nationale de France, fr. 19093, c. 30r. Villard nel testo dice che nella carta successiva presenteràl’alzato del trabucco, ma questo disegno manca. Villard stesso nel taccuino, alla carta 2
, è rappresentato armato diusbergo, cappello di ferro, scudo (ma questo è stato aggiunto da una mano posteriore) e regge, appesa al polso, unaspada dalla punta tagliata e l'impugnatura a gancio, chiaramente un'arma mutuata da uno strumento da carpenteria, utilea differenti scopi, e una
virga
o
geometralis pertica
per calcolare le misure. Questi maestri costruttori risultanopossedere molteplici capacità professionali nell’ambito dell’edificazione sia in guerra sia in tempo di pace, in grado disoprintendere ogni fase di queste attività, dalla progettazione all’esecuzione materiale. Sempre in Francia all’inizio delXIII secolo è documentata l’attività di mastro Simone, abile nel costruire e demolire fortificazioni tanto da essereappellato
magister 
 
 fossarium
, ma anche esperto nella realizzazione di costruzioni “civili”. Per tutte le sue abilitànell’ideare, progettare e mettere in esecuzione macchine e artifici di vario genere viene definito
doctus
 
geometricalis
:

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