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Andrea CHITI-BATELLI Mazzini, precursore dell’idea di federazione europea?Dicembre 1998
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Andrea CHITI-BATELLIMAZZINI,PRECURSORE DELL’IDEA DI FEDERAZIONE EUROPEA?
 
Andrea CHITI-BATELLI Mazzini, precursore dell’idea di federazione europea?Dicembre 1998
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 Mancano studi ampi e approfonditi sull’europeismo di Mazzini
 Habent sua fata libelli
, afferma un detto latino assai noto. Lo stesso avviene, a quel che pare,per i grandi movimenti storici e, in ogni caso, per il Risorgimento, una delle caratteristiche del qualeè quella di aver sempre suscitato l’interesse di storici britannici particolarmente avveduti che, daBolton King a Mack Smith, hanno dato contributi notevoli per far comprendere la vera natura delmovimento italiano di unità nazionale e delle sue diverse manifestazioni e per liberarlo dall’aloneagiografico di cui la storiografia italiana ha tendenza a circondarlo
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.Non si può dire lo stesso per il pensiero europeo di Mazzini: che ha avuto certo, anche questo,il suo storico britannico di primo piano, nella persona di Gwilym Oswald Griffith, almeno se si devegiudicare dal titolo del suo libro
 Mazzini, profeta di una nuova Europa
. Ma in realtà questo autorededica soprattutto la sua opera, senza dubbio notevole, a chiarire, studiando la biografia di Mazzini,le idee democratiche che quest’ultimo avrebbe voluto far trionfare nell’Europa intera, e molto poco,invece, a cogliere il pensiero mazziniano sull’organizzazione futura del nostro continente
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.E anche un’altra opera inglese su Mazzini dovuta al già ricordato Bolton King
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non dedicaquasi nessuna attenzione al pensiero europeo del grande genovese
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.Vi è, è vero un opera, apparsa vari anni addietro in Francia, più specificamente dedicata aMazzini «federalista»: ma essa è molto più un esaltazione entusiastica che non un analisi critica edobiettiva, sì che la sua utilità è limitatissima
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.Pertanto, per avere lumi più precisi sul nostro tema è necessario ricorrere a due opere classi-che di Gaetano Salvemini
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e di Alessandro Levi
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, e specie al primo fra loro; ma soprattutto a un vo-lume più recente di Dante Visconti che, pur essendo dedicato allo studio dell’idea europea in tutto ilRisorgimento, e non solo a Mazzini, resta tuttavia lo studio forse più importante di questo aspetto
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Dirò di Bolton King fra poco. Quanto a Mack Smith – autore alla moda in Italia per i suoi studi dissacranti sul Risor-gimento – la sua iconoclastia non tocca Mazzini, a cui egli non ha dedicato,inizialmente, se non poche pagine, ma as-sai equilibrate, nella sua antologia
 Il Risorgimento italiano
, Bari, Laterza, 1968 (Mazzini, si legge alla p. 70, ritenevache «la pace internazionale e l’indipendenza nazionale dovessero necessariamente andar congiunte»). Più recente-mente egli ha dedicato a Mazzini un intero volume, di cui si dirà in bibliografia. – L’interesse degli storici inglesi,d’altra parte, non si è arrestato al Risorgimento: da un lato Cecil J.S. Sprigge (
The development of modern Italy
, YaleUniv. Press, 1944, tr. it.,
Storia politica dell’Italia moderna
, Bologna, Capelli, 1963, 303 pp.); dall’altro lo stessoMack Smith (
 Italy. A modern history
, Anna Arbor, The Univ. of Michigan Press, 1959, pp. VII, 508; tr. it. Bari, La-terza, 1959) hanno dedicato opere notevoli alla storia italiana degli ultimi cento anni. Anche la storia di gran lungapiù importante e più completa della cosiddetta Repubblica Sociale fascista è dovuta a un autore britannico: Fr. W.Deakin,
The brutal friendship. Mussolini, Hitler and the fall of Italian fascism
, Londra, Weidenfeld and Nicolson,1962, (tr. it.
Storia della Repubblica di Salò
, Torino, Einaudi, 1970, pp. XIII, 826).
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L’originale dell’opera del Griffith si intitola
 Mazzini, prophet of modern Europe
, London, Hodder and Stoughton,1932. La traduzione italiana è stata pubblicata da Laterza, Bari, 1935. Lo stesso carattere biografico è proprio di unaltro volume interessante di Edith Hinkley,
 Mazzini. The story of a great Italian
, Londra, Allen and Unwin, 1924,287 pp. E fra queste figlie d’Albione italianizzanti deve ancora annoverarsi Jessie White Mario,
 La vita di Giuseppe Mazzini
, Milano, Sonzogno, 1886, 499 pp., che non è una storia
stricto sensu
, ma a cui dobbiamo molti ricordi im-portanti sulla vita e l’attività di Mazzini.
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Bolton King,
 Mazzini
, Londra, Dent, 1902; tr. it.
 Mazzini
, Firenze, Barbera, 1903, più volte ristampato. Si veda an-che, dello stesso autore,
The life of Mazzini
, Londra, Dent, 1911.
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Lo stesso è da dirsi di una delle opere tedesche più importanti sul nostro autore, dovuta a Richard Bichterich,
Giu-seppe Mazzini, der Prophet des neuen Italien
, Berlino, 1937; tr. it. Milano, Garzanti, 1940.
5
Maria Dell’Isola e Georges Bourgin,
 Mazzini, promoteur de la République Italienne et pionnier de la Fédération eu-ropéenne
, Parigi, Rivière, 1956.
6
Gaetano Salvemini,
 Il pensiero religioso, politico, sociale di Giuseppe Mazzini
, Messina, Trimarchi, 1905; nuova ed.Mazzini, Catania, Battiati, 1915; tr. ingl.,
Giuseppe Mazzini
, Londra, Cape, 1956.
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Alessandro Levi,
 La filosofia politica di Giuseppe Mazzini
, Bologna, Zanichelli, 1917 nuova ed. Napoli, Morano,1967.
 
Andrea CHITI-BATELLI Mazzini, precursore dell’idea di federazione europea?Dicembre 1998
3del pensiero del nostro autore
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: così come un saggio di Franco Della Peruta
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costituisce lo studio piùnotevole sull’azione europea – quella della «Giovine Europa» – grazie alla quale Mazzini cercò direalizzare quel pensiero
10
.
 Last but not least,
ricordiamo in questa bibliografia sommaria, che cercheremo di completarealla fine, un saggio particolarmente notevole di Mario Albertini sulle idee sovrannazionali nel Ri-sorgimento
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che, insieme alla sua opera più ampia sullo Stato nazionale
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– e, soprattutto, con unostudio molto più breve, ma non meno importante, di Georges Goriély
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–, costituisce per noi il pun-to di riferimento essenziale, la «
 pierre de touche
federalista», che permette di pronunciare un giudi-zio storico, nel senso profondo della parola – sul pensiero europeo di Mazzini
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.
 Perché Mazzini non è un federalista europeo
Fondandosi su tali studi, e sugli scritti più importanti di Mazzini in argomento
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si può affer-mare, per quanto ciò possa sembrar paradossale, che un pensiero «europeo» (nel senso di una con-vinzione della necessità di una unità sovrannazionale del continente, indispensabile a garantire unordine democratico, pacifico e stabile in Europa) non esiste nel pensatore genovese: e non esiste perdue ragioni fondamentali, ciascuna sufficiente a escluderlo.
1)
La
 prima ragione
è che Mazzini non era convinto – a differenza di altri pensatori del Ri-sorgimento – che solo un ordine sovrastatale avrebbe potuto, anche allora, assicurare in modo per-manente lo sviluppo e il progresso del Vecchio continente nell’ordine e nella giustizia. Mazzinicondivide invece in pieno l’illusione che era stata ed era propria dei liberali e degli economisti«manchesteriani», e sarebbe stato anche quella dei socialisti di confessione marxista o «utopistica»,che si può chiamar l’«illusione dell’omogeneità».È solo l’esistenza di regimi capitalistici – afferma l’ultima versione, appunto quella socialista,di tale illusione triforme, ma sostanzialmente una –; è solo l’esistenza di regimi capitalistici, dicevo,che è la causa profonda e reale dei contrasti fra nazioni e delle guerre che ne derivano: una societàinternazionale di Stati socialisti sarà, per definizione e necessariamente, pacifica.Sono solo gli ostacoli al libero commercio – afferma la prima versione, di cui la versione so-cialista, ad esempio in Marx, deriva direttamente – a causare questi contrasti: un’Europa liberistasarà un’Europa in cui le cause stesse delle guerre saranno state eliminate
in radice.
 È solo l’Europa dei re, degli
anciens régimes,
dell’assolutismo – afferma la seconda versione,quella democratica – è solo «l’Europa dei principi» che è per sua stessa natura bellicosa: l’Europarepubblicana, «l’Europa dei popoli» – questa è la profonda convinzione di Mazzini – sarà
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Dante Visconti,
 La concezione unitaria dell’Europa nel Risorgimento italiano
, Milano, Francesco Vallardi, 1948.
9
Franco Della Peruta,
 Mazzini e la Giovine Europa
, «Annali dell’Istituto Gian Giacomo Feltrinelli», 1962.
10
Invece, per quanto concerne la storia dell’influenza che l’idea europea ha avuto sui fatti, e non solo sulle idee, del Ri-sorgimento, è particolarmente importante il vol. di Luigi Salvatorelli,
 La Rivoluzione Europea
(1848-1849), Milano,Rizzoli, 1949.
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Mario Albertini,
 Il Risorgimento e l’unità Europea
( 1961), Napoli, Guida, 1979. Albertini dà nel suo saggio una bi-bliografia assai vasta in argomento: si potranno trovarvi citati, accanto ad opere di Luigi Salvatorelli, studi importantisull’idea europea nell’Ottocento di F. Chabod, E. Curcio, C. Morandi, P. Renouvin, E. Rota, A. Saitta.
12
Mario Albertini,
 Lo Stato nazionale
, Milano, Giuffrè, 1961.
13
Georges Goriély,
 Appunti sullo sviluppo del sentimento nazionale in Europa
, Roma, Movimento Federalista Europeo,1953. (Soltanto la versione italiana è completa; l’originale francese è apparso in quello stesso torno di tempo nella ri-vista belga «Les Cahiers Socialistes»).
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Tale pensiero è espresso
 passim
nell’opera immensa – un centinaio di volumi – di Mazzini: vera «selva selvaggia» aproposito della quale qualcuno ha parlato di grafomania. Per cominciare ad orientarvisi, si potrà ricorrere alla vastaantologia pubblicata dall’U.T.E.T.: Giuseppe Mazzini,
Scritti politici
, Torino, 1972.
15
Vedere in proposito l’antologia cit. alla nota prec.
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