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Romano Metafisica Giamblico

Romano Metafisica Giamblico

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01/25/2014

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text

original

 
46
Syllecta
Classica
8 (1997)here is the origin
of
multiplicity, and the whole dialogue is considered
to
provide
an
answer to this single issue.
55
This was also the context in which the triad of
TIE
pas,
CITIElPOV
and
I1ElKT6v
was understood. As opposed
to
his predecessors, lamblichus saw that this scheme
of
the
Philebus
cannot serve the aim of explaining the origin
of
multiplicity,
if
thelimit and the unlimited are put against each other in a vertical opposition. lamblichus'answer is ingenious and simple: instead
of
a vertical hierarchy, one should abstractfrom the
Philebus
a horizontal dichotomy
of
limit
and
unlimited. All infinity can thenbe reduced
to
one principle just' below the One Cause. Together with the principle oflimit, this primordial Unlimited governs the constitution
of
every being, from theintelligible through the lowest level.Let
us
then conclude by returning
to
our starting point: is there a contradictionbetween the two accounts
ofthe
scope
of
the
Philebus?
In the first place one shouldconsider that
if
the name "Cause" only reveals the One
as
it presents itself to lowerreality, and
if-as
we
saw-the
other principles, too, represent no real determinations
of
this level
of
reality, but only are functional names which help
usto
understand thefullness
of
the One, then one has
to
maintain that the different principles
of
the
Philebus
speak
of
the "Good
as
it
is
experienced in lower reality." Thus, so it seems,the text
of
Damascius'
Commentary
we quoted at the beginning, namely that the
Philebus
speaks
of
the Good which permeates everything, and not of the transcendentGood, does apply fully to lamblichus' interpretation. But on the other hand,
if
theunderlying referent
of
the "Cause," the "limit," the "unlimited" and the "intelligible"taken together
is
the primordial unity of the One itself, then one can also say that afterall the scope
of
the
Philebus
is the transcendent Good,
as
was affirmed by the author
of
the
Prolegomena.
It is a matter of emphasis. For the One completely in itself,without any positive determination, is still the same
as
that One from which allmultiplicity stems, and
of
which all the "principles" are functional exponents. Thecontradiction between the two texts, then, is only apparent, and the problemagain---due
to
our defective understanding
of
the true nature
of
the One, the "Cause"which after all remains transcendent.Postdoctoral Fellow of the Fund for Scientific ResearchFlanders (Belgium)Katholieke Universiteit Leuven
55
As
a matter
of
fact, the problem of
the
one and the
many
is
one
of
the first questions treatedin the
Philebus
(l4c7-20a8); Iamblichus may well have found here a valuable support
to
his
thesis-I
thank
Dr. A.
Sheppard for having raised this point
in
the discussion.
F.
Romano:
Metafisica e
Matematica
in
Giamblico
47
Metafisica e
Matematica in
Giamblico
Francesco Romano
I.
Premessa Metodologica
Prima
di
affrontare
ex professo
il problema del rapporto tra metafisica ematematica in Giamblico, e opportuno fare qualche considerazione suI significatogenerale che la nozione
di
"metafisica" ha nella filosofia
di
Giamblico, perche--<:ometutti
sanno-tale
nozione, che peraltro non corrisponde a nessun termine tecnico nellinguaggio filosofico antico, ha acquisito nei secoli una molteplicita
di
significati nontutti riducibili a quello originariamente aristotelico.Per potere tentare una definizione
di
"metafisica" nel senso gia,mblicheo (rna la cosa non sarebbe divers a a proposito
di
qualsiasi altro filosofo neoplatonico), ritengo che si debba partire dalla nozione che adessa e quasi sempre sottesa, cioe dalla nozione
di
"intelligibile"
(TO
vOT]T6v):
e infattiquest'ultima nozione che riempie concettualmente quella
di
metafisica e la rendequindi comprensibile nella sua connotazione semantica e nella sua valenza teoricagenerale.
10
non credo che esista nellinguaggio neoplatonico altro termine capace·disovrapporsi a quello
di
"metafisica." Da
un
punto
di
vista metodologico, dun que,considero "metafisica" in Giamblico tutto cia che si riferisce e contiene in qualchemodo il concetto
di
"intelligibile." Sulla differenza tra l'intelligibile nel sensoneoplatonico e in quello aristotelico, non e qui il caso di soffermarsi: dicosemplicemente che
Ie
poche volte che Aristotele adopera il termine
vOT]T6s
nella sua
Metafisica,
0
riferisce il pensiero altrui,l
0
indica genericamente il contenutodell'intelletto, soprattutto dell'intelletto divino
0
dell'intelletto intuitivo (in.quest'ultimo caso quasi sempre in relazione a concetti matematici.
2
Di tutt'altraportata, sia semantica che teoretica, appare invece l'uso della stesso termine neifilosofi neopiatonici.
Ad
es.,
di
Platone, a 990a3l,
0
di
Antistene, a 999b2 e a I043b30.
2
Si
veda,
ad
es., I036a3, I072b20, I076b38.
 
48
Syllecta Classica 8 (1997)
II.
Nozione di "lntelligibile"
La
famiglia semantica di
VOTlTOS'",
sia nella
fonna
attributiva che in quellaneutro-sostantivata, ha una discreta frequenza negli scritti di Giamblico (unacinquantina di occorrenze) e risulta quasi sempre in combinazione con altri termini,anche qui
0
in forma attributiva
0
in sindesi con essi.
Tra
questi ultimi figuranosoprattutto termini quali: npwTov,
8€oS'",
8€tov,
aaw)J.aTov,
ai.iAov,
a)J.EptaTov,a(otov,
ouala,
apXl], aTOtx€tov,
j'EVOS'",
napao€tj'lLa, aAl]8€ta. Quelli prevalenti traquesti sono
€tooS'"
e
8EOS'"/8€tov,
prevalenza che incide fortemente sulla relazione chelega
la
nozione di "inteIIigibiIe" con quella di "teologia."
Ma
per
dare
un'idea
piuprecisa di che cosa Giamblico intenda di volta in volta esprimere con la famigIiasemantica del terrnine
VOTlTOS'"
proviarno brevemente a esarninare qua1che brano del
De
Mysteriis.
A 1.12, pagina 41.10, GiambIico chiama
"Principio
etemo
e inteIligibiIe<delle anime>
(TllV
a(otOV
Kat
VOl]TTtV
aUTWV
apXl]v)"
quello a cui gli dei, "dopoaverle chiamate e unite a se
(EiS'"
eauTouS'"
aVaKaAQV)J.EVOt
Kat
TTtV
EVWatV
aUTatS'"
TTtV
TTPOS"
eaUTOUS'" XOPTlj'OQVTES'"),
riconducono
(nEptdj'Ea8at)
Ie anime deiteurghi." Non
c'e
dubbio che qui
iI
senso dell'''intelligibilita'' del Principio dev'essereletto
SI
in connessione con la sua etemita, rna anche con
iI
fatto che e proprio in virtu
della
intelIigibilita del loro Principio che gli dei possono
"unire"
a se e, quindi,"unificare" con se Ie anime dei teurghi.
In
altri termini, la nozione di"intelligibile"econcepita in chi ave metafisica e trascendente, cioe in funzione di quella metafisicadella trascendenza deIl'Uno, di cui Giamblico e certamente, dopo Plotino, il principaleassertore e teorizzatore.Ancora, a 1.19, pagina 57.16ss., Giamblico
fomisce
una delle piu chiare einequivocabili, tra Quante ne siano state fomite dai teologi antichi, definizioni delrapporto tra dei visibili,
0
corpi celesti, e dei invisibili.
E
opportuno riportare questopassaggio per esteso,
affinchcS
se ne comprenda compiutamente
iI
significato: "Dico,dunque, che Ie statue visibili degIi dei sono generate a partire dai modelIi diviniintelligibili
(ana
TWV
VOTlTWV
8ElWV
TTapaOEtj'ILaTwv)
e intomo a tali modelli (nEpt
aUTCt,
che potrebbe significare in tale contesto: in rapporto a tali modelli),
e,
una voltanate, esse si fissano assolutamente in quei modelli, ai quali risale l'immagine che estata da essi prodotta <in quelle statue visibili>; e
pur
essendo
Ie
stesse, anche se in
modo
diverso
(€TEPWS'"
T€
TO:
au
TCl
,
appunto
percheS
immagini di quei modelli),quelle statue sono state create
per
formare un altro ordine, e queste di quaggiu sono incontinuita con quei modelli secondo un'unica unita
(auvExi\
TE
EaTt
TCt:
TUOE
npOs
EKEtva
KaTa
)J.iav
EvwatV),
e Ie forme divine intellettive presenti nei corpi visibilidegii dei preesistono ad essi in modo trascendente
(XWptaTwS'"),
mentre i loro modeIIiinteIIigibili, che sono privi di mescolanza e sopracelesti, pennangono in se stessi tuttiinsieme nell' Uno
()J.EVEt
Ka8'
eauTa €vt
o)J.ou
TTavTa,
dove suggerirei di accogliere
la
lezione
EV
€vi di M.Ficino) in virtu della loro
etema
trascendenza
(KaTO:
TTtV
otatwvtav
aUTwv
E
assolutamente chiaro che
il
significato che quiGiamblico intende dare alle forme intelligibili ed eteme conceme non soltanto l'aspettodella loro ineIiminabiIe trascendenza rispetto aIle forme intellettive che sono nelmondo di quaggiu, ivi compresi i corpi celesti, che pure possiedono una notevoledose di divinita, rna anche e soprattutto quell'aspetto della loro unione con l'Uno, dacui dipende
la
lora
stessa essenza
0
realta.
Come dire che
il
senso metafisico
F.
Romano: MetaflSica e Matematica in Giamblico49
dell'intelligibile e connaturale a quest' ultimo, soprattutto in funzione dell'Unico PrimoPrincipio
da
cui tutto discende, sia al livello intelligibile sia allivello intellettivo sia allivello sensibile, che sono appunto i tre livelli che racchiudono l'intera metafisicaneoplatonica.
La
medesima conclusione si
pub
trarre da
un
altro passo che
si
incontraa 3.28,
pagina
168.3ss., dove, a proposito della differenza tra mantica
divina
emantica falsa e ingannatrice, Giarnblico afferma che quest' ultima si serve di immaginie di altri strumenti che sono generati dalla materia scelta di volta in volta dai teurghiche ne fanno uso, e che non hanno niente di legittimo, ne di perfetto e chiaro, mentrecib di cui si serve
la
mantica divina, in quanto
ne
e
autore un dio,
"e
prodotto
da
essenze,
che
sono affini
all'Uno
e Intelligibili-EK
TWV
evO€tOWV
Kat
VOTlTWV
ouatWV
TTapaj'ETat."
Chiudo
quest' esame
della nozione di "intelligibile" nel
De Mysteriis,
richiamando all'attenzione
dellettore
il capitolo 2
dellibro
8, pagina 261.9ss., librache Giamblico, avviandosi verso la conc1usione del suo trattato,
dedica-come
si
sa-quasi
interamente all'esposizione sintetica della dottrina astrologica degli antichiEgizi, e quindi alle fonti stesse da lui utilizzate per rispondere a Porflrio. Nel capitolo2, appunto, si tratta della prima Triade dei Principi divini, che Giamblico presentacome contenuta in alcuni trattati
Ermetici
(che non sembra appartenessero al cosiddetto
Corpus Hermeticum).3
10
riporto qui il testa nella traduzione di Dillon:
4
"Prior to thetrue realities and the universal principles
(sc.
the Forms), is One God
(8€oS'" €tS'"),
precause [Dillon preferisce, a mio avviso ragionevolmente, la congettura
TTpOalTtoS'"
diScott a quella
TTpWTtaToS'"
di
E.
des Places]
of
the primal God and King, remainingmotionless
in
the aloneness
of
his
own
oneness
(EV I-lOVOTl]Tt
Tf\S'"
eauToQ
evoTTlTOS'"
)J.EVWV).
For
no
object
of
intellect
(VOTlTOV)
is attached to him,
nor
isanything else; he is established as the model for the self-fathering, self-generatingand only-fathered God who is the true Good
(TOU aUTOTTClTOP0S'"
aUTOj'OVOU
Kat
)J.OVOTTaTOpoS'"
8€ou
TOU
15vTwS'"
aj'a8oQ); for he is something greater, and primal,and fount
of
all things, and the base for the primal
objects
of
ntellect,
which are theIdeas."
L'unica
osservazione che mi sento di fare a questa bella ed efficace traduzionedi Dillon e il fatto che egii traduca con Ie parole "object
of
intellect" sia il
VOllTOV
di261.12, sia
il
VOOU)J.EVWV
di 262.1: ritengo, infatti, che, mentre
VOOU)J.EVWV
e riferitoaile Idee,
VOTlTOV
e, invece, riferito all'intelligibile in relazione alI'Uno-Dio,
ed
ha
quindi un significato metafisico piu forte.
Da
questo testa del
De Mysteriis
Dillon
giustamente trae conferma per
10
schema metafisico della dottrina dell'Uno, anzi degliUno, cos 1 come ci e attestata da importanti testimonianze in Damascio
(De
Principiis
2.1.4ss.; 2.28.1ss.
),
e precisamente del Primo Uno (navTEAws
app€Tov),
del
Secondo
Uno
(TO
O:lTAWS'"
EV)
e
dell'Uno
Esistente
(TO
€v
15v).
10
non intendo
in
questa sede entrare nel merito della
vexataquaestio
dei molteplici Uno nel pensiero diGiamblico, questione, che, come si sa, si intreccia con
l'altra
altrettanto
vexata
questione delle Enadi, sulla
Quale
ritengo che abbiano detto parole decisive Saffrey e
3
Per la complessa e difficile questione relativa a questa e
ad
altre fonti qui indicate
da
Giamblico. rinvio alia lunga nota
115
annessa da Sodano
aHa
sua traduzione del
De Mysteriis
(Milano 1984).
4
Introduction a
Iamblichi Chalcidensis.In Platonis Dialogos Commenlariorum Fragmenta.
1.M. Dillon. ed. (Leiden 1973). riprodotta
in
ANRW
II
36.2 (Berlin e New York 1987) 884
[862-
909].
 
so
Syllecta Classica 8 (1997)
Westerink.
5
Confesso soltanto che, da
un
punto di vista metodologico, mi sembrache si debbano prendere
Ie
testimonianze
di
Damascio
cum grano salis,
non tanto,cioe, nel senso che Giamblico avrebbe postulato due Uno, come dire due PrimiPrincipi (ouo
Etcrlv
a\.
TTpWmt
c:\:PXa1.
TTPO
TfjS
VOT]TfjS
TTproTT]S
TptaoOS,
comescrive Damascio), il che potrebbe risultare assolutamente incomprensibile per unfilosofo neoplatonico (noi sappiamo che Damascio punta spesso a mettere incontraddizione con se stessi i suoi predecessori, Proclo anzitutto, rna anche Giamblicoche Proclo considerava certamente il vero maestro degli Ateniesi), quanto piuttosto nelsenso che dell'Uno quale Primo Principio e possibile parlare e considerare, ora il suoaspetto di assoluta trascendenza su tutto, compresa la prima Triade intelligibile (e in talsenso esso non potrebbe neppure essere denominato Uno: infatti' Giamblico
10
chiama,
come
si visto,
TTavTEAws
appETov),
ora
il suo aspetto generativo
0
produttivo,
per
cui esso, pur essendo privo assolutamente di alcun rapporto conqualsiasi Intelligibile e con qualsiasi altra cosa, come dice il teste succitato del
De
Mysteriis,
tuttavia deve svolgere la sua funzione di Prima Causa produttiva anzituttodella Prima Triade e quindi
di
tutte
Ie
Triadi successive. In effetti la denominazione
di
9EOS
Ets-
potrebbe non significare "un dio che e
l'Uno"
(un dieu qui est
l'Un,
cometraduce des Places, seguito sostanzialmente da Sodano),
0,
come sembra indicareanche la traduzione Dillon,
"un
Dio Uno" (One God: confesso, perb, che noncomprendo bene che cos a significhi esattamente e filosoficamente in inglese questaespresssione, anche se sono certo che Dillon interpreta qui Giamblico in funzione
di
Damascio), bensf proprio alla lettera
"un
Dio unico," dove il termine
9EOS
stanecessariamente al posto del termine Uno (Giamblico infatti non
10
chiama Uno, bensf
TTavTEAws
appETov)
al
solo scopo
di
indicare che trattandosi di una dottrina misterica(ermetica) e quello l'unico Iinguaggio che
si
deve e si pub adoperare. In altri termini,quel che conta e che
si
pub
sf
parlare di primo dio
0
di secondo dio, ecc., rna
il
verodio come Principio,
0
come Pre-causa,
COS!
come indica il
TTpoal
nos,
non pub essereche Unico. Ai fini della nostra tesi, tutto cib serve a dimostrare che anche in questopassaggio del
De Mysteriis,
COS!
tormentato e dense di difficolta ermeneutiche, lanozione di "intelligibile" dipende dal suo rapporto con
il
fondamento stesso delladottrina metafisica
di
Giamblico, ed e, quindi, rivelatrice della sua stessa nozione
di
metafisica. Mi scuso
di
questa non breve
Premessa
e passo subito
al
tema centrale delmio discorso.
ill.
II
Rapporto
tra
Metafisica e Matematica nei Principali Scritti di Giamblico
a)
Nonostante che la teorizzazione
di
tale rapporto sia ovviamente pili facilmentereperibile negli scritti matematici, e necessario tuttavia, da un lato non trascurare
0,
comunque, prendere in seria considerazione gli scritti non matematici, che contengonopassaggi utili alIa dimostrazione della nostra tesi, e dall'altro lato discriminare tra gliscritti matematici quelli in cui il rapporto tra "matematica" e "metafisica" risultiprevalente e teoreticamente
pili
forte e significativo. Tra questi ultimi apparira, comevedremo, molto pili importante degli altri
il
De Communi Mathematica Scientia,
checontiene, al contrario dell'
In Nicomachi Arithmeticam Introductionem
e dei
5 Proclus,
TMologie Platonicienne,
H.D. Saffrey and L.G. Westerink, ed. e trad., vol. 3(Paris 1978) xi ss.
F. Romano: Metafisica e
Matematica
in Giamblico
51
Theologoumena,
un notevole numero di passaggi idonei
al
nostro scopo. I
Theologoumena,
tuttavia, possono essere considerati come un campo
di
veri ficaglobale della nostra tesi, dato che essi risultano impostati sull'assunto secondo cui deinumeri e possibile e legittimo costruire una scienza teologica.b) Degli scritti non matematici, quello che presenta maggiore interesse per noi e la
DeVita Pythagorica,
rna certamente anche
De Mysteriis
9.4, pur nella sua brevita, haun'importanza notevole.Ho evitato scientemente
di
prendere in considerazione, e quindi ho scartatoqualsiasi esame del suo testo, il
Protrepticus,
e
ho
fatto cib per l'evidente ragione chegran parte della sua sostanza non e giamblichea. Qualunque sia la soluzione che ungiorno
si
potra dare al problema del rapporto tra questo teste giamblicheo e
Ie
suenumerose fonti, allo scopo di determinare se vi sia e quale sia
l'
apporto originale cheesso abbia dato alIa letteratura protrettica antica e tardoantica, sta
di
fatto che allo statodelle nostre conoscenze questo secondo libro della
LuvaywYf)
TWV
IJu9ayopElwVsoltanto in piccolissima parte costituisce uno strumento atto ad arricchire lanostra comprensione storico-teorica del pensiero di Giamblico. Tutto questo nontoglie, naturalmente, che la stessa impostazione e la coloritura pitagorica nella qualeGiamblico ha saputo, da par suo, calare e adattare il materiale tratto dalle sue diversefonti, diane all'opera in questione un valore tutt'altro che insignificante dal punto divista della formazione e delle sviluppo della sua personale e originale dottrina.
Ma
eovvio che
ai
fini
del
nostro discorso diventava molto rischioso basarsi su testi tratti daquesto particolarissimo scritto giamblicheo.
6
Passo quindi all'esame di alcunipassaggi della
De
Vita
Pythagorica.
c)
De Vita Pythagorica
12. Questo capitolo della
De Vita Pythagorica
affronta ilproblema della nascita del termine "filosofia" e del suo vero significato:
la
tesi diGiamblico e, come si sa, quella comune a tutta la storiografia antica, secondo la qualeil primo a usare tale termine
fu
Pitagora. Giamblico accetta
tout court
tale tesi e laesprime con la formula "si dice che
...
" rna quel che pili conta e che egli pone
l'
accento suI fatto che Pitagora non solo inventb il nome, rna
10
attribul a se
stesso-
CjltAOcrOCPOV
E:aUTOV
TTpocrayopEucrat:-questo significa, secondo Giamblico, chePitagora fu anche
il
primo vero filosofo. II discorso di Giamblico continuasostenendo che Pitagora non
si
limitb ad attribuire a se stesso il nome di "filosofo,"rna ne spiegb anche il contenuto specifico-TTpaYl1a
otKElov
TTPOEKotoacrKWV.
La
traduzione che
di
queste ultime parole trovo sia in Montoneri ("il suo effettivosignificato") che
in
Clark ("a concern special to him") non
mi
soddisfa molto, giacchea me sembra che
il
termine
TTpaYl1a
ha qui il senso forte di "referente reale" della voce"filosofo," cioe di una realta che appartiene propriamente e specificamente al"significato" di quella voce. Chiunque sia l'autore di questo passaggio della
De VitaPythagorica,
Giamblico
0
una delle sue fonti, certamente non ignorava la tesi classicacon cui Aristotele nel suo
De Interpretatione
distingueva in maniera squisitamentetecnica
Ie
cj>wval
dai
TTa9-r1l1aTa
Tfis
ljJuxfis
e dai
TTpaYl1aTa.
7
6 Per aItre questioni relative al
Protrepticus,
rinvio
all'lntroduction
e aIle
Notes
di
E.
desPlaces e
diA.
Segonds che accompagnano l'edizione de' Les Belles Lettres (Paris 1989).
7
Cf.
Aristotele,
De
Interpretatione
16a3-8.

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