CAPITOLO 1 – FATTO E VALORE NELL’ESPERIENZA GIURIDICAIL PROBLEMA DELLA DEFINIZIONE DEL DIRITTO NEL DIBATTITO GIURIDICO
Le più diffuse impostazioni di filosofia e teoria del diritto tendono a porre il “diritto” al di làdella concreta vicenda storica.La filosofia del diritto è la scienza che studia il diritto che ne indaga la natura, il valore, ilfondamento.Il compito del filosofo è quello di definire le “invarianti” che costituiscono le “regolarità”dell’esperienza giuridica, ricorrenti in ogni epoca e in ogni forma sociale e che perciò sisottraggono al mutamento. Secondo questa tendenza, alla base di ogni ordinamentostorico ci sarebbe sempre un concetto generale di diritto che costituisce la strutturainvariate. (Giusnaturalismo e Giuspositivismo).Secondo
Kolakowski
1.
Il fondamento di ogni norma giuridica non coincide con il fondamento del diritto ingenerale: il primo infatti può dipendere tanto dall’arbitrio di un tiranno quanto dallalibera determinazione di un’assemblea legislativa.
2.
Non è possibile ricavare un criterio distintivo universalmente valido per distinguereil diritto buono dal diritto cattivo.
IL DIRITTO COME FENOMENO STORICO – SOCIALE
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Il tentativo di definire il diritto è stato sempre legato all’aspirazione di vincolare il dirittopositivo ( esistente ) ad un fondamento obiettivo, ad un principio (immutabile) di giustiziache elimini il rischio di arbitrarietà da parte dell’autorità che detiene il potere. Ma non èpossibile considerare il diritto come immutabile perché affonda le sue radici nella societàche è una realtà storica e mutevole, che si adegua ai cambiamenti.Affermare che il fenomeno giuridico appartiene alla storicità (quindi alla contingenza) dellacondizione umana contrasta con chi pensa che esista un diritto naturale (non contingentema eterno), ricavabile dall’essenza (natura) dell’ uomo o da un valore assoluto (verità).
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Definire il diritto come agganciato alla storia e quindi alla contingenza pone il problemadi definire quest’ultima. La contingenza definisce la situazione dell’ente finito come quelladi chi può esistere e non esistere, poiché la sua esistenza non è implicita nella sua stessaessenza. Ciò che
è
davvero, non può essere sottomesso alla temporalità, non può viverein modo da distinguere la propria esistenza tra passato e avvenire. Al contrario, gli esserifiniti vivono in una continua fuga da un passato che non c’è più, verso un avvenire che nonc’è ancora, sono dunque costretti a porre se stessi mediando memoria e anticipazione.
KOLAKOWSKI.
Il mondo ha cessato di essere una natura grezza, è diventato quasiun’emanazione dei nostri progetti. Il tentativo di coercizione tecnologica volto a estirparel’indifferenza del mondo termina in una sua sconfitta; perché le cose, a prescindere dallivello dei successi tecnologici raggiunti, sono sempre le nostre prede.Secondo Kolakowskil’istanza miticaè la tendenza a radicare l’esperienza nel mondomitico con riferimento alla necessità dei “valori”. Il mito che da forma a dei valori implicaperò anche la rinuncia alla libertà assoluta, poiché impone un modello già pronto checerca di conferire alla società una dimensione atemporale.
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