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CAPITOLO PRIMO – DALL’ “ETHOS” AL “NOMOS”STORICITÀ DELL’ORDINE SOCIALEIL DIRITTO
è unistituzione umana di norme coattive o sanzionabili, finalizzate aimprimere un ordine determinato ai comportamenti individuali e collettivi.Il diritto presuppone come condizione indispensabile il darsi d’una concreta forma di vitasociale.
LA SOCIETA’
è la convivenza di esseri umani nello spazio e nel tempo. → Ne consegueche qualunque fenomeno sociale risulta portatore di una dimensione “storica”
FORMULA GUIDA
l’ordine giuridico delle norme è indissociabile dal sistema simbolico deisignificati sociali”, ovvero dall’insieme dei valori, delle motivazioni e delle rappresentazioniche costituisce l’orizzonte storico e il contesto culturale di ogni società e che ha unaportata “simbolica” perché dà all’esistenza umana un “senso” .
ETHOS
Significa comportamento,condotta umana ( dal greco “ethos” = etica ).
NOMOS
È l’equivalente greco della parola latina
lex 
, cioè legge istituita.
IL DIRITTO COME REGOLA O COME DECISIONE O COME ORDINAMENTO
Carl Schmitt distingueva tre “tipi di pensiero giuridico”, a seconda che si privilegi, nelconcepire il “diritto”, la comprensione di quest’ultimo in termini di regola, decisione oordinamento. Ne conseguono 3 orientamenti giuridici concorrenti, che vanno sotto il nomedi
normativismo, decisionismo e istituzionalismo
.
DECISIONISMO. CARL SCHMITT
afferma che “anche l’ordinamento giuridico, come ognialtro ordine, riposa su una decisione e non su una norma”. Svolge un ruolo decisivo la suapresa di posizione politica a favore del regime hitleriano, considerato come l’unica rispostapossibile ed efficace alla crisi dello Stato liberale classico. Schmitt concepisce il dirittocome “decisione” sovrana e originaria.
NORMATIVISMO. HANS KELSEN
afferma che l’unica risposta alla crisi dello Statoliberale classico sia la democrazia. Il che significa rivendicare e salvaguardare laseparazione del diritto e delle sue competenze dall’ambito delle decisioni politiche.
ISTITUZIONALISMO. SANTI ROMANO
nella sua analisi dell’esperienza giuridica, nonparte dalla norma, ma invece individua la sorgente dell’esistenza, della validiedell’efficacia della norme nell’ordinamento giuridico. La sorgente del diritto, dunque, nonsono le norme ma è invece l’ordinamento giuridico. Però quest’ultimo costituisce a suavolta un’istituzione sociale – storica, quindi è fondamentale l’equivalenza tra ordinamentoe istituzione. Nell’ordine delle norme non si rispecchia dunque un ordine naturale già datoe predeterminato, ma si esprime la creatività di volta in volta determinata di concreti gruppiumani.
Si tratta ora di affrontare il normativismo giuridico attraverso l’esame della “dottrina pura deldiritto” elaborata da Hans Kelsen. In questo autore è lampante il passaggio dall’inizialedecisionismo al normativismo, ossia alla sempre più marcata formalizzazione della legge
Secondo Kelsen, infatti, ci si deve occupare dell’ordinamento giuridico come sistema di norme
 
Il nucleo della “dottrina pura del diritto” è per l’appunto l’analisi del sistema giuridico comeordinamento di norme: e l’espressione “dottrina pura” dev’essere intesa nel senso di dottrinanon ideologica, priva di presupposi morali e valoriali
il diritto è l’ordinamento giuridico, il quale a sua volta è un sistema di norme: che cosa fondal’unità della molteplicità delle norme del sistema? Come vengono gerarchizzate? La rispostakelseniana è che l’unità è garantita dalla “
norma fondamentale
” (
Grundnorm
), ossia la validitàè riconducibile a un’unica norma fondamentale che conferisce unità alla pluralità delle norme
L’attenzione di Kelsen si sofferma sul problema della validità e, in parte, dell’efficacia,trascurando però il problema della giustizia (che non a caso rimanda alla sfera dei valori e delleideologie)
La differenza tra le norme morali e quelle giuridiche sta nel fatto che le prime sono valide inforza del loro contenuto, il quale ha qualità immediatamente evidente che dà loro validità,mentre le seconde sono valide non per via del loro contenuto, in quanto qualsiasi contenuto puòessere oggetto di diritto.
Le norme giuridiche, allora, sono valide perché si sono presentate secondo un metodo specifico:in questa prospettiva, il diritto vale soltanto come diritto posto, nella sua assoluta indipendenzada norme morali. Esattamente in ciò risiede la positività del diritto, il quale è postoautonomamente rispetto alle norme morali, in antitesi col giusnaturalismo.Dunque, la “norma fondamentale”, lungi dall’essere una norma morale, è essa stessa una normagiuridica: secondo la definizione di Kelsen, essa è “la regola fondamentale per la quale sono prodotte le norme dell’ordinamento giuridico”; essa è
 DIRITTO NATURALE E POSITIVISMO GIURIDICO 
Nella
modernità
, che costituisce l’epoca storica nella quale il diritto conquista la propriaautonomia e la propria separazione dalle altre sfere sociali, l’insieme ordinato delle normegiuridiche si presenta come l’esito di procedure complesse di deliberazione collettiva; èevidente quindi che il diritto moderno non possa più configurarsi come un ordinamentofisso e predeterminato, capace di fissare una volta per tutte dall’esterno il comportamentoumano in ogni suo aspetto.Si distinguono però, ancora oggi, due pensieri filosofici differenti.
DIRITTO NATURALE
. Secondo questa visione
esisterebbe e sarebbe accessibile unadeterminazione universale e razionale di ciò che è “giusto per natura
” (in opposizione a ciòche è convenzionalmente posto dalle leggi umane). In quest’ottica, a partire dal postulatooriginario di un fondamento extra – positivo del diritto, sarebbe possibile formulare iprincipi universalmente giusti dell’ordine sociale, ai quali dovrebbero attenersi tutti gliordinamenti giuridici concreti..
DIRITTO POSITIVO (KANT)
Kant presuppone che il diritto abbia un suo fondamentouniversale, accessibile direttamente, attraverso cui riconoscere ciò che è giusto e ingiusto.In Kant un tale fondamento originario è la “ragione pura”, cioè la capacità della razionalitàumana di autodeterminarsi necessariamente e universalmente, senza esser modificata danessuna esperienza sociale – storica concreta.Secondo altri autori è la “natura delle cose” che racchiude in se stessa criteri universali enecessari che permetterebbero di distinguere il giusto dall’ingiusto e il bene dal male
 
L’ISTITUZIONE GRECA DELLA FILOSOFIASocrate
afferma che per potersi interrogare sulla giustizia delle leggi, bisogna riconoscereche lo spazio giuridico è un’istituzione sociale – storica e quindi che le sue determinazionipossono essere alterate, riformulate e rielaborate. L’istituzione delle leggi nasce dallapersuasione che è alla base del nomos.Solo se si ammette che non esiste una determinazione normativa a priori è possibile porsila questione della giustizia, riconoscendo in quest’ultima la posta in gioco di azioni edeliberazioni politiche.
Platone
voleva affidare ai filosofi il compito di governare la polis, per ottenere la garanziache le leggi avessero come proprio fondamento la verità divina e la giustizia eterna. Solocosì, secondo Platone, sarebbe stato possibile evitare i pericoli e le minacce del regimedemocratico, in cui le leggi vengono istituite a conclusione di un dibattito pubblico, il qualeperò, non essendo fondato sulla verità oggettiva e assoluta, non da nessuna garanziacirca la loro giustizia.Platone mette radicalmente in dubbio il valore della persuasione, che costituisce la formaspecificamente politica del discorso. Infatti la persuasione presuppone che tutti abbiano lapossibilità di formarsi un’opinione corretta, mentre esclude che qualcuno possegga unaconoscenza scientifica e incontrovertibile nelle materie su cui devono essere presedecisioni politiche.
Aristotele
sostiene esplicitamente che il nomos sia taxis (ordine istituito, costruitoartificialmente) e non invece cosmos (ordine naturale o spontaneo). Ciò invita a pensare lalegge come l’esito di un’attività politica che la precede e la fonda, e che trova nello spaziogiuridico una provvisoria stabilizzazione e protezione.
ARENDT
la varietà degli ordinamenti è molto ampia, sia nel tempo che nello spazio, matutti hanno due caratteristiche comuni: sono stati tutti concepiti allo scopo di assicurare lastabilità e la loro validità non è universale, ma è limitata sia sul piano territoriale, sia, comenel caso della legge giudaica, per il fatto di riferirsi ad un’etnia determinata.
CAPITOLO 2 IL PROBLEMA DELLA CONTINGENZA E L’ORDINE DEL MONDO
Diritto e società si determinano reciprocamente in modi di volta in volta diversi a secondadelle epoche storiche. Nelle società in cui manca una regolamentazione giuridica dellecondotte individuali e collettive, la stabilizzazione di queste ultime viene effettuata dalcostume.Gli esseri umani non ricavano dalla natura i modelli che prescrivono regole ai lorocomportamenti ma devono “istituire” un sistema di rappresentazioni sociali che dia aipropri comportamenti stabilità e regolarità ma al tempo stesso dà loro un senso.
TEORIA DEI SISTEMI E CONTINGENZA DELL’AGIRECastoriadis
. Il “sociale – storico” è l’ambito dei valori, delle rappresentazioni ideali, dellemotivazioni e delle regole attraverso cui ogni gruppo di individui rende umana la propriaconvivenza. In questo senso l’ordine sociale storico è sempre necessariamente simbolicoe istituito.
Simbolico
perché le sue componenti non sono meri dati di fatto, ma dei significati chereggono, strutturano e motivano l’esperienza umana.
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