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KARMAPresi un taxi in Durbar Square. Dopo aver contrattato a lungo ilprezzo con l'autista,un ragazzo dagli occhi di ghiaccio e le mani nervose,partimmo a tutta velocità.All'albergo mi avevano parlato del tempio di Swayambunath a pochichilometri da Katmandu. Lo Stupa, il più antico del Nepal, era stato costruitosulla sommità della collina e si diceva custodisse alcune reliquie del Buddha.Con un pò di fortuna avrei potuto assistere a una cerimonia religiosa.Così,dopo aver attraversato parte del centro, il taxi prese un sentiero ches'inerpicava attraverso campi coltivati a terrazza. L'erba era di un verdebrillante,fresca e odorosa,cresciuta dopo le abbondanti piogge monsonichedei giorni precedenti. Il mio autista,con fare molto professionale,se ne stavazitto,le mani strette al volante e il muso incollato al parabrezza,troppo presoa scansare uomini e animali che improvvisamente gli attraversavano lastrada, per potermi parlare.In breve arrivammo a Swayambu, un piccolo villaggio di modestecase in paglia e fango. Il taxi si fermò ai piedi della collina. Scesi e pagail'uomo che ringraziò con un impercettibile movimento delle sopracciglia esparì rapidamente dalla mia vista .Percorsi un piccolo viottolo che terminava proprio alla base dellascalinata che portava al tempio. Da quaggiù potevo intravedere soltanto lasommità dello Stupa,bianca di calce con la cupola dipinta di giallo-oro.Salii la ripida scalinata ;la piazzetta antistante il tempio era gremita dipiccole scimmiette che mi inseguirono incuriosite mentre diligentemente,insenso orario ,presi a far ruotare i mulini di preghiera.Mi tolsi le scarpe ed entrai. La stanza era illuminata da una lucetalmente fioca che stentai a riconoscere in quelle ombre,i contorni di unaventina di religiosi disposti su due file parallele. Un colpo di gong dette il via
 
 
alla cerimonia e i Monaci iniziarono a salmodiare i loro mantra. Mi misi inun angolo,chiusi gli occhi e provai a seguire il suono delle loro voci. Quandole sentii vibrare dentro di me,ebbi l'impressione di galleggiare in una nebbiadensa,palpabile,ovattata,e un senso di profonda pace si impadronì di me.Riaprii gli occhi e rimasi stupito nello scoprirmi non più nel tempio bensì suun declivio coperto d'erba alta. Ancora stordito mi misi a camminare giù peril pendio mentre un'ansia ingiustificata si fece strada in me.Vidi qualcosa affiorare dall'erba,preceduto da un lieve fruscio,poiuna mano mi afferrò per una caviglia."Dove corri,signore? Ce l'hai una rupia,bel signore,per un poverostorpio?".Infilai le mani sudate nelle tasche in cerca di qualchespicciolo,mentre con rapidi sguardi osservavo l'uomo che mi tenevaprigioniero. Aggrappandosi a me,si tirò a sedere su ciò che restava delle suegambe. Sentii salirmi alla gola un conato di vomito che riuscii a reprimere.Aveva il viso devastato dalla lebbra."Ti faccio ribrezzo vero,signore?"Mi abbassai per dargli i soldi e lui,approfittando della mia posizionesbilanciata ,mi tirò con forza a terra e caddi al suo fianco."Non avere fretta,signore,ora che mi hai dato i tuoi soldi voglioanche un pò del tuo tempo!" mi sussurrò in un orecchio.Un intenso lezzo di marcio mi investì e di nuovo lottai per nonvomitare.
"Lasciami,ti prego
." dissi debolmente."Che ci venite a fare qui voi occidentali" incalzò " se non riuscite asopportare nemmeno la nostra vista?".Cercai invano di liberarmi ma quell'uomo sembrava possedere unaforza straordinaria. Spinse il mio viso vicino al suo e i miei occhiincontrarono i suoi: li sentii inspiegabilmente famigliari.
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06 / 05 / 2011This doucment made it onto the Rising List!
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