1
Il vento aveva soffiato incessantemente per tutta lanotte facendo sbattere le finestre e impedendomi dichiudere occhio.Alle sei ero già in piedi, esausto, neanche avessipassato la notte a scaricare sacchi di cemento. Dallafinestra, un filo di luce rischiarava l’orizzonte mentre, incielo, nuvole minacciose e gonfie d’acqua, correvanoveloci mutando continuamente, con il loro andare, la luce.Le strade deserte di Rio Gallegos, spazzate daviolente raffiche di vento, davano un senso di disperatamalinconia e la città appariva deserta come se fosse stataabbandonata da tempo.Mulinelli di carte, nylon e foglie morte si alzavanoper decine di metri per poi ricadere a terra. Sotto losferzare dei refoli più violenti gli alberi del vialepiegavano le loro fronde fino a farle toccare terra . RioGallegos non meritava più che uno sguardo di sfuggita.Non c'era niente che potesse trattenere il visitatore per piùdi un giorno. La sera prima avevo lasciato il caldo afoso diBuenos Aires ed ora mi trovavo catapultato in Patagonia,mille chilometri più a sud, inviato dal mio giornale per unservizio fotografico sui ghiacciai.L
'Hotel Santa Cruz
dove alloggiavo, era situato inun vecchio edifico fatiscente affacciato sulla viaprincipale. Le camere squallidamente arredate,invitavano l’ospite più alla fuga che a trattenersi.A malincuore m'infilai sotto una doccia che sapevoessere gelida ed emisi un urlo al primo contatto conl'acqua fredda. Una volta uscito mi strofinai energicamente
Add a Comment
This document has made it onto the Rising list!