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Libano : tra cedri e kalashnicov, cronologia di un massacro .
Prima del 1975, quando musulmani e cristiani maroniticonvivevano in pace con tutti gli altri culti religiosi presenti in Libano,questo piccolo Paese, poco più grande del nostro Abruzzo, era definito laSvizzera del Medio Oriente. Da sempre crocevia di razze e culture diverse,posto all’incrocio tra Europa, Asia e Africa, il Libano era un esempio diconvivenza pacifica tra i popoli. Tra il profumo dei cedri e il notevoleafflusso di valuta pregiata, che riempiva i forzieri delle banche, il Paesepoteva annoverarsi tra i più ambiti paradisi fiscali del Medio Oriente. Iltempo scorreva felice nella cosmopolita e ricca Beirut e i suoi abitanti,presi dalla dolce vita, se la godevano tra eleganti boutiques, ristoranti allamoda e le calde notti ai tavoli verdi del “Casinò du Liban” e nelle stanzedell’Hotel Saint George spie internazionali e spregiudicati commerciantid’armi concludevano i loro affari. Le cose iniziarono a cambiare negli annisessanta quando, con la “Guerra dei sei giorni” (1967) ,Israele sconfisseSiria ed Egitto occupando Cisgiordania e il Golan costringendo una massaenorme di profughi palestinesi, circa 500.000, a rifugiarsi nel sud delPaese. Ben presto questo cospicuo afflusso di profughi incrementò gliattriti con la comunità cristiana. Nel 1970 questa presenza rappresentavauna percentuale altissima rispetto ai tre milioni di Libanesi sparsi su unterritorio lungo appena 240 km e largo 70.Uno scontro tra falangisti libanesi e palestinesi il 13 aprile 1975 fada scintilla ad una sanguinosa guerra civile che durerà 16 anni. Da quelmomento in poi è un continuo susseguirsi di massacri, attentati, rapimenti,vendette e regolamenti di conti tra le varie fazioni politiche e religiose in
 
 
un continuo alternarsi di improbabili e fragili alleanze.Nel 1977 l’assassinio del leader druso Bechir Joumblatt è ilprestesto per una serie di eccidi di cristiani nella regione dello Chouf.L’esercito libanese combatte contro i palestinesi nel nord del Paese mentrecontemporaneamente Israele invade il Libano con 20.000 soldati. E’ ilcaos. Tra tregue firmate e puntualmente disattese, si susseguono in tutto ilPaese controllato a sud da Israele e a nord dalla Siria, cruente battaglie checoinvolgono la popolazione civile.Una seconda e più feroce crisi della guerra si ha nel 1982 quando50.000 soldati israeliani si spingono nella valle della Beekaa dove gliscontri tra siriani e le forze libanesi sono durissimi e arrivano fino a Beirutche subisce uno dei più feroci bombardamenti della storia: un colpo dimortaio ogni secondo per quattro ore. Nello stesso anno il presidenteGemayel, muore in un attentato e l’esercito israeliano invade Beirut ovest.La crisi tocca il suo punto più caldo quando nei campi palestinesi diSabra e Chatila vengono uccisi un migliaio di civili dai miliziani falangisticon il tacito consenso degli ufficiali israeliani che in quel momentoavrebbero dovuto sorvegliarne l’incolumità. L’ONU decide così diorganizzare una forza multinazionale di pace composta da contingentiamericani francesi, inglesi e italiani. All’alba del 23 ottobre due camioncarichi di tritolo compiono un doppio attentato suicida alla base americanae francese a Beirut provocando 300 morti.La capitale è il bersaglio preferito dei bombardamenti di tutte lefazioni in lotta: i siriani colpiscono i quartieri cristiani, l’esercito libanesequelli drusi, gli israeliani quelli palestinesi. E’ l’ultima fase di una guerrache sembra non finire più e trovare il bandolo della matassa per unapossibile soluzione negoziale sembra diventato ormai impossibile.Dopo una fase iniziale dove i libanesi avevano come nemici ipalestinesi e quella successiva, quando il conflitto si sposta tra cristiani e
 
 
musulmani, la terza, l'ultima e la più infuocata, coinvolge le comunitàcristiane in un confronto interreligioso creando divergenze interne chegenerano a loro volta vendette e assassini.Nel 1990, infine, le truppe siriane si concentrano intorno a Beirut ecostringono i belligeranti a sedere al tavolo delle trattative a Damasco dovel’astuto presidente siriano Hassad conduce il gioco, da abile cerimonierequal è, a suo favore. E’ quella che rimarrà famosa con il nome di “PaxSiriana” ottenuta paradossalmente con la forza delle armi.Questo Paese, piccolo ma di grande importanza strategica edeconomica, distrutto dalla guerra ha cambiato volto : 150.000 morti e unmilione di emigrati all’estero, per lo più cristiani, sono il bilancio di 16anni di guerra. Il complesso mosaico della convivenza ora è cambiato: conl’incremento demografico dei musulmani a discapito delle comunitàcristiane , l’assetto politico è affidato alla maggioranza islamica.Oggi si tenta una lenta e difficile ricucitura dei rapporti diconvivenza tra le diverse confessioni, compito arduo in un Paesestrategicamente molto importante per l’equilibrio di tutto il Medio Oriente.Ora il nuovo aeroporto di Beirut accoglie i viaggiatori con i suoisplendidi marmi di Carrara, deserto e lindo, segno inequivocabile dellanormalizzazione in atto dopo una devastante guerra civile.Le case sbrecciate e semidistrutte sparse per Beirut come macabrimonumenti all’orrore testimoniano che il recente passato di dolore diquesti luoghi è ancora vivo e, nonostante siano passati otto anni dal trattatodi pace, spesso i caccia dell’aviazione israeliana compiono incursioni aereenella valle della Beekaa e sulle alture del Golan distruggendo ponti evillaggi.Beirut, appare oggi al visitatore come una città in cerca di una suaidentità perduta, desiderosa di ritornare in fretta ad essere quella d’untempo. Dovunque sorgono palazzoni di vetro e nuovi alberghi, negozi e

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