ogni mattina, arriva Alì, un vecchietto senza un occhio, che chiede l'elemosina.Giunge da dietro, mi tocca la spalla,
"Bonjour Monsieur, comment vas
tu?".
Allunga l'altra mano e sorride mostrandomi gli unici quattro denti rimastigli inbocca.Dalla strada principale della Medina si arriva ad una larga piazza che si affacciaal mare. L'oceano fa sentire la sua voce, con l'infrangersi violento delleonde.Sulla spiaggia, i ragazzi giocano a pallone e poi si tuffano nellespumeggianti e fredde acque. Mi fermo a guardarli e a dare qualche calcio alpallone poi ritorno sui miei passi. Rientro nella Medina e la attraverso con passosvelto; arrivo al mercato che adesso brulica di gente. Gli odori e i colori sonoviolenti e. il vociare allegro e chiassoso della gente rende l'atmosfera carica divitale elettricità. Un negoziante di spezie vuole regalarmi un camaleonte vivo eme lo appoggia sul dorso della mano che prontamente ritiro. Provo un'istintivarepulsione per questa innocua bestiola.Sorride del mio brusco gesto e torna ad appoggiarlo sul banco insieme al curry ealla zafferano.Il muezzin ha appena finito di richiamare i fedeli in moschea quando arrivo al
"Cafè de France"
, altro mitico posto di ritrovo degli anni settanta. Quiconvergevano tutti i freacks per trovare alloggio in modeste pensioni e case daaffittare.In questo caffè approdarono anche i membri del
"Living Theatre"
e ilGuru dell'acido lisergico ,
Thimoty Leary
, recentemente scomparso.Mi siedoall'aperto e guardo la vita scorrermi davanti come in un film. Gli uomini chiusinella djellaba e le donne coperte dalle lunghe vesti , passano su e giù mentrefrotte di bambini approfittano degli stranieri per recuperare qualche dirham oqualche sigaretta.Certo, non è proprio come esserci venuto vent'anni fa; adesso i turisti arrivanosu pullman con l'aria condizionata e il tutto pagato, emozioni comprese, marimane pur sempre vivo il fascino di un paese ricco di antichissime tradizioni non
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