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MAROCCO : Essaouira, città di pirati.Da sempre subisco il fascino delle città di mare; Hanno avuto nella mia vita unarilevanza non casuale e in ognuna di esse ho ritrovato un pò di me stesso. Neglianni '70 rimasi affascinato dai racconti di chi, più fortunato di me, tornava dalMarocco. Questo paese, dai loro racconti, ne usciva avvolto da un che dimagico, una luce particolare e affascinante ,lo faceva apparire,a noi che eravamorimasti a casa, come una terra promessa, un paradiso perduto.Non potendo esaudire il mio desiderio di partire (e non tornare) poiché erosotto leva e mi era stato ritirato il passaporto, investii parte delle mie energie infantasie su questi luoghi gratificando la mia curiosità con buone letturesull'argomento. C'era però ,in tutto il Marocco, una cittadina che sembrava perqualche motivo riassumere in se tutte le promesse, vere o false che fossero, chequel paese evocava in me.Era stata, all'epoca dei fatti, meta degli sballati di mezza Europa e ancora prima,intorno al 1967 alcuni Figli dei Fiori vi si erano installati . La popolazione localesembrava andar d'accordo con questi strani tipi tanto che firmò una petizione alPascià della città chiedendo la sostituzione del commissario di polizia chesembrava desse fastidio alle ragazze (e pare anche ai ragazzi).Passò qualche tempo e il desiderio di partire si ritrovò sepolto sotto unamontagna di altri sogni che al momento parevano più urgenti.Quando qualche anno fa ebbi finalmente l'opportunità di fare un viaggio inMarocco , naturalmente non persi l'occasione di passare qualche giorno adEssaouira.Un tempo chiamata Mogador,Essaouira è una casbah affacciata all'atlantico.e le
 
 
sue origini risalgono,come l'antico nome rivela,alle dominazioni portoghesi.Qui il vento non smette mai di soffiare creando bianche increspaturenell'immensa distesa d'acqua.Chi vi arriva può ammirare i bastioni della "Skala" dove due dozzine di cannonipuntati sul mare sorvegliano l'orizzonte. Sono i cannoni costruiti nel 1700 aSiviglia e Rotterdam. Essaouira ha un passato di pirateria quando Spagna,Portogallo e Inghilterra davano battaglia ai corsari marocchini per il controllo delcommercio di quelle coste. La pianta della città venne ridisegnata da un franceseprigioniero del Sultano Mohammed Ben Abdallah, ecco perché la geometriaurbana della Medina è meno intricata e tortuosa delle altre città marocchine.La mattina presto le stradine della Medina sono pressoché deserte e riesco apasseggiare tranquillamente. Mi lascio accarezzare dal rumore dei miei passi edallo stridire dei gabbiani che inseguono i pescherecci arrivati da pocoall'attracco. A pochi metri dal mio albergo , il "Tafraut Hotel" c'è un negozio dioggetti in radica. Fuori dalla botteguccia, tre o quattro ragazzini lucidano il legnocon l'olio. A quest'ora del mattino sono gli unici già al lavoro. Quando passodavanti a loro mi salutano sorridendo,
"Bonjour Monsieur".
Svolto l'angolo e arrivo al mare che quì sembra avere il colore della notteappena trascorsa. I pescatori scaricano sul molo il frutto del loro lavoro. Il pesceguizza sull'asfalto mentre gli uomini accendono il fuoco sul quale cuocerli. Lebancarelle sono aperte già dal mattino e la gente vi si ferma per gustare un buonpasto per pochi spiccioli.Rientro nella Medina e mi siedo a fare colazione al
"Caffè de l'Hourologe".
Il tepore del sole a quest'ora è molto piacevole.Sorridendo, Kaled, un ragazzino sui dieci anni, prende l'ordinazione. Scivola trai tavoli come un serpente. La sua inesauribile vitalità mi sorprende : lavora dallamattina alla sera senza sosta insieme ai suoi fratelli maggiori e al padre chegestisce il locale. Mentre aspetto il caffè, Kaled sparisce dietro il banco pertornare di lì a poco con le briosce appena sfornate.Nel frattempo, puntuale come
 
 
ogni mattina, arriva Alì, un vecchietto senza un occhio, che chiede l'elemosina.Giunge da dietro, mi tocca la spalla,
"Bonjour Monsieur, comment vas
 
tu?".
 Allunga l'altra mano e sorride mostrandomi gli unici quattro denti rimastigli inbocca.Dalla strada principale della Medina si arriva ad una larga piazza che si affacciaal mare. L'oceano fa sentire la sua voce, con l'infrangersi violento delleonde.Sulla spiaggia, i ragazzi giocano a pallone e poi si tuffano nellespumeggianti e fredde acque. Mi fermo a guardarli e a dare qualche calcio alpallone poi ritorno sui miei passi. Rientro nella Medina e la attraverso con passosvelto; arrivo al mercato che adesso brulica di gente. Gli odori e i colori sonoviolenti e. il vociare allegro e chiassoso della gente rende l'atmosfera carica divitale elettricità. Un negoziante di spezie vuole regalarmi un camaleonte vivo eme lo appoggia sul dorso della mano che prontamente ritiro. Provo un'istintivarepulsione per questa innocua bestiola.Sorride del mio brusco gesto e torna ad appoggiarlo sul banco insieme al curry ealla zafferano.Il muezzin ha appena finito di richiamare i fedeli in moschea quando arrivo al
"Cafè de France"
, altro mitico posto di ritrovo degli anni settanta. Quiconvergevano tutti i freacks per trovare alloggio in modeste pensioni e case daaffittare.In questo caffè approdarono anche i membri del
"Living Theatre"
e ilGuru dell'acido lisergico ,
Thimoty Leary
, recentemente scomparso.Mi siedoall'aperto e guardo la vita scorrermi davanti come in un film. Gli uomini chiusinella djellaba e le donne coperte dalle lunghe vesti , passano su e giù mentrefrotte di bambini approfittano degli stranieri per recuperare qualche dirham oqualche sigaretta.Certo, non è proprio come esserci venuto vent'anni fa; adesso i turisti arrivanosu pullman con l'aria condizionata e il tutto pagato, emozioni comprese, marimane pur sempre vivo il fascino di un paese ricco di antichissime tradizioni non

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