/  4
 
 
Sana'a: il fiore delle mille e una notte.
Testo di Alfredo DavoliPartiamo dall'albergo che è l'alba. Sana'a si sta appena risvegliando dopo unanotte molto fredda, e una leggera nebbiolina sospesa sui tetti delle case la rendeancora più affascinante. A bordo di un fuoristrada , percorriamo di corsa lestrade ancora semideserte mentre il sole, uscendo dalle alture circostanti ,riscalda l'aria e, col suo tepore, fa crescere in noi il desiderio di vedere finalmentela tanto sognata capitale dell'antica Arabia Felix.Sana'a, che significa città fortificata, è situata in una conca a 2600 metri,circondata da catene montuose le cui vette superano i 3000.Lo Yemen, chiuso quasi completamente al mondo esterno, ha conservatopressoché intatta la sua cultura e le tradizioni popolari . Gli uomini per le stradegirano armati di tutto punto. Oltre a portare la Jambiya, il caratteristico pugnalericurvo che ogni uomo dai 16 anni in su infila nella cintola come simbolo divirilità, è comune vederli imbracciare moderni Kalashnicov e fasciarsi le spallecon cartucciere in pelle.Secondo la tradizione Yemenita, Sana'a fu fondata da Sem, figlio di Noè e fuuno dei primi insediamenti umani. . Dopo Sem la città fu chiamata Azal, (oggi èil nome di un'acqua minerale) sesto figlio del biblico Jiktan dal quale tuttora letribù dell'Arabia fanno risalire le loro origini. La storia dello Yemen è densa disituazioni cruciali risolte come è d'obbligo da queste parti, sempre con le armi. IMammalucchi prima e in seguito i Turchi conquistarono Sana'a rimanendovi afasi alterne fino al 1912. Negli anni recenti nuove guerre hanno scosso loYemen, dapprima diviso tra Nord e Sud e definitivamente riunificato nel 1994con una guerra civile durata poco più di due mesi.Ci fermiamo davanti l'ingresso del Bab el Yemen, la porta dello Yemen.Un tempo, fino agli anni sessanta, questa porta veniva chiusa dopo il tramonto,
 
 
per ordine dell'Imam, capo religioso e politico del paese. Chi rimaneva fuoririschiava la vita. Notte tempo, infatti, erano frequenti le scorrerie dei predoni chescendevano dalle alture circostanti in cerca di qualche malcapitato ritardatario.Quì Pier Paolo Pasolini girò il documentario " Le mura di Sana'a"e alcune scenedel film " Il fiore delle mille e una notte".Appena varcata la soglia, si entra nella Medina, una delle più grandi e meglioconservate del mondo arabo. L'architettura è unica nel suo genere : case - torrialte fino a venti metri, costruite un tempo con mattoni di un impasto fatto confango e paglia, svettano alte nel cielo. Soltanto i profili di porte e finestre dipintein calce bianca, spezzano l'uniformità del colore della terra. Il piano terra èadibito a stalla, mentre i piani superiori sono riservati alle donne, agli ospiti e alpadrone di casa. All'ultimo piano c'è la stanza più esclusiva dove, nelpomeriggio, si riuniscono gli ospiti per chiacchierare e concludere affarimasticando il qat.Una volta entrati ci si immerge nel chiassoso e frequentatissimo suq dove trovidi tutto . Il mercato è composto da ben 40 piccoli suq, ciascuno specializzato inuna merce ben definita.Minuscole botteghe si aprono ai lati di stretti e tortuosi vicoli, riempiteall'inverosimile di merce. E' d'uso, come in tutto il mondo arabo, trattare il prezzodella merce. Non c'è fretta e ognuno si prende tutto il tempo che vuole, bevendoil tè o il caffè.Ci lasciamo trasportare dalla folla, immersi in un'atmosfera d'altri tempi ,investiti dai mille odori delle spezie , dell'incenso e della mirra.Sono poche le donne che vediamo girare per le strade. Come vuole la tradizioneislamica, molte di loro indossano il Chador, una veste nera che le coprecompletamente fino ai piedi.Saliamo sulla terrazza di un alberghetto locale (Funduk) che un tempo era laresidenza dell'Imam, per avere una visione d'insieme della città.
 
 
Sana'a vista dall'alto rende giustizia al suo mito. Se non fosse per gli instancabiliclacson delle auto e le numerose antenne paraboliche si direbbe che la città abbiamantenuto l'aspetto medioevale di un tempo. La pavimentazione della cittàvecchia è di recente costruzione poiché prima dell'introduzione dei veicoli amotore, la terra veniva pestata dalla gente, dai muli e dalle capre. Con soli 30giorni all'anno di pioggia, il fango non costituiva un problema. Da quassù,ammiriamo i minareti delle moschee che si innalzano al di sopra dei tetti. NelloYemen ,benché il fondamentalismo non abbia attecchito, non è permesso a unnon musulmano entrare nelle moschee.Riprendiamo il nostro giro per la città, inseguiti dagli sguardi curiosi della gentee da frotte di bambini ansiosi di comunicare con noi grazie a qualche parola ininglese imparata a scuola. Attraversiamo il mercato delle Jambiya ,dove abiliartigiani forgiano le lame e i manici assemblando per mezzo di rudimentaliattrezzi i vari pezzi con gesti sicuri e rapidi.Un ultimo sguardo prima di uscire da Bab El Yemen, ci consente di ammirareancora una volta la singolarità delle case dove dietro i vetri di alabastro dellefinestre immagini di vedere occhi profondi e scuri e sorrisi suadenti di donnefinalmente libere di mostrarsi senza veli.Sana'a, la perla dell'Arabia Felix esiste ancora e sembra, ai nostri occhi piùaffascinante che mai.

Share & Embed

More from this user

Add a Comment

Characters: ...

This document has made it onto the Rising list!