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PERCORSO DIDATTICO SULLE FORZE
Giuseppe Bagni, Leonardo Barsantini, Carlo FiorentiniIl percorso didattico che di seguito proponiamo, vuole essere un primo approccioal problema delle forze e si pone lo scopo di familiarizzare lo studente con i procedimenti ele definizioni operative di grandezze e fenomeni fisici. E’ quindi necessario che lo studentediventi parte attiva di questo processo, non nel senso che deve eseguire degli esperimentigià preconfezionati all’interno dei quali si trovano forniti materiali, procedimenti e risultatida verificare, ma nel senso di una partecipazione attiva ad un percorso che, nel caso delleforze, lo porti a sviluppare un’idea coerente di forza e di misurazione della forza.Per fare ciò è però necessario considerare anche le conoscenze di senso comuneche possiedono i ragazzi, che sono frutto dell’esperienza quotidiana e che, altrimenti,difficilmente possono essere superate a favore di conoscenze scientificamente fondate. Sideve quindi operare affinché gli studenti evolvano dalle loro “preconcezioni” versoconcezioni accreditate, e non, dalle preconcezioni alle “misconcezioni”.Il percorso è stato sviluppato per gli studenti della scuola media pensando ad unprimo approccio alla misurazione della forza, coinvolgendo fondamentalmente il problemadella deformazione ma anche quello della forza peso e dell’equilibrio. E’ chiaro che altermine di un simile percorso gli studenti non avranno sistematizzato tutte le problematicheriguardanti la forza, ad esempio il rapporto fra forza e creazione di movimento, ma ènecessario calibrare gli argomenti da proporre ai ragazzi anche in base alla loromaturazione. Alcuni temi devono quindi essere rinviati a età successive piuttosto checadere nell’illusione che fornire “qualche nozione” sia meglio del non dire niente: ilproblema della forza e del movimento può trovare una più adeguata sistemazione nellascuola secondaria.D’altra parte affinché gli studenti facciano propri gli argomenti proposti ènecessario molto tempo: non si può pensare che questi processi siano rapidi o acceleratifornendo delle nozioni già formalizzate. Tenendo conto degli importanti momenti di
 
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rielaborazione personale scritta e delle discussioni collettive e supponendo di disporre didue ore la settimana, il percorso proposto richiede circa due mesi. Questo, considerandoche nella scuola media non c’è solo la fisica nell’insegnamento delle scienze, riduce ilnumero di argomenti che è possibile trattare, ma ciò non può che essere consideratopositivamente in quanto va contro a una concezione che vede predominante una sorta dienciclopedismo che si realizza attraverso la presentazione di argomenti estremamenteformalizzati e che ha come conseguenza il nozionismo.Si tratta, in altre parole, di sviluppare un percorso di tipo più qualitativo, non alloscopo di banalizzare i concetti, ma per sistematizzare dei fenomeni presenti nella vitaquotidiana, che vengono normalmente visti senza essere realmente “osservati”, e dipreparare quindi le basi per percorsi di tipo più quantitativo.
1. Chiedete agli studenti di rispondere alle seguenti domande:Che cosa significa "fare forza", "essere forti", "il più forte", "forza"?Per mezzo delle risposte fornite dagli studenti chiedete loro di effettuare deiraggruppamenti dei vari tipi di forza e se le forze di ciascun raggruppamento sonoconfrontabili o no.
E’ probabile che molti studenti introducano la relazione fra forza e movimento(intendendo però una proporzionalità fra forza e velocità), pochi la relazione fra forza edeformazione. Da qui la necessità di mettere in evidenza i legami fra forze e deformazioniproprio per arrivare alla misurazione operativa della forza. Gli studenti possono mostraredelle difficoltà a raggruppare o a confrontare le varie forze; comunque, questo primopunto ha lo scopo di far esplicitare le loro idee di forza: i punti successivi dovrebberochiarire loro queste idee.
2. Ci si propone ora di confrontare le forze muscolari per mezzo di estensori.
 
Dopo che gli studenti hanno manipolato per un po' di tempo degli estensori,chiedete loro, se e in quale modo, lo strumento possa essere utilizzato per
 
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confrontare le forze muscolari dei vari ragazzi. Verranno proposti vari modi dimisurare l'allungamento dell'estensore.3. Dopo che tutti i ragazzi hanno fatto forza sull'estensore, chiedete loro:"il vostro <<fare forza>> sull'estensore che effetti ha avuto?"Gli studenti diventano consapevoli che il fare forza determina un allungamentodell'estensore.Diventano inoltre consapevoli che esiste una relazione quantitativa tral'allungamento dell'estensore e il fare forza.
 La deformazione, in questo caso l’allungamento dell’estensore, diventa adessol’effetto fondamentale del fare forza e si manifesta con una grande evidenza la relazionefra le forze applicate e gli allungamenti misurati. E’ prematuro a questo punto parlare diproporzionalità fra forza e allungamento. Addirittura se invece di estensori(sostanzialmente delle molle), si usassero, per motivi pratici, degli elastici (ad esempio glielastici dei portapacchi delle auto), questa proporzionalità non sussisterebbe più, anche sel’esperienza resterebbe comunque significativa.
4. Chiedete agli alunni in quali altri modi sia possibile produrre delle deformazioni.(Con quali altri oggetti o materiali).Verranno prospettate varie ipotesi, quali: 1) schiacciare della gommapiuma, delcartone, 2) allungare elastici, sacchetti di plastica, molle, 3) piegare oggetti di legno,plastica, metallo, ecc.Fate poi portare i materiali indicati per sperimentarli.
 
5. Dopo che gli studenti hanno sperimentato vari tipi di deformazioni con diversimateriali, chiedete, di nuovo:"queste deformazioni a che cosa sono dovute?"
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