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Giovedì19 febbraio 2009
diritto2
Sviste giuridiche:ecco il campionario
informazione3
I quotidianiall’attacco della realtà
ideologie4
Ma cosa pensa davverola lobby dell’eutanasia?
«A futura memoria»: potremmo riassumere cosìqueste quattro pagine, che offriamo come un con-tributo per non dimenticare quello che abbiamovisto e capito nei giorni finali della drammaticavicenda di Eluana Englaro. È necessario che l’on-data emotiva che tutto il Paese ha attraversatonon venga cancellata da un oblio fatale: abbiamoil dovere di ricordare, di acquisire la sensibilità di giudizio che nasce da una corretta informazione sui fatti, senza timidezze. Il passare dei giorni ciha consentito di mettere a fuoco e di riassumerequel che abbiamo imparato da una storia che ciha coinvolti nel più profondo. Ecco la nostra sin-tesi, da conservare per quando – pensando a E-luana – torneremo a chiederci cosa ci ha insegnato.
cmyk
senso unico
di
Elena Pasquini
Radicali e Consulta, coppia in nero
mmagini, interviste,schegge di tg: così si è a-perto il convegno orga-nizzato da Radio Radi-cale, sabato scorso a Ro-ma. Spezzoni diun’informazione che diffon-derebbe, secondo gli orga-nizzatori, menzogne scienti-fiche sull’eutanasia, sul caso Englaro, su cosa sia onon sia lo stato vegetativo, su cosa si debba inten-dere per alimentazione artificiale, su quanto tem-po ci metta un corpo per morire di disidratazione...«Un problema di parole, di espressioni, di titoli, ditelegiornali che hanno spostato anche l’opinionepubblica», ha sostenuto Massimo Bordin, diretto-re di Radio Radicale e coordinatore di un appun-tamento che ha consentito di toccare con mano ciòche pensano davvero gli "ideologi" del caso En-glaro. Con ribaltamenti sbalorditivi della realtà emomenti profondamente imbarazzanti.d agire sarebbe stato nientemeno che un siste-ma di distrazione di massa, secondo EdoardoFleischner: falsità diffuse da una stampa che a- vrebbe «additato le suore Misericordine come le vere eroine, quando negli ultimi tempi hanno ec-ceduto nell’andare in televisione», ha aggiunto sen-za pudori Maurizio Mori, presidente della Con-sulta di Bioetica (organismo pro-eutanasia che haseguito passo passo l’intera operazione), «perché èfalso credere che la soluzione di lasciare Eluana al-le suore fosse la migliore: dare elemosina non ri-chiesta è umiliare la persona, il presunto benefi-ciario». Affermazioni davvero incredibili. Ma nonè tutto: sarebbero state propalate falsità scientificheanche dai medici, «dettate non dalla volontà dimentire, ma dal loro essere ottenebrati da un’i-deologia», secondo Carlo Albero Defanti, medicodi Eluana. Per spiegare la "verità" sul palco del Pic-colo Eliseo è salito Piergiorgio Strata, ordinario diNeurologia all’Università di Torino e copresidentedell’associazione radicale Luca Coscioni.e ci fosse un po’ d’acqua non mi dispiace-rebbe, ma vedo che siamo disidratati», ha e-sordito con raro pessimo gusto suscitandol’eloquente ilarità della platea e spiegando che a- vrebbe resistito tre giorni, perché «bastano tre gior-ni di disidratazione perché la vita cessi, quella dei15 giorni era solo una cautela». Un po’ di cautelal’ha mostrata Defanti che sabato ha ammesso: la«leggera sedazione potrebbe aver accorciato un po’l’iter» della morte di Eluana. I relatori poi si sonoinoltrati su altri terreni scivolosi: «Era più alta la pro-babilità che il mio treno deragliasse, piuttosto chequella di un risveglio», ha aggiunto Maurizio Mo-ri, convinto che «stiamo assistendo a una rivolu-zione biomedica che cambia i nostri rapporti conla vita. Per combattere questa nuove situazione sisono raccontate falsità».uelle che riguarderebbero l’alimentazione as-sistita, per esempio: «La nutrizione artificialeè un trattamento medico; non è una misura or-dinaria di assistenza, ma si configura come la ventilazione meccanica o la emodialisi. E se l’ali-mentazione artificiale è una terapia, nel caso di E-luana non c’è stata nessuna eutanasia», secondoMori, sempre più lontano dalla realtà. Il contrario,ovvero che l’alimentazione artificiale rappresenti u-na forma di assistenza sarebbe un’idea basata sul-l’opinione «di un Comitato nazionale di bioeticaformato da sagrestani». E all’accenno di StefanoRodotà alle incertezze sulla natura dell’alimenta-zione artificiale, arriva la secca replica di Ignazio Ma-rino: «L’alimentazione la prescrive il medico, nonil cuoco».
Humour 
nero, è il caso di dire.
QS«A
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stamy
di
Graz
 Verità & bugie: pro-memoria sul «caso Englaro»
di
Pino Ciociola
ugie, mistificazioni,omissioni: di tutto, di più. Ese ciascuno ha diritto di farsiin libertà l’opinione che valuta migliore, quando chiha responsabilità d’informaremistifica le "verità" su cuiquell’opinione dovrà costruirsi, ilrisultato sarà inevitabilmente un’ideaaltrettanto falsata: quale che sia e per quanti la condividano. Proprio ciò cheè accaduto spesso negli ultimi ottogiorni di vita di Eluana e negli ultimidieci anni.etto che, a voler stilare l’elencocompleto delle falsità ascoltate olette in questa vicenda, nonbasterebbe un libro, partiamo dallafine. Dall’autopsia, che ha "svelato"come Eluana avesse la pelle intatta,nessuna piaga e pesasse poco meno di53 chili. Le suore che l’hanno assistitaper quindici anni (e altri autorevolitestimoni), del resto, hanno sempreraccontato quanto fossero buone lesue condizioni fisiche. E anche il suoneurologo Carlo Alberto Defanti –ancora un paio d’ore prima dellamorte, lunedì 9 febbraio – ripetevacome, «al di là della lesione cerebrale,Eluana è una donna sana, mai unamalattia, mai un antibiotico,probabilmente resisterà più a lungodella media». Del resto un prestigiosoquotidiano nazionale, qualche giornoprima, per descriverla parlava di «voltointatto, guance piene, occhi allungati,labbra rosa», spiegando che «è pur sempre bella anche oggi, soprattuttoper la pelle, ancora bianca e distesa».Stesso prestigioso quotidiano che,sempre da Udine, la descriverà poi –in altri articoli – tanto scarnificata dapesare meno di 40 chili e col volto«piagato dalle lacerazioni che ai vecchi vengono sul sedere o sulla schiena,ma a lei anche in faccia». Più o menolo stesso faceva un altro quotidianonazionale altrettanto prestigioso. Unquadro lievemente migliore era statoquello ripetuto varie volte da unagiornalista (entrata nella stanza a «LaQuiete» il giorno prima della morte),secondo la quale Eluana «èirriconoscibile rispetto alle foto»
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(scattate venti anni prima,
ndr 
),«completamente immobile» econ «le orecchie che hannolesioni perché l’unica parte chenon si poteva tutelare,deformate, di un colore scuro»:insomma, «una situazionedevastante, un impattoemotivamente molto forte».ome dimenticare poi leparole del rianimatore Amato De Monte, capodell’"équipe" che ha finito Eluana, appenasceso dall’ambulanza sulla quale l’avevaportata da Lecco a Udine? «Questa ragazzaè morta diciassette anni fa. Mi sentoprofondamente devastato. Mi sono trovatodavanti una persona completamentediversa dall’immaginario che ognuno dinoi si era creato». Non credevano a quantostavamo ascoltando, noi cronisti lì aUdine. Ed eravamo appena all’inizio diquei giorni. La reazione di suor Rosangela(che nella clinica lecchese per quindicianni ha curato, amato e accudito Eluana)a certe sorprendenti
descrizioni
? «Non èpossibile. Come può essere cambiata cosìin otto giorni? Verranno pur fuori lecartelle cliniche: basterà andare a leggerel’ultimo bollettino di Defanti prima dellapartenza da Lecco». È bastata laricognizione del corpo di Eluana all’iniziodell’autopsia, quella descritta sopra.
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ltro capitolo degno d’attenzioni èquello legale. Nelle dichiarazioni, suigiornali e in tivù, non soltantogiornalisti e commentatori vari, e nonsoltanto Giuseppe Campeis, legale udinesedi Beppino Englaro, parlavano di«sentenza» o «sentenza passata ingiudicato», ma addirittura anche ilprocuratore di Udine Antonio Biancardi eil procuratore generale di TriesteBeniamino Deidda (e anche in questi casistentavamo a credere). Salvo però trovareaccuratamente riportato nei documentiufficiali – come ad esempio il "Protocollo"per far morire Eluana – che ilpronunciamento della Corte di appellocivile milanese era solo un «decreto del 25giugno 2008», per autorizzarel’«interruzione del trattamento di sostegno vitale artificiale della signora EluanaEnglaro». Differenza niente affatto formalee ancor meno sostanziale quella trasentenze e decreti, visto che per questiultimi, che sono provvedimenti di volontaria giurisdizione (cioèpronunciamenti d’un giudice non per comporre una lite, ma nell’interesse diuno o più soggetti; quindi il caso diEluana), l’articolo 742 del Codice diprocedura civile dispone che «possonoessere in ogni tempo modificati orevocati». Dunque nulla a che vedere conuna «sentenza passata in giudicato la cuiesecuzione è doverosa», come invece si eraaffrettato a precisare il procuratoregenerale triestino la mattina di venerdì 6febbraio. Domanda: ma la cosiddetta«sentenza» sarebbe stata «doverosamenteda eseguire», poiché ormai «passata ingiudicato», anche davanti a una Eluanache avesse mostrato segni di risveglio o dicoscienza?nnesima deformazione della realtà: la volontà della giovane di esser fattamorire. Giornali e tivù e commentatori vari l’hanno sempre data per scontata esicura, anzi del tutto certa e assunta, comeper prima aveva fatto la Corte d’appellocivile di Milano. Benché nemmenoesistesse una parvenza di qualsivogliatestimonianza scritta (poniamo anchesolamente una sua lettera, per quanto diadolescente), ma ci fossero diverseasserzioni contrarie ignorate dai magistrati
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civili milanesi. E benché il Tribunale diLecco, con decreto del 2 febbraio 2006,avesse dichiarato inammissibile il ricorsodel padre e tutore Beppino Englaro,poiché non «legittimato, neppure conl’assenso della curatrice speciale, aesprimere scelte al posto o nell’interessedell’incapace in materia di diritti e attipersonalissimi». Chissà se per ilprocuratore Deidda questo decretolecchese sia tanto «sentenza passata ingiudicato» quanto quello della Corted’appello milanese (che è addiritturasuccessivo) e quindi non andasse«doverosamente eseguito». A proposito infine della sacra«intangibilità» dei decreti che quasi tuttisbandieravano come dogma giuridico:proprio il pronunciamento del Tribunaledi Lecco del febbraio 2006 venneriformato dieci mesi dopo proprio dallaCorte d’appello di Milano. A questo puntodi irrisolte non rimangono neppure lemistificazioni stesse delle realtà, maappena due questioni: perché abbiamodovuto ascoltare tante "invenzioni" eperché a diffonderle è stato spesso chisapeva bene quanto fossero tali?
Dalle falsità sulla salutedella donnaai termini giuridicidistorti, finoall’esclusionedi testimonichiave neiprocessi: eccotutte le ombre sulla mortedi EluanaE il confrontocon la realtà
INSINTESI
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Dal vivo, la vicenda è apparsamolto diversa dacom’è stataraccontata
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Un cronista «sulcampo» spiega ladistanza tra i fatti ela loro narrazionemediatica
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Sacconi: solo i media italianinon parlano di «eutanasia»
n Italia ora sono in pericolo tutti i malati». Lodichiara tracciando un bilancio della vicendaEnglaro il ministro del Welfare Maurizio Sacconi,che aveva firmato in dicembre l’atto di indirizzo colquale tentava di evitare il primo caso di eutanasia inItalia. In un’intervista al settimanale «Tempi», chesegue di pochi giorni quella rilasciata domenica ad«Avvenire», Sacconi afferma che «di fronte a casi delgenere non si deve pensare al prezzo da pagare». Ilministro denuncia che «all’estero tutti gli organi diinformazione hanno utilizzato la parola "eutanasia".Ovunque si è parlato di "percorso eutanasico" tranneche sui media italiani. Che hanno avuto il pudore dinon chiamare le cose con il loro nome: eutanasia».
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Cosa abbiamo imparato:quattro pagine per ricordarlo
Battutacce, offese alle Misericordinee il capovolgimento della realtàal convegno organizzato sabato dallaRadio del partito di Pannella conl’associazione che ha accompagnatola vicenda di Eluana fino alla morte
 
Eluana era in stato vegetativo irreversibile.Non ci soffermeremo molto su questopunto che riguarda una controversiaall’interno del mondo scientifico. Moltimedici, infatti, ritengono che ormai per Eluana fosse impossibile qualsiasimiglioramento e che avrebbe vissuto"come un vegetale" per il resto dei suoigiorni. In realtà tale giudizio non èunanime, perché una parte del mondoscientifico ritiene che per lo stato vegetativo non possa mai parlarsi diirreversibilità, né si può escludere concertezza che questi pazienti possano averequalche percezione del mondo esterno.Stupisce quindi che nel processo che haportato alla morte Eluana sia stato presain considerazione solo e unicamente unaperizia effettuata dal dottor Defanti,redatta nel ’96 e da lui confermata nel2002. A livello istruttorio non si è datospazio a nessun altro parere, sebbene laCorte avesse prescritto che non vi debbaessere «alcun fondamento medico,secondo gli standard scientificiriconosciuti a livello internazionale, chelasci supporre che la persona abbia labenché minima possibilità di un qualche,sia pur flebile, recuperodella coscienza e diritorno a una percezionedel mondo esterno».luana è morta inseguito a unasentenza definitiva.Innanzitutto è benchiarire che ilprocedimentoinstaurato da BeppinoEnglaro rientra nella"volontariagiurisdizione", ossial’attività che vieneesercitata dal giudicenon per comporre unalite, ma nell’interesse diuno o più soggetti,come nel caso diEluana. In questo tipodi procedimenti non siforma mai un vero eproprio giudicato,sebbene scaduti itermini non sia piùpossibilel’impugnazione. Iprovvedimenti emanatiall’esito di taliprocedimenti, infatti,secondo l’articolo 742del codice di proceduracivile «possono essere inogni tempo modificati orevocati». Questo per laloro funzione peculiare,ossia di tutelarel’interesse di una parte.Pensiamo, ad esempio,a un decreto diinterdizione, a cui seguaun mutamento inpositivo dellecondizionidell’interdetto: il decretosarà sempre revocabile,anche dopo molti annidalla sua emanazione.
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 Avvenire
Giovedì, 19 febbraio 2009
Ricorsi, decreti, sentenze: il diritto letto a rovescio
di
Ilaria Nava
la volontà
ra i tanti aspetti negativi della vicenda Englaro, e del suo tri-stissimo esito, sconcerta comesu un caso così drammatico sisiano dati giudizi – e si sianopredicate soluzioni – sulla ba-se di una informazione spesso gene-rica e superficiale. Viene da chieder-si, ad esempio, quanti dei cosiddetti"esperti" che hanno parlato in tv nel-le ultime settimane abbiano letto lasentenza della Cassazione e il decre-to della Corte di Appello di Milano,che rappresentano l’atto fondamen-tale e il "titolo" dell’epilogo di tuttala dolorosa storia. Per questo sono o-ra importanti alcune considerazionisui fatti e sugli atti giudiziari che han-no condotto a tale esito finale.n primo luogo, leggendo le due pro-nunce che hanno deciso il caso, ri-spettivamente della Corte di Cassa-zione (n. 21748, del 2007) e della Cor-te d’Appello di Milano (in sede di rin- vio, del 9 luglio 2008), emerge comela decisione presa, in una materia co-sì grave, sia stata in realtà adottata sul-la base di risultanze istruttorie quasiinteramente dedotte dai precedentiprocessi, proprio quelli – paradossal-mente – che avevano negato la possi-bilità di interrompere l’alimentazionee l’idratazione. La Corte d’Appello diMilano, nel precedente decreto 15-16novembre 2006, aveva infatti ritenutoche il contenuto delle testimonianze re-se dalle amiche di Eluana «benché siaindicativo della personalità di Eluana,caratterizzata da un forte senso di in-dipendenza, intollerante delle regole edegli schemi, amante della libertà edella vita dinamica» non potesse esse-re utilizzato al fine di evincere una vo-lontà sicura della sua contrarietà allaprosecuzione di alimentazione e idra-tazione. Sulla base degli stessi elementiprobatori, insomma, si è giunti alla de-cisione esattamente opposta. Non sisono volute sentire altre testimonian-ze, pur disponibili, né si è ulteriormenteaccertato lo stato di salute di Eluana,prima di procedere.el merito, poi, appare davverosconcertante aver attribuito rile- vanza ad alcuni episodi. Così, per fare un solo esempio, è stato ritenutosintomatico della personalità di Elua-na – e in ultima analisi della sua ulti-ma volontà di rifiutare trattamenti –un episodio risalente a quando ella, almare, ancora tredicenne, reagì in ma-niera "sorprendentemente intensa",con profusa sudorazione, alla proibi-zione del padre di uscire di casa oltreuna certa ora. Quello che, verosimil-mente, potrebbe accadere a qualsiasiadolescente. Più in generale, la parteistruttoria delle medesime pronuncesi basa prevalentemente su elementimolto generici, quali la ricostruzione:"a) della personalità; b) dell’identitàcomplessiva; c) dello stile di vita; d) delsenso di integrità; e) degli interessi cri-tici e di esperienza; f) dei desideri" (ci-to da Corte d’Appello Milano, 9 luglio2008) di Eluana, e, infine, ma solo in-fine, su sue precedenti dichiarazioni.Chissà se il nostro Presidente della Re-pubblica ha letto questo decreto.uanto alla natura dell’interventorichiesto, la Cassazione cerca sì ditenere distinto il "diritto di rifiu-tare la cura" dall’eutanasia, manon riesce a dissimulare la necessitàche, per dare concreta attuazione aquanto autorizzato nella propria sen-tenza (interruzione dell’alimenta-zione e idratazione "artificiali"), nonsarebbe stato sufficiente un merocomportamento passivo, di asten-sione, da parte di coloro che avreb-bero dovuto portare ad esecuzione lamedesima sentenza, ma sarebberostati necessari ben determinati com-portamenti attivi. Ciò che poi, pur-troppo, è puntualmente avvenuto.Pertanto, al di là di ogni espedientelinguistico, la realtà delle cose è chesi è trattato di eutanasia. Non solo dieutanasia passiva, bensì di una par-ticolare forma di eutanasia attiva.
 Vincenzo Turchi
professore associatodi Diritto ecclesiasticoFacoltà di GiurisprudenzaUniversità del Salento
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Si è scritto ovunqueche la sentenzaera «definitiva»quando invece il suoperno operativo era unatto sempre revocabile inpresenza di fatti nuoviChe nessuno peròha avuto interessea verificare
Pronti a tutto per ottenere una firma
hi ha avuto la ventura di incontrarequalche esponenteradicale nel corso didibattiti televisivi odurante tavolerotonde pubbliche sa benequanta fatica si deve fare per aiutare gliascoltatori a comprendere qualche cosa dellaquestione di cui si discute.La ragione sta nel fatto che, come uno dei tantimilitanti addestrati alla bisogna, il relatoreradicale di turno svolge il compito di attaccante.Sempre e comunque. Deve dare immaginicaricaturali delle argomentazioni deglioppositori e piegare la realtà in modo che appaiacome le ragioni dei radicali siano il purodistillato della verità, senza alcuna ombra di dubbio.l relatore radicale normalmente taccial’argomentazione più equilibrata e fondata del suointerlocutore di essere menzognera e illiberale, e lofa con faccia tosta molto professionale. Lo fa nonperché abbia dati persuasivamente diversi, anzi: lo faproprio perché sa che sono veri, o almeno losospetta dalla loro ragionevolezza, e vuole perciòconfondere le acque. Se afferma che le osservazionidel non radicale sono false, il povero ascoltatoreresta comunque frastornato, e il radicale può tirareun punto a suo vantaggio.Incontrando personalmente uno degli esponentipiù intervistati tra i radicali di oggi, mi sonodomandato se credesse veramente a ciò che diceva.Me lo sono immaginato a sostenere posizionidiverse con la stessa foga e la stessa apparenteconvinzione se solo gli ordini di scuderia fosserostati diversi.ell’armamentario radicale ci sono due autenticicavalli di battaglia: il primo è l’influenza –addirittura le imposizioni – del Vaticano sulla vita democratica dell’Italia repubblicana; il secondoè che il pensiero del popolo italiano coinciderebbeal 90% con le posizioni dei radicali.
Questi due ferri vecchi si ritrovano, e non potevaessere che così, nella nuova campagna che i radicalistanno allestendo per sostenere l’introduzione di unmodello di testamento biologico che di fatto vorrebbeintrodurre l’eutanasia, da sempre obiettivo deiradicali, come se la sua introduzione fosse il massimoraggiungibile della civiltà democratica e non invece lamassima espressione dell’individualismo edell’abbandono di chi ha bisogno.
elle loro argomentazioni c’è questa volta unpenoso elemento di novità. Mi riferiscoall’insensato tentativo di arruolare GiovanniPaolo II nella loro campagna. Stavolta oltre al90% degli italiani, anche Papa Wojtylastarebbe infatti con i radicali, perché secondoloro avrebbe imposto ai medici di non esserepiù curato. E così il Papa è arruolato nel loro volantino come nome di richiamo in favoredell’eutanasia.Il metodo di tirare in ballo la Chiesa, come seessa fosse favorevole al testamento biologico èstato già usato dal senatore Marino, che per mesi ha citato impropriamente affermazionidel Catechismo della Chiesa cattolica per far accettare le sue posizioni sostanzialmenteeutanasiche. I radicali hanno imparato bene lalezione, e pensano che tirare in ballo il grandePapa scomparso possa confondere per beninole idee. Ma si tratta di un tentativopenosamente immorale.obbiamo ricordare che le parole di GiovanniPaolo II «lasciatemi andare alla casa del Padre»citate in grande nel volantino in distribuzionenon avevano alcun significato di rifiuto delle terapiené tanto meno un senso eutanasico. Al Papa era statospiegato che, nelle condizioni in cui si trovava, alPoliclinico Gemelli non avrebbero potuto dargliun’assistenza diversa da quella che poteva ricevere nelsuo appartamento. Le sue parole erano quindiun’espressione primariamente spirituale, di chi avevacoscienza che la morte vicina avrebbe realizzatol’incontro con il Padre, un incontro da non ostacolarecon un eventuale accanimento terapeutico.Ora questa serena e trasparente testimonianza difede, di maturità spirituale, di equilibrio etico, vienesporcata e strumentalizzata ignobilmente dallamacchina da guerra dei radicali, che nulla sa di verità e di rispetto.
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codici alla mano
di
Gianfranco Amato *
ella drammatica vicenda diEluana Englaro si è parla-to molto – spesso a spro-posito – di Codice di pro-cedura civile e di Costitu-zione, ma si è letto pocosia dell’uno che dell’altra.Due esempi brillano.Si è detto che le decisioni dei magistrati sul casoEnglaro avevano forza di giudicato e come talinon potevano essere messe in discussione. In realtàcirca i provvedimenti di «volontaria giurisdizione» (ovvero l’attivitàche viene esercitata dal giudice non per comporre una lite, ma nell’inte-resse di uno o più soggetti, come nel caso di Eluana) l’art. 742 c.p.c. di-spone che «i decreti possono essere in ogni tempo modificati o revocati». A scalfire la teoria dell’immodificabilità dei decreti su Eluana è del restola stessa cronistoria giudiziaria della vicenda. Il primo tentativo di un’a-zione legale da parte del sig. Englaro per ottenere la sospensione dell’i-dratazione e dell’alimentazione della propria figlia, fu dichiarato inam-missibile dal Tribunale di Lecco il 2 marzo 1999. Tale provvedimento fupoi confermato dalla Corte d’Appello di Milano con decreto del 31 di-cembre 1999. In un secondo tentativo, un’ulteriore identica domandadel sig. Englaro fu ancora respinta dallo stesso Tribunale di Lecco con de-creto depositato il 20 luglio 2002. Ancora una volta tale decisione fu con-fermata dalla Corte d’Appello di Milano il 17 ottobre 2003. Quest’ulti-mo provvedimento fu impugnato dal sig. Englaro con ricorso straordi-nario per Cassazione, ricorso dichiarato inammissibile dalla SupremaCorte con ordinanza n. 8291 del 20 aprile 2005.Nel terzo tentativo, ancora avanti il Tribunale di Lecco, il sig. Englaro chie-se la previa nomina di un curatore speciale. Tale ricorso fu dichiarato i-nammissibile dal Tribunale di Lecco con decreto depositato il 2 febbraio2006. Il decreto fu però riformato dalla Corte d’Appello di Milano conprovvedimento in data 15 novembre/16 dicembre 2006. In tal caso, in-fatti, la Corte, contrariamente al Tribunale, reputò ammissibile il ricorsoin ragione del generale potere di cura della persona da riconoscersi in ca-po al rappresentante legale dell’incapace. Tuttavia, giudicando nel meri-to l’istanza del sig. Englaro, la Corte la giudicò «insu-scettibile di accoglimento, sul rilievo secondo cui l’at-tività istruttoria espletata non consentisse di attribuirealle idee espresse da Eluana all’epoca in cui era anco-ra pienamente cosciente un’efficacia tale da renderle i-donee anche nell’attualità». Solo con il quarto e ulti-mo tentativo il sig. Englaro è riuscito a trovare una cor-te "illuminata" che gli desse ragione. Tale circostanza dimostra da una parte quale valore abbianoi giudicati in questo campo della procedura e dall’altra par-te quale sia il grado di certezza giuridica in questa delicatamateria, certezza tanto decantata – con insopportabile si-cumera – dai difensori del diritto schieratisi a favore della morte.Si è detto che esiste un diritto costituzionale a rifiutare l’alimen-tazione e l’idratazione e che affermare il contrario significava vio-lare tale diritto. In realtà l’art. 32, secondo comma, della nostra Car-ta costituzionale espressamente dispone che «nessuno può essereobbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizio-ne di legge». Ora, si è anche detto che l’alimentazione e la nutrizione sia-no trattamenti sanitari a cui si può rinunciare. Per confutare questo as-sunto basterebbe citare il parere formulato dal Comitato Nazionale diBioetica il 30 settembre 2005, laddove si specifica che «nutrizione e i-dratazione vanno considerati atti dovuti eticamente (oltre che deonto-logicamente e giuridicamente) in quanto indispensabili per garantire lecondizioni fisiologiche di base per vivere». Ma all’uomo comune baste-rebbe guardare come lo Stato reagisce ad esempio nei confronti di unsoggetto che intendesse suicidarsi astenendosi dall’idratazione e dall’ali-mentazione, o nei confronti di un detenuto in sciopero della fame. Nonrisulta che lo Stato possa assistere passivamente al «libero esercizio di undiritto». Lo Stato in realtà ha il dovere di intervenire e interviene. Ma pur ammettendo – per assurdo – che davvero idratazione e alimentazionecostituiscano trattamenti sanitari, chi invoca l’art. 32 non legge integral-mente tale disposizione. In particolare l’ultimo inciso «se non per di-sposizione di legge». Ed è proprio questa, la legge ordinaria, che ben puòstabilire se idratazione e alimentazione debbano essere sempre fornite.
* vicepresidente Scienza & vita Grosseto
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Ma qualcuno sa come funziona la «volontaria giurisdizione»?Un battibeccoa 13 anni? Ai giudici basta
La nuova petizionedei radicaliper chiedereil testamentobiologico eutanasicousa spudoratamentela celebre frase spirituale di PapaWojtyla in punto dimorte. Un ingannodel tutto fuorvianteUna vicenda giudiziariacostellata di "no",che smentisce i sostenitoridella "certezza giuridica"E sulla valenzadi nutrizione e idratazione forzate non si può giocarecon la Costituzione
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he cosa è rimasto del casoEnglaro? Nell’opinione pubblicasicuramente una granconfusione circa i termini esattidella questione. Dai titoli deigiornali si sa che la sentenza eraormai definitiva, che era stata emessadando voce alla volontà di Eluana, che versava ormai in stato irreversibile. Ma èandata proprio così?Eluana è morta per esaudire la sua volontà di non vivere in quellecondizioni. Eluana non ha lasciatoscritto nulla che possa provare il suoconsenso. I giudici hanno ricostruito lasua volontà sulla base di presunzioni e ditestimonianze. La Corte di Cassazione, ineffetti, aveva prescritto di ricostruire «ladecisione ipotetica che il pazienteavrebbe assunto ove fosse stato capace»,traendola «dalla sua personalità, dal suostile di vita e dai suoi convincimenti,corrispondendo al suo modo diconcepire, prima di cadere in stato diincoscienza, l’idea stessa di dignità dellapersona».La Corte d’Appello, solo due anni prima,esaminando in sede di reclamo il terzo
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ricorso del signor Englaro avevaaffermato, in riferimento allaricostruzione del consenso dellaragazza, che il reclamo fosse«insuscettibile di accoglimento, sulrilievo secondo cui l’attività istruttoriaespletata non consentisse di attribuirealle idee espresse da Eluana all’epocain cui era ancora pienamentecosciente un’efficacia tale da renderleidonee anche nell’attualità a valerecome volontà sicura della stessacontraria alla prosecuzione delle curee dei trattamenti che attualmente latengono in vita».nche la procura di Milano,impugnando il decreto che avevaautorizzato il distacco delsondino, aveva concluso per il rigettodel ricorso e in via subordinata per l’ampliamento dell’istruttoriarilevando «la sussistenza di marginidi perplessità tali da ostacolare laricostruzione in termini chiari,univoci e convincenti dell’idea diEluana in ordine alla dignità dellapersona».
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Il volantino diffuso dai radicali
 
terribile. Ero lì, non avevo il coraggiodi toccarla. (Poi) anche un bacio sul-la fronte le ho dato"». Quanta deli-catezza, quanta sensibilità per quel«fantoccino di gomma», ma con «unbel pigiama», che per noi era, è e saràuna persona umana.
l cervello sulla bilancia.
Il gior-no dopo, Maria Grazia Mottola del
Corriere
così descrive l’esito del-l’autopsia, in coda al suo servizio: «E-luana (...) pesava 53 chili, il corpoappariva in buone condizioni, nonaveva ferite da piaghe da decubito, lasua pelle era intatta. Solo un’ano-malia: mani e piedi incurvati versol’interno, in una postura tipica dellepersone immobilizzate». Marinella,sei stata lì tanto tempo e non ti seiaccorta di quelle mani «devastate»?Conclusione: «Calcolato anche il pe-so del cervello: sarebbe uguale a quel-lo di una persona normale». Comecome come? Ma non avevamo letto,sulla stampa laica e scevra da pre-giudizi, che dopo 17 anni di stato ve-getativo il cervello è come una noce?Ma poi, perché «sarebbe»? L’hanno«calcolato», dunque o è o non è, sen-za condizionale.
a fotografia.
Quanto scempiosu quel corpo. Perfino RobertoSaviano (
Repubblica
, 12 febbraio)si lascia andare: «Beppino per rispet-to a sua figlia ha diffuso foto di E-luana sorridente e bellissima, pro-prio per ricordarla in vita, ma pote- va mostrare il suo viso deformato –smunto? gonfio? –, le orecchie dive-nute callose e la bava che cola, uncorpo senza espressione e senza ca-pelli». Senza capelli, la professionistaMarinella non s’è accorta neanche diquesto. E le foto? Titola
Repubblica
(15 febbraio): «Volevano le foto di E-luana morente e Beppino disse: "No,è macabro"». Le voleva Oliviero To-scani che al
Corriere della sera
(15 feb-braio) spiega: «Le avrei messe sul gior-nale solo per far capire alla gente diche cosa stavamo parlando. Davantia quel letto, prima di esprimere ungiudizio, dovevamo passarci tutti.Con una foto del genere avrebbecambiato idea anche il Papa». Chia-ro? L’aspetto di una persona vale adeterminarne il valore; anzi, a deci-dere se è ancora una persona. Bene-
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l corpo di E-luana.
Men-tre le suoreMisericordi-ne tacevano,o appenasussurravano, lo-ro che conosce- vano meglio dichiunque altro E-luana per averlaaccudita per 17anni, i figuranti dell’ultima ora si af-fannavano a ciarlare. Figuranti tuttiben selezionati e schierati, perché co-sì si orienta l’opinione pubblica, conla complicità della"stampa amica". Ferruc-cio Saro, senatore friula-no di Forza Italia, con-cede le sue confidenze al
Corriere della sera
dell’11febbraio. Titolo: «Saro:faceva impressione. L’hodetto a Berlusconi». Vir-golettato: «Guardi, pre-sidente, che Eluana nonè come qualcuno la de-scrive, temo l’abbianoinformata male: 17 an-ni in un letto lasciano se-gni incancellabili». Machi è Saro? Pudicamen-te, il
Corriere
annota: «Ex craxiano, legato alle bat-taglie (divorzio e abor-to) di Loris Fortuna». U-no dell’allegra compa-gnia della buona morte,insomma. A descrivere i«segni incancellabili» viene delegata, lo stessogiorno, Marinella Chiri-co, giornalista del Tg3friulano, «invitata – spie-ga Enrico Bonerandi di
Repubblica
– dal profes-sor De Monte: "Non nepossiamo più di genteche sostiene che Eluanasorride e potrebbe anchemangiare da sola"».Mangiare da sola? E chimai l’ha detto? «"A que-sto punto passa tu, chesei una professionistadell’informazione"». Edecco la descrizione pro-fessionistica: «Marinsel-la scuote la testa: "Elua-na era come un fantoc-cino di gomma. Unadonna devastata da an-ni e anni di immobilità.Magra no. Tenuta bene,con addosso un bel pi-giama (...) ogni due o treore la giravano, per evi-tare le piaghe da decu-bito. Ma per le orecchienon si può fare niente: ouna o l’altra deve pur poggiare sul cuscino. A- veva le orecchie defor-mate, di un colore scuro,probabilmente con unapiaga dentro. All’inizioper me è stata una botta
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www.avvenireonline.it\vita
 Avvenire
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Giovedì, 19 febbraio 2009
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punti fermi
tato di coscienza, statodi coma, stato vegetati- vo, stati minimi di co-scienza. Nelle ultimesettimane, a partire dalcaso Englaro, si è lettomolto su questi concetti, ma siè fatta anche molta confusione. Adesso è arri- vato il tempo di fare ordine – almeno per quelpoco, o quel tanto, che le attuali conoscenze per-mettono – su quanto si è detto e ascoltato, pro- vando a mettere alcuni punti fermi con l’aiutodel professore Paolo Maria Rossini, ordinariodi Neurologia dell’Università "Campus Bio-Me-dico" di Roma e direttore del Centro Integratodella Ricerca.a prima cosa da puntualizzare – spiegaRossini – riguarda proprio la difficoltà difare diagnosi di stato vegetativo (Vs). Èper esempio noto, da uno studio inglese, che inun centro di alta specializzazione oltre il 40% del-le diagnosi sullo stato vegetativo è risultato noncorretto». Richiamando l’attenzione sulla neces-sità di una diagnosi sempre più accurata, Rossi-ni descrive la vaghezza dei confini dello stato ve-getativo: «Come negli stati di minima coscienza(Mcs), anche nella condizione vegetativa si veri-ficano delle oscillazioni nella stessa settimana,persino nella medesima giornata, addirittura neltrascorrere di poche ore, durante le quali il pa-ziente può transitare per un po’ nello stato di mi-nima coscienza, per poi fluttuare in quello ve-getativo». E ancora: «Bisognerà capire fino a chepunto funziona il cervello in stato vegetativo –esorta Rossini – perché è scientificamente provato,da studi recenti, che quei pazienti mantengonouna certa forma di pre-coscienza».poi sbagliato pensare che tutti i pazienti instato vegetativo debbano essere alimentatiattraverso sondino, dice Rossini, ricordandoche «esiste una percentuale del 50% circa dei ca-si che conserva la deglutizione, e tra questi cir-ca la metà la mantiene efficace al punto da po-ter essere nutrito per vie naturali e per anni». In-somma, in materia di accanimento terapeutico,e di testamento biologico, discriminare in baseall’utilizzo (oppure no) del sondino non signi-ficherebbe certamente applicare un criterioscientifico. «Allo stato attuale delle conoscenzenon sappiamo se c’è un linguaggio "altro" ri-spetto al nostro, che è fatto di segni riconosci-bili», precisa Rossini, riferendosi alla semioticadelle persone che, solitamente entro 12 mesidal trauma, riescono a risvegliarsi dallo stato ve-getativo per poi transitare in una condizione diminima coscienza. Ancora un punto fermo: E-luana avrà sofferto la sete? «La rete del dolore èun circuito di centri nervosi che controlla anchela coscienza del dolore – spiega Rossini –. Se nel-le persone sane si attivano 10 centri nervosi, nel-le persone in stato vegetativo se ne attivano 6,ossia pochi meno, quindi su quali basi scienti-fiche si arriva a dire che questi pazienti non pro- vano nessun tipo di dolore?».
Luisella Giovanna Daziano
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S
detto XVI prenda nota.
o stupro.
Ma non sono loro ascrutare, manipolare, "stuprare"la povera Eluana; no, siamo noi.Marco Rovelli (
l’Unità
, 14 febbraio)riassume «il pezzo lucidissimo diGiuseppe Genna», scritto su Carmil-la e circolante su Facebook: «L’inna-turale mitosi tra potere ecclesiasticoe potere populista fa di questo Statola negazione di se stesso. Per questaultrema violenza, non liberatricebensì oscena soltanto, Eluana En-glaro è sotto multipli stupri: è sottostupro assoluto». Qui veramente distuprata ci sarebbe la lingua italiana,ma Rovelli ne è entusiasta: «Ho lettoquesto testo in classe, nell’istitutod’arte dove insegno filosofia (...). E hosentito come i ragazzi fossero pre-senti, partecipi». Non osiamo im-maginare la scena. Intanto, lo stessogiorno e sullo stesso giornale, scriveMarco, classe IV liceo: «Eluana è or-mai un vegetale: i danni alla sua cor-teccia cerebrale le impediscono disoffrire, pensare, muoversi. Il Papaafferma, in proposito: "La vita di chisoffre va difesa": ma Eluana non sof-fre, non vede, non sente da 17 lun-ghissimi anni. Che senso ha una vi-ta così?». Un testo laico, pensoso edubbioso, complimenti al prof. Pros-sima lezione: come decidere se una vita ha senso, e che cosa fare quan-do abbiamo deciso che non ne ha. Ecomplimenti al regista: Marco Bel-locchio (
Libero
, 13 febbraio) annun-cia un film su Eluana. Marinella e Sa-ro consulenti?
a crociata contro la Chiesa.
 A proposito di volontà reali e pre-sunte, chissà che cosa pensereb-be Eluana, vedendo il suo corpo di- venire pretesto per il solito frasario diguerra. «L’armata del Vaticano allabattaglia dell’etica» è il titolo ro-boante di
Repubblica
(15 febbraio),con l’occhiello: «Fede e potere». Lastessa
Repubblica
prepara il campo il
LL
9 febbraio: «Prelati d’attacco e poli-tici in ginocchio». E poi la parola-fe-ticcio, potere. Titolo della
Stampa
(11febbraio, articolo di Gianni Vattimo):«Il potere che spegne la carità». An-cora la
Stampa
(Barbara Spinelli, 8febbraio): «Il potere apparente dellaChiesa». Corrado Augias (
Repubblica
,8 febbraio): «(Berlusconi) non vuo-le perdere l’appoggio della Chiesa laquale non vuole perdere un governoconcretamente amico né il suo poteredi decidere sulla vita e sulla mortedegli italiani». Nando Dalla Chiesa(
l’Unità
, 9 febbraio): «Il più paganoe immorale dei poteri si è sposatocon il Vaticano; e insieme danno l’as-salto al campo sacro delle nostre co-scienze». Bia Sarasini (
 Manifesto
, 10febbraio): «È in corso una feroce par-tita di potere che si esalta della mor-te». Ed è solo "il meglio di".
luana, Welby e il Papa.
Repub-blica
fa e disfa. Giovanna Casadiointervista Emma Bonino: «Anchese imploro "voglio tornare al Padre",per dirla con il Papa, non lo posso piùfare». Orazio La Rocca intervista ilmedico del Papa. Titolo: «Il dottor Buzzonetti: è falso che Giovanni Pao-lo II chiese di non essere più curato,la sua fine fu naturale». Testuale: «IlPapa fu curato fino all’ultimo con leterapie previste, l’alimentazione e l’i-dratazione». Buzzonetti c’era, Boni-no no. Peccato che Bonino parli cin-que giorni dopo Buzzonetti, ossia sene freghi.
a cena con la stampa amica.
Non è vero che soltanto
 Avvenire
ha scritto della cena offerta dal-l’avvocato Campeis nella sua villa per ringraziare i giornalisti. Ne ha scrit-to anche l’altro escluso, il
Giornale
(13 febbraio): «Che cattivo gusto, ciperdoni avvocato». Cattivo gusto? Ot-timo, a giudicare dal menù: «Orzot-to con fagioli, cjarsons (leggasi can-nelloni carnici) e lombata di cervo».Basta avere abbastanza stomaco.
LE
   m   a   s   s   m   e    d    i   a
lle 20.55 dilunedì 2febbraio viene battutal’agenzia:«CasoEnglaro – titola –:chiesto permesso per portare via Eluanada clinica Lecco». Inizia così il rebusdel "protocollo", una serie didichiarazioni, interviste e comunicatiche si contraddicono in continuazione.Pochi minuti dopo, alle 21.06, un’Ansariporta la spiegazione del dottor Defanti: «Il sondino non verrà staccatoe per i primi tre giorni si continuerà anutrirla artificialmente, allo scopo dipermettere al personale di verificare lasituazione. Dopo questi tre giorni,senza staccare il sondino, verrà sospesal’alimentazione». Alle 18.56 dimercoledì 4 febbraio Defanticomunica che il protocollo prevedeche «la quantità di nutrienti vengaridotta dopo tre giorni», e che quindila progressiva riduzione potrebbepartire da «domani o venerdì»; dopopochi minuti, ancora l’agenzia Ansa:«La riduzione dei nutrienti saràdiscrezionale, ha proseguito ilneurologo, ma molto probabilmenteprevederà inizialmente una riduzionedrastica, di circa il 50%, e poi semprepiù graduale. Non sarà un processobrutale». Defanti parla di un tempocomplessivo di sopravvivenzaprobabilmente vicino a tre settimane. Alle 20.51, Adnkronos rilancia unadichiarazione della curatrice specialeFranca Alessio: «Di fronte alla totalemancanza di rispetto per il diritto ealle continue minacce e azioni didisturbo che Beppino Englaro stasubendo, credo che i medici abbianotutte le ragioni se decidono diaccelerare i tempi per la riduzione deinutrienti che tengono in vita Eluana».Poco prima della mezzanotte, ilPresidente del Consiglio dichiara che ilgoverno sta lavorando per intervenirenella vicenda di Eluana.lle 9.15 di giovedì 5 febbraio, siannuncia che lo stop allanutrizione potrebbe iniziare ingiornata. Alle 11.07 l’Ansa riferisce unadichiarazione del dottor Defanti,secondo cui dall’indomani inizierà lariduzione del 50% delle sostanzenutrienti somministrate ad Eluana. Laprocura di Udine apre un fascicolo inbase agli esposti pervenuti. In serata sidiffondono voci su un eventualesequestro cautelare della casa di riposo"La Quiete", e Defanti conferma inun’intervista radiofonica al Tg1 che «dadomattina il protocollo prevede lasospensione graduale». Venerdì 6febbraio i carabinieri acquisiscono lacartella clinica di Eluana e funzionaridella Polizia giudiziaria sono speditinel Nord Italia a raccoglieretestimonianze. Ma alle 10.20 intervienepesantemente Beniamino Deidda, ilProcuratore generale di Trieste, chesmentisce l’esistenza di indagini incorso e dichiara «La magistratura delDistretto non attuerà alcuna iniziativache possa eludere o ritardare ladoverosa attuazione di quanto dispostodalla Cassazione». Alle 14.15 si rendenoto che il Consiglio dei ministri haapprovato il decreto "salva-Eluana". Alle 16.26, altro flash d’agenzia:Napolitano non firma il decreto.a mattina di sabato 7 febbraio,l’agenzia Ansa riepiloga: «Dopo lariduzione della nutrizionecominciata ieri, per oggi ne è previstaun’altra; l’ultima è programmata per domenica; poi Eluana non sarà piu’sottoposta alla nutrizione e idratazioneartificiale». Alle 11.16 viene annunciatoche Eluana ha espettorato il sondinoper un attacco di tosse, e che questonon sarebbe il primo episodio. Dopopochi minuti, ancora Defanti: «Ilprotocollo va avanti. In questa fase nonha senso parlare di percentuali», e nondice se è iniziata o meno la sospensionetotale di alimentazione e idratazione.Ore 13.43, Adnkronos: «Non ci sonosolo 48 ore, ma un più ampio margine»prima che il processo che condurrà allamorte Eluana Englaro «possa dirsiirreversibile». A parlare è ancoraDefanti. Un’ammissione, quella delneurologo, che porta avanti le lancettedell’orologio. Ma l’agenzia si concludecon «Defanti, infine, conferma che adEluana sono stati sospesi siaalimentazione che idratazioneartificiali, ma non è iniziata lasedazione, non è ancora necessaria». Alle 14.39 si parla invece di«riposizionamento del sondino naso-gastrico». Alle 16.44, si inizia a dire cheforse la sospensione di alimentazioneed idratazione non è stata graduale, matotale fin dal primo giorno.omenica 8 febbraio alle ore 10 ildottor Defanti dichiara che «per ora le condizioni cliniche diEluana Englaro sono stabili e siprosegue con la sospensione totaledella nutrizione artificiale», e più tardiaggiunge che il ripristinodell’alimentazione sarebbe comunquepossibile senza particolari probleminell’arco dei primi giorni dallasospensione. In serata Defanti dichiarache il protocollo seguito è solo unatraccia, è discrezionale. Alle 8.37 dilunedì 9 febbraio un’agenzia confermache Eluana è stazionaria e abbastanzaidratata. Ore 9.07: «Durante la primasettimana senza alimentazione eidratazione non dovrebbe correregrossi rischi. Lo stato fisico è ottimo –dice Defanti – probabilmente Eluanasarà in grado di resistere anche più alungo della media. Anche perché è unadonna sana. Mai avuto malattie, maiavuto bisogno di un antibiotico». Alle20.24, flash di agenzia: Eluana è morta.Questa è la cronaca degli ultimi giornidi Eluana, così come ce l’hannoraccontata le agenzie giornalistiche. Èimportante spiegare che il famoso"protocollo", depositato il 2 febbraiopresso l’avvocato Campeis, prevede lostop totale di alimentazione eidratazione dopo il terzo giorno diricovero. Quindi dal 2 febbraio eranoto che non ci sarebbe stata alcunagradualità nella sospensione dialimentazione e idratazione. Eppure lenotizie divulgate erano differenti, esembravano indicare ci fosse più tempoa disposizione per salvare Eluana. IlProcuratore generale di Trieste, peraltro,è sempre stato convinto che nienteavrebbe fermato il percorso di morte.
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orse che l’uomo non ci interessa?». In questa domanda diBenedetto XVI c’è la migliore risposta alle accuse di ingerenzarivolte alla Chiesa. Così Domenico Delle Foglie, direttore delsito www.piuvoce.net, lancia nel suo editoriale dal titolo "Quandol’ingerenza non è peccato…" un dossier dedicato al diritto dellaChiesa e dei credenti a manifestare liberamente il proprio pensieroin materia di vita umana e non solo. L’interrogativo iniziale vienedeclinato su più fronti da cinque protagonisti del dibattito politico-culturale italiano: Giorgio Campanini ne analizza la ricaduta sul versante politico, Edoardo Patriarca ne osserva le implicazioni sulfronte sociale, mentre i risvolti educativi vengono evidenziati daPaola Ricci Sindoni. Infine Riccardo Prandini si occupa di pace efamiglia e Sergio Belardinelli delle frontiere della vita.Quest’ultimo, in particolare, spiega che di fronte a una società incui «tutto sembra venir ricondotto al più radicale individualismo»,è bene che «la Chiesa e i credenti alzino la voce: si tratta in ultimodi non consentire che sia il potere a stabilire in che cosa consiste il"bene" della nostra vita o a fissare i criteri della nostra "umanità"».
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a bugia più frequente, sianel web che in certi me-dia, è stata a mio parereil voler far credere, quasi co-me un alibi, che si sarebbe ri-spettata la volontà di Elua-na, quando invece tale "vo-lontà" era stata artificial-mente costruita da una sen-tenza, a dir poco bizzarra, ba-sata sui "sentito dire". Taleforzatura si è resa necessariaper confondere il dramma ele intenzioni del padre con la vita reale della figlia. Così,con questa indebita sostitu-zione di lei, che ha nascostoil carattere tutto ideologicodi una presunta "battaglia diciviltà", si è potuto far pas-sare come violenza e durez-za, ciò che invece era amoree rispetto, e come diritto esollievo, ciò che è stato so-pruso e disprezzo. Ma per-ché tutto ciò? Leggendo mes-saggi e battute su Facebook ho come avvertito il disagioe il fastidio di riconoscere la vita di Eluana, così com’era,come valore indisponibile.Con o senza la sua "volon-ta", era il richiamo del suostato, della sua debolezza,tutta dipendende dagli altri,ad essere quasi insopporta-bile. Che i giudici avesseroeffettivamente ragione sulleintenzioni di Eluana (e-spresse molti anni fa...), nonera ciò che una certa opinio-ne pubblica cercava. Piutto-sto, per costoro, i giudici "do- vevano" aver ragione, a tuttii costi, altrimenti bisognavaammettere che Eluana pote- va essere ancora una di noi,anche così com’era, il segnodella nostra inquietudine e-sistenziale, del nostro dover farci prossimi: che scandalo,la croce!...
Piergiorgio Dellagiuliaanimatore di gruppipro-Eluana su Facebook
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Il rebus del protocollo, «graduale» solo a parole
Stati vegetativi:quanta confusionesulla «diagnosi»
L’onda di bugieanche sul Web
Dall’arrivo a Udinealle dichiarazioni di medici,avvocati, procuratori: le ultime,confuse ore di Eluana nel flussodi lanci delle agenzie di stampa
Belardinelli: contro l’individualismole ragioni di chi difende l’umanità
Sui quotidiani le fantasie separate dai fatti
di
 Tommaso Gomez
Paolo Rossini
 Nei giorni che hanno segnato l’epilogo del «caso»di Eluana si è concentratoil massimo sforzoper piegare la realtà,confermare teroremie giustificare l’induzionedella morte di una persona gravemente disabile maviva. Tra incongruenzee rovesciamenti del vero

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