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Se Questi Sono Uomini. Dossier Sulla Vita Nelle Carceri Italiane - L'Espresso N.8 28.02.2013

Se Questi Sono Uomini. Dossier Sulla Vita Nelle Carceri Italiane - L'Espresso N.8 28.02.2013

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I
l ladro di biciclette. L’alcolista senzatetto che ha rubato un panettone. L’extossicodipendente che è evaso dallacomunità perché non gli acevanovedere la glia. Il detenuto con untumore al cervello. Il ventenne devastatodalla cocaina che dorme sul pavimento diuna cella radicia. Lo straniero che lavoravain nero nei cantieri, con la crisi è nito a vi-vere per strada e ora è dentro per urto dicibo. L’anziano paralizzato in carrozzella. Lamamma italiana arrestata con una piccoladose di droga che è costretta a crescere inprigione la glioletta di undici mesi.Il carcere in Italia è una discarica sociale.Dopo anni di proclami sul giusto processo eil garantismo, il nostro Paese ha il recordassoluto di condanne infitte dalla Corteeuropea per condizioni di detenzione disu-mane. Per descrivere il male di vivere neipenitenziari, “l’Espresso” ha raccolto testi-monianze dirette dei detenuti, che si raccon-tano in una serie di lettere. Scritti (e disegni)disperati, conermati dai documenti giudi-ziari e dai reerti sanitari orniti da avvocati,medici e volontari delle più note associazio-ni ed enti di tutela. Tra tante, troppe storie didolore e ingiustizia, ne sono state selezionatealcune rappresentative dei drammi più di-use tra le oltre 65 mila persone rinchiuse neipenitenziari italiani, che dovrebbero al mas-simo contenerne ventimila di meno.
IN CELLA CON IL TUMORE
Il detenuto L. èun italiano di 38 anni con un cumulo dipiccoli precedenti per droga. In cella ormaida nove anni, ha il virus dell’Hiv e l’epatite,come molti ex tossicodipendenti, ma haanche un tumore al cervello, per cui ha giàsubito due interventi chirurgici. Oggi non ènemmeno in grado di scrivere: la sua storiaè raccontata nelle carte dei medici dell’asso-ciazione Antigone. Sballottato da un carcereall’altro, tra Genova, Firenze e Pisa, L. nonriesce a curarsi con i armaci salvavita, ancheperché la terapia anti-cancro risulta incom-patibile con quella contro l’Aids. Quindi iltumore al cervello continua a riormarsi. Dueanni a tenta per la prima volta il suicidio. Inestate, la bea: ottiene nalmente la deten-zione domiciliare, ma dopo una settimanaesce di casa («Dovevo solo buttare l’immon-dizia», giura, senza essere smentito) e vieneriarrestato per evasione. Imprigionato aRebibbia, non può are la chemioterapia,perché mancano agenti per scortarlo inospedale. Pallido, magrissimo, perde sanguedalle eci e riuta le medicine. Il resoconto
Se questi
SONO UOMINI
Malati con cancro e Aids senza cura. Donne con neonati ingabbia. Sporcizia dovunque. Le testimonianze dei prigionieri
DI pAOLO bIONDANI E ARIANNA gIUNTI
Radiografa di un disastro
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(dati al 31 dicembre 2012)
 Totale Istituti penitenziari
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Capienza detenutiregolamentare
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 Totale detenutipresenti
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di cuidonne
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di cuistranieri
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In attesadi primo giudizio
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Condannatidenitivi
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 Altri
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 Appellanti
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Ricorrenti
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Misto*
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*Rientrano nel "misto" i detenuti che hanno a carico più imputazioni, ciascuna con un diverso stato giuridico.Fonte: Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria del ministero della Giustizia
DetenutiDetenuti
 
Misannation
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sanitario si chiude con queste parole:«Ha tentato di nuovo di uccidersi in-ghiottendo tre tagliaunghie». Nel di-cembre scorso il tribunale di sorve-glianza ha disposto una nuova periziamedica. Nell’attesa L. resta in prigio-ne. Fine pena: 2016. «Se non muoreprima», è l’amaro commento dell’av-vocata Simona Filippi, responsabilelegale di Antigone.
VIVO COME UN MAIALE
Il detenutoM., italiano di mezza età, ha un pas-sato di alcolista senza tetto: scrive diaver vissuto per anni «nei boschi at-torno a Roma». Arrestato e condan-nato per piccoli urti (rubava cibo esigarette), non viene curato, ma impri-gionato. A Rebibbia riceve armacicontro l’epilessia che provocano in-continenza: di notte non riesce a trat-tenere urina e eci. Nessuno lo vuolevicino. La sua lettera è straziante: «Da tremesi la mia malattia si è aggravata e nontrattengo più nulla. Per le paure e la depres-sione il mio cervello sta perdendo i pezzi. Orami trovo in cella con altri due detenuti, unoè psicopatico, l’altro a lo sciopero della ame.Quando vado in depressione mi abbraccionel bagno e piango. Sono diventato un ma-iale nel suo porcile. Per avore aiutatemi,mandatemi uno psicologo».
I SEPOLTI VIVI
Il primo choc per tutti icarcerati è il sovraollamento. L’italiano V.,detenuto a Ivrea, descrive così la sua cella:«Questo è un piccolo carcere che dovrebbecontenere non più di 150 detenuti, ma neospita il doppio. La mia cella è predispostaper un detenuto, in realtà siamo in tre: misu-ra 4 metri per 3. Il bagno è senza acqua calda:in realtà è solo un wc non separato dal cuci-nino. C’è molto reddo, dalle fnestre entranospieri diabolici. E il lavoro è un privilegioper pochi. Io sono sepolto vivo 24 ore su 24.Che carcere è questo, dove non sono rispet-tati il minimo della dignità e della salute?».Cinque ventenni tunisini, rinchiusi a SanVittore, hanno disegnato il loro angolo del“sesto raggio” in una lettera spedita agliavvocati dello studio Losco-Straini. «In ognicella siamo in sei: due metri quadrati a per-sona, ma buona parte del locale è occupatodai due letti a castello su tre livelli, che chiu-dono anche l’unica fnestra, per cui non c’èmai ricambio d’aria. Il davanzale è copertoda strati di escrementi di piccione. La cella èinestata di scaraaggi, la porta resta chiusaper venti ore al giorno, le docce sono comu-ni a tutto il reparto...». I cinque ragazzi nonavevano commesso alcun reato: nel gennaio2012 sono stati rinchiusi al Cie di via Corel-li solo perché erano senza permesso di sog-giorno. Quando è scoppiata l’ennesima ri-volta, sono stati arrestati con l’accusa di“devastazione”. A Crotone il tribunale haassolto tre stranieri come loro, giudicando«legittimo» ribellarsi contro strutture «inde-centi e disumane». A Milano invece i tunisi-ni sono stati condannati senza attenuanti erinchiusi nel raggio che ha impressionato ilpresidente Giorgio Napolitano.
DORMO PER TERRA
Da Monza un ven-tenne lombardo arrestato per scippo (cerca-va i soldi per la cocaina) scrive che è costret-to a dormire «su un materasso per terra, inuna cella piccolissima, dove a reddo e lepareti sono radicie d’acqua». Gli avvocatidelle Camere penali conermano che nellaricca città brianzola «675 detenuti sono sti-pati in stanze che dovrebbero ospitare solouna persona, ma ne contengono quattro, condue letti e due materassi stesi a terra, perchében 83 celle sono state chiuse per allagamen-ti e infltrazioni». Da Lecce il detenuto F.spiega: «Siamo in tre in una cella singoladove spesso restiamo senza acqua e senzaluce»; «d’inverno a reddo e d’estate con ilcaldo l’aria diventa irrespirabile soprattuttoper me che sono cardiopatico»; «il passeggioè coperto da un rete metallica piena di escre-menti»; e «per risolvere il problema dellamancanza di spazio ora ci vengono seque-strati gli indumenti». Dalla Toscana A. pro-testa, con eroce autoironia: «Quattro metriquadrati a testa non sono uno spazio conso-no a un essere umano, visto che una legge negarantisce un minimo di sette ai suini».
IL LADRO DI SCATOLETTE
I più soli e dispe-rati sono i tantissimi stranieri (e italiani) chenon hanno neppure un amico o parente chepossa visitarli e aiutarli. Mohamed, 25 anni,è arrivato in Italia tre anni a senza permesso.Essendo clandestino, poteva lavorare solo innero. Per due anni è stato reclutato a giorna-ta dai caporali in piazzale Lotto a Milano:operaio invisibile nei cantieri delle grandiopere. Con la crisi ha perso anche il lavoronero. Senza casa, senza amiglia, ha dovuto«dormire per strada e vivere di elemosina»,come spiega agli avvocati dello studio DiLeo-Bottino. Un giorno ha rubato cibo in uncentro commerciale: arrestato e condannatoa 8 mesi, ha ottenuto la condizionale. Ma lasospensione della pena vale solo la primavolta. Tornato all’addiaccio, è stato riarresta-to per un secondo urto di scatolame. Ora èin cella e deve scontare entrambe le condan-ne: il ladro per ame uscirà nel 2014. Ma nonsi lamenta: «Stare in carcere è meglio chedormire al gelo».
BIMBI TRA LE SBARRE
Il carcere è una
 
l’ora d’aria di alcuni prigionieri del carcere di volterra
 viviamo in quattrometri quaDrati a  testa. e in italia una legge ne garantisceun minimo Di sette ai maiali

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