21.
Il
valore punto
1
basato sui minimi tabellari
(mediamente 15,74 euro) e, pertanto, tra il 10% eil 30% più basso del valore punto attualmente adottato dalle categorie (mediamente 18 euro).
L’inflazione dell’ultimo periodo (2004
-2008) mediamente si è attestata al 2,5%. Moltiplicandoinfatti 18,00 euro per 2,5 punti di inflazione media annua per 12 mesi per 4 anni si ottiene un
incremento di 2.160 euro. Moltiplicando, invece, 15,74 euro per il 2,5 punti d’inflazione media
annua per 12 mesi per 4 anni la cifra si riduce a 1.889 euro (
–
271 euro). Per effetto del cumulo
della perdita di potere d’acq
uisto generata dal primo anno e trascinata nei successivi, la perditacumulata esclusivamente attribuibile ala riduzione del valore punto è di circa 951 euro.2.
L’
indicatore di inflazione
(IPCA)
2
depurata della componente energia
. Nel quinquennio2004-2008 l
’indice generale registra una crescita media annua del 2,5% e quello depuratodell’energia del 2,1%. Questo significa un’ulteriore perdita cumulata di 406 euro
.3.
Confindustria, inoltre, ha previsto nel modello proposto un recupero
–
anche annuale
–
di uno
“scostamento significativo”
. Tale elemento lascia margini di perdita di potere d’acquisto in base alla definizione di “significativo”, nonché delle modalità del recupero: ad esempio, se loscostamento fosse dello 0,3%, con un parametro ritenuto “significativo” di 0,4%,
ciòcomporterebbe una perdita di 1,2 punti in quattro anni, ovvero 258 euro.4.
Oltre a non essere definita l’entità dello “scostamento significativo”, l’eventuale recupero è
stato contemplato
solamente in rapporto all’inflazione depurata
dell’en
ergia registrata per
l’anno precedente e non quella effettiva, rilevata dall’indice generale: ad esempio, sel’inflazione nel 2009 si dovesse confermare attorno al 3,2% e il rinnovo prendeva comeriferimento l’inflazione depurata dell’energia al 2,5%, lo s
costamento dal 2,9% eventualmenteregistrato a fine 2009 comporterebbe un recupero dello 0,4% e non del 0,7%.Quanto appena esposto, può essere raffrontato con la dinamica effettiva delle retribuzioni
registrata dall’Istat tra il 2004 e il 2008 [Tabella 1], in cui l’applicazione del Protocollo del 23 luglio1993 (con parametro di riferimento l’inflazione attesa) ha portato una crescita del potere d’acquisto
dei salari contrattuali di 2,1 punti in 5 anni. Se tornassimo indietro nel tempo ed applicassimo ilmodello proposto da Confindustria, registreremmo una perdita cumulata di
–
2,2 punti, equivalente a
–
1.357 euro:
Tabella 1
Protocollo 23 luglio 1993 Proposta Confindustria
Retr.contrattualinominaliIPCARetr.contrattualirealiRetr.contrattualinominaliIPCARetr.contrattualireali2004 2,8% 2,3% +0,5% 2,0% 2,3%
–
0,3%2005 3,1% 2,2% +0,9% 1,8% 2,2%
–
0,5%2006 2,8% 2,2% +0,6% 2,0% 2,2%
–
0,2%2007 2,3% 2,0% +0,3% 2,0% 2,0% -2008 3,4% 3,6%
–
0,2%2,4% 3,6%
–
1,2%Somma 14,4% 12,3%+
2,1%
10,2% 12,3%
–
2,2%
Media
2,9% 2,5%
+0,4%
2,0% 2,5%
–
0,5%
1
Il valore punto è il valore economico attribuito ad ogni punto di inflazione per determinare gli aumenti salarialicorrisposti ai lavoratori in occasione del rinnovo economico del CCNL, generalmente convenuto di comune accordotra le parti.
2
Tra il 2004 e il 2008 l’inflazione programmata (1,7) è 8 decimi di punto inferiore all’Inflazione armonizzata Ue
(IPCA=2,5), un indicatore che si dimostra puntuale e certamente non sovrastimato: mantenendosi, infatti, sempre
sotto l’indicatore dell’abbattimento dei consumi (Delatore dei consumi=2,6) non propaga inflazione.
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