Esistono gi\u00e0 quattro edizioni di questoDizionario, ma tutte incomplete e informi; non avevamo potuto curarne alcuna. Pubblichiamo infine questa, che si fa preferire a tutte le altre per la correttezza, per l'ordine e per il numero di voci. Le abbiamo tutte tratte dai migliori autori europei n\u00e9 ci siamo fatti scrupolo di copiare talvolta una pagina da un libro conosciuto, quando tale pagina si \u00e8 dimostrata necessaria alla nostra collezione. Vi sono intere voci di persone tuttora viventi, fra le quali si contano alcuni dotti pastori. Questi pezzi sono da tempo alquanto noti agli eruditi, come le voci APOCALISSE, CRISTIANESIMO, MESSIA, MOS\u00c8, MIRACOLI ecc. Ma, nella voce MIRACOLI, abbiamo aggiunto un'intera pagina del celebre dottor Middleton, bibliotecario di Cambridge.
Si troveranno anche diversi passaggi del dotto vescovo di Glocester, Warburton. I manoscritti del signor Dumarsais ci sono stati molto utili; ma abbiamo unanimemente respinto tutto ci\u00f2 che sembrava favorire l'epicureismo. Il dogma della Provvidenza \u00e8 cos\u00ec sacro, cos\u00ec necessario alla felicit\u00e0 del genere umano, che nessun uomo onesto deve indurre i propri lettori a dubitare di una verit\u00e0 che non pu\u00f2 in alcun caso fare del male e che pu\u00f2 sempre produrre un gran bene.
Non consideriamo affatto questo dogma della Provvidenza universale come un sistema, bens\u00ec come una cosa dimostrata a tutti gli spiriti raziocinanti; al contrario, i diversi sistemi sulla natura dell'anima, sulla grazia, su opinioni metafisiche, che dividono tutte le comunioni religiose, possono essere sottoposti all'analisi: poich\u00e9, essendo in discussione da millesettecento anni, \u00e8 evidente che non portano affatto con s\u00e9 il carattere di certezza; sono enigmi che ciascuno pu\u00f2 divinare secondo la portata della propria intelligenza.
La voce GENESI \u00e8 di un uomo di grandi capacit\u00e0, che gode della stima e della fiducia di un gran principe: gli domandiamo scusa per aver tagliato questa voce. I limiti che ci siamo imposti non ci hanno permesso di stamparla per intero: avrebbe riempito quasi la met\u00e0 di un volume.
Quanto agli argomenti di pura letteratura, si riconosceranno facilmente le fonti cui abbiamo attinto. Abbiamo cercato di unire l'utile al dilettevole, non avendo altro merito n\u00e9 altra parte in quest'opera che la scelta. Le persone di ogni ceto troveranno di che istruirsi divertendosi. Questo libro non esige una lettura conseguente; ma, in qualsiasi punto lo si apra, si trova di che riflettere. I libri pi\u00f9 utili sono quelli dei quali una met\u00e0 \u00e8 fatta dagli stessi lettori: essi ampliano i pensieri dei quali viene loro presentato il germe; correggono ci\u00f2 che sembra loro difettoso e rafforzano con le proprie riflessioni ci\u00f2 che sembra loro debole.
Soltanto da persone illuminate pu\u00f2 essere letto questo libro: l'uomo volgare non \u00e8 fatto per simili conoscenze; la filosofia non sar\u00e0 mai suo retaggio. Chi afferma che vi sono verit\u00e0 che devono essere nascoste al popolo non pu\u00f2 in alcun modo allarmarsi; il popolo non legge affatto; lavora sei giorni la settimana e il settimo va al cabaret. In una parola, le opere di filosofia non son fatte che per i filosofi, e ogni uomo onesto deve cercare di essere filosofo, senza vantarsi di esserlo.
Concludiamo facendo le nostre umilissime scuse alle stimabili persone che ci hanno elargito il favore di alcune nuove voci, per non aver potuto utilizzarle come avremmo desiderato: sono arrivate troppo tardi. Non siamo per questo meno sensibili alla loro bont\u00e0 e al loro lodevole zelo.
\u00abDove andate, Signor abate?\u00bb ecc. Vi rendete conto che abate significa padre? Se voi lo diverrete, renderete un servizio allo Stato; e senza dubbio compirete l'opera pi\u00f9 alta che possa compiere un uomo: nascer\u00e0 da voi un essere che pensa. C'\u00e8 qualcosa di divino in quest'azione.
Ma se siete il signor abate solo per il fatto che avete la chierica e portate un collarino e una mantellina, e ve ne state l\u00ec alla posta di qualche beneficio, il nome d'abate non lo meritate. Gli antichi monaci chiamarono cos\u00ec il superiore che essi eleggevano. L'abate era il loro padre spirituale. Quanti significati diversi assumono, col passare del tempo, gli stessi nomi! L'abate spirituale era un povero a capo di tanti altri poveri; ma i poveri padri spirituali giunsero poi ad avere duecento, quattrocentomila franchi di rendita; e ci sono, oggi, in Germania, dei poveri padri spirituali che posseggono un reggimento di guardie.
Un povero che ha fatto giuramento d'essere povero e che, di conseguenza, diventa sovrano! Gi\u00e0 lo si \u00e8 detto; e va ridetto mille volte: questo \u00e8 intollerabile. Le leggi protestano contro questo abuso, la religione se ne indigna, e i veri poveri, nudi e affamati, assordano il cielo di lamenti davanti alla porta del signor abate.
Li sento rispondere, i signori abati d'Italia, di Germania, delle Fiandre, della Borgogna: \u00abE perch\u00e9 non dovremmo accumulare anche noi ricchezze ed onori? Perch\u00e9 non dovremmo essere principi? I vescovi lo sono. Una volta erano poveri come noi, e poi si sono arricchiti, si sono innalzati; uno di loro \u00e8 ora pi\u00f9 in alto dei re; lasciate che li imitiamo per quel che ci \u00e8 possibile.\u00bb
Avete ragione, signori; invadete la terra; essa appartiene ai forti e ai furbi che se ne impossessano. Avete approfittato dei tempi dell'ignoranza, della superstizione, della demenza per spogliarci delle nostre eredit\u00e0 e calpestarci; per ingrassarvi con le sostanze degli sventurati: tremate, chiss\u00e0 che non arrivi il giorno della ragione.
Abramo \u00e8 uno di quei nomi celebri in Asia minore e nell'Arabia, come Thoth fra gli egiziani, l'antico Zoroastro in Persia, Ercole in Grecia, Orfeo in Tracia, Odino presso i popoli del settentrione e tanti altri noti pi\u00f9 per la loro fama che per una storia ben accertata. Parlo solo della storia profana, giacch\u00e9, per la storia degli ebrei, nostri maestri e nostri nemici, in cui crediamo e che detestiamo, poich\u00e9 la storia di questo popolo \u00e8 stata manifestamente scritta dallo stesso Spirito Santo, noi nutriamo i sentimenti che dobbiamo nutrire. Qui ci rivolgiamo soltanto agli arabi; essi si gloriano di discendere da Abramo, attraverso Ismaele; credono che questo patriarca abbia fondato la Mecca e sia morto in questa citt\u00e0. Il fatto \u00e8 che la stirpe d'Ismaele fu infinitamente pi\u00f9 favorita da Dio di quella di Giacobbe. L'una e l'altra, per la verit\u00e0, non hanno prodotto che dei ladri; ma i ladri arabi sono stati straordinariamente superiori ai ladri ebrei: i discendenti di Giacobbe conquistarono solo un minuscolo territorio, che poi perdettero; mentre i discendenti di Ismaele hanno conquistato una parte dell'Asia, dell'Europa e dell'Africa, hanno fondato un impero pi\u00f9 vasto di quello dei romani e hanno cacciato gli ebrei dalle loro caverne che chiamavano Terra promessa.
A voler giudicare le cose sulla sola base degli esempi delle nostre storie moderne, sembrerebbe piuttosto difficile che Abramo sia stato il padre di due popoli cos\u00ec diversi; c'\u00e8 stato detto che era nato in Caldea, figlio di un povero vasaio che si guadagnava da vivere facendo dei piccoli idoli di terracotta. Non \u00e8 molto verosimile che il figlio di un vasaio sia andato a fondare la Mecca trecento leghe pi\u00f9 in l\u00e0, sotto i tropici, affrontando deserti impraticabili. Se fu un conquistatore, si volse senza dubbio verso il bel paese dell'Assiria; e se non fu che un pover'uomo, come ci viene dipinto, non pu\u00f2 aver fondato regni cos\u00ec lontani dalla sua terra.
IlGenesi narra che aveva settantacinque anni quando lasci\u00f2 il paese di Aram, dopo la morte di suo padre Terah, il vasaio; ma sempre ilGenesi narra anche che Terah, avendo generato Abramo all'et\u00e0 di settant'anni, visse fino a duecentocinque anni e che Abramo se ne and\u00f2 via da Haran solo dopo la morte di suo padre. \u00c8 chiaro, dunque, da quel che dice ilGenesi stesso, che Abramo aveva centotrentacinque anni quando lasci\u00f2 la Mesopotamia. Egli dunque lasci\u00f2 un paese idolatra per andare in un altro paese idolatra chiamato Sichem, in Palestina. Perch\u00e9 proprio l\u00ec ? Perch\u00e9 abbandon\u00f2 le fertili rive dell'Eufrate per una regione cos\u00ec lontana, cos\u00ec sterile e pietrosa come quella di Sichem? La lingua caldea doveva essere assai diversa da quella di Sichem, che non era un paese di commerci. Sichem dista pi\u00f9 di cento leghe dalla Caldea; per arrivarci bisogna attraversare dei deserti; ma Dio voleva che Abramo facesse questo viaggio, voleva mostrargli la terra che avrebbero dovuto occupare i suoi discendenti, molti secoli dopo di lui. L'intelligenza umana stenta a comprendere le ragioni di un tale viaggio.
Appena Abramo giunge nel piccolo paese montagnoso di Sichem, la carestia lo costringe a uscirne. Allora va in Egitto con sua moglie, a cercar di che vivere. Menfi dista duecento leghe da Sichem; \u00e8 naturale che si vada a cercar grano tanto lontano, e in un paese di cui non si conosce affatto la lingua? Incredibili viaggi, intrapresi all'et\u00e0 di quasi centoquarant'anni.
Conduce a Menfi la moglie Sara, tanto pi\u00f9 giovane di lui, quasi una bimba; non aveva che sessantacinque anni. E poich\u00e9 era molto bella, egli si risolse a trar partito dalla sua bellezza: \u00abFingi d'esser mia sorella,\u00bb le disse, \u00abaffinch\u00e9 mi si faccia del bene in grazia tua.\u00bb Avrebbe dovuto dirle, ci pare: \u00abFingi d'essere mia figlia.\u00bb E cos\u00ec il re si innamor\u00f2 della giovane Sara, e regal\u00f2 al sedicente fratello tante pecore, buoi, asini, asine, cammelli, servi e serve, il che prova che l'Egitto d'allora era un regno molto potente e civile, e di conseguenza molto antico, in cui si ricompensavano munificamente i fratelli che venivano ad offrire le sorelle ai re di Menfi. La giovane Sara aveva novant'anni, secondo la Scrittura, quando Dio le promise che Abramo, che ne aveva allora centosessanta, le avrebbe regalato un bambino entro lo stesso anno.
Abramo, che adorava viaggiare, se ne and\u00f2 nell'orribile deserto di Cades con la moglie incinta, sempre giovane e sempre leggiadra. Un re di quel deserto non manc\u00f2 di innamorarsi di Sara, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno di quanto se ne era innamorato il re d'Egitto. E il padre dei credenti ripet\u00e9 la menzogna detta in Egitto; fece passare la moglie per sua sorella, e ricav\u00f2 dall'affare altre pecore, buoi, servi e serve. Si pu\u00f2 ben dire che quest'Abramo divenne ricchissimo grazie alla famiglia della moglie. I commentatori hanno messo insieme un numero incredibile di volumi per giustificare la condotta di Abramo, e per conciliare la cronologia; rinviamo dunque il lettore a questi commenti, tutti composti da spiriti sottili e raffinati, eccellenti metafisici, gente libera da pregiudizi e niente affatto pedante.
Del resto questo nome( B r a m-Abram) era celebre in India e in Persia: molti dotti pretendono perfino ch'egli fosse lo stesso legislatore che i greci chiamarono Zoroastro. Altri asseriscono che fosse il Brahma degli indiani: il che per\u00f2 non \u00e8 dimostrato.
Quello che sembra invece pi\u00f9 che ragionevole a molti dotti \u00e8 che quest'Abramo fosse caldeo o persiano: gli ebrei, in seguito, si vantarono di discendere da lui, come i franchi da Ettore e i bretoni da Tubal. \u00c8 certo che la nazione ebraica fu una comunit\u00e0 nomade molto recente; che si insedi\u00f2 vicino alla Fenicia solo molto tardi; che era circondata da popoli antichi: ne adott\u00f2 la lingua, e prese da loro perfino il nome d'Israele, che \u00e8 caldeo, come attesta proprio un ebreo, Flavio Giuseppe. Sappiamo che prese dai babilonesi perfino il nome degli angeli; infine, che chiam\u00f2 Dio, come avevano fatto i fenici, con i nomi di Elohim o Eloah, Adon\u00e0i, Jehovah o Jao.
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