Libro 1. Durante le feste Bendidie, Socrate si reca con Glaucone e altri a casa di Cefalo. Questi inizia a discutere con Socrate sui presunti svantaggi e sui benefici della vecchiaia, dichiarando che le ricchezze aiutano l'uomo a sopportare l'et\u00e0 senile e a comportarsi in modo giusto. Il discorso quindi si incentra sull'essenza della giustizia.
Polemarco sostiene che la giustizia consiste nel fare del bene agli amici e del male ai nemici; Socrate confuta questa tesi mostrandone i paradossi, e pone l'accento sulla necessit\u00e0 di distinguere i veri amici e i veri nemici da coloro che sembrano tali, ma non lo sono. Aggiunge che chi danneggia rende sempre peggiore il danneggiato, e questo non pu\u00f2 essere l'obiettivo del giusto. Qui irrompe nel dialogo Trasimaco, che con un intervento aggressivo afferma che la giustizia consiste nell'interesse del pi\u00f9 forte, cio\u00e8 di chi detiene il potere. Prima obiezione di Socrate: i pi\u00f9 forti possono anche sbagliare, cosicch\u00e9 obbedire loro potrebbe significare danneggiarli.
Trasimaco insiste: la giustizia \u00e8 un bene altrui, mentre l'ingiustizia giova a se stessa; per questo \u00e8 superiore alla giustizia e l'ingiusto gode di una vita pi\u00f9 felice del giusto. Socrate ribadisce che ogni arte \u00e8 disinteressata; se chi pratica un'arte ne trae un guadagno, ci\u00f2 \u00e8 dovuto al fatto che egli pratica insieme anche l'arte mercenaria.
Dato che Trasimaco identifica l'ingiustizia con la virt\u00f9, Socrate lo porta ad ammettere che il giusto non cerca di prevalere sul giusto, ma solo sull'ingiusto, l'ingiusto invece cerca di prevalere su entrambi; non si pu\u00f2 quindi attribuire all'ingiustizia la sapienza e la virt\u00f9, poich\u00e9 in tutte le attivit\u00e0 chi \u00e8 competente (e quindi sapiente) cerca di prevalere solo su chi \u00e8 incompetente. L'ingiustizia indebolisce l'azione degli uomini, rendendoli discordi tra loro e invisi agli d\u00e8i. Posto che ogni cosa ha una sua funzione e una sua virt\u00f9, grazie alla quale pu\u00f2 fare ci\u00f2 che \u00e8 meglio, la funzione e la virt\u00f9 propria dell'anima \u00e8 la giustizia; quindi solo l'anima giusta \u00e8 felice.
Libro 2. Intervento di Glaucone, che distingue tre categorie di beni: quelli che si desiderano solo per se stessi, quelli che si desiderano anche per i vantaggi che procurano, quelli che si desiderano solo per questi ultimi. La giustizia, secondo Socrate, rientra nella seconda categoria, ma l'opinione comune, di cui Glaucone si fa portavoce, la colloca nella terza. Glaucone con un discorso provocatorio finge di sostenere la tesi di Trasimaco: il massimo desiderio dell'uomo \u00e8 commettere ingiustizia restando impunito e la paura pi\u00f9 grave \u00e8 subire ingiustizia senza potersi vendicare; chi non commette ingiustizia lo fa solo per timore delle conseguenze. Adimanto intenzionalmente reca altri argomenti a favore di Trasimaco: gli uomini in realt\u00e0 non lodano la giustizia, ma la reputazione di uomo giusto; la condizione migliore \u00e8 dunque quella di un'ingiustizia mascherata da giustizia. Socrate allora propone di analizzare la giustizia nell'ambito pi\u00f9 ampio dello Stato e delinea una citt\u00e0 semplice e primitiva, costituita da contadini, artigiani e commercianti e basata su una precisa divisione dei compiti. Glaucone reclama uno Stato pi\u00f9 ricco, il che per\u00f2 comporta un ampliamento della citt\u00e0; ci\u00f2 implica l'esercizio della guerra, e di conseguenza la creazione della classe dei guardiani, dedita alla difesa della citt\u00e0. I guardiani devono essere miti e animosi a seconda delle circostanze, nonch\u00e9 amanti del sapere. Si pone quindi il problema della loro educazione, che sar\u00e0 innanzi tutto musicale e ginnica. Quanto all'educazione musicale, bisogna eliminare dalla citt\u00e0 tutte le opere poetiche che danno un'immagine distorta di d\u00e8i ed eroi, presentandoli immersi nei vizi e nella malvagit\u00e0. La divinit\u00e0, essendo buona e perfetta, pu\u00f2 compiere solo azioni buone e non subisce metamorfosi.
Libro 3. Poich\u00e9 i guardiani vanno educati al coraggio e alla temperanza, bisogna rigettare le poesie e i miti che suscitano paura della morte e offrono rappresentazioni sconvenienti e mendaci di d\u00e8i ed eroi; solo i governanti hanno il diritto di mentire ai sudditi a fin di bene. Socrate distingue tre forme di poesia: narrativa, imitativa e mista. I guardiani devono astenersi dall'imitazione, a meno che non concerna un uomo o un'azione virtuosa; ne consegue che il poeta imitatore non dev'essere accolto nella citt\u00e0 ideale. Socrate poi passa in rassegna le armonie, gli strumenti musicali e i ritmi, indicando quali si addicono ai guardiani e quali no; la loro educazione musicale deve mirare a un ideale di bellezza attraverso il ritmo e l'armonia.
Il successivo esame dell'educazione ginnica evidenzia i rapporti tra essa e la medicina e permette un confronto tra i medici e i giudici: i primi, curando il corpo con l'anima, devono avere esperienza delle malattie, mentre i secondi, curando l'anima con l'anima, devono avere l'anima incorrotta. Sia i medici sia i giudici non devono lasciar vivere il corpo o l'anima inguaribile; mantenere in vita corpi incapaci di svolgere la propria funzione \u00e8 infatti esiziale per la citt\u00e0. L'educazione ginnica deve sviluppare pi\u00f9 la forza morale che quella fisica e deve pertanto contemperarsi con l'educazione musicale.
Per esporre i criteri di scelta dei guardiani, Socrate ricorre al mito della nascita degli uomini dalla terra e della loro distinzione in tre classi: aurea (governanti), argentea (guerrieri), bronzea (prestatori d'opera). Seguono alcune prescrizioni circa la vita dei guardiani, che sono esclusi dalla propriet\u00e0 privata, hanno alloggio e vitto in comune e sono mantenuti a spese dello Stato.
Libro 4. Rispondendo a un'obiezione di Adimanto, secondo cui i guardiani non sono felici, Socrate precisa che la citt\u00e0 ideale mira al benessere della collettivit\u00e0, non di una singola classe; perci\u00f2 deve evitare l'eccesso sia della povert\u00e0 sia della ricchezza, che crea divisioni interne, e avere una giusta estensione territoriale. A tale scopo i guardiani devono impedire modifiche nell'educazione ginnica e musicale; la legislazione dovr\u00e0 basarsi su pochi precetti fondamentali, sanciti da Apollo delfico. La presenza nella citt\u00e0 ideale della giustizia viene appurata tramite la ricerca delle tre virt\u00f9 che si connettono ad essa: sapienza, coraggio, temperanza. La sapienza \u00e8 la virt\u00f9 di coloro che hanno compiti di governo, il coraggio la virt\u00f9 dei guardiani dediti alla guerra e alla difesa; la temperanza invece deve risiedere in tutte e tre le classi dei
cittadini. La giustizia consiste nell'assolvere il proprio compito all'interno della citt\u00e0, senza scambi tra le tre classi che alterino la compagine statale. Socrate dimostra che la giustizia nello Stato \u00e8 la stessa che nell'individuo, in quanto la struttura dell'anima \u00e8 analoga a quella della citt\u00e0, anzi dipende da essa. Vengono quindi distinte le tre facolt\u00e0 dell'anima: facolt\u00e0 razionale, concupiscibile, impulsiva. L'uomo \u00e8 giusto quando la parte razionale dell'anima, sostenuta da quella impulsiva, comanda su quella concupiscibile; in caso contrario si ha l'ingiustizia.
Socrate affronta la "prima onda", ossia l'identit\u00e0 di compiti e di educazione tra uomini e donne, e spiega che la differenza di sesso non implica una differenza di attitudini, bench\u00e9 le donne siano pi\u00f9 deboli. Viene quindi affrontata la "seconda onda": la regolamentazione dei matrimoni e delle nascite. I matrimoni dovranno avvenire tra i cittadini migliori, per mantenere costante la qualit\u00e0 e il numero degli abitanti. I bimbi saranno condotti appena nati in nidi d'infanzia; bisogna inoltre stabilire un'et\u00e0 per la procreazione ed evitare matrimoni tra consanguinei. Solo questo principio, afferma Socrate, pu\u00f2 garantire la concordia interna e la felicit\u00e0 dei cittadini. I giovani dovranno ricevere un'educazione guerriera ed assistere alle battaglie per imparare il loro futuro compito; la citt\u00e0 dovr\u00e0 riservare dei premi ai giovani pi\u00f9 valorosi. Socrate aggiunge che essa non combatter\u00e0 contro altri Greci, data la comunanza di stirpe, e deplora le discordie esistenti tra le citt\u00e0 elleniche.
Libro 6. Il filosofo deve governare perch\u00e9 \u00e8 il solo a conoscere l'essere e la verit\u00e0; inoltre \u00e8 sincero, temperante, disprezza i beni mondani, apprende con facilit\u00e0 e possiede l'armonia interiore. Adimanto per\u00f2 obietta che i filosofi sono persone strane e inutili allo Stato. Attraverso l'allegoria della nave Socrate spiega che ci\u00f2 accade negli Stati esistenti, governati da demagoghi. Il filosofo non \u00e8 malvagio, ma l'ambiente in cui vive pu\u00f2 corromperlo, poich\u00e9 anche le migliori nature sono corruttibili, se male educate; tale azione corruttrice \u00e8 dovuta al volgo e ai sofisti, indegni seguaci della filosofia.
Il filosofo si corrompe per compiacere il volgo, e pochi riescono a mantenersi coerenti isolandosi dalla massa. Nessuna delle costituzioni vigenti conviene alla filosofia: solo la citt\u00e0 ideale consente ai filosofi di svolgere la propria opera e di convincere il popolo, quindi dev'essere governata da loro. L'educazione dei filosofi deve mirare alla disciplina pi\u00f9 alta, avente come oggetto il bene. A questo punto si rende necessaria la definizione dell'idea del bene, di cui Socrate coglie l'analogia con il sole: come il sole, pur dando vita, colore e nutrimento agli oggetti sensibili, non si identifica con essi, cos\u00ec il bene permette la visione del mondo intellegibile e lo trascende.
L'analisi prosegue con l'immagine della linea divisa in quattro segmenti, che rappresentano quattro tipi di oggetti del conoscere: immagini, oggetti sensibili, concetti scientifici e idee. I primi due concernono il mondo sensibile, i secondi due il mondo intellegibile.
Libro 7. Il complesso discorso teoretico del libro precedente viene esplicitato attraverso il mito della caverna, allegoria del filosofo che si solleva dal sensibile alle idee e ritorna nel modo per governarlo; infatti il filosofo, la cui missione non si realizza nella pura contemplazione dell'intellegibile, dev'essere costretto a governare.
Nella sua educazione, che ha il compito di convertire il suo sguardo verso l'idea del bene, la musica e la ginnastica devono essere affiancate da altre discipline: la matematica, la geometria, l'astronomia, la stereometria, l'armonia e soprattutto la dialettica, che ha come scopo la conoscenza del bene, il cui principio non \u00e8 basato su ipotesi. Vengono quindi esposti i criteri di scelta dei futuri filosofi dialettici, le loro qualit\u00e0 e la loro educazione graduale, a partire dall'infanzia: dopo un periodo propedeutico di educazione ginnica, essi dovranno studiare le varie discipline e solo a trent'anni incominceranno a essere avviati alla dialettica, per un tirocinio quinquennale che preceder\u00e0 la loro attivit\u00e0 pratica all'interno della citt\u00e0.
Libro 8. Socrate annuncia di voler ritornare all'argomento principale della sua indagine, ossia la felicit\u00e0 del giusto e l'infelicit\u00e0 dell'ingiusto; a tal proposito conduce un'analisi delle quattro forme di governo esistenti, cui corrispondono quattro tipi di uomo: timocrazia, oligarchia, democrazia e tirannide. La timocrazia, la costituzione pi\u00f9 vicina allo Stato perfetto, cio\u00e8 all'aristocrazia, nasce dalla corruzione di quest'ultimo: ci\u00f2 accade perch\u00e9 i guardiani non determinano con esattezza il "numero nuziale", che regola il ciclo delle nascite. Socrate delinea il carattere del regime timocratico, dove regnano l'ambizione e un occulto amore per il denaro; di conseguenza l'uomo timocratico, la cui anima \u00e8 guidata dall'elemento impulsivo, \u00e8 ambizioso e avido. Quando l'amore per il denaro diventa palese nasce il regime oligarchico, basato sul censo e diviso al suo interno in Stato dei poveri e Stato dei ricchi. Anche nell'uomo oligarchico, parsimonioso e dedito agli affari, prevale l'elemento animoso. Dalla rivolta contro questo regime nasce la democrazia, caratterizzata da una libert\u00e0 che degenera in anarchia, poich\u00e9 sia lo Stato sia l'uomo democratico sono dominati dall'elemento concupiscibile; il popo\u00ec o stesso fornisce al tiranno la possibilit\u00e0 di salire al potere. Una volta che ha preso in mano lo Stato, il tiranno opprime il popolo ed elimina i cittadini migliori.
Libro 9. Nel proseguire l'esame del carattere tirannico, Socrate pone l'accento sulla presenza in ogni individuo di desideri sfrenati e contrari alla legge, che si manifestano soprattutto nei sogni: il tiranno non si ferma di fronte a nulla pur di soddisfare tutti questi appetiti. Viene poi contrapposta la perfetta felicit\u00e0 dello Stato regio, cio\u00e8 della citt\u00e0 ideale, alla
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