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La Spirale Della Programmazione

La Spirale Della Programmazione

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09/03/2013

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 TECNICHE DI CONDUZIONE DEI WORKSHOP:I METODI E GLI STRUMENTI
Leonardo Angelini
1.
Metodi e strumenti: la spirale della programmazioneDiamo un’occhiata alla nota immagine della spirale della programmazione. In sede psico-pedagogica, così come in sede sanitaria, possiamo osservare l’evolversi di un percorsoprogrammatorio, scandito nel tempo secondo determinati criteri e
linguaggi
,
 
i cui particolarivariano a seconda delle concrete microstorie locali di ogni singola istituzione, ma che - grossomodo - sono tutti riconducibili alla spirale sopra illustrata.Fare un’opzione nel senso della programmazione, pe, non significa affatto fareun’operazione banale: l’abitudine e l’assuefazione alla programmazione che noi tuttiabbiamo, dal momento in cui abbiamo cominciato a lavorare in istituzioni moderne eprofessionali
1
, ci conduce a dare per scontato ciò che, in effetti, non lo è affatto. Infatti, laparola
 programmare
significa commisurare il futuro a vantaggio di qualcuno che, nel nostrocaso, è l’istituzione in cui operiamo e i suoi acerbi fruitori. Lo sguardo del programmatore,nel nostro caso, è quello di chi vede il presente in funzione del futuro: lo stesso sguardo,cioè, dell’in-dustriale, dell’economista, del politico, ma anche, nello stesso tempo, unosguardo molto diverso da quello del contadino, tutto centrato sul ripetersi sempre ugualedei cicli produttivi, diverso da quello di chi guarda nostalgicamente indietro nell’attesa cheil passato ritorni, che il mito si riavveri, diverso soprattutto da quello dell’operatore delleistituzioni totali (Goffman) che non programma e tende a vedere il tempo della propriaoperatività come una pesante incombenza dalla quale liberarsi al più presto.Un processo moderno, quindi, che conforma impercettibilmente il nostro modo di pensaree che determina in maniera consistente la nostra professionalità e la nostra appartenenzagruppale.
1
Cfr. Angelini L, 1992
.
1osservazioneautoosservazione2
 
1osservazione
3sperimentazione4verifica1anuovaosservazione
 
Un processo, infine, nel quale confluiscono vari momenti. Noi ne abbiamo identificatosostanzialmente quattro: 1. Osservazione e auto-osservazione; 2. Stesura di una ipotesi dilavoro; 3. Sperimentazione; 4.Verifica; 1.a. Ri-osservazione; ecc.Prima di tentare un’analisi dei principali problemi psicologici che intervengono neglioperatori in ciascuna di queste quattro fasi, occorre precisare però che il tipo di pazienti cheabbiamo davanti (i ragazzi a rischio), le loro esigenze di cura, nonché il nostro mestiere dieducatori e psicologi ci permette di dire che ciò che guiderà il nostro lavoro diprogrammazione non sarà la cura delle parti malate dei ragazzi che sono a noi affidati, ma,piuttosto, l’osservazione delle parti sane, l’analisi delle vocazioni, l’analisi degli investimentifatti dal soggetto - nella sua duplice dimensione, individuale e gruppale - sia sull’operatoreche sul materiale utilizzato; e, nello stesso tempo, la consapevolezza che, fra il momento incui si attua l’intervento e quello in cui sarà possibile riscontrare gli effettivi cambiamentiintervenuti nel ragazzo (se mai riusciremo a coglierli), vi è un periodo più o meno lungo dilatenza, durante il quale l’atteggiamento dell’operatore sarà quello di non aspettarsiriconoscenza da parte dei ragazzi.Un aspetto
 positivo
, quindi, che distingue il nostro lavoro da quello di altri riabilitatori,quali i logopedisti o i fisioterapisti, costretti, direi, dalla natura del loro lavoro e dal tipo disoggetti loro affidati a lavorare sulle parti malate, più che su quelle sane; ed uno
negativo
che implica una capacidi attesa che un domani - che magari è molto al di dell’orizzonte della nostra convivenza con loro - porti quel cambiamento che nell’oggisarebbe disperante attendersi.
2.
Osservazione e auto-osservazioneNel momento in cui ci si accinge a cominciare un lavoro di osservazione, può essere utileanalizzare i vari
flussi identificatori
emergenti o anche solo impliciti nella relazione fraoperatore e ragazzo. Non è possibile qui fornire una griglia dei flussi identificatori, dato cheognuno ne ha una propria, che poi è quella che ciascuno di noi utilizza, in maniera più omeno consapevole, nella relazione con l’udienza attuale. Ma la estrema diversità diposizioni può essere ricondotta, come dice Richter, a tre versanti: l’identificazionetransferale; quella narcisistica; quella introiettiva.Nel momento, quello dell’osservazione e dell’auto-osservazione, dopo l’analisi deiprocessi transferali e controtransferali da parte dell’operatore
2
, seguirà il tentativo, nonsempre facile, di coniugare la scena attuale, l’udienza attuale con la tradizione e col“bagaglio” che ogni operatore porta con sé e che è fatto delle proprie parti più professionalie di quelle più personali. Teniamo presente che, da questo punto di vista, il nostropatrimonio acquisito va considerato come un insieme dinamico e, quindi, modificabile neltempo in base all’espe-rienza ed alla formazione; un insieme che da una parte non puòessere sempre messo in crisi, dall’altra non va nemmeno feticizzato e reso immutabile neltempo. Inoltre, come spero traspaia dalla figura, nell’ap-prontare strumenti per laprogrammazione è bene distinguere fra due dimensioni del nostro essere, che sonoentrambe coinvolte nel processo: IDEE- il
me individuale
di ciascuno di noi: cioè chi sono io personalmente, distinguendo fra
nucleare
più profondo, centrale e sede delle nostre identificazioni, e
orbitale
, piùperiferico e sede dei nostri apprendimenti (Whitman, cit. in Grinberg);
2
Cfr. Angelini L,1998, e specialmente lo scritto di D. Bertani “Osservare, per chi?”.
OPERATORECon la propriatradizione:due storie:
individuale
gruppale
 
UDIENZAATTUALE:gruppodei ragazzi
 
- il
me gruppale
: quale tipo di appartenenza professionale ci ha forgiato, qualitestimonianze, passate e presenti, lasciate in noi dai gruppi, nella storia della nostraappartenenza gruppale, ci hanno influenzato.Un terzo elemento va preso in considerazione, allorché si osserva. Come insegnanoAmerio e Borgogno, è sempre bene chiedersi, allorché si osserva,
con quali parti di me stoosservando
: il nostro mondo interno, infatti, è variegato e, a seconda del momento, del tipodi paziente o di discente che mi è stato assegnato, io posso osservare con partisuperegoiche, ideali, egoiche, ecc. Un’attenzione a questo elemento dell’osser-vazione, ecioè al paio di lenti che inforco nel momento che sono sospinto ad osservare, va fatta.Nella fase di osservazione, infine, la stesura delle nostre prime idee e impressioni è beneche sia lasciata a un livello di estemporaneità, quasi di confusione; è bene, cioè, compiereciò che, a livello metodologico, somiglia al prodotto di un lavoro di
brainstorming
. Ciòsignifica accettare la complessità, accettare il fatto che non è possibile definire subito conprecisione ogni aspetto dei fenomeni coinvolti nel processo innescato.Risulta utile, in questa fase, per documentare questo momento di apparente econveniente confusione, l’uso di un
diario
oppure la registrazione
all’impronta
degli incontriche verranno
 poi
, in un secondo momento, verbalizzati con precisione.
3.
La stesura delle ipotesi
 
Nella seconda fase, quella della stesura delle ipotesi, si assiste al passaggio da quelle chein una prima fase erano idee vaghe, abbozzi, illuminazioni a qualcosa che diventa semprepiù preciso e si avvicina alla riflessione. Se in un primo tempo ci eravamo flessisull’argomento confidando sul nostro intuito, ora dobbiamo riflettere sulle nostre intuizioni,cominciare a organizzarle e a fare ordine dentro le nostre idee ancora confuse.L’atteggiamento metodologico prevalente nel lavoro di équipe in questa fase èl’accoglienza del pensiero divergente. Dal punto di vista degli strumenti, va detto che oradevono essere utilizzate parole precise, che ben descrivano l’oggetto dellaprogrammazione.Il passaggio dalla fase dell’osservazione a quello della stesura delle ipotesi può esserecosì scandito:
 Da: Idee a: Paroleriflettereri - flettersi
- Vi è una prima fase in cui si riflette, nel senso che ci si flette, ci si rivolge sia, comedicevamo prima, su ciò che è stato oggetto di osservazione
(riflettere)
sia anche sui risultatidella auto-osservazione
(ri-flettersi)
. Vengono in questo caso ri-attivate le strutture egoichedella personalità, che garantiscono uno stato di maggior attenzione e vigilanza, struttureche nella fase precedente avevamo messo tra parentesi.- Segue una seconda fase in cui si procede a dare un ordine a queste che non sono piùintuizioni, ma ormai nuclei di progetti programmatici che cominciano ad acquisire semprepiù senso; è questo un altro momento delicato in cui è necessario prendere delle decisioni(
de-cidere
= tagliar via), cioè fare delle scelte, scartando alcune ipotesi, lottando contro ilproprio desiderio onnipotente che vorrebbe far tutto.A livello di strumenti, vanno previsti due tipi di contenitori per la riflessione: - uncontenitore per la riflessione
individuale
:
sì no attitudine ordinante
a bcd e

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