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FERDINANDO RANCAN
IL SENSODEL VIVERE
Uomo - Tempo - Eternità
1
 
(cenno biografico sull’autore)Don Ferdinando Rancan è nato a Tregnago, Verona, il 14 giugno 1926.Dopo aver conseguito la maturità classica, si laurea in Scienze Naturali nel 1955 presso l’Università «La Sapienza» di Roma.Tornato a Verona e completati gli studi teologici, riceve l’Ordinazione Sacerdotale esi dedica per parecchi anni all’insegnamento nel Seminario diocesano e nei Liceidella città.Dopo essere stato parroco per vent’anni presso la “Pieve dei Santi Apostoli” inVerona, attualmente svolge il suo ministero sacerdotale presso la chiesa diSant’Eufemia nella sua città di Verona.Altri scritti:
Là dove cielo e terra si incontrano
(
 La preghiera e la Messa nella vita del cristiano)
“Ricevi questo anello
...” (
 Riflessioni sull’amore umano e il matrimonio).
“Non presentarti a mani vuote davanti al Signore”
-
Come santificare il tempo –  Ed. Segno di Udine
“Fiori di melograno”
 
 Raccolta di poesie. Ed. Athesis
“In quella casa c’ero anch’io”
– Vita di Gesù narrata da un piccolo.Ed. Fede & Cultura
2
 
PREFAZIONE
Un millennio muore, un millennio nasce!Il tempo di fronte all’eternità: l’uomo di fronte a Dio.La ruota del tempo non conosce stanchezze, ma anche il suo moto non soffreimpazienze. Il tempo non invecchia mai, è il giovane compagno di viaggio di tutte lecose.Quanti millenni avrà visto nascere l’umanità? Quanti ancora ne vedtramontare? Le ere del cosmo sono nascoste nell’età delle stelle, e le vicende dellaterra giacciono sepolte negli strati della sua corteccia; ma i millenni della storia,quelli passati e quelli che verranno, sono scritti in un libro che nessuno conosce.«
 Non è dato a voi di conoscere i tempi e i momenti...».
Eppure, da sempre, l’uomo ha sentito il bisogno di misurare il tempo e lecose, segno che in lui qualcosa sfugge ad ogni misura; egli è misurato dal tempo maè anche misura del tempo; qualcosa in lui attinge ad una coordinata trascendente:l’eternità.Per secoli il sole è stato l’unico orologio dell’uomo. Poi un giorno gliantichi inventarono la clessidra; vi facevano scorrere l’acqua o la sabbia, ma in realtàvi vedevano scorrere il tempo. Infatti, l’assillo profondo del cuore umano non sta neldesiderio di misurare le cose, ma sta nel bisogno di capire il lento e inarrestabilescorrere del tempo che gli ricorda il problema cruciale dell’esistenza: che sensohanno le cose, e soprattutto che senso ha ciò che scorre dentro il tempo, cioè la vita.E così ciascuno di noi tiene nelle proprie mani la sua clessidra.C'è chi la guarda come un giocattolo e magari ci scherza e se ne trastulla:sono le anime superficiali che si giocano la vita per il tempo, mentre le anime nobilie sagge si giocano il tempo per la Vita.C'è chi guarda la sua clessidra con terrore: anime assillate dall'angoscia per il tempo che, inesorabile, non si ferma mai, e anime in ansia per la paura cheimprovvisamente si svuoti la clessidra e il tempo finisca nel nulla.C'è chi guarda la sua clessidra giocondamente; vorrebbe che scorresse lenta per godersi il tempo; sono anime di buontemponi che "non hanno tempo" per la Vita.C'è poi chi guarda la clessidra con gli occhi smarriti di chi s'interrogasull'oggetto che tiene tra le mani e non sa che farsene perché non sa a che cosa serve;non conosce né il tempo né la vita perché non conosce sé stesso.C'è infine chi la clessidra non la vorrebbe guardare affatto, vorrebbenasconderla, eliminarla: la vede come un giudice implacabile che gli ricorda diritti edoveri, compiti e mansioni, progetti e responsabilità... gli ricorda la Vita.Ma la clessidra è sempre , incollata alle nostre mani. Non abbiamoalternative: o usarla per misurare il tempo, o usarla per misurare la Vita.Il cristiano guarda alla sua clessidra con gli occhi luminosi di un figlio diDio. Ama la clessidra perché ama la Vita; vive la vita e perciò gioisce dellaclessidra. La tiene nelle sue mani senza scuoterla o abbandonarla, e quando è ilmomento la capovolge, perché il cristiano continuamente "ricomincia" nella sua vitadi figlio di Dio.Il cristiano sa che gli appartiene la vita e gli appartiene il tempo, e non lisepara perché, in noi creature, la vita senza il tempo è un'utopia e il tempo senza lavita è il nulla.3
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