L’UNIVERSIT
A
REA
La Milano della protesta
ELISA CIANI
“Il tutto è cominciato con i collettivi studenteschi che, grazie alle loro manife- stazioni, hanno catturato l’attenzione della carta stampata, dell’opinione pub-blica e, quindi, anche dei telegiornali”.
Così parla delle proteste studenteschemilanesi Michele Capaccioli, fondatore di Wemustact.org, un progetto webcon la regola del giornalismo d’informazione e d’inchiesta.
“Le proteste di Mi-lano sono state simili a quelle avvenute nel resto d’Italia”
continua Capaccioli
“Hanno, spesso e volentieri, bloccato il trafco, la circolazione, ma sono state
comunque molto partecipate”.
Il problema a suo dire è stata l’inltrazione
della politica nelle iniziali proteste dei collettivi contro i tagli e la riforma dellascuola.
“La lista universitaria per cui sono stato eletto e dalla quale mi sonodimesso il 3 ottobre da rappresentante universitario al Consiglio di facoltà diScienze Politiche, ha continuato a cavalcare la protesta dei collettivi, discu-tendo su questo punto palesemente in mailing list”
e confessa
“Io ho provatoa fare una critica costruttiva e per giunta mi è stato impedito di spedire le e-mail”.
Capaccioli mette sotto accusa la maggior parte delle liste universitariee in riferimento al lavo-ro di alcune di queste per la redazione di undocumento da presen-tare al Presidente dellaRepubblica Napolitano,con toni duri ribadisce:
“Purtroppo, nché ci
saranno delle liste dirappresentanza che ca-
valcano l’onda per ni
politici e di prestigio,che isolano chi la pensa diversamente, garantendo “Libertà, laicità e demo-
crazia” solamente agli aderenti ad un lone politico determinato sarà quasi
impossibile che tutti gli studenti decidano di partecipare a questi lavori”
. Poi prosegue:
“ Tutti o quasi sanno che, oramai, la stragrande maggioranza delleliste di rappresentanza universitaria sono dei partiti politici”.
Arrivano, in
-ne, la precisazioni
“Parlo solamente di Milano, parlo solamente della realtàin cui ho vissuto. Non posso esprimermi al riguardo di altre entità”.
Pavia: chi non occupa non preoccupa
PAOLA BARILE
“A Pavia la protesta è sempre stata controllata, e non è ancora sfociata in una
vera e propria occupazione degli edici universitari. Gli spazi di assemblea eriunione sono sempre stati richiesti e ottenuti per vie ufciali”.
Questa la nota più caratteristica della protesta pavese, come ci racconta Alice Gioia, vicedi-rettore di
Inchiostro,
giornale degli studenti dell’Università di Pavia (http://inchiostro.unipv.it/).
“Pavia è stata fra gli ultimi atenei a mobilitarsi controla legge 133. Il primo grande segnale si è avuto con l’Assemblea del 20 ot-tobre, che ha visto riunirsi quasi 2000 persone nel cortile del Rettorato […]
Signicativo l’intervento del Rettore, che è sceso tra i ragazzi a leggere il
documento prodotto al termine della seduta, nel quale l’Università si schie-rava contro la 133”.
La protesta a Pavia ha seguito l’iter di molte città ita-liane:
“lezioni in piazza, organizzazione di gruppi di studio che hanno ana-lizzato la ‘riforma’ e hanno presentato dei progetti autonomi, insediamentodi uno spazio autogestito di informazione e dibattito in un’aula dell’Univer- sità”. Inchiostro
ha seguito l’andamento della protesta anche sul web:
“il
rapporto con gli esponenti della protesta è stato particolarmente efcace.
Insieme a loro abbiamo realizzato diverse puntate di approfondimento edibattito su Radio Campus, la webradio dell’Ateneo”.
Tuttavia
, “la parte-cipazione studentesca si è notevolmente ridotta con il passare del tempo”.
Si può, dunque, parlare di“onda anomala” per descri-vere il movimento di pro-testa studentesco?
“‘Onda Anomala’ è un’etichetta chei giornalisti hanno dato aun movimento che, al suointerno, è decisamente va-riegato e complesso. A mio parere non esiste una con- sapevolezza e un’unità come poteva essere nel 1968”. E se anche “esistonole premesse per una rottura culturale […] ‘qui è tutto bloccato’, come ci hadetto profeticamente Sergio Rizzo in un’intervista di sei mesi fa”,
concludeAlice Gioia.
Uniroma Tv racconta lo sviluppo dell’Onda neitre atenei della capitale
ELENA GUIDIERI
Uniroma Tv (www.uniroma.tv), la Web tv de La Sapienza, di Tor Vergata edi Roma Tre, racconta la nascita e lo sviluppo della protesta nella capitale. Paolo Conti parla di un movimento che nasce “in differita: fa la sua comparsaa La Sapienza, dove ci sono i primi gruppi di ragazzi che cominciano a orga-
nizzare assemblee, gruppi di discussione, ed altre forme di protesta pacica e
non ostruzionistica”. Con il passare del tempo e grazie all’informazione e alladivulgazione di idee, l’Onda investe Tor Vergata e in parte Roma Tre, “dovecomunque la protesta era e rimane tutt’ora meno forte”. Inizia poi la famosadiatriba sui metodi di protesta: chi sostiene la necessità di essere costruttivi,chi l’ostruzionismo, chi l’occupazione, chi le lezioni di piazza. Le divisioninon si limitano al modo di mettere in atto la protesta; emerge un forte contra- sto ogni qual volta si tenta di dare un volto politico al movimento studentesco.“Allo stesso punto di molte assemblee, dove ci si confrontava con la realeeterogeneità dell’università, che è tutt’altro che divisa in gruppetti e capi- popolo, si creava lo stesso blackout, che mandava in tilt per qualche minuto gli studenti: si politicizzava la protesta a seconda del credo”. Paolo Conti sostiene che l’eterogeneità della realtà romana ha reso più pro-blematico rispetto ad altre città la formazione del movimento; “ l’Onda ano-
mala romana ha avuto una prova più difcile rispetto ad altri contesti dove gli
atenei non sono tre, e il fascismo è una cultura molto meno radicata. Roma è grande, e sentirsi tutti insieme, parte di qualcosa come un movimento, seppur
studentesco, è sempre molto difcile”.
Sarebbe così la mancanza di una direzione univoca ad indebolire la protesta.“Il problema non è la mancanza di una testa, ma la presenza di troppe teste,che tirano il corpo ora da un lato, ora dall’altro, senza fargli capire la realemetà del cammino”
Viaggio attraverso
LA PROTESTA CONTRO LA RIFORMA GELMINI ATTRAVERSA L’ITALIA
Da Milano a Catania, il movimento studentesco che si è opposto alla legge n. 133 ha fatto parlaredi sé: sintomo di un disagio contingente o rinascita di un movimento trasversale, destinato adurare nel tempo? Uno sguardo alla protesta con gli occhi di chi l’ha seguita dal vivo.
VISTI DA VICINO