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NIVERSIT
 A 
REA 
I GIORNI DELLA PROTESTA
 
Come la stampa universitaria ha raccontato l’Onda
 
pagina
 
2
e
3L’ONDA FIORENTINA
 
L’occupazione di Novoli raccontata dagli studenti del Polo
 
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e
5GIORNALISTI CONTRO LE MAFIE
Intervista a Ciro Pellegrino, redattore de Il Napoli
 
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10
ANNO
II
- NUMERO
6
-
Novembre/Dicembre 2008 - FIRENZE
Autorizzazione del Tribunale di Firenze n. 5589 del 04/07/2007
Direttore
Gaetano Cervone
www.unistudi.eu
Realizzato con il contributodella Birra Peroni
 
 NOVEMBRE/DICEMBRE 2008
2
www.unistudi.eu
 
L’UNIVERSIT
REA 
 La Milano della protesta
ELISA CIANI
“Il tutto è cominciato con i collettivi studenteschi che, grazie alle loro manife- stazioni, hanno catturato l’attenzione della carta stampata, dell’opinione pub-blica e, quindi, anche dei telegiornali”.
Così parla delle proteste studenteschemilanesi Michele Capaccioli, fondatore di Wemustact.org, un progetto webcon la regola del giornalismo d’informazione e d’inchiesta.
“Le proteste di Mi-lano sono state simili a quelle avvenute nel resto d’Italia”
continua Capaccioli
“Hanno, spesso e volentieri, bloccato il trafco, la circolazione, ma sono state
comunque molto partecipate”.
Il problema a suo dire è stata l’inltrazione
della politica nelle iniziali proteste dei collettivi contro i tagli e la riforma dellascuola.
“La lista universitaria per cui sono stato eletto e dalla quale mi sonodimesso il 3 ottobre da rappresentante universitario al Consiglio di facoltà diScienze Politiche, ha continuato a cavalcare la protesta dei collettivi, discu-tendo su questo punto palesemente in mailing list”
e confessa
“Io ho provatoa fare una critica costruttiva e per giunta mi è stato impedito di spedire le e-mail”.
Capaccioli mette sotto accusa la maggior parte delle liste universitariee in riferimento al lavo-ro di alcune di queste per la redazione di undocumento da presen-tare al Presidente dellaRepubblica Napolitano,con toni duri ribadisce:
“Purtroppo, nché ci
 saranno delle liste dirappresentanza che ca-
valcano l’onda per ni
 politici e di prestigio,che isolano chi la pensa diversamente, garantendo “Libertà, laicità e demo-
crazia” solamente agli aderenti ad un lone politico determinato sarà quasi
impossibile che tutti gli studenti decidano di partecipare a questi lavori”
. Poi prosegue:
“ Tutti o quasi sanno che, oramai, la stragrande maggioranza delleliste di rappresentanza universitaria sono dei partiti politici”.
Arrivano, in
-ne, la precisazioni
“Parlo solamente di Milano, parlo solamente della realtàin cui ho vissuto. Non posso esprimermi al riguardo di altre entità”.
 Pavia: chi non occupa non preoccupa
PAOLA BARILE
“A Pavia la protesta è sempre stata controllata, e non è ancora sfociata in una
vera e propria occupazione degli edici universitari. Gli spazi di assemblea eriunione sono sempre stati richiesti e ottenuti per vie ufciali”.
Questa la nota più caratteristica della protesta pavese, come ci racconta Alice Gioia, vicedi-rettore di
Inchiostro,
giornale degli studenti dell’Università di Pavia (http://inchiostro.unipv.it/).
“Pavia è stata fra gli ultimi atenei a mobilitarsi controla legge 133. Il primo grande segnale si è avuto con l’Assemblea del 20 ot-tobre, che ha visto riunirsi quasi 2000 persone nel cortile del Rettorato […]
Signicativo l’intervento del Rettore, che è sceso tra i ragazzi a leggere il 
documento prodotto al termine della seduta, nel quale l’Università si schie-rava contro la 133”.
La protesta a Pavia ha seguito l’iter di molte città ita-liane:
“lezioni in piazza, organizzazione di gruppi di studio che hanno ana-lizzato la ‘riforma’ e hanno presentato dei progetti autonomi, insediamentodi uno spazio autogestito di informazione e dibattito in un’aula dell’Univer- sità”. Inchiostro
ha seguito l’andamento della protesta anche sul web:
“il 
rapporto con gli esponenti della protesta è stato particolarmente efcace.
 Insieme a loro abbiamo realizzato diverse puntate di approfondimento edibattito su Radio Campus, la webradio dell’Ateneo”.
Tuttavia
 , “la parte-cipazione studentesca si è notevolmente ridotta con il passare del tempo”.
Si può, dunque, parlare di“onda anomala” per descri-vere il movimento di pro-testa studentesco?
“‘Onda Anomala’ è un’etichetta chei giornalisti hanno dato aun movimento che, al suointerno, è decisamente va-riegato e complesso. A mio parere non esiste una con- sapevolezza e un’unità come poteva essere nel 1968”. E se anche “esistonole premesse per una rottura culturale […] ‘qui è tutto bloccato’, come ci hadetto profeticamente Sergio Rizzo in un’intervista di sei mesi fa”,
concludeAlice Gioia.
Uniroma Tv racconta lo sviluppo dell’Onda neitre atenei della capitale
ELENA GUIDIERI
Uniroma Tv (www.uniroma.tv), la Web tv de La Sapienza, di Tor Vergata edi Roma Tre, racconta la nascita e lo sviluppo della protesta nella capitale. Paolo Conti parla di un movimento che nasce “in differita: fa la sua comparsaa La Sapienza, dove ci sono i primi gruppi di ragazzi che cominciano a orga-
nizzare assemblee, gruppi di discussione, ed altre forme di protesta pacica e
non ostruzionistica”. Con il passare del tempo e grazie all’informazione e alladivulgazione di idee, l’Onda investe Tor Vergata e in parte Roma Tre, “dovecomunque la protesta era e rimane tutt’ora meno forte”. Inizia poi la famosadiatriba sui metodi di protesta: chi sostiene la necessità di essere costruttivi,chi l’ostruzionismo, chi l’occupazione, chi le lezioni di piazza. Le divisioninon si limitano al modo di mettere in atto la protesta; emerge un forte contra- sto ogni qual volta si tenta di dare un volto politico al movimento studentesco.“Allo stesso punto di molte assemblee, dove ci si confrontava con la realeeterogeneità dell’università, che è tutt’altro che divisa in gruppetti e capi- popolo, si creava lo stesso blackout, che mandava in tilt per qualche minuto gli studenti: si politicizzava la protesta a seconda del credo”. Paolo Conti sostiene che l’eterogeneità della realtà romana ha reso più pro-blematico rispetto ad altre città la formazione del movimento; “ l’Onda ano-
mala romana ha avuto una prova più difcile rispetto ad altri contesti dove gli
atenei non sono tre, e il fascismo è una cultura molto meno radicata. Roma è grande, e sentirsi tutti insieme, parte di qualcosa come un movimento, seppur 
 studentesco, è sempre molto difcile”.
Sarebbe così la mancanza di una direzione univoca ad indebolire la protesta.“Il problema non è la mancanza di una testa, ma la presenza di troppe teste,che tirano il corpo ora da un lato, ora dall’altro, senza fargli capire la realemetà del cammino”
Viaggio attraverso
LA PROTESTA CONTRO LA RIFORMA GELMINI ATTRAVERSA L’ITALIA
Da Milano a Catania, il movimento studentesco che si è opposto alla legge n. 133 ha fatto parlaredi sé: sintomo di un disagio contingente o rinascita di un movimento trasversale, destinato adurare nel tempo? Uno sguardo alla protesta con gli occhi di chi l’ha seguita dal vivo.
VISTI DA VICINO
 
L’UNIVERSIT
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l’Italia della protesta
LE TAPPE DELLA PROTESTA
I momenti cruciali attraverso cui il mondo della scuola e dell’uni-versità ha protestato contro la riforma Gelmini, approvata in Se-nato il 29 ottobre.
L’ONDA ESISTE?
Che la riforma Gelmini abbia creato un sistemadi proteste a catena in tutta Italia è un dato di fatto. Ma si è dav-vero costituito un movimento capace di rievocare, seppur con ledebite differenze, quello che attraversò l’Italia nel 1968?
VISTI DA VICINO
 Il contributo partenopeo alla protesta studentesca
CLAUDIA BARONCELLI
“Una protesta civile e variopinta”
, ecco come la rivista Ateneapoli riassumein un titolo l’essenza e lo spirito della rivolta studentesca a Napoli. Da ben 24anni, il quindicinale napoletano tratta temi legati ai quattro atenei partenopeie in quest’occasione non si è risparmiato di offrire ai suoi lettori una cronacadegli eventi, dedicando uno Speciale di ben 13 pagine al movimento dell’On-
da nei 5 atenei cittadini. Nel riassumere le tappe più signicative della protesta
studentesca di Napoli, Paolo Iannotti, direttore di Ateneapoli, menziona una
“memorabile assemblea del rettorato dell’Università Federico II”
, il 29 otto- bre, alla quale sembrano aver partecipato oltre 4.000 studenti e docenti e unamanifestazione a Piazza del Plebiscito, che ha visto la presenza di ben 20.000 partecipanti, tra cui tutte la Facoltà dell’Università Federico II, de l’Orienta-le, della Parthenope, della Seconda Università di Napoli e gli studenti medi.
“Se dovessimo indicare con una foto o un simbolo il mo-vimento dell’Onda, sceglierei le lavagne con i professoriche effettuano lezioni per strada”
così Iannotti coglie ilmomento simbolo della protesta napoletana. Nonostante,la complessità del sistema universitario (5 Università, 35Facoltà, 150.000 studenti 3.000 professori e ricercatori), ilcoordinamento c’è stato e, assieme ad una serie di iniziati-ve proposte su molte zone della città, è riuscito ad ottenerevisibilità sia sui quotidiani cittadini che in Tv. Ateneapoliha raccontato la protesta studentesca nella città, proponen-do
“una cronaca degli eventi, esaltando i contenuti e lenovità rispetto al passato, riportando tutte le posizioni in campo” con “servizi speciali sul giornale, ampi spazi sul sito di Ateneapoli ( www.ateneapoli.it  ),interviste ed inchieste”
. Alla domanda sull’esistenza o meno di un movimentostudentesco, che possa dirsi effettivamente erede di quello del ’68, Iannottirisponde che questo è
“un movimento che ha le potenzialità per una rotturaculturale rispetto al passato”
 L’onda alle pendici dell’Etna
IURI CORNACCHINI
A Catania la storia del nuovo movimento studentesco passa prevalentementeattorno a tre date : 17, 30 ottobre e 14 novembre. Ce lo spiega Step1, periodi-co on line edito dalla facoltà di Lingue e letterature straniere di Catania, che haseguito l’evoluzione del movimento studentesco nella città etnea. Olivia Calàe Carmen Valisano raccontano che
“la protesta è iniziata ufcialmente il 17 
ottobre, quando un gruppo di studenti, precari e professori si è unito al corteoorganizzato dai Cobas ed ha ‘assediato’ il palazzo del Rettorato”
. Due giornidopo avviene la prima occupazione, quella dell’aula magna della facoltà diScienze Politiche, gesto che fa da prologo alle assemblee permanenti.
“Leassemblee sono continuate per tutto il mese, così come le lezioni in piazza. Il momento più importante di tutta la protesta è senza dubbio rappresentato dal corte del 30 Ottobre, che ha raccolto quasi 40mila persone”
. In seguito a talecorteo avviene un’assemblea d’Ateneo in cui i rappresentanti del movimentofanno il punto sull’ “onda catanese”. L’occupazione del Rettorato inizia il 14novembre, al termine del corteo che in concomitanza con Roma attraversale strade di Catania. Tale occasione è stata vista da un lato come un puntod’inizio, uno slancio vitale per il movimento, mentre dall’altro come un ten-tativo utopico di emulare il ’68, in un periodo dove non ci sono i presupposti.
“Si rischia di falsare tutto ciò che è stato...L’occupazione del Rettorato, per esempio, era un po’ una parodia, una messa in scena di quelle del passato”
.Parole di Stefania Mazzone, docente di Storia del pensiero politico a Catania, parole amare che sottolineano il problema più grosso del movimento studente-sco, quello di trovare una propria identità collettiva e comunicarla all’esterno.Quando il movimento e la moltitudine non fanno uscire valori universali, lecose si fermano a un decreto… e ad un certo punto si fermano e basta.
 
l’Universit A rea
testata d’informazione universitaria
Direttore Responsabile
Gaetano Cervone
Vicedirettore
Matteo Brighenti
Graca
Chiara Loi
Editore
Università degli StudentiRedazione:
Via de’Serragli,10 – 50124 – Firenze
Collaboratori:
Paola Barile, Claudia Baroncelli, Francesco Brandiferri,Elisa Ciani, Iuri Cornacchini, Jessica Camargo Molano, Francesco Cutro, Damon(Andrea Gentile), Ilaria De Sio, Alessandro Etzi, Serena Fois, Maria ConsigliaGrieco, Elena Guidieri, Francesca Pardo, Giovanna Piazza, Francesca Puliti,Marta Scocco, Jonata Tellarini, Tommaso Tombelli
Stampa:
NUOVA GRAFICA FIORENTINAVia Ambrogio Traversari, 76 – 50120 – Firenze
Questo periodico è stato realizzato con ilcontributo della Birra Peroni
L’UniversitArea on line:
www.unistudi.eu
universitarea@hotmail.it
Autorizzazione del Tribunale di Firenze n° 5589 del 4/07/2007
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