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i comuni ed il voto agli immigrati

i comuni ed il voto agli immigrati

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Padova, Giugno 2005
Facolt\u00e0 di: SCIENZE POLITICHE
Curriculum: Relazioni Internazionali Diritti Umani
I COMUNI ED IL VOTO AGLI
IMMIGRATI
Bolzonella Ennio
Cuccato Giovanni
2

Il tema del diritto di voto amministrativo ai cittadini extracomunitari residenti stabilmente in Italia pu\u00f2 essere affrontato, come spesso accade, con stati d\u2019animo differenti, che inevitabilmente condizionano le nostre opinioni.

Le pietre del diritto si possono variamente leggere e sistemare anche secondo la curiosit\u00e0 e generosit\u00e0 con cui ci si avvicina ai fenomeni sociali. L\u2019idea che una stabile e attiva appartenenza ad una comunit\u00e0 territoriale comportasse, quasi naturalmente, la condivisione dei diritti di partecipazione politica fu recepita nella \u201c chiusa Svizzera\u201d gi\u00e0 nel 1849, nel Cantone di Neuchatel che concesse il voto agli stranieri, maschi, ivi domiciliati, per le elezioni degli organi di governo locale e per l\u2019assunzione di decisioni amministrative dirette. Lo stesso Cantone, dal 2000, riconosce ai residenti stranieri anche il diritto (esercitato per la prima volta il 19 Ottobre 2003) di partecipare alle elezioni del Consiglio degli Stati.

Dal 1949, i cittadini provenienti da uno dei 54 paesi del Commonwealt e dall\u2019Irlanda sono ammessi anche all\u2019elettorato attivo della Camera dei Comuni dopo un periodo di permanenza nel Regno Unito fissato discrezionalmente, caso per caso, dalle Corti che accertano lo stato d\u2019effettiva integrazione delle persone che richiedono di poter fruire di tale concessione.

Anche in Spagna agli stranieri residenti, cittadini di stati gi\u00e0 colonie spagnole, \u00e8 consentito votare alle elezioni amministrative. In Portogallo, per le elezioni amministrative, sono favoriti gli immigrati di madre lingua, che dopo soli due anni di residenza stabile, sono inseriti nelle liste elettorali. In Islanda un trattamento simile era riservato agli stranieri residenti dell\u2019area scandinava, prima dell\u2019estensione dei diritti elettorali anche agli immigrati residenti nel paese da almeno cinque anni.

Da qualche tempo e in molti paesi europei \u00e8 stato ritenuto sufficiente il
criterio del \u201cregolare stabilimento\u201d.

Gli immigrati possono partecipare alle elezioni locali dopo solo sei mesi di residenza in Irlanda (dal 1963), dopo tre anni in Svezia (dal 1975 e anche per i referendum).

A tale esempio si sono, gradatamente, uniformate la Danimarca nel 1981, l\u2019Olanda nel 1983, la Norvegia nel 1993, la Finlandia nel 1995 e il Lussemburgo nel 2003. Nel 2004 il Belgio approva la disciplina che prevede il riconoscimento del diritto di voto amministrativo agli stranieri dopo cinque anni di residenza, subordinando ci\u00f2 ad una dichiarazione di adesione ai principi della democrazia.

Pi\u00f9 puntualmente la nuova legge prescrive che i cittadini extracomunitari, regolarmente residenti in Belgio da almeno cinque anni, su loro richiesta al comune competente, siano ammessi al voto amministrativo, previa dichiarazione di rispetto per la Costituzione, per le leggi del Paese, nonch\u00e9 per la Convenzione dei diritti dell\u2019uomo.

3

Per una panoramica pi\u00f9 esaustiva di legislazione comparata nella materia rileviamo che nuovi membri della Unione Europea come Estonia, Lituania, Cecoslovacchia, Slovenia e Ungheria, ammettono seppure con forme e in misure diverse, i cittadini extracomunitari al voto amministrativo.

In Italia, come da consuetudine, sembra prevalere l\u2019abitudine dellostop
and go.
Le difficolt\u00e0 che si frappongono a una celere e ragionevole soluzione della
questione sono rappresentate dalle parole dell\u2019art.48 della Costituzione:

\u201csono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore et\u00e0\u2026\u2026\u2026\u201d.La disposizione viene da molti letta, con il confronto di categorie tradizionali (secondo cui l\u2019esercizio dei diritti sarebbe connotato esclusivo dello status civitatis in questi termini assoluti: \u201cSono titolari del diritto di voto per l\u2019elezione degli organi rappresentativi di qualsiasi livello e per i referendum nazionali o locali soltanto le persone maggiorenni con cittadinanza italiana\u201d.

Cosicch\u00e9 un tale limite per essere legittimamente rimosso o temperato
necessiterebbe di un procedimento di revisione costituzionale.

Si tratta ora di verificare i possibili significati che si possono desumere da un\u2019esegesi storica e sistematica della ns. Costituzione, cercando di comprendere il discorso di fondo e i valori di integrazione che ne sono all\u2019origine.

In questa prospettiva l\u2019art.48 pu\u00f2 rivelare una dimensione tutt\u2019altro che preclusiva nel momento in cui segna l\u2019approdo al suffragio universale con la messa al bando delle irragionevoli discriminazioni dei precedenti ordinamenti fascista-totalitario e liberale-incompiuto. Dunque nel precetto costituzionale, pur analizzato isolatamente, si pu\u00f2 rinvenire un\u2019anima inclusiva, la quale risalta con evidenza ancora maggiore alla luce degli art. 2 e 11 della Costituzione che, da sempre, costituiscono un prezioso ed inesauribile serbatoio di virtuose risorse interpretative e di sviluppo del nostro ordinamento.

L\u2019adesione pregiudiziale ai diritti inviolabili dell\u2019uomo evocati dall\u2019art.2 della Costituzione si \u00e8 precisata e consolidata in una progressione notevole di dichiarazioni e convenzioni internazionali condivise dall\u2019Italia, le quali, viste nel loro insieme, tendono ad equiparare con ragionevolezza e nel rispetto di altrettanto ragionevoli interessi nazionali, le posizioni dei cittadini e quelle dei non cittadini che convivono nello Stato di fronte ai diritti fondamentali.

La dottrina, sia pure con impostazioni diversificate, ha valutato questo inarrestabile processo come del tutto compatibile con il nostro sistema costituzionale e con gli obiettivi di giustizia \u201cglobale\u201d indicati dall\u2019art.11 che completa e proietta gli assunti dell\u2019art.2 verso sbocchi intuiti ma non esplicitamente previsti.

Che questa coppia di enunciati abbia fruttificato nel nostro ordinamento,
aprendolo e adeguandolo progressivamente alle regole dell\u2019integrazione

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