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prospettive panumane

prospettive panumane

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Facolt\u00e0 di SCIENZE POLITICHE
Curriculum: Relazioni Internazionali Diritti Umani
Corso: Tutela Internazionale dei Dritti Umani

Anno accademico 2004 - 2005
Prospettive panumane
Giovanni Cuccato
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Introduzione

Instabilit\u00e0, incertezza, fanatismo. Ecco quali sono a mio parere le parole chiave del periodo che stiamo vivendo. Non si tratta della fina fine della storia (come paventato da qualcuno), ma di una fase transitoria in cui si stanno scontrando le paure di una parte del \u201cvecchio occidente\u201d, e i fanatismi di alcune frange del movimento islamico mediorientale. In questo inquadramento, forse troppo rigido, giocano un ruolo essenziale i fatti dell\u201911 settembre 2001. E\u2019 infatti, da questo momento che si \u00e8 innescata una spirale di eventi che, nell\u2019arco di pochi mesi, ha portato George Bush e gli USA ad autoproclamarsi i \u201cpaladini della libert\u00e0 mondiale\u201d e a cominciare la crociata contro i paesi del cosiddetto \u201casse del male\u201d (Afghanistan, Iraq e Iran). Nello stesso periodo, da parte dei movimenti islamici integralisti, si \u00e8 assistito ad un rapido adeguamento alla situazione imposta dagli Stati Uniti, con un inasprirsi dei toni sul piano diplomatico e con il moltiplicarsi dei richiami alla Jihad da parte di personaggi come il Mullah Omar e l\u2019Ayatollah dell\u2019Iran Khamenei, che, grazie alla congiuntura creatasi, sono apparsi sulla ribalta internazionale (\u00e8 il caso del Mullah Omar), oppure (come Khamenei) sono riapparsi sulla scena mondiale facendo da tramite a voci da qualche tempo sopite. In questo scenario, l\u2019ONU, che incitava, e tuttora spinge, verso una soluzione mediata e pilotata attraverso il piano della legalit\u00e0 internazionale, \u00e8 stato visto, da entrambe le parti, come una delle tante fastidiose e petulanti organizzazioni internazionali, senza nessun effettivo peso sul piano mondiale. Nonostante questo clima poco propizio, si \u00e8 potuto assistere a dei grandi passi avanti compiuti dagli Stati di religione islamica, sul piano dei diritti umani e delle loro garanzie. Attraverso documenti come la \u201cDichiarazione del Cairo sui diritti umani nell\u2019Islam\u201d del 1990 e la \u201cCarta araba dei diritti dell\u2019uomo\u201d del 1994, si \u00e8 potuto assistere ad un graduale, ma continuo, processo di riconoscimento dei diritti umani nel mondo islamico, con interessanti prospettive di apertura (pi\u00f9 o meno esplicita) verso l\u2019ONU e le sue esternazioni in materia di diritti dell\u2019uomo. Ci\u00f2 vuol dire che i paesi promotori e sottoscrittori di questi importanti documenti, non si sono lasciati incantare dai \u201cnovelli sofisti\u201d che come l\u2019Ayatollah Khamenei, usando la demagogia e l\u2019importante leva della religione, dichiaravano che \u201ci diritti umani sono un\u2019arma nelle mani dei senza Dio\u201d (tratto da \u201cRepubblica\u201d), n\u00e9 si sono lasciati intimidire dai proclami guerrafondai provenienti oltreoceano, bens\u00ec hanno continuato nel cammino intrapreso decenni orsono che \u00e8 cominciato con la \u201cDichiarazione universale dei diritti dell\u2019uomo nell\u2019islam\u201d firmata presso l\u2019UNESCO a Parigi nel 1981. Questi Stati hanno capito che \u201cil futuro sta nel mezzo\u201d, il futuro sta nell\u2019\u201depieikeia\u201d di cui parlava Aristotele. La strada dell\u2019equit\u00e0 e della giustizia \u00e8 quella dell\u2019ONU: la via dei diritti umani.

Dichiarazione universale dei diritti dell\u2019uomo nell\u2019islam (1981)

Questa, \u00e8 la pi\u00f9 datata tra le dichiarazioni sui diritti umani prodotte dagli Stati islamici. La sua firma, risale al 19 settembre 1981, presso la sede UNESCO di Parigi. La forma di questa carta, risulta particolare: il preambolo, non contiene riferimenti di alcun tipo alle carte internazionali sue diritti umani, e la sua struttura non si svolge intorno ad articoli, ma vengono elencati esplicitamente tutti i diritti che si intende proteggere e salvaguardare. Il preambolo inizia proclamando che \u201cda oltre 14 secoli, l\u2019Islam ha definito i diritti dell\u2019uomo nel loro insieme e nelle loro applicazioni, con una legge divina\u201d, \u00e8 evidente come, essendo tali diritti umani immersi nella religione, questi non risultino connaturati all\u2019uomo, ma a lui concessi per grazia divina. Poche righe dopo, come a voler riproporre l\u2019origine divina dei diritti umani, si dice che il corollario delle garanzie necessarie alla loro protezione \u00e8 gi\u00e0 insito nel Corano. Di seguito si dipinge l\u2019Islam come l\u2019unica via per guidare e garantire agli

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uomini \u201cuna vita serena e dignitosa, dove regnano il diritto, il bene, la giustizia e la pace\u201d. Dopo aver gi\u00e0 descritto la matrice divina dei diritti, si vuole renderli inattaccabili: viene detto che, in quanto eterni ed inscritti nel libro sacro (il Corano), questi no possono essere \u201csoppressi, corretti, abrogati o invalidati. Si erge cos\u00ec una barriera adamantina intorno ai diritti dell\u2019uomo, quello che, con una licenza, si potrebbe definire un cerchio di protezione perfetto. Si pu\u00f2 notare come questa sia la prima Dichiarazione islamica avente come oggetto i diritti umani, da questa frase: \u201cL\u2019affermazione di questi diritti umani, \u00e8 la condizione reale e preliminare per la costruzione di un\u2019autentica societ\u00e0 islamica\u201d. E\u2019 interessante notare come l\u2019Islam sia considerato, i questa carta, l\u2019unica via per l\u2019affermazione dei diritti, il solo modo per fondare una societ\u00e0 perfetta. Quindi, in quegli anni, la religione era vista come un \u201cmezzo di espansione\u201d, anche se in modo pacifico, si riscontra comunque una sorta di \u201cvolont\u00e0 di dominio\u201d espressa dai proclamatori del documento. Tramite la religione islamica, si vuole garantire l\u2019assoluta libert\u00e0 di ogni uomo. Si afferma che nella civilt\u00e0 islamica s\u00ec \u201crealizzer\u00e0 un clima di libert\u00e0, al riparo da ogni costrizione, da ogni pressione, da ogni svilimento e riduzione ad una condizione di schiavit\u00f9\u201d. Si afferma di desiderare una societ\u00e0 che rifiuti qualsivoglia oppressione e che possa garantire a ciascuno sicurezza, libert\u00e0, dignit\u00e0 e giustizia.

Se poi si passa all\u2019analisi dei singoli diritti-articoli, si potr\u00e0 notare come, si aggiungano i \u201cdiritti delle donne sposate\u201d a quelli classicamente garantiti. Analizzando ogni singolo articolo, si potr\u00e0 notare come i riferimenti alla religione islamica pervadano l\u2019intera Dichiarazione, finendo poi per lasciare inalterata la situazione precedentemente vigente. Non si tenta di aprire qualche spiraglio, l\u2019unica operazione compiuta, \u00e8 il riportare passi del Corano, ai quali agganciare, o, intorno ai quali \u201ccostruire\u201d la legalit\u00e0 dei diritti. Per avere un esempio di come, almeno in questa Carta, non si desideri alcun cambiamento, basta andare all\u2019articolo 19, in cui si disciplina il \u201cdiritto di fondare una famiglia\u201d. Questo diritto, preso nella sua sostanza \u00e8 innegabile, ci\u00f2 che \u00e8 sotto accusa \u00e8 una parte della sua formulazione. A met\u00e0 del primo comma, si ha questa frase: \u201cOgnuno degli sposi ha dei diritti e dei doveri nei confronti dell\u2019altro che la legge islamica ha definito con esattezza \u2013 le donne hanno dei diritti pari ai loro obblighi, secondo le buone convenienze. E gli uomini hanno tuttavia una certa supremazia su di loro \u2013\u201c. Questo \u00e8 uno degli esempi pi\u00f9 evidenti di come, almeno nel periodo a cui risale questa Dichiarazione, non si voglia apportare alcun cambiamento allo status quo ante. Pur portando alla luce di stretta contemporaneit\u00e0, come ad esempio il diritto di propriet\u00e0 privata, il diritto di fede, pensiero e parola, o il diritto di resistenza, si hanno affermazioni che rimandano ad un\u2019ottica puramente espansionista, ormai risalente ad un lontano passato. E\u2019 il caso dell\u2019articolo 14 che sancisce il \u201cdiritto all\u2019invito all\u2019Islam e di far conoscere il suo Messaggio\u201d.

Nonostante questi difetti di una certa entit\u00e0, che tuttavia possono essere catalogati come incertezze dovute all\u2019inesperienza in materia, il passo compiuto con questa Dichiarazione \u00e8 stato importante. La proclamazione di questo documento, ha fatto s\u00ec che si portassero alla luce germi di novit\u00e0 in un ambiente che si pensava chiuso e refrattario a proposte esterne in materia di diritto dei diritti umani e che veniva ritenuto, sbagliando, incapace di elaborarne di proprie. Anche la sede della proclamazione: Parigi, l\u2019UNESCO; ha contribuito a dare credibilit\u00e0 a questi fermenti che, nell\u2019arco di meno di un ventennio da questa data, porteranno a dichiarazioni prive di riferimenti alla legge islamica, e ricche di riferimenti e aperture all\u2019ONU e ai diritti umani modernamente intesi.

Dichiarazione del Cairo sui diritti umani nell\u2019Islam (1990)

La Dichiarazione del Cairo sui diritti umani nell\u2019Islam, presentata il 5 agosto 1990 con risoluzione 49/19 P alla XIX Conferenza Islamica dei ministri degli esteri, costituisce una delle pi\u00f9 importanti dichiarazioni di intenti e di principi, mai elaborate nel mondo islamico.

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