• Embed Doc
  • Readcast
  • Collections
  • CommentGo Back
 
 
LA BREVE PARABOLA DEL NUCLEARE NOSTRANO 
260 
In Spagna, se l’Opa su Endesa andrà in porto, l’Enel si troverà ad avere lapartecipazione di maggioranza in tre reattori (Asco 1 e 2 e Vandellos 2) e di mino-ranza in altri due (Almaras 1 e 2), per una potenza totale di oltre 5 mila megawattnucleari.Infine c’è anche un accordo preliminare con Rosatom (l’Agenzia federale peril nucleare della Russia) per la gestione di centrali nucleari esistenti e per la realiz-zazione di nuovi impianti sia nella Federazione Russa che in Europa orientale.Un piccolo settore dell’industria nucleare italiana è riuscito a sopravvivere gra-zie alle commesse estere. L’Ansaldo Nucleare ha costruito vari componenti perammodernare e rendere più sicure le centrali romene (con la tecnologia canadeseCandu), mentre di recente ha ricevuto dall’americana Westinghouse la commessaper costruire varie parti di quattro reattori «Ap 1000», che l’impresa statunitense ha venduto alla Cina. Il gruppo Camozzi ha invece realizzato, per la centrale nuclearedi Palo Verde in Arizona, Usa, generatori di vapore con numerose innovazioni tec-nologiche.E la ricerca? Pur essendo ridotta al lumicino qualche collaborazione e qualcheprogetto stanno andando faticosamente avanti. Ad esempio il Politecnico di Mila-no, quello di Torino e l’Università di Pisa partecipano agli studi su un reattore dinuova concezione denominato Iris e proposto dall’americana Westinghouse. Ilreattore di taglia ridotta, ma vero, non simulato al computer, dovrebbe (il condizio-nale è d’obbligo) essere costruito e collaudato dalla Siet (società partecipata daEnel ed Enea) nei suoi laboratori di Piacenza. Ovviamente senza uranio. Le barredi combustibile verranno scaldate con l’energia elettrica, invece che dalla fissionedell’atomo. Ma per provare tutti i sistemi del reattore (pompe, valvole, conduttureeccetera) questo dettaglio non è poi così importante. All’Università di Roma (insieme all’Enea e all’Ansaldo) è stato messo a puntoil progetto di un piccolo reattore modulare: Mars. Un progetto che potrebbe inte-ressare ad una grande iniziativa internazionale nota come Gnep (Global NuclearEnergy Partnership) promossa dagli Stati Uniti per costruire, entro una decina d’an-ni, un reattore in grado di ridurre al minimo i rischi di proliferazione (cioè la pro-duzione di plutonio) e quindi da proporre a Stati di cui ci si fida, ma solo fino acerto punto. Anche sui futuri reattori di quarta generazione l’Italia, pur non parteci-pando ufficialmente al consorzio internazionale che promuove questi progetti(Gen IV International Forum), svolge una piccola attività di ricerca. In particolareEnea, Ansaldo e Cesi Ricerca stanno studiando uno dei reattori considerati fra i seipiù promettenti: quello raffreddato al piombo liquido.2. Nonostante le batoste, il nucleare non è quindi completamente scomparsodall’orizzonte scientifico e industriale dell’Italia. Tuttavia non ci si può nascondereche, in questo campo, l’industria e la ricerca italiane non sono assolutamente piùin grado di competere con quelle estere. A questo si aggiunge l’immagine di unpaese che ha rifiutato il nucleare. Come fidarsi della tecnologia nucleare di un pae-se che per primo non ne ha fiducia?
 
IL CLIMA DELL’ENERGIA
261
In realtà il «grande» nucleare, la fonte che doveva fornire un’energia meno caradel gas e del petrolio e meno vulnerabile alle crisi geopolitiche, è una storia con-clusa da almeno vent’anni. Dall’8 e 9 novembre 1987. È in questi due giorni checala, definitivamente, il sipario su una delle più grandi e sofferte imprese tecnolo-giche dell’Italia nel dopoguerra. Il referendum popolare, convocato ad un anno emezzo dal disastro di Cˇernobyl’, ha un esito scontato. L’incidente alla centrale so- vietica dell’aprile 1986 ha spaventato mezzo pianeta e il comportamento delle au-torità di Mosca, oscillante fra silenzi e confusione, ha peggiorato la situazione. An-che in Italia, nonostante i comunicati rassicuranti dell’ente addetto alle misure diradioprotezione, l’Enea, dilaga la paura. La radioattività arrivata nel nostro paese èuna frazione minima e non desta preoccupazioni, ma le contraddittorie raccoman-dazioni di una miriade di «esperti» sono riprese e amplificate da stampa e televisio-ni. Sul banco degli imputati finiscono soprattutto il latte e le verdure a «foglia lar-ga», come vennero allora definite. Il sospetto che questi alimenti, così familiari equotidiani, si fossero trasformati in micidiali pericoli per la salute scatena una psi-cosi collettiva. Tutto il nucleare finisce sotto accusa. Si dimentica che la centrale diCˇernobyl’ è di un tipo che non esiste in Occidente. Non solo: quel reattore non eraprotetto da misure di sicurezza, come il cupolone di contenimento, che avrebberolimitato i danni. Misure che nei paesi occidentali sono obbligatorie da anni.Tutti i partiti, ad esclusione di quello repubblicano e liberale, piccoli e pocoinfluenti, sono contro il nucleare. Il fronte contrario a questa fonte energetica rap-presenta, in breve, il 95% degli elettori. Dalla Democrazia cristiana al Partito comu-nista ai socialisti di Bettino Craxi.Le elezioni anticipate previste per l’anno successivo consigliano agli strateghidella politica italiana di non prendere posizioni impopolari al referendum. I risulta-ti non deludono le aspettative. Un piccolo neo in questo trionfo. L’affluenza non èeccezionale. Solo il 65% degli elettori si reca a votare. Più che sufficienti però arendere valida la consultazione. I sì all’abrogazione delle tre leggi che riguardano ilnucleare sono l’80%, i no il 20%.Le tre centrali nucleari italiane in funzione verranno chiuse negli anni succes-sivi (quella del Garigliano era stata chiusa nel 1982). Unico paese al mondo, l’Italiaha rinunciato a una fonte che ancora oggi produce, in media, il 30% dell’energiaelettrica nel resto dell’Europa (ma in Francia la quota sale al 78%). Poteva permet-terselo? E perché l’Italia, pur senza molta convinzione, aveva mosso alcuni passi suquesta strada?La storia che si conclude l’8 e il 9 novembre 1987 era cominciata più di 40 an-ni prima. Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale. Ed è anche la storiadi come l’Italia, un paese povero di risorse energetiche abbia tentato di sfuggire auna dipendenza dall’estero che si annunciava sempre più pesante e rischiosa. Main quegli anni, subito dopo la fine della seconda guerra, tutti questi problemi era-no per il momento lontani, in un futuro non ben definito. L’Italia, uscita in condi-zioni disastrose dalla sconfitta, era ancora un paese prevalentemente agricolo. Ol-tre il 40% degli occupati lavorava nei campi. E solo il 7% delle abitazioni possede-
of 00

Leave a Comment

You must be to leave a comment.
Submit
Characters: ...
You must be to leave a comment.
Submit
Characters: ...