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do si tenta – nei migliori dei casi – di avanzare strategie unitarie di sviluppo più omeno «pianificate». Se questa cautela vale in generale, essa sembra particolarmente valida nel caso milanese: un contesto, connotato da un accentuato pluralismo isti-tuzionale e sociale, che presenta problemi di rilievo, a partire da quello riguardan-te la definizione geografica di ciò che chiamiamo Milano.Questo tema, a sua volta, rimanda al problema della mancata corrispondenzatra le dimensioni territoriali e funzionali della città e la sua costretta spazialità am-ministrativa, per porre rimedio alla quale non sembra affatto credibile l’istituzionedi una città metropolitana definita da confini stabiliti una volta per tutte. Milano, in-fatti, sembra caratterizzarsi sempre più per la progressiva regionalizzazione dellesue funzioni e delle sue reti produttive; ma tale processi avvengono in modo assaisegmentato, per circuiti e per distinte piattaforme territoriali di riferimento. Anche grazie all’evidenza di questi fenomeni, recentemente si è tornati a riflet-tere sul profilo autentico di una Milano «terra di mezzo». Lo ha fatto la Camera dicommercio in occasione della conferenza economica tenutasi nel febbraio 2005,avviando «una riflessione sull’Italia del Nord e su Milano (...) intesa non come terri-torio amministrativo e neppure solo come spazio economico-produttivo delimita-to, ma come plesso di nodi di reti inserito in un ambito globale»
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.In questo senso, è dunque opportuno provare a discutere sinteticamente gliaspetti controversi del cambiamento in corso e dei suoi scenari di sviluppo, assu-mendo fino in fondo le ambiguità costitutive delle geografie milanesi.2. Al di là della retorica sulla
Milano città europea 
che ha accompagnato inmodo insistente la transizione terziaria degli anni Ottanta del secolo scorso, soste-nuta dall’imperativo della competizione urbana e da una vasta e ripetitiva letteratu-ra sul rango delle città, Milano ha sempre manifestato una originale proiezione in-ternazionale, fortemente connessa alla dimensione economica e culturale dei traf-fici commerciali e del fare impresa, così come al riconosciuto prestigio delle sueistituzioni locali: da quelle musicali a quelle sportive, da quelle sanitarie a quelledella formazione e della ricerca. Se in questa prospettiva possiamo affermare chele élite professionali milanesi sono pienamente partecipi di quelle reti cosmopoliteche influenzano le dinamiche dell’innovazione sociale e culturale, tuttavia la cittànel suo insieme mostra una scarsa coscienza internazionale e sembra trascurarequesta immensa risorsa di apertura relazionale che potrebbe segnare in modo si-gnificativo il profilo del suo sviluppo civile ed economico.I milanesi, infatti, rimangono sorpresi ogniqualvolta studi e ricerche interna-zionali, osservando la città dall’esterno, la rappresentano attivamente inserita nelreticolo urbano mondiale, o ne rimarcano il profilo di regione urbana economica-mente e territorialmente differenziata. È successo di recente, sia in occasione della
MILANO TERRA DI MEZZO OVVERO IL TRIONFO DEL GLOCALISMO 
2. P. B
 ASSETTI
, «Introduzione», in M. M
 AGATTI
ETA
.,
Milano, nodo della rete globale. Un itinerario di analisi e proposte 
, Milano 2005, Bruno Mondadori. Per gli sviluppi di questo lavoro di analisi e di di-battito culturale si rinvia ai primi numeri della rivista
Dialoghi internazionali – Le città nel mondo 
, di-retta da M. Magatti e G. Sapelli.
 
territorial review 
predisposta dall’Ocse nel 2006
3
, sia per il clamore suscitato dairisultati degli studi del geografo inglese Peter Taylor.In ragione di una sistematica osservazione analitica dei comportamenti del
world city network 
, Peter Taylor e il suo gruppo di ricerca
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hanno tentato di mi-surare il grado di connettività urbana in ragione dei reticoli di relazioni emergentidalla imprese attive nei servizi avanzati (agenzie di pubblicità, società di consu-lenza, studi legali internazionali, società assicurative, istituti di credito e finanziarieccetera). Diversamente dalle tante classifiche condotte negli ultimi trenta annisulla gerarchia urbana mondiale, prevalentemente statiche, ora l’accento vieneposto su aspetti relativi alle dinamiche: il fare rete di una città diventa una
capabi- lity 
decisiva.Tali indagini conducono a una importante valutazione della posizione di Mila-no. L’indice globale di connessione, calcolato per le 123 principali città mondialiponeMilano all’ottavo posto dopo Londra, New York, Hong Kong, Parigi, Tokyo,
ESISTE L’ITALIA? DIPENDE DA NOI
3.
Territorial review 
fortemente voluta dall’amministrazione provinciale di Milano e presentata al co-spetto delle principali cariche istituzionali – nazionali e locali – nel convegno «Milano globale. Com-petere e fare sistema», tenutosi a palazzo Isimbardi il 27 novembre 2006.4. P.J. T
 AYLOR 
,
World city network: a global urban analysis 
, London 2003. Per gli sviluppi di questoapproccio si veda il sito www.lboro.ac.uk/gawc/. Per la discussione sul caso milanese, cfr. C. C
IBORRA
,L. S
ENN
, in M. M
 AGATTI
et al 
.,
op. cit.
e S. M
 ARIOTTI
, «Globalizzazione e città: le lepri del capitalismo»,
Stato e mercato 
, 1, 2007.
of 00

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