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ERIODICO DI INFORMAZIONE
,
ATTUALIT
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Ansa esordisce con
«
l’indiscutibile signora della musica ita-liana
»
riferendosi all’intervento di Mina che, con un toccoda Re Mida, dovrebbe far recuperare credibilità e nobiltà alFestival di Sanremo. Controcorrente, avrei da dubitare sullaindiscutibilità di chiunque, quindi anche di Mina, che con lasua impalpabilità è ormai assurta a dea di un Olimpo che, pro- prio in quanto furbescamente imperscrutabile, sembrerebbe a prova di critica. La rispettabilità e la longevità della sua carrieranon possono indurci, come pecore, a bere a priori qualunquecosa faccia o dica; ricordiamoci sempre della
 Merda d’artista
diPiero Manzoni.Se Mina rappresenta la vetta del Festival, nelle stalle troviamoMaria De Filippi e la banale ovvietà delle sue proposte, ora anche inRai. L’italiano medio (ma sempre più basso) guarda a queste e alle tra-smissioni di Simona Ventura come alla fucina dei nuovi progettimusicali italiani per un unico motivo: possiede una cultu-ra sottosviluppata. Di questo eviterei di dare la colpaalla scuola, troppo comodo. Tutt’altro: la colpa ècome la responsabilità penale - personale - ed è lega-ta alle difficoltà crescenti dell’italiano a sviluppare sufficienti sinapsi nelle proprie cellule encefaliche.Dal canto loro, Paolo Bonolis e Luca Laurenti fanno ridere e lo fanno- a differenza di alcuni cantanti - di proposito; se non dissacreranno que-sto crogiuolo di pseudo-artisti a caccia di diritti Siae e della facile noto-rietà che permette loro di mangiare a ufo nei ristoran-ti in cambio della classica foto da esporre, ci pense-rà Checco Zalone (dal barese
«
Che cozzalone
»
), parodia di un cantante neomelodico napoletano:fatevi un giro su Youtube, sarà lui il vero protago-nista di Sanremo 2009.Quanta perversione c’è nell’attirare gli spettatoricon colpi bassi? A sufficienza. Pensate a cheaffluenza di pubblico ci sarebbe in un seminario su
«
Illogaritmo neperiano e il calcolo della massa delBosone di Higgs
»
se solo il relatore fosse introdottodalle conigliette di Playboy. Abbiamo però, oggi, unagrande opportunità, che è lo zapping: sintonizzarci suRaiuno per gli starnazzi delle conigliette, poi tornare intempo per il finale di
«
Dr. House
»
, meno scontato di unacanzone di Al Bano. Il messaggio è chiaro, glisponsor comunque contenti, il direttore Del Noce ancorato alla poltrona. Del resto, ilBosone di Higgs continuerà pure a non esse-re visibile a occhio nudo (al giorno d’oggi l’ipotetica particella non è maistata osservata, a differenza di questo Festival), ma l’occhio vuole sempre lasua parte.
QUI SUCCEDE UN 68
di Romina Ciuffa
Mi sento ribelle anche oggi, mi sento sessantot-tina ogni qualvolta apro il giornale, mi stendo suun prato, uso i bagni dell’università e m’innamo-ro. Il Sessantotto era la margherita in bocca, unacanna rock, la confusione di una generazionestanca e sesso di gruppo. Oggi come ieri, mameno di ieri. Perché muore anche la politica, cre-pano le ideologie, sesso si fa in chat. IlSessantotto rollato, appicciato, tirato,et voilàtuttele illusioni tossiche son più reali che mai. (...)
YOUTUBE STATEOF MIND
di Flavio Fabbri
Come arrivare ungiorno ad esibirsi difronte al pubblico delgrandioso Carnegie Halldi New York? Comeottenere un’audizioneper provare, finalmenteal mondo intero, il talen-to di cui siamo forniti?Chissà quanti aspirantimusicisti o studenti diconservatorio si sarannofatti tali domande.Eppure la rispostapotrebbe venire da dovemeno te la aspetti e cioè dalla rete. «
Practice, practice and practice, then download your per- formance video on YouTube
», recitano gli amba-sciatori del progetto sponsorizzato dal socialnetwork proprietà di Google. Insomma, nientedi più semplice, fare tanta pratica e immortalarel’esecuzione giusta su un video. (...)
STEFANOMASTRUZZIEDITORE
   P  e  r   i  o   d   i  c  o   d   i   i  n   f  o  r  m  a  z   i  o  n  e ,  a   t   t  u  a   l   i   t   à  e  c  u   l   t  u  r  a  m  u  s   i  c  a   l  e  a  c  u  r  a   d  e   l   S  a   i  n   t   L  o  u   i  s   C  o   l   l  e  g  e  o   f   M  u  s   i  c
CONTINUA NELLA PAGINA MUSICALL
CONTINUA NELLA PAGINA ALTERNATIVE
CONTINUA NELLA PAGINA JAZZ&BLUES
Direttore
ROMINACIUFFA
Direttore Responsabile
SALVATORE MASTRUZZI
Redazione
Romina CIUFFAredazione@musicin.euFlavio FABBRI classica@musicin.euRossella GAUDENZI jazzblues@musicin.euValentina GIOSAalt@musicin.euRoberta MASTRUZZI soundtrack@musicin.euCorinna NICOLINI poprock@musicin.eu
Contributi di rubrica
Nicola CIRILLO centro@musicin.eu
Progetto grafico
Romina CIUFFA
Impaginazione
Cristina MILITELLO
Logo
Caterina MONTI
Redazione
Via del Boschetto, 106 - 00184 Roma
Tel
06.4544.3086
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 Mail
redazione@musicin.eu
Marketing e Pubblicità
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Tipografia
Via - Roma
Contributi
Elisa Angelini, Lorenzo BertiniNicola Cirillo, Giosetta CiuffaStefano Cuzzocrea, Cristina D’EramoAlessandra Fabbretti, Clara GalantiGianluca Gentile, Eugenio VicedominiLivia ZanichelliAnno III n. 8Inverno 2009Registrazione presso il Tribunale di Roman. 349 del 20 luglio 2007
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GENIALPORNO
di Eugenio Vicedomini
Il «Genio» è unprogetto musicaleideato agli inizi del2007 da GianlucaDe Rubertis (cheera tastierista degliStudio Davoli) eAlessandra Continialla voce e albasso.Il loro improvvi-so successo è fattodi canzoni dalsapore di zuccherofilato che riportanoin mente la Parigial tempo di BrigitteBardot e la swin-ging London diMarianne Faithfull.(...)
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pop&rock
BBALLETALLET
 
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RACE
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BEYBEYONDONDFEEDFEED
back&further
Stefano Mastruzzi
QUELLA D’ARTISTA
Ferpenta Editore SrlR.G.di Montevecchio
 
a cura di ROSSELLA GAUDENZI
Music In
Inverno 2009
MARCELLO ROSA
Amoparlare dime come di un suonatore di trombone: ladefinizione di musicista è troppo gravosa.
PRENDIAMO FIATO Saint Louis
Un’iniziativa che fa prender fiato a tromboni,clarinetti, sassofoni, trombe, bassotube e flauti
ANGELI-DRAKE Il Dialogo
Tra la chitarra sarda preparata ele percussioni afro-cubane
JJAZZAZZ
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crive Marcello Rosa: «
Il jazz ha circa un secolo di vita, ma rimane ancora sotto molti aspetti una musica misteriosa; molto del suo fascino dipende probabilmente anche da que- sto. Il jazz è una musica seria, ma non seriosa; impegnata ed impegnativa, ma che sa al momento giusto disimpegnarsi; ludi- ca e al tempo stesso profonda, di una semplicità a volte così com-  plicata da sbalordire anche il più attento e preparato musicolo- go. E tante, tante altre cose…
».
Non solo:
«Il jazz è però, soprattutto, l’espressione del propriostato d’animo (di chi suona e di chi ascolta) ed è questa sua peculiarità che ne fa una musica sempre nuova e imprevedibile,coinvolgente, unica.La scelta del repertorio dipende quindi dal-l’umore del musicista, ma non c’è da meravigliarsi se alcuni cele-bri temi possano a volte essere serviti a gentile richiesta per sod-disfare quei palati affezionati a particolari sapori, sensazioni,ricordi»
.Sarebbe impossibile introdurre più efficacemente l’ultimo pro-getto musicale ideato e realizzato dal suonatore di trombone, cosìama definirsi, Marcello Rosa (
«… Amo parlare di me come di unsuonatore di trombone: la definizione di musicista è troppo one-rosa, gravosa…»
). Eppure il suonatore di trombone in questione,oltre ad avere un’esperienza di mezzo secolo come arrangiatoree compositore, ha diffuso la musica jazz nel nostro Paese a par-tire dal 1963 attraverso indimenticabili programmi radiofonici etelevisivi dei quali è stato autore e conduttore.Jazz «à la carte». L’idea di inserire brani jazz in un menu è divecchia data, risale a circa venti anni fa, ai tempi in cui MarcelloRosa suonava regolarmente presso un ristorante romano dall’af-fascinante atmosfera Art Déco di Via Palestro,
 Il Pavone
.Entrare nel salone blu era come fare un tuffo in pieno stileLiberty; ebbene, in quel luogo, era nato il proposito di realizzareil «The Blue Room Jazz Club», con tanto di Jazz «à la carte».All’epoca il progetto incontrò qualche difficoltà e non venne rea-lizzato, così è rimasto a lungo tra i pensieri e i cassetti diMarcello.Poi l’Alexanderplatz ha aperto le porte, il lunedì sera,al menu firmato dal celebre trombonista.
«L’idea è in fondo semplice e nasce da una sorta di pigrizia: fare la scaletta richiede fatica, e presentare al pubblico un reper-torio quasi sterminato, comprendente brani originali compostida me e brani classici, per un totale di ben cento composizionida poter scegliere sul menu, è una sorta di uovo di Colombo. In più, ci sono i ‘piatti del giorno’. Ci ho messo dentro tutto ciò cheso fare, la scelta specifica spetta di sera in sera agli spettatori.Una pecca è che le richieste prediligano la maggior parte dellevolte i classici, rimangono un po’in sordina le preferenze per ibrani originali
»,(tra i quali i pregevoli pezzi tratti dal suo ulti-mo album,
 AChild is Born
, ndr).
«In una serata quanti brani si riescono ad eseguire, quanterichieste si riescono a soddisfare? Circa 10, 12. Ebbene, talvol-ta ci si scontra con un pubblico che dimostra una certa mancan- za di cultura jazzistica. Il punto è: se suono un classico non losuono diversamente da come suonerei un pezzo be-bop o funky.Sono io. C’è la mia personalità in qualsiasi mia esecuzionemusicale, affronto i temi che mi piacciono».
Il lunedì, cadenza quindicinale, è il giorno dedicato a questeserate. Sembra essere una scelta azzardata, come giorno dellasettimana, eppure il progetto piace, permette una forte interazio-ne tra musicisti e pubblico. Jazz «à la carte» si è rivelato un modonuovo di far musica che fa presa, vincente. Merito dello spirito,della predisposizione e del modo di far jazz di Marcello Rosa.«
Chi mi conosce, mi vede sempre e ovunque. Questo perché lavoglia di ascoltare musica per scoprirla per me è fondamentale.È data da un profondoaffetto che nutro per essa, sono pronto a met-termi sempre in discus-sione, filtrando conesperienze ed ascolti.Citando Ellington, insintesi si potrebbe direche la modernità è gior-no per giorno, facendoriferimento al quel suoconcetto che afferma:‘Noi (l’orchestra) nonlavoriamo per la poste-rità, va bene che lanostra musica sia digradimento oggi’. Ciòche conta è dunque essere attuale. Io vengo spesso citato comemusicista Dixieland, perché con questo stile ho iniziato, essendo,sulle prime, apparentemente più facile. Poi però si va avanti. Non si deve restare ancorati al passato, per me è stupido senti-mentalismo».«Io suono il Dixieland talmente bene da non suonarlo più. Nontrovo oggi la mentalità giusta per farlo. Ho vissuto sino ad oggie vivo grazie alla mia passione. Se nella vita non mi fossi realiz- zato nel suonare uno strumento, mi sarei dedicato al giornalismomusicale, così come ho fatto per molti anni, a partire dal 1963».«Non amo il giornalismo odierno, e proprio per questo mi pia-cerebbe dire la mia e fornire la mia esperienza per un giornali-smo qualitativamente ed eticamente migliore. Di cose da dire neavrei un’infinità. Ma questa è un’altra storia».
d’
inverno la natura si addormenta; sotto lamorbida neve riposa tranquilla in attesache il sole torni a brillare. La buona musica,invece, scivola sul ghiaccio con pattini di dolcinote ed invita i suoi amanti a seguirla nelle piro-ette dei concerti. Il jazz si accende come legnain un caminetto e in questa stagione presentaben tre festival di spessore.Il più prestigioso è l’
Umbria Jazz Winter 
, chesi tiene dal 30 dicembre al 4 gennaio nella splen-dida cornice di Orvieto. La sedicesima edizionedi questo incontro è dedicata al Brasile e allaBossa Nova per i suoi 50 anni, con ospiti dellivello di
João Gilberto
e
Duduka Da Fonseca
.Questi musicisti unici hanno suonato al TeatroMancinelli, inaugurato nel 1886, con il suo sug-gestivo sipario realizzato dal Fracassini che rap-presenta Belisario che libera Orvieto dai Goti.Ci saranno anche le grandi voci gospel del
TheHarlem Jubilee Singers
,
Stefano Bollani
con
Martial Solas
e
Antonello Salis
e l’imperdibile
Roberto Gatto Italian All Stars
.Anche il Sud ha la propria fetta di qualità. Il
 Lamezia Jazz Festival
sfoggia concerti di gran-de rispetto. Dopo
AstorPiazzolla
, per febbra-io, il
TenorLegacy
, quartetto caratterizzatodall’incontro dei due tenori più interessanti delpanorama jazzistico italiano,
DanieleScannapieco
e
Max Ionata
con una sezioneritmica formata dal contrabbassista
ReubenRogers
e dall’incredibile batterista
ClarencePenn
.La stagione invernale sarà chiusa dal
Piacenza Jazz Fest 
, dal 28 febbraio al 4 aprile.La sua sesta edizione sarà dedicata al grandeCharles Mingus, scomparso a Cuernavaca il 5gennaio del 1979.Non solo grandi concerti: dalle consuetemasterclass, seguitissime dai musicisti in erba,alle presentazioni di libri e progetti per le scuo-le con la finestra
 Jazz & Grande Schermo
incen-trata sul lavoro del regista Stanley Kubrick.Piacenza sarà la culla del talento, affermato eancora da scoprire. Confermati, infatti, i concor-si
Chicco Bettinardi
e
 Note di Donna
.Si abbassano le temperature ma i motivi perscaldarsi il cuore in questo lungo inverno nonmancano di certo.
Corinna Nicolini
WINTERINJAZZRITMICA AFRO-SARDA
Fresca e intrigante iniziativa del Saint Louis College of Music
, la più intraprendente scuola di musi-ca moderna che - mentre apre la sua quarta sede, questa volta nella città di Brindisi - dà il via al pro-getto
Prendiamo fiato
, rivolto a tutti i suonatori di tromba, trombone, sassofono, clarinetto, flauto ebassotuba, di tutti i livelli, dai principianti ai professionisti. Da sempre attento ad offrire sbocchilavorativi nel tortuoso mondo musicale, il Saint Louis ha «imposto» negli ultimi due annisul mercato nazionale oltre 400 concerti con i migliori nuovi talenti fioriti e matura-ti al suo interno. L’iniziativa oggi mira a dare linfa vitale ad un vivaio di musicistispecializzati negli strumenti a fiato, offrendo nuove e appassionanti occasio-ni di lavoro sia con la
Saint Louis Big Band
diretta da
AntonioSolimene
, che si è già esibita su palchi importanti in tutta Italia, daAtina Jazz a Villa Celimontana, sia con una nuovissima
MarchingBand
diretta da
Michel Audisso
, che sfilerà ogni mese per le viedella capitale. Non solo: i nuovi iscritti potranno partecipare adaltri gruppi combo e piccole orchestre con il medesimo inten-to lavorativo, come quello diretto da
Stefano Mastruzzi
-che esegue e riarrangia le colonne sonore di film e tele-film che hanno accompagnato i nostri ultimi trent’anni- e altre formazioni dirette da
Massimo Pirone
e
Marcello Rosa
. La scuola offre a tutti i fiatisti lapossibilità di partecipare a costo zero o quasi ai pro-pri corsi ed ensemble, cosicché i principianti possanomaturare le prime esperienze di orchestra e i musicisti giàavviati possano trovare nuovi stimoli e reali occasioni di lavoro.Questa proposta ha tutta l’aria di voler durare nel tempo, proprio persostenere una categoria di strumentisti che trova mille difficoltà disopravvivenza per la carenze di orchestre e di iniziative a suo sostegno.
Quando la Sardegna dialoga con gli Usa e l’Africa, Paolo Angeli suona con Hamid Drake
ella tradizione della sua Sardegna
Paolo Angeli
, grazie al chitarristaGiovanni Scanu, ha accolto, amato, studiato ed approfondito forme emoduli del canto a chitarra gallurese e logudorese. Della musica con-temporanea e di avanguardia è assetato da sempre: indaga e ricerca daitempi dell’università a Bologna con studi di composizione e improvvi-sazione, che lo hanno portato in giro per i più importanti festival inno-vativi europei.Le due anime, quella tradizionalista e quella sperimentale, s’incontra-no nella
chitarra sarda preparata
, strumento articolato a 18 corde - ibri-do tra chitarra baritono, violoncello e batteria - dotato di martelletti,pedaliere, eliche a passo variabile. Il risultato è musica non del tuttodefinibile, sospesa tra il free jazz, il folk ed il pop minimale: tra i pro-getti discografici
 Linee di Fuga
(1997),
 Bucato
(2003) e
Tessuti
(2007);tra le collaborazioni importanti quella con Antonello Salis, Pat Metheny,Fred Frith. Ci si sposta focalizzando l’attenzione sugli Usa e sulle velo-ci ritmiche afro-cubane ed orientali per incontrare
Hamid Drake
, ilmusicista chiamato al Dialogo con Paolo Angeli. Batterista e percussio-nista dalla lunga e prestigiosa carriera, influenzato sin dalla fine deglianni Settanta da musicisti quali Ed Blackwell e Adam Rudolph, segna-to dalla collaborazione con Don Cherry
inprimis
, e a seguire con HerbieHancock, Wayne Shorter e molti altri.
 Dialogo
: la rassegna dell’
Auditorium Parco della Musica
metteràfaccia a faccia il mondo musicale del giovane Paolo Angeli con i suonipercussivi ad alte velocità del grande Hamid Drake, per un incontro chesi prospetta altamente suggestivo, ricco di interesse e spunti curiosi. Inprogramma il
7 febbraio
.
Rossella Gaudenzi
 Il jazz d’invernosi accendecome legnadi un caminetto:Umbria, Lamezia,Piacenza e ovunquevi sia un fuoco
a cura di Rossella Gaudenzi
IL JAZZ ROSA «À LA CARTE»
FOTO DI
R
OBERTO
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IFARELLI
PRENDIAMO FIATO
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BLUES Mud Morganfield
Il blues nasce quando il negro è triste, quando è lontano da casa,lontano dalla madre o dall’innamorata. Allora pensa a un motivo o a un ritmo preferito e su quelmotivo scandaglia le profondità della sua immaginazione. Questo gli fa passare la tristezza:il blues
PINO FORASTIERE
Praticamente l’erede diMichael Hedges
TOLLAK OLLESTAD
Folgorazione armonica
Music In
Inverno 2009
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città del Nord e Nord-Ovest:Chicago, New York, e in seguitoKansas City.Siamo così giunti a Chicago,capitale dell’Illinois, che durantegli anni Venti accolse un altonumero di musicisti provenientidal Sud degli Stati Uniti: in annidi proibizionismo, il proliferare dilocali notturni era garantito daigangsters e dalla malavita; ilSouthside della città apre le portealla seconda fase del jazz.Chicago accoglie, negli anni 20, imigliori musicisti jazz venuti dalSud: sancisce gli anni d’oro del jazz e, sull’altro versante, delblues.È in questo clima che riesce adesprimersi un artista come MuddyWaters (1915-1983), uno dei piùgrandi bluesman di tutti i tempinonché uno degli artisti piùinfluenti del XX secolo, autoredella serie di successi che defini-ranno il
Chicago Sound 
.
Mud Morganfield
, figlio delgrande Muddy Waters, ha seguitocon successo le orme paterne gra-zie ad una voce potente che fa ladifferenza. Dopo aver calcato ipalchi dei più famosi locali diChicago e degli States e dopol’uscita del primo disco di puroChicago Blues risalente allo scor-so aprile 2008, dal titolo
FallWaters Fall
, egli sta diffondendocapillarmente la sua musica conun tour che ha toccato Europa,Messico e Russia. In Italia è venu-to a fine gennaio, presso StazioneBirra, accompagnato dalla bandromana Caldonians.
Rossella Gaudenzi«Il blues nasce quando il negro è triste,quando è lontano da casa, lontano dallamadre o dall’innamorata. Allora pensa a unmotivo o a un ritmo preferito e prende iltrombone o il violino o il banjo o il clarino o iltamburo, oppure canta o semplicemente simette a ballare. E su quel motivo scandagliale profondità della sua immaginazione.Questo gli fa passare la tristezza: è il blues».Ernest Ansermet
L
associazione blues Chicago non perdemai di fascino per l’immaginario collet-tivo, sebbene parlare di blues e dei suoi alborisia impresa ardua, rischiosa, azzardata.Impossibile risalire con precisione alle sue origi-ni. Non si può prescindere dallo spaesamentodella moltitudine di neri ex-schiavi, delle lorodifficoltà di inserimento e della ricerca esaspe-rante di superamento della condizione di esclu-sione dalla società americana, tra la finedell’Ottocento e gli inizi del XX secolo.Musicalmente parlando, gli albori del blues econseguentemente del jazz traggono origine daicanti di lavoro, i cosiddetti
worksongs
, chehanno accompagnato per secoli le fatiche digenerazioni di africani trapiantati negli StatiUniti, pian piano arricchite tanto da generareforme nuove di argomento religioso o profanocome gli spirituals, inni, litanie o ballads e blues.Si può così affermare che il blues sia il padrelegittimo del jazz. Nel momento in cui aumentòil numero di strumenti di derivazione europea(per lo più ottoni) e più esattamente quando ilnegro d’America divenne padrone di tali stru-menti, il blues iniziava a cambiare: si era giuntiall’era del jazz, che è dunque una musica origi-nale, sviluppatasi dal blues, concomitante conesso, che mosse poi su una stradaautonoma.La città di New Orleans(Louisiana), situata sul Golfo delMessico, rappresenta un buonpunto di partenza per risalire alleorigini del jazz: porto di mare,dunque ottimo centro di incontroper le varie popolazioni che vi siavvicendarono, sede dello stori-co quartiere a luci rosse diStoryville, luogo di convivenzadi creoli e neri americani.Dall’incontro di queste diffe-renti realtà nacque lo «stile diNew Orleans», in cui viveva unasolida tradizione bandistica diimpronta euro-pea: i musici-sti delle brassbands suona-vano ad orec-chio sempregli stessi moti-vi, e quando sistancavano diripetere varia-vano improv-visando sullearmonie deltema prescel-to: è questol’inizio del-l’improvvisa-zione, caratte-ristica essenziale del jazz.Dopo l’ingresso degli Usa in guerra (1917),con la chiusura di Storyville, i musicisti riman-gono senza lavoro ed inizia l’esodo verso le
T
ra il Big Mama, ufficiale
home of the blues
romana e
PinoForastiere
c’è un legame forte e saldo, fatto di esperienza e di con-tinuità, tale da rendere ogni suo concerto caldo e avvolgente, un vero eproprio godimento per il suo pubblico di affezionati. Il talento lo ha resouno dei migliori chitarristi acustici del nostro tempo, la critica lo definiscel’erede del grande Michael Hedges, e non è a caso molto amato negli StatiUniti e in Canada. Si è fatto conoscere per la dimestichezza con la chitar-ra a dieci corde (con la quale ha sostenuto l’esame di diploma in chitarraclassica al Conservatorio di Santa Cecilia) per imporsi poi e scavare la suanicchia di celebrità con la chitarra acustica.Dopo
Overcrossing
(1999),
 Rag Tap Boom
(2003) e
Circolare
(2005), il2008 è stato foriero di un nuovo disco da solista, dedicato quasi intera-mente alla sua terra, la Lucania, dal titolo
Why Not?
per l’etichetta ameri-cana
CandyRat Records
. Il titolo è legato alla registrazione fatta nel gen-naio 2008 del concerto, in prima assoluta, di chitarra elettroacustica eorchestra d’archi presso il Teatro Palladium. L’anno nuovo gli riserva unpaio di date in Italia (in Lucania e nel Lazio) e sul finire dell’inverno sali-rà su un volo per gli Stati Uniti, dove lo attende una primavera densa diappuntamenti musicali. Non va perso di vista, né va perso il suo concertodel 25 febbraio al Big Mama. La primavera è lunga e l’America lontana.
 Vicolo San Francesco a Ripa, 18 - Tel: 065812551 - www.bigmama.it
 
FOLGORATO
OLLESTAD
Nasce a Steward, mode-sto e piccolo centrodell’Alaska, lo straordinarioarmonicista e pianista dalleorigini norvegesi
TollakOllestad
. Sarà peròSeattle, la Big City, ad ispi-rarlo artisticamente emusicalmente, ad aprirgli leporte del soul, dell’R&B e alegarlo al primo idolo, Stevie Wonder. Arriverà presto lafolgorazione per l’armonica; e dopo la seconda, impor- tante scoperta, la passione per il piano jazz, deciderà di«esplorare il mondo» facendosi accompagnare dall’ec-cezionale capacità di padroneggiare i due strumenti.Oltre a possedere la voce giusta del singer di blues andsoul. Curriculum sorprendente quello di Tollak, poichéha accompagnato i grandi: Michael McDonald, EarthWind & Fire, Natalie Cole, Andrea Bocelli, Al Jarreau emolti altri. Il suo album solista
Walk the Earth 
ha con-fermato le spiccate capacità di song writing.Egli ama profondamente l’Italia, dove ha conosciutorecentemente, presso l’Euro Bass Day di Verona, musi-cisti eccellenti quali Lello Panico, Luca Trolli e PippoMatino, nei confronti dei quali sono nati immediatamen- te una profonda stima, un forte feeling e lo stessomodo di intendere la musica, all’insegna del soul, delfunk, del blues e del jazz. Il quartetto, di casa al BigMama, stavolta con Francesco Puglisi al basso, ha pre-sentato un repertorio spaziando da brani originali a rie-laborazioni di classici. Peccato chi se l’è perso, ma tenerlo d’occhio questo sì.
BIG MAMA- Mercoledì 25 FEBBRAIO2009 - ore 22:30
PINO FORASTIERELUCANIA PERCHÉ NO
 Mud Morganfield passa per Roma e questo ci dà l’occasione per scrivere di blues, di New Orleans e Chicago
QUANDO IL NEGRO È TRISTE
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