D
crive Marcello Rosa: «
Il jazz ha circa un secolo di vita, ma rimane ancora sotto molti aspetti una musica misteriosa; molto del suo fascino dipende probabilmente anche da que- sto. Il jazz è una musica seria, ma non seriosa; impegnata ed impegnativa, ma che sa al momento giusto disimpegnarsi; ludi- ca e al tempo stesso profonda, di una semplicità a volte così com- plicata da sbalordire anche il più attento e preparato musicolo- go. E tante, tante altre cose…
».
Non solo:
«Il jazz è però, soprattutto, l’espressione del propriostato d’animo (di chi suona e di chi ascolta) ed è questa sua peculiarità che ne fa una musica sempre nuova e imprevedibile,coinvolgente, unica.La scelta del repertorio dipende quindi dal-l’umore del musicista, ma non c’è da meravigliarsi se alcuni cele-bri temi possano a volte essere serviti a gentile richiesta per sod-disfare quei palati affezionati a particolari sapori, sensazioni,ricordi»
.Sarebbe impossibile introdurre più efficacemente l’ultimo pro-getto musicale ideato e realizzato dal suonatore di trombone, cosìama definirsi, Marcello Rosa (
«… Amo parlare di me come di unsuonatore di trombone: la definizione di musicista è troppo one-rosa, gravosa…»
). Eppure il suonatore di trombone in questione,oltre ad avere un’esperienza di mezzo secolo come arrangiatoree compositore, ha diffuso la musica jazz nel nostro Paese a par-tire dal 1963 attraverso indimenticabili programmi radiofonici etelevisivi dei quali è stato autore e conduttore.Jazz «à la carte». L’idea di inserire brani jazz in un menu è divecchia data, risale a circa venti anni fa, ai tempi in cui MarcelloRosa suonava regolarmente presso un ristorante romano dall’af-fascinante atmosfera Art Déco di Via Palestro,
Il Pavone
.Entrare nel salone blu era come fare un tuffo in pieno stileLiberty; ebbene, in quel luogo, era nato il proposito di realizzareil «The Blue Room Jazz Club», con tanto di Jazz «à la carte».All’epoca il progetto incontrò qualche difficoltà e non venne rea-lizzato, così è rimasto a lungo tra i pensieri e i cassetti diMarcello.Poi l’Alexanderplatz ha aperto le porte, il lunedì sera,al menu firmato dal celebre trombonista.
«L’idea è in fondo semplice e nasce da una sorta di pigrizia: fare la scaletta richiede fatica, e presentare al pubblico un reper-torio quasi sterminato, comprendente brani originali compostida me e brani classici, per un totale di ben cento composizionida poter scegliere sul menu, è una sorta di uovo di Colombo. In più, ci sono i ‘piatti del giorno’. Ci ho messo dentro tutto ciò cheso fare, la scelta specifica spetta di sera in sera agli spettatori.Una pecca è che le richieste prediligano la maggior parte dellevolte i classici, rimangono un po’in sordina le preferenze per ibrani originali
»,(tra i quali i pregevoli pezzi tratti dal suo ulti-mo album,
AChild is Born
, ndr).
«In una serata quanti brani si riescono ad eseguire, quanterichieste si riescono a soddisfare? Circa 10, 12. Ebbene, talvol-ta ci si scontra con un pubblico che dimostra una certa mancan- za di cultura jazzistica. Il punto è: se suono un classico non losuono diversamente da come suonerei un pezzo be-bop o funky.Sono io. C’è la mia personalità in qualsiasi mia esecuzionemusicale, affronto i temi che mi piacciono».
Il lunedì, cadenza quindicinale, è il giorno dedicato a questeserate. Sembra essere una scelta azzardata, come giorno dellasettimana, eppure il progetto piace, permette una forte interazio-ne tra musicisti e pubblico. Jazz «à la carte» si è rivelato un modonuovo di far musica che fa presa, vincente. Merito dello spirito,della predisposizione e del modo di far jazz di Marcello Rosa.«
Chi mi conosce, mi vede sempre e ovunque. Questo perché lavoglia di ascoltare musica per scoprirla per me è fondamentale.È data da un profondoaffetto che nutro per essa, sono pronto a met-termi sempre in discus-sione, filtrando conesperienze ed ascolti.Citando Ellington, insintesi si potrebbe direche la modernità è gior-no per giorno, facendoriferimento al quel suoconcetto che afferma:‘Noi (l’orchestra) nonlavoriamo per la poste-rità, va bene che lanostra musica sia digradimento oggi’. Ciòche conta è dunque essere attuale. Io vengo spesso citato comemusicista Dixieland, perché con questo stile ho iniziato, essendo,sulle prime, apparentemente più facile. Poi però si va avanti. Non si deve restare ancorati al passato, per me è stupido senti-mentalismo».«Io suono il Dixieland talmente bene da non suonarlo più. Nontrovo oggi la mentalità giusta per farlo. Ho vissuto sino ad oggie vivo grazie alla mia passione. Se nella vita non mi fossi realiz- zato nel suonare uno strumento, mi sarei dedicato al giornalismomusicale, così come ho fatto per molti anni, a partire dal 1963».«Non amo il giornalismo odierno, e proprio per questo mi pia-cerebbe dire la mia e fornire la mia esperienza per un giornali-smo qualitativamente ed eticamente migliore. Di cose da dire neavrei un’infinità. Ma questa è un’altra storia».
d’
inverno la natura si addormenta; sotto lamorbida neve riposa tranquilla in attesache il sole torni a brillare. La buona musica,invece, scivola sul ghiaccio con pattini di dolcinote ed invita i suoi amanti a seguirla nelle piro-ette dei concerti. Il jazz si accende come legnain un caminetto e in questa stagione presentaben tre festival di spessore.Il più prestigioso è l’
Umbria Jazz Winter
, chesi tiene dal 30 dicembre al 4 gennaio nella splen-dida cornice di Orvieto. La sedicesima edizionedi questo incontro è dedicata al Brasile e allaBossa Nova per i suoi 50 anni, con ospiti dellivello di
João Gilberto
e
Duduka Da Fonseca
.Questi musicisti unici hanno suonato al TeatroMancinelli, inaugurato nel 1886, con il suo sug-gestivo sipario realizzato dal Fracassini che rap-presenta Belisario che libera Orvieto dai Goti.Ci saranno anche le grandi voci gospel del
TheHarlem Jubilee Singers
,
Stefano Bollani
con
Martial Solas
e
Antonello Salis
e l’imperdibile
Roberto Gatto Italian All Stars
.Anche il Sud ha la propria fetta di qualità. Il
Lamezia Jazz Festival
sfoggia concerti di gran-de rispetto. Dopo
AstorPiazzolla
, per febbra-io, il
TenorLegacy
, quartetto caratterizzatodall’incontro dei due tenori più interessanti delpanorama jazzistico italiano,
DanieleScannapieco
e
Max Ionata
con una sezioneritmica formata dal contrabbassista
ReubenRogers
e dall’incredibile batterista
ClarencePenn
.La stagione invernale sarà chiusa dal
Piacenza Jazz Fest
, dal 28 febbraio al 4 aprile.La sua sesta edizione sarà dedicata al grandeCharles Mingus, scomparso a Cuernavaca il 5gennaio del 1979.Non solo grandi concerti: dalle consuetemasterclass, seguitissime dai musicisti in erba,alle presentazioni di libri e progetti per le scuo-le con la finestra
Jazz & Grande Schermo
incen-trata sul lavoro del regista Stanley Kubrick.Piacenza sarà la culla del talento, affermato eancora da scoprire. Confermati, infatti, i concor-si
Chicco Bettinardi
e
Note di Donna
.Si abbassano le temperature ma i motivi perscaldarsi il cuore in questo lungo inverno nonmancano di certo.
Corinna Nicolini
WINTERINJAZZRITMICA AFRO-SARDA
Fresca e intrigante iniziativa del Saint Louis College of Music
, la più intraprendente scuola di musi-ca moderna che - mentre apre la sua quarta sede, questa volta nella città di Brindisi - dà il via al pro-getto
Prendiamo fiato
, rivolto a tutti i suonatori di tromba, trombone, sassofono, clarinetto, flauto ebassotuba, di tutti i livelli, dai principianti ai professionisti. Da sempre attento ad offrire sbocchilavorativi nel tortuoso mondo musicale, il Saint Louis ha «imposto» negli ultimi due annisul mercato nazionale oltre 400 concerti con i migliori nuovi talenti fioriti e matura-ti al suo interno. L’iniziativa oggi mira a dare linfa vitale ad un vivaio di musicistispecializzati negli strumenti a fiato, offrendo nuove e appassionanti occasio-ni di lavoro sia con la
Saint Louis Big Band
diretta da
AntonioSolimene
, che si è già esibita su palchi importanti in tutta Italia, daAtina Jazz a Villa Celimontana, sia con una nuovissima
MarchingBand
diretta da
Michel Audisso
, che sfilerà ogni mese per le viedella capitale. Non solo: i nuovi iscritti potranno partecipare adaltri gruppi combo e piccole orchestre con il medesimo inten-to lavorativo, come quello diretto da
Stefano Mastruzzi
-che esegue e riarrangia le colonne sonore di film e tele-film che hanno accompagnato i nostri ultimi trent’anni- e altre formazioni dirette da
Massimo Pirone
e
Marcello Rosa
. La scuola offre a tutti i fiatisti lapossibilità di partecipare a costo zero o quasi ai pro-pri corsi ed ensemble, cosicché i principianti possanomaturare le prime esperienze di orchestra e i musicisti giàavviati possano trovare nuovi stimoli e reali occasioni di lavoro.Questa proposta ha tutta l’aria di voler durare nel tempo, proprio persostenere una categoria di strumentisti che trova mille difficoltà disopravvivenza per la carenze di orchestre e di iniziative a suo sostegno.
Quando la Sardegna dialoga con gli Usa e l’Africa, Paolo Angeli suona con Hamid Drake
ella tradizione della sua Sardegna
Paolo Angeli
, grazie al chitarristaGiovanni Scanu, ha accolto, amato, studiato ed approfondito forme emoduli del canto a chitarra gallurese e logudorese. Della musica con-temporanea e di avanguardia è assetato da sempre: indaga e ricerca daitempi dell’università a Bologna con studi di composizione e improvvi-sazione, che lo hanno portato in giro per i più importanti festival inno-vativi europei.Le due anime, quella tradizionalista e quella sperimentale, s’incontra-no nella
chitarra sarda preparata
, strumento articolato a 18 corde - ibri-do tra chitarra baritono, violoncello e batteria - dotato di martelletti,pedaliere, eliche a passo variabile. Il risultato è musica non del tuttodefinibile, sospesa tra il free jazz, il folk ed il pop minimale: tra i pro-getti discografici
Linee di Fuga
(1997),
Bucato
(2003) e
Tessuti
(2007);tra le collaborazioni importanti quella con Antonello Salis, Pat Metheny,Fred Frith. Ci si sposta focalizzando l’attenzione sugli Usa e sulle velo-ci ritmiche afro-cubane ed orientali per incontrare
Hamid Drake
, ilmusicista chiamato al Dialogo con Paolo Angeli. Batterista e percussio-nista dalla lunga e prestigiosa carriera, influenzato sin dalla fine deglianni Settanta da musicisti quali Ed Blackwell e Adam Rudolph, segna-to dalla collaborazione con Don Cherry
inprimis
, e a seguire con HerbieHancock, Wayne Shorter e molti altri.
Dialogo
: la rassegna dell’
Auditorium Parco della Musica
metteràfaccia a faccia il mondo musicale del giovane Paolo Angeli con i suonipercussivi ad alte velocità del grande Hamid Drake, per un incontro chesi prospetta altamente suggestivo, ricco di interesse e spunti curiosi. Inprogramma il
7 febbraio
.
Rossella Gaudenzi
Il jazz d’invernosi accendecome legnadi un caminetto:Umbria, Lamezia,Piacenza e ovunquevi sia un fuoco
a cura di Rossella Gaudenzi
IL JAZZ ROSA «À LA CARTE»
FOTO DI
R
OBERTO
C
IFARELLI
PRENDIAMO FIATO
S
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