C
apita di imbattersi in un dialogo tra un piano e un banjo e di trovarsi spiazzatidalla bellezza folgorante di una sintesi che siriteneva, con un po’di pregiudizio, forzata e pressoché impossibile da realizzare armonica-mente. Poi magari, a ben guardare, vedi che imotori dell’operazione sono Chick Corea eBela Fleck e inizi a capire il perchéla cosa gira, e gira molto bene.Corea non è un jazzista, è un pia-nista e musicista raffinato come pochi in circolazione. Conosce leregole del contrappunto e dellefughe dopo aver imparato a memo-ria l’intero repertorio bachiano; sainterpretare i classici contemporaneicon una sensibilità rara, e bastaascoltare i difficili e meravigliosi preludi di Scriabin per renderseneconto, ma sa anche suonare i con-certi per piano e orchestra di Mozartcon un rigore filologico lontanissi-mo dalle reinvenzioni, sia dettosenza polemica (anzi, un po’si…),di Jarrett e Caine.Corea ha spinto i confini del jazzelettronico alla massima espressivi-tà e la sua elektric band, nelle diver-se formazioni, ha sfornato anche nelmonotono deserto di idee degli anni80 album bellissimi di sintesi lin-guistica jazz, rock, latin, pop. Coreaha esplorato l’arte del jazz trio condue registrazioni mozzafiato per laEcm prima di altri suoi colleghi bravi a suona-re ma anche a far affari (sia detto con un po’di polemica...).E infine vanta una carriera e una discografiaqualitativamente e quantitativamente «imbaraz-zante», e a far il punto sulla sua carriera fu unmeraviglioso concerto tenuto nel 2003 al Blue Note di New York organizzato in suo onore dai più prestigiosi nomi del jazz contemporaneo efinito in un cd
Rendezvous in New York
.Tra quei nomi prestigiosi accorsi al Blue Note compariva anche l’ultrapremiato banjoistaai Grammy Bela Fleck, fondatore e leader delFlecktones (consiglio vivamente di ascoltare illoro
Hidden Land
per conoscere nuovi interes-santi sentieri di jazz contemporaneo misto blue-grass).Dev’essere nata da lì l’idea di fare qualcosain duo, non roba trita da arrangiare alla bell’emeglio in poche settimane, ma un progettoserio, strutturato e fatto di composizioni origi-nali, ed ecco gli ingredienti che stanno alla basedi questo loro splendido
Enchantement
.Corea ha scritto quattro brani (di cui una suiteche con ironico anagramma ha chiamato
Jobandna Nopia
) e Fleck gli altri sei, concedendosisolo il lusso di una divertente cover di
Brazil
.I due hanno lavorato un bel po’a scrivere i brani, a confrontarsi telefonica-mente e ringhiarsi appunti primadi arrivare in sala di registrazionee il risultato c’è tutto e si senteminuto dopo minuto.Il potere dell’interplay è sup- portato da una scrittura rigorosadelle parti dove stacchi imprevi-sti, tempi impossibili e incastri polifonici perfetti rappresentano ilterreno ideale per un’improvvisa-zione rigorosa e fantasiosa insie-me. Se Corea non nasconde nean-che qua la sua passione per larhumba e i ritmi latini, infarcen-doli di contrappunti e melodiealternanti urti e consonanze, Fleck dimostra un virtuosismo e unaconoscenza del banjo impeccabi-le, facendoci viaggiare nel tempotra epica statunitense e nuovefrontiere (
Mountain
è probabil-mente la perla del cd).E in un anno alle spalle che,quanto a produzioni discografi-che, non si farà rimpiangere,questa musica a due convince e piace; peccato non averli potuti ascoltare livea Roma, mentre i fan di Corea si preparinoall’appuntamento all’Auditorium di marzodove si ripresenterà in duo con Gary Burton per un nuovo capitolo della loro ultratrenten-nale collaborazione.
Paolo Romano
talia-Stati Uniti-Francia: con questedistanze è stato estremamente difficileincontrarsi, in più portare avanti un pro-getto musicale, in più fissare delle date per un breve tour europeo che ha toccato Francia,Paesi Bassi ed il Bel Paese. Quattro concerti, edè stata una faticaccia.Ma partiamo dagli inizi musicali del leader del trio, Michele Rabbia. Nessuno nella casatorinese della famiglia Rabbia, tranne un paio dicugini, è appassionato di musica. E come prece-denti personali, l’avvicinamento alla musicaavviene attraverso qualche lezione di flauto tra-verso e di organo. Ma c’è una figura di spiccodeterminante nella formazione di Michele, ed èquella del nonno, grande appassionato di pittu-ra. Trasmette l’amore per il bello, il culto del-l’estetica, la passione per l’arte in senso ampio.Si gettano le basi ed i tempi sono maturi per cercare il proprio percorso artistico, la discipli-na più congeniale.Si propone a questo punto un vecchio sche-ma: il gruppo del fratello maggiore che suona inuna cantina al quale ci si unisce un po’per gioco e un po’per curiosità; il caso specificovuole che ci sia una batteria da utilizzare everso la quale il futuro percussionista di succes-so si volge con attenzione.Il fratello maggiore manterrà l’interesse per la musica a livello di hobby, ma per quantoriguarda il fratello minore le cose vanno diver-samente. Poiché quando la stoffa è di pregiatafattura, il passaggio dalla curiosità alla passioneè rapido. Ma non solo, l’eclettismo artistico ha portato Michele Rabbia a collaborare numerosevolte a progetti teatrali, letterari, di pittura e didanza. La danza.
Cosa avresti voluto fare da grande?
Il danzatore classico. Il più grande rimpian-to è di non aver proseguito gli studi di danzache hanno in parte accompagnato, intorno aitredici- quattordici anni, la mia crescita aTorino.Credo che il mio modo di suonare rifletta un po’la mia predisposizione congenita alladanza. È per via del movimento, dei miei gesti,che sono sempre amplificati nell’atto del suo-nare, del percuotere.
Se non fossi statorapito dal mondodelle percussioni,quale strumento avre-sti scelto di suonare?
Il violoncello. O lachitarra elettrica. Adoro gli estremi. La batteria è lo stru-mento con cui ho avutoil primo approccio enon ci siamo più sepa-rati, ma questi due strumenti così lontanitra loro e dalle possibi-lità espressive cosìdiverse mi hanno sem- pre affascinato.
Il concerto che siterrà all’Auditoriumsarà il primo in Italiaa presentare il proget-to Shifting Grace…
Mai fino ad ora il trio composto da me,dalla pianista statuni-tense Marilyn Crispell e dal violoncellista francese Vincent Courtois si è esibito in Italia. Il disco Shifting Grace è stato registrato versola fine del 2006, edito dalla Cam Jazz/Ird. La formazione in trio ha scelto percussioni, pianoforte e violoncello per strizzare l’occhio adue differenti campi musicali: quello dell’im- provvisazione jazz e quello della musica dacamera. Volevo proporre una gamma ritmicadiversa, dunque come base il trio, ma le per-cussioni e non la batteria, il violoncello e nonil basso. È un mio progetto, i brani sono quasi tutti dimia composizione, fatta eccezione per alcuneimprovvisazioni. I problemi legati a questodisco e ad i concertiad esso collegati sonoevidentemente di natu-ra pratica: non solo gli impegni lavorativiin tempi diversi, tipicidel musicista profes- sionista, ma le distan- ze qui hanno creato un grande ostacolo orga-nizzativo. I quattro concerti in Europa, dei quali l’ul-timo a Roma, rappre- sentano un buon tra- guardo.
Quale formazionestrumentale attual-mente ti permette diesprimerti al meglio?
Il solo. È senza dub-bio il programma chemi interessa di più. Premesso che la musi-ca è dialogo, è bisognodi suonare e confron-tarsi con gli altri e chequindi gli altri ti sonocomplementari, devo ammettere che in questomo-mento il solo è l’espressione artistica che prediligo, non mi ha ancora stancato, annoiato. E credo che la dimensione del solo mi saràcongeniale ancora a lungo.
Rossella Gaudenzi
MICHELE RABBIA
D
i nome e di batteria. Ma«da grande» voleva fare il danzatore classico.
COREA-FLECK
Corea sa amemoria Bach, Fleck ha vinto qual-che Grammy. Ora suonano insieme.
NYC SCENE
Alla Casa del JazzBilly Hart, David Berkman, UriCaine e Mark Helias Open Loose
Music In
Febbraio Marzo 2008
AHMAD JAMALTRIO
Un grande maestro del jazz saràospite dell’
Auditorium il 27 marzo
.Definito il più emblematico pianistaafroamericano,
Frederick RusselJones
nasce a Pittsburgh nel 1930 ediviene Ahmad Jamal nei primi annicinquanta, con la conversione all’Islam.La conoscenza con il piano avvienesorprendentemente all’età di tre anni,e presto iniziano gli studi di piano clas-sico e jazz. Può vantare, intorno ai ven- t’anni, un trio di cui è leader (The ThreeStrings), un proprio locale e l’incisionedi dischi di successo.Seguiranno, durante gli anni 70, fasidi sperimentazione del pianoforte elet- trico, del funk, della musica sudameri-cana e caraibica. Gli anni 90 sarannoinvece all’insegna di un maggior virtuo-sismo. Completato da JamesCammack al contrabbasso e da IdrisMuhammad alla batteria, il trio pro-mette un concerto a tinte forti, sottoli-neate dai celebri crescendo del piani-sta, e carico dell’energia quasi inesau-ribile del settantasettenne Jamal,spesso infusa ai suoi storici musicisti.
BILLY HART QUARTET
Batterista di grande esperienza,Billy Hart, nato a Washingon nel1940, ha saputo fondere un’innata vena creativa ad una salda conoscen-za del jazz classico. Poco più che ven- tenne accompagna Jimmy Smith,Wes Montgomery, Eddie Harris ePharoah Sanders. Fa parte del sestet- to di Herbie Hancock negli anni ‘70, edè al seguito di musicisti come McCoyTyner, Stan Getz e Miles Davis neldecennio successivo. La sua lungacarriera può fargli vantare la parteci-pazione a circa 500 incisioni e lastima di quanti hanno suonato con lui.La formazione di cui è leader e con cuisi esibirà a Roma è quella più recente,che lo ha affiancato nella registrazionenel 2005 del disco Quartet, inclusonella top ten dei migliori dischi jazz del2006. Un gigante del jazz, così si èsoliti definirlo, che ricarica le proprieenergie tutte le volte che si siede aduna batteria. Ed è pronto ad offrirci un vero spettacolo.
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