Si possono immaginare Mosè, Gesù o Gandhi armati della borsa di Carnegie? Ben singolare è la situazione di noialtri mortali. Ognuno di noi èsu questa terra per una breve visita; egli non sa il perchè, ma assai spessocrede di averlo capito. Non si riflette profondamente e ci si limita aconsiderare un aspetto della vita quotidiana; siamo qui per gli altri uomini:anzitutto per coloro dal cui sorriso e dal cui benessere dipende la nostra felicità, ma anche per quella moltitudine di sconosciuti alla cui sorte ci incatena un vincolo di simpatia. Ecco il mio costante pensiero di ogni giorno: la vita esteriore ed interioredipende dal lavoro dei contemporanei e da quello dei predecessori; io devosforzarmi di dar loro, in eguale misura, ciò che ho ritenuto e ciò che ancoraricevo. Sento il bisogno di condurre una vita semplice e ho spesso la penosaconsapevolezza di chiedere all'attività dei miei simili più di quanto non sianecessario. Mi rendo conto che le differenze di classe sociale non sonogiustificate e che, in fin dei conti, trovano il loro fondamento nella violenza;ma credo anche che una vita modesta sia adatta a chiunque, per il corpo e per lo spirito. Non credo affatto alla libertà dell'uomo nel senso filosoficodella parola. Ciascuno agisce non soltanto sotto l'impulso di un imperativoesteriore, ma anche secondo una necessità interiore. L'aforisma di Schopenhauer: «E' certo che un uomo può fare ciò che vuole, ma non puòvolere che ciò che vuole», mi ha vivamente impressionato fin dallagiovinezza; nel turbine di avvenimenti e di prove imposte dalla durezzadella vita, quelle parole sono sempre state per me un conforto e unasorgente inesauribile di tolleranza. Aver coscienza di ciò contribuisce ad addolcire il senso di responsabilità che facilmente ci mortifica, e ci evita di prendere troppo sul serio noi come gli altri; si è condotti così a unaconcezione della vita che lascia un posto singolare allo humour. Da un punto di vista obiettivo, preoccuparsi del senso o del fine della nostraesistenza e di quella delle altre creature mi è sempre parso assolutamentevuoto di significato. Ciononostante ogni uomo è legato ad alcuni ideali chegli servono di guida nell'azione e nel pensiero. In questo senso il benessere ela felicità non mi sono mai apparsi come la meta assoluta (questa base dellamorale la definisco l'ideale dei porci). Gli ideali che hanno illuminato la miastrada e mi hanno dato costantemente un coraggio gagliardo sono stati il bene, la bellezza e la verità. Senza la coscienza di essere in armonia concoloro che condividono le mie convinzioni, senza la affannosa ricerca del giusto, eternamente inafferrabile, del dominio dell'arte e della ricercascientifica, la vita mi sarebbe parsa assolutamente vuota. Fin dai miei anni giovanili ho sempre considerato spregevoli le mete volgari alle quali l'umanità indirizza i suoi sforzi: il possesso di beni, il successoapparente e il lusso. In singolare contrasto col mio senso ardente di giustiziae di dovere sociale, non ho mai sentito la necessità di avvicinarmi agli uomini e alla società in generale. Sono proprio un cavallo che vuol tirare dasolo; mai mi sono dato pienamente né allo stato, né alla terra natale, né agli
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