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Gianni Celati Si Racconta Mentre Esce La Sua Traduzione Di Joyce - La Repubblica 03.03.2013

Gianni Celati Si Racconta Mentre Esce La Sua Traduzione Di Joyce - La Repubblica 03.03.2013

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STRAPARLANDO
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LA BIOGRAFIA 
Gianni Celati è natoa Sondrio nel 1937.Ha tradotto grandiclassici della letteraturaanglosassone di autoricome Melville e Swift,pubblicato raccontie romanzi e realizzatodocumentari
L’ESORDIO
Comiche
(riuscitoda Quodlibet)segna l’esordiodi Celati, nel 1971.Il protagonistadel romanzo èun insegnanteche, sottodettatura di vocinotturne, tieneil diario delle suepersecuzioni
on saprei bene dove collocare Gianni Celati. È uno scrit-tore vero. Profondo e bizzarro. Carlo Izzo, che fu suo pro-fessore all’università di Bologna, lo aveva soprannomi-nato “Joyce”. Ascolto affascinato i suoi discorsi che nonhanno direzione. Lo incontro a Torino, nella sede del-l’Einaudi. Tra qualche giorno la casa editrice pubbli-cherà la nuova traduzione che egli ha fatto dell’
Ulisse 
. Unlavoro durato sette anni. Per raggiungere un risultato chemi appare strepitoso. Glielo dico e lui, imbarazzato, giralo sguardo verso la finestra. Fuori nevica e quando uscia-mo per andare a mangiare un boccone c’è a un angolouna mendicante che stende la mano. Celati fruga nelletasche e tira fuori delle monete. Le parla, la tocca. Non miarriva la sua voce. Ma intuisco che “Joyce” è lì come fos-se in una strada di Dublino con la stessa neve che cade eche ricorda l’ultimo straordinario racconto di
Gente di Dublino
: “I morti”.«In quella città dei primi del Novecentonevicava come non accadeva da tempo.Come ora nevica qui, in questa Torino do-ve feci il militare e dedicavo le mie serate aJoyce. Mi chiede dei morti. Molto più vividei vivi. Così li immaginava lo scrittore. Inquell’idea di fallimento e normalità cheera l’esistenza. Ma non era ancora Joycedell’
Ulisse 
, non aveva ancora toccato ilcaos con la mano del pensiero».
Il caos le è familiare?
«Molto più di quanto non sembri. Oc-corre disciplina per stare nel caos. Non sa-rei qui a raccontarle di Joyce senza il tu-multo della mia vita. Che è fatta di sbaglima altresì di cose bellissime, di passionitravolgenti. Come la ragazza tedesca cheseguii ad Amburgo».
 Amore per la vita più che per la lettera-tura.
«Non saprei distinguere le due cose. Se-guii l’istinto. Forse volevo imparare il te-desco. Ma poi lei si stancò, smise di amar-mi e io decisi di fare le valigie. Stavo per an-darmene in Danimarca, ma poi all’ultimo momento de-cisi di tornarmene in Italia. Mi iscrissi all’Università e co-nobbi Carlo Izzo. Per vivere davo lezioni di latino».
Izzo era considerato un anglista piuttosto bravo.Tanto che partecipò alla revisione della prima tradu-zione dell’
Ulisse 
. Fu lui ad avvicinarla a Joyce?
«Cominciai a seguire le sue lezioni. Trovavo buffo e af-fascinante questo veneziano che parlava come un ari-stocratico inglese. Tutto gola e singhiozzi. Seppi che erastato grande amico di Ezra Pound. Si erano scambiati pa-recchie lettere. Poi il fascismo li separò di brutto. Izzo,che aveva una moglie ebrea, dopo le leggi razziali andòvia dall’Italia. Finì l’amicizia con Pound, restò l’ammira-zione per la sua poesia».
E Pound aveva più di un legame con Joyce.
N
 ANTONIO GNOLI
mente diverso. Ma tutte queste cose, io stesso, le capiimolto dopo».
L’inglese come lo aveva appreso?
«L’estate prima di conoscere Izzo ero stato in un colle-ge per affinare la lingua. Un professore irlandese mi ac-cusò di aver scritto che Dio non esiste. Non era vero mapersi il diritto di frequentare quella scuola. Mi ritrovaisenza soldi e senza alloggio. Andai a fare il lavapiatti in unristorante. La sera, ricordo, traducevo Swift per gioco.Poi un giorno entrando in una libreria, comprai una co-pia usata dell’
Ulisse 
. Fu il mio primo contatto con Joyce».
Tutto molto casuale.
«Come è stata in larga parte la mia vita. Prima di entra-re all’università non sapevo cosa avrei fatto di me. Ama-vo i poeti provenzali, parlavo bene il francese e meno il
 
Facevoil laviapiattie leggevo Swift Mi chiedocome Calvinomi sopportasse
Il grande scrittore si racconta
mentre esce tradotto il suo Joyce
GIANNI
I RACCONTI
Narratori delle pianure
(Feltrinelli) raccoglietrenta raccontipubblicati nel 1985che segnano il ritorno,salutato alloracon piacere da ItaloCalvino, di Celatialla narrativa. È un librofatto di piccole storietra realtàe immaginario
«Il loro rapporto passava tra l’altro attra-verso Omero. E fu un modo di immaginareun confronto con il mito. Un mito stravolto epiegato alle mille suggestioni che Joyce rica-vava dalle sue radici irlandesi. E quelle radiciper molto tempo rimasero oscure, o trascu-rate. Izzo sapeva poco dell’Irlanda e dell’ir-landese. Era un uomo di un’altra generazio-ne. La lingua era per lui l’inglese. E questo sisente nella prima traduzione dell’
Ulisse 
».
Che è quella fatta da Giulio De Angelis.
«Sì, una traduzione benemerita. Da noi uscìnel 1960 nella revisione apportata da Izzo, Mel-chiori, Cambon. Quel gruppo di professoripuntando a una lingua colta, alta, complessa,perdeva il retroterra irlandese senza il quale
Ulisse 
rischia di essere un romanzo profonda-
“Ho vissuto tra caos e passioni travolgentiun lungo flusso di coscienza come l’Ulisse”
CELATI

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