Sogno di don Bosco
Gli sembrò di trovarsi su di un’altura davanti a una pianura molto estesa, divisa in giardini dimirabile bellezza, in mezzo ai quali sorgevano palazzi che per magnificenza sembravanoaltrettante regge. Mentre Don Bosco ammirava tante meraviglie, al suono di una musicadolcissima, gli comparve il suo allievo prediletto, San Domenico Savio, a capo di una schiera digiovani, molti dei quali Don Bosco riconobbe.«Savio si avanzò — racconta Don Bosco —. Mi era così vicino che, se avessi steso la mano,l’avrei certamente toccato. Taceva guardandomi sorridente. Com’era bello! Una tunicacandidissima, tutta trapuntata di diamanti, gli scendeva fino ai piedi. Un’ampia fascia rossa,tempestata di gemme, gli cingeva i fianchi; dal collo gli pendeva una collana di fiori, chesplendevano di una luce sovrumana, più viva del sole, che in quell’istante brillava in tutto losplendore di un mattino di primavera, e riflettevano i loro raggi in quel viso candido erubicondo, in una maniera indescrivibile. Gli cingeva il capo una corona di rose. La capigliaturagli scende va ondeggiante giù per le spalle, e gli dava un aspetto così bello, così attraente chesembrava un angelo».Don Bosco osservava come fuori di sé per la meraviglia. Finalmente Domenico parla, svela ilsuo nome e compiace Don Bosco, che vuol sapere che cosa significhi quell’abbigliamento cosìsmagliante. In sua vece risponde cantando il coro dei giovani, pur essi biancovestiti con fasciarossa. Il canto riportava frasi bibliche: «Essi ebbero i fianchi cinti e lavarono le loro vesti nelSangue dell’Agnello. Essi sono vergini e seguono l’Agnello dovunque vada».«Allora intesi — afferma Don Bosco — come quella fascia fosse simbolo dei sacrifici e quasi delmartirio sofferto per conservare la virtù della purità». Riavutosi dal suo grande stupore, DonBosco approfitta per chiedere Savio che gli parli del passato, del presente e del futuro del suoOratorio.Riguardo al passato Savio parla del gran bene già fatto dalla giovane Famiglia di Don Bosco egli mostra un giardino, all’entrata del quale si legge: Giardino Salesiano, e spiega:— Quelli sono tutti Salesiani e giovani salvati da te e dai tuoi figli. Contali se puoi, masarebbero molto più numerosi se tu avessi avuto maggior fede e confidenza nel Signore.— E il presente? — chiede Don Bosco.Savio gli mostra un magnifico mazzo di fiori: vi erano rose, viole, girasoli, genziane, gigli,semprevive e, in mezzo ai fiori, alcune spighe di grano.— Questo mazzolino mostralo ai tuoi figli, fa’ che tutti lo abbiano: ne avranno abbastanza peressere felici. — Ma che cosa indica cotesto mazzo di fiori?— La rosa — rispose Savio — simboleggia la carità, la viola l’umiltà, il girasolel’ubbidienza, la genziana la penitenza, il giglio la purezza, le spighe la Comunione frequente, lasempreviva la perseveranza.
Segno – fiori
Rit cantato
LAUDATE DOMINO
“La STRENNA è un augurio, un dono che il Rettor Maggiore, successore di don Bosco e guida dellaFamiglia Salesiana, fa non solo alla Famiglia Salesiana stessa (sdb, fma, salesiani cooperatori) ma a tuttigli “Amici di don Bosco”, al Movimento Giovanile Salesiano e ai vari altri gruppi. E’ un augurio, è un dareuna direzione al nostro camminare…INSIEME! L’impegno di quest’anno è:
“FARE DELLA FAMIGLIA SALESIANA UN VASTO MOVIMENTO DI PERSONEPER LA SALVEZZADEI GIOVANI”
Come realizzare questo? Il Rettor Maggiore ci dà alcuni consigli pratici…ma facciamoci aiutare con unastoria, una metafora:
Coltivare la comunione e la comune missione.
Il racconto è molto semplicema allo stesso tempo molto significativo e profondo. Risulta facile trovare spunti di riflessione e analogiealla nostra quotidianità, alla nostra comunità, al nostro oratorio, alla nostra famiglia, alla nostra vita.”
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Gli Abeti
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video strenna 2009
GLI ABETI
L’ululato del lupo corse come un brivido lungo il fianco della montagna. Un cervo, che brucavaplacidamente l’erba grassa e molle di rugiada, si spaventò e partì di gran carriera,attraversando la pineta.Le imponenti corna del cervo sfioravano e scuotevano i rami. Una pigna gonfia e matura sistaccò da un ramo di abete e rotolò giù per il costone, rimbalzò su una roccia sporgente e finìcon un tonfo in un avvallamento umido e ben esposto.Una manciata di semi venne sbalzata fuori dal suo comodo alloggio e si sparse sul terreno."Urrà!" gridarono i semi all’unisono. "Il momento è venuto!""Ce l’abbiamo fatta! Qui non ci sonoscoiattoli e topi, siamo fuori pericolo."Cominciarono con entusiasmo a germogliare percompiere la missione che ardeva nel loro piccolo cuore e che è il compito di ogni albero: tenere
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