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Preghiera dei Giovani
venerdì 20-02-2009
Introduzione
Canto
VIENI E SEGUIMI
 Vangelo Matteo
 
13,3-9
Egli parlò loro di molte cose in parabole. E disse: "Ecco, il seminatoreuscì a seminare. E mentre seminava una parte del seme cadde sullastrada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un`altra parte cadde inluogo sassoso, dove non c`era molta terra; subito germogliò, perché ilterreno non era profondo. Ma, spuntato il sole, restò bruciata e nonavendo radici si seccò. Un`altra parte cadde sulle spine e le spinecrebbero e la soffocarono. Un`altra parte cadde sulla terra buona ediede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta. Chi haorecchi intenda".
Canto
SEGNI DEL TUO AMORE
 Vangelo Matteo
 
13,18-23
 Voi dunque intendete la parabola del seminatore: tutte le volte che unoascolta la parola del regno e non la comprende, viene il maligno e rubaciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungola strada. Quello che è stato seminato nel terreno sassoso è l`uomo cheascolta la parola e subito l`accoglie con gioia, ma non ha radice in sé edè incostante, sicché appena giunge una tribolazione o persecuzione acausa della parola, egli ne resta scandalizzato. Quello seminato tra lespine è colui che ascolta la parola, ma la preoccupazione del mondo el`inganno della ricchezza soffocano la parola ed essa non dá frutto.Quello seminato nella terra buona è colui che ascolta la parola e lacomprende; questi dá frutto e produce ora il cento, ora il sessanta, orail trenta".
Silenzio
 
Introduzione
 
Sogno di don Bosco
Gli sembrò di trovarsi su di un’altura davanti a una pianura molto estesa, divisa in giardini dimirabile bellezza, in mezzo ai quali sorgevano palazzi che per magnificenza sembravanoaltrettante regge. Mentre Don Bosco ammirava tante meraviglie, al suono di una musicadolcissima, gli comparve il suo allievo prediletto, San Domenico Savio, a capo di una schiera digiovani, molti dei quali Don Bosco riconobbe.«Savio si avanzò — racconta Don Bosco —. Mi era così vicino che, se avessi steso la mano,l’avrei certamente toccato. Taceva guardandomi sorridente. Com’era bello! Una tunicacandidissima, tutta trapuntata di diamanti, gli scendeva fino ai piedi. Un’ampia fascia rossa,tempestata di gemme, gli cingeva i fianchi; dal collo gli pendeva una collana di fiori, chesplendevano di una luce sovrumana, più viva del sole, che in quell’istante brillava in tutto losplendore di un mattino di primavera, e riflettevano i loro raggi in quel viso candido erubicondo, in una maniera indescrivibile. Gli cingeva il capo una corona di rose. La capigliaturagli scende va ondeggiante giù per le spalle, e gli dava un aspetto così bello, così attraente chesembrava un angelo».Don Bosco osservava come fuori di sé per la meraviglia. Finalmente Domenico parla, svela ilsuo nome e compiace Don Bosco, che vuol sapere che cosa significhi quell’abbigliamento cosìsmagliante. In sua vece risponde cantando il coro dei giovani, pur essi biancovestiti con fasciarossa. Il canto riportava frasi bibliche: «Essi ebbero i fianchi cinti e lavarono le loro vesti nelSangue dell’Agnello. Essi sono vergini e seguono l’Agnello dovunque vada».«Allora intesi — afferma Don Bosco — come quella fascia fosse simbolo dei sacrifici e quasi delmartirio sofferto per conservare la virtù della purità». Riavutosi dal suo grande stupore, DonBosco approfitta per chiedere Savio che gli parli del passato, del presente e del futuro del suoOratorio.Riguardo al passato Savio parla del gran bene già fatto dalla giovane Famiglia di Don Bosco egli mostra un giardino, all’entrata del quale si legge: Giardino Salesiano, e spiega:Quelli sono tutti Salesiani e giovani salvati da te e dai tuoi figli. Contali se puoi, masarebbero molto più numerosi se tu avessi avuto maggior fede e confidenza nel Signore.— E il presente? — chiede Don Bosco.Savio gli mostra un magnifico mazzo di fiori: vi erano rose, viole, girasoli, genziane, gigli,semprevive e, in mezzo ai fiori, alcune spighe di grano.— Questo mazzolino mostralo ai tuoi figli, fa’ che tutti lo abbiano: ne avranno abbastanza peressere felici. — Ma che cosa indica cotesto mazzo di fiori?— La rosa — rispose Savio — simboleggia la carità, la viola l’umiltà, il girasolel’ubbidienza, la genziana la penitenza, il giglio la purezza, le spighe la Comunione frequente, lasempreviva la perseveranza.
Segno – fiori
 
Rit cantato
 
LAUDATE DOMINO
 “La STRENNA è un augurio, un dono che il Rettor Maggiore, successore di don Bosco e guida dellaFamiglia Salesiana, fa non solo alla Famiglia Salesiana stessa (sdb, fma, salesiani cooperatori) ma a tuttigli “Amici di don Bosco”, al Movimento Giovanile Salesiano e ai vari altri gruppi. E’ un augurio, è un dareuna direzione al nostro camminare…INSIEME! L’impegno di quest’anno è:
“FARE DELLA FAMIGLIA SALESIANA UN VASTO MOVIMENTO DI PERSONEPER LA SALVEZZADEI GIOVANI” 
Come realizzare questo? Il Rettor Maggiore ci dà alcuni consigli pratici…ma facciamoci aiutare con unastoria, una metafora:
Coltivare la comunione e la comune missione.
Il racconto è molto semplicema allo stesso tempo molto significativo e profondo. Risulta facile trovare spunti di riflessione e analogiealla nostra quotidianità, alla nostra comunità, al nostro oratorio, alla nostra famiglia, alla nostra vita.” 
 “
Gli Abeti
” -
video strenna 2009
GLI ABETI
L’ululato del lupo corse come un brivido lungo il fianco della montagna. Un cervo, che brucavaplacidamente l’erba grassa e molle di rugiada, si spavene partì di gran carriera,attraversando la pineta.Le imponenti corna del cervo sfioravano e scuotevano i rami. Una pigna gonfia e matura sistaccò da un ramo di abete e rotolò giù per il costone, rimbalzò su una roccia sporgente e finìcon un tonfo in un avvallamento umido e ben esposto.Una manciata di semi venne sbalzata fuori dal suo comodo alloggio e si sparse sul terreno."Urrà!" gridarono i semi all’unisono. "Il momento è venuto!""Ce l’abbiamo fatta! Qui non ci sonoscoiattoli e topi, siamo fuori pericolo."Cominciarono con entusiasmo a germogliare percompiere la missione che ardeva nel loro piccolo cuore e che è il compito di ogni albero: tenere
 
il cielo attaccato alla terra. Per questo gli alberi mettono radici profonde nella terra eprotendono rami nodosi nel cielo. Se non ci fossero gli alberi il cielo sarebbe già volato via.Cominciarono dunque i semi ad annidarsi nel terreno, ma scoprirono ben presto che l’essere intanti provocava qualche difficoltà."Fatti un po’ più in là, per favore!""Attento! Mi hai messo ilgermoglio in un occhio!"E così via. Comunque, urtandosi e sgomitando, tutti i semi si trovaronoun posticino per germogliare.Tutti meno uno.Un seme bello e robusto dichiarò chiaramente lesue intenzioni: "Mi sembrate un branco di inetti! Pigiati come siete, vi rubate il terreno l’unl’altro e crescerete rachitici e stentati. Non voglio aver niente a che fare con voi. Da solo potròdiventare un albero grande, nobile e imponente. Da solo!"Con l’aiuto del vento, il seme riuscìad allontanarsi dai suoi fratelli e piantò le radici, solitario, sul crinale della montagna.Dopoqualche stagione, grazie alla neve, alla pioggia e al sole divenne un magnifico giovane abeteche dominava la vallatta, dove i suoi fratelli erano invece diventati un bosco che offriva ombrae fresco riposo ai viandanti e agli animali della montagna.Anche se i problemi nonmancavano."Stai fermo con quei rami! Mi fai cadere gli aghi.""Mi rubi il sole! Fatti più inlà…""La smetti di scompigliarmi la chioma?"L’abete solitario li guardava ironico e superbo. Luiaveva tutto il sole e lo spazio che desiderava.Ma una notte di fine agosto, le stelle e la lunasparirono sotto una cavalcata di nuvoloni minacciosi. Sibilando e turbinando, il vento scaricòuna serie di raffiche sempre più violente, finché devastante sulla montagna si abbatté labufera.Gli abeti del bosco si strinsero l’un l’altro, tremando, ma proteggendosi e sostenendosi avicenda.Quando la tempesta si placò, gli abeti erano estenuati per la lunga lotta, ma eranosalvi.Tutti meno uno.Del superbo abete solitario non restava che un mozzicone scheggiato emalinconico sul crinale della ontagna. Nella primavera successiva, i raggi del soleaccarezzavano decine di teneri germogli che la brezza della sera cullava emozionata. Tra i ramidegli abeti molti uccelli e scoiattoli avevano trovato rifugio e superato l’inverno e, alla base deirobusti tronchi, erano sbocciate piante e fiori di mille colori.Era il dono che, senza volerlo, ilvento e la pioggia della bufera avevano fatto alla montagna. Carissimi fratelli e sorelle, amicitutti, vi auguro un anno 2009 ricco di grazie e vi affido il compito di fare davvero della FamigliaSalesiana un vasto e solidale movimento di persone per la salvezza dei giovani.Con affetto, in Don BoscoDon Pascual Chávez Villanueva
Preghiera
 
(letta tutti assieme)
Gesù, divino Seminatore,vieni a compiere il tuo lavoro nel campo che siamo noi.
Prepara il terreno, liberandolo dai rovi e dai sassi,ara con solchi profondi la dura terra,sarchia, spiana le zolle e poi,attraversando il campo a lunghi passi,con gesto grandioso, solenne,gettavi dentro il seme con le tue larghe mani.Gesù, divino Seminatore e seme di vita eterna,vieni, in questa ora di grazia,a seminare nei nostri cuori la tua Parola, te stesso,e a farci germogliare, fiorire e fruttificarenella chiesa pellegrina sulla terra per i granai del Cielo.Guidaci o Signore per il giusto cammino.Perché possiamo ogni giornoriconoscerti come unico pastore; perché non ci manchi mai il coraggio di abbattere l'orgoglio e l'auto-sufficienzache c'impediscono di affidarci totalmente a te; perché ci lasciamo ogni giorno plasmare dalla tua Parola.Saremo così arricchiti e trasformati,diventando capaci di scelte coraggiose e vere.Di fronte alle scelte importanti della nostra vitafa' crescere in noi il desiderio di ricercare nella tua parolale indicazioni più vere per compiere i passi migliori. Amen
canto
VERBUM PANIS
Esposizione e adorazione del Santissimo Sacramento

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