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Mircea Eliade.IL ROMANZO DELL'ADOLESCENTE MIOPE.Prefazione di Roberto Scagno.Titolo originale: "Romanul adolescentului miop"Traduzione di Celestina Fanella.Copyright Christinelle Georgetta Eliade.Copyright 1992 Editoriale Jaca Book S.p.A., Milano.Prima edizione italiana ottobre 1992.Su concessione Jaca Book.Indice.Prefazione di Roberto Scagno: pagina 4.Note: pagina 22.Parte prima.1. Devo scrivere un romanzo: pagina 30.2. La gloria di Robert: pagina 41.3. Diario di classe: pagina 54.4. Tra Dongiovanni: pagina 66.5. Un amico: pagina 76.6. Luned ore 8: tedesco: pagina 89.
7. Rimandato: pagina 98.8. I premiati: pagina 106.9. La vacanza: pagina 114.10. Diario estivo: pagina 122.Parte seconda.1. La mansarda: pagina 133.2. Musa. Societ culturale teatrale: pagina 139.
3. Fanica: pagina 159.4. Il signor redattore: pagina 167.5. Novembre: pagina 176.6. Le prove: pagina 185.7. Il cammino verso me stesso: pagina 197.8. Incipit vita nova: pagina 205.9. Cu mosajunul: pagina 212.Parte terza.1. Il sabato: pagina 226.2. Papini, io e il mondo: pagina 240.3. Un anno: pagina 246.4. Gli amici: pagina 254.5. Malinconie d'Estate: pagina 262.6. I venti mi scuotono: pagina 268.7. L'esame di maturit: pagina 276.
 
8. Il finale: pagina 285.PREFAZIONE, di Roberto Scagno.Nel 1978, interrogato da Claude-Henri Rocquet sul senso complessivodella sua opera, Mircea Eliade rispondeva: Mi illudo di essere ancora
in pieno lavoro. Mi rimangono molte cose da completare. Ma, se sivuole giudicare quel che ho scritto bisogna prendere in considerazionei miei libri nella loro totalit. Se c' in essi qualche valore,
qualche significato essi risulteranno dalla totalit. Vede: Balzac non
il "Pre Goriot" e neppure il "Cousin Pons", per quanto ammirevoli
siano queste opere, bens la "Commedia umana"; e il significato di
Goethe ci dato dall'insieme delle sue opere, non dal solo "Faust".
Allo stesso modo, se oso paragonarmi un istante a questi giganti,
effettivamente l'insieme dei miei scritti che pu rivelare il
significato del mio lavoro. Invidio gli scrittori che si realizzano inun unico grande poema o in un grande romanzo. Non invidio soltanto ilgenio di un Rimbaud o di un Mallarm, ma, ad esempio, Flaubert:
nell'"Educazione sentimentale" c' tutto lui. Io, sfortunatamente, non
ho scritto nessun libro che mi rappresenti per intero. Certuni deimiei libri sono indubbiamente scritti meglio, pi densi, pi chiari
degli altri; e certi altri soffrono indubbiamente di ripetizioni esono forse dei mezzi fallimenti. Ma, una volta di pi, non si potr
cogliere il senso della mia vita e di ci che ho fatto se non
nell'insieme. Orbene, una cosa alquanto difficoltosa: una parte dei
miei libri scritta in rumeno e quindi inaccessibile in Occidente;
l'altra scritta in francese rimane inaccessibile in Romania.
Queste considerazioni che ritroviamo nell'ultimo capitolo ("Il sensodel labirinto"), a conclusione di "L'preuve du labyrinthe" (1) sono,
alla luce di quanto detto in tutto il libro-intervista, certamentesorprendenti e al contempo rivelatrici.Dal lungo dialogo simpatetico con l'interlocutore francese emergono igrandi tratti della vicenda culturale eliadiana: gli studiuniversitari di filosofia a Bucarest (1925/28) e l'interesse perFicino e Cusano, il soggiorno in India (1928/31), il ritorno in patriaove all'insegnamento universitario si affianca un intenso lavoro diricerca nel campo dell'orientalistica e della storia delle religioni eun'attivit letteraria feconda nel campo della critica e della
saggistica e in quello propriamente narrativo, poi dopo la permanenzacome addetto culturale a Londra (1940/41) e a Lisbona (1941/45),l'esilio parigino (1945), e infine il trasferimento a Chicago(1956/57) e la definitiva consacrazione scientifica internazionale.Questa intervista ma soprattutto i Diari e le Memorie rivelano lapassione letteraria sia come sete di lettura e di scoperta o dirilettura degli autori preferiti, sia soprattutto come ossessione
della scrittura. Interrogato da Rocquet sul romanzo "Isabella e leacque del diavolo", scritto in India nel 1929, Eliade risponde: Dopo
sei o sette mesi di grammatica sanscrita e di filosofia indiana, misono fermato: ero affamato di sogno. Mi trovavo a Darjeeling e hocominciato a scrivere quel romanzo, un po' autobiografico, un po'fantastico. Volevo penetrare e conoscere quel mondo immaginario che miossessionava. Ho scritto il romanzo nel giro di qualche settimana. E
 
ho ritrovato la salute e l'equilibrio (2).
In una pagina del Diario datata 16 dicembre 1945, a soli tre mesidall'arrivo a Parigi, nella precaria condizione di chi ha appenacominciato ad affrontare la prova iniziatica dell'esilio, Eliade
annota: In un mattino pieno di sole, leggendo qualche pagina di Henri
Michaux, la gioia di aver scoperto un nuovo grande poeta stata
offuscata dal sentimento del mio distacco reale, fisico, dallaletteratura. Sono quasi tre anni che non ho pi scritto nulla o quasi
nulla. Un giorno mi ritrover vecchio con uno scaffale di libri dotti
accanto: la mia opera. E' davvero questo il mio destino? Ma che altropotrei scrivere in una lingua che conosco male e che mi si rifiutaappena cerco di 'immaginare', di 'sognare', di 'scherzare'? (3).
Gli anni dell'esilio parigino sono anni di studio e di intenso lavoro:articoli, saggi, conferenze, il rapporto di collaborazione e diamicizia con Georges Dumzil, l'incontro con orientalisti e studiosi
francesi e soprattutto la stesura e la pubblicazione di quelle opereche apriranno nuove vie metodologiche e interpretative nel campo dellascienza delle religioni: "Tecniche dello Yoga" (1948), "Trattato distoria delle religioni" (1949), "Il mito dell'eterno ritorno" (1949),"Lo sciamanismo e le tecniche arcaiche dell'estasi" (1951), "Immaginie simboli" (1952), "Lo Yoga. Immortalit e libert" (1954) (4).
Le bellissime, dense pagine del "Journal" ci presentano illaboratorio dello storico delle religioni - note di lettura,
incontri con studiosi, progetti editoriali e considerazionimetodologiche - ma costituiscono anche un affascinante intreccio ditestimonianze, frammenti di vita, riflessioni esistenziali, ricordi,squarci sul passato con le immagini ora serenamente nostalgiche oradolorosamente lancinanti di persone, momenti e luoghi della terranatale. Poi, ecco, improvvisamente affacciarsi come un rovellosegreto, il demone letterario: Pericolo da cui mi devo guardare: la
tentazione della letteratura. Sarebbe assurdo che mi lasciassi andarea scrivere un romanzo in romeno, un romanzo cio per i lettori 'di
domani' (5).
Dubbi, progetti, ripensamenti, speranze di essere finalmente libero dipotersi dedicare alla letteratura (6) troveranno la loro risoluzionenella pratica concreta della scrittura.Nel giugno del 1949 Eliade inizia la stesura nella lingua materna delromanzo "La notte di San Giovanni" che lo assorbir per cinque anni in
un estenuante lavoro di scrittura e riscrittura, nel tempo strappatoai sempre pi pressanti e numerosi impegni scientifici (7).
Nel 1952 scrive un racconto fantastico ("12000 capi di bestiame"),
riprendendo una modalit di scrittura iniziata nel 1945 a Cascais (il
racconto "Un uomo grande"). Nei successivi trent'anni scriver una
ventina di racconti e romanzi brevi fantastici, tra i quali
ricordiamo "Dalle zingare" (1959) e "Il vecchio e il funzionario"(1955/67), i pi compiuti artisticamente.
La confessione di Eliade a Rocquet - Di tanto in tanto avevo bisogno
di ritrovare le mie fonti, la mia terra natale. In esilio la terranatale la lingua, il sogno. Allora scrivevo dei racconti (8) -
perfettamente in sintonia con le affermazioni di Eliade che abbiamosin qui raccolto, ma fortemente riduttiva.
In numerose occasioni Eliade ha parlato dei suoi due universi
spirituali, quello diurno (lo storico delle religioni) e quello
notturno (lo scrittore) come di due aspetti della sua opera egualmentefondamentali e irrinunciabili (9). Ma questa dualit feconda,
secondo la felice espressione di Virgil Ierunca (10) si rivelacomplessa, di non facile lettura.L'universo immaginario eliadiano non costituisce soltanto il
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