ho ritrovato la salute e l'equilibrio (2).
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In una pagina del Diario datata 16 dicembre 1945, a soli tre mesidall'arrivo a Parigi, nella precaria condizione di chi ha appenacominciato ad affrontare la prova iniziatica dell'esilio, Eliade
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annota: In un mattino pieno di sole, leggendo qualche pagina di Henri
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Michaux, la gioia di aver scoperto un nuovo grande poeta stata
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offuscata dal sentimento del mio distacco reale, fisico, dallaletteratura. Sono quasi tre anni che non ho pi scritto nulla o quasi
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nulla. Un giorno mi ritrover vecchio con uno scaffale di libri dotti
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accanto: la mia opera. E' davvero questo il mio destino? Ma che altropotrei scrivere in una lingua che conosco male e che mi si rifiutaappena cerco di 'immaginare', di 'sognare', di 'scherzare'? (3).
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Gli anni dell'esilio parigino sono anni di studio e di intenso lavoro:articoli, saggi, conferenze, il rapporto di collaborazione e diamicizia con Georges Dumzil, l'incontro con orientalisti e studiosi
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francesi e soprattutto la stesura e la pubblicazione di quelle opereche apriranno nuove vie metodologiche e interpretative nel campo dellascienza delle religioni: "Tecniche dello Yoga" (1948), "Trattato distoria delle religioni" (1949), "Il mito dell'eterno ritorno" (1949),"Lo sciamanismo e le tecniche arcaiche dell'estasi" (1951), "Immaginie simboli" (1952), "Lo Yoga. Immortalit e libert" (1954) (4).
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Le bellissime, dense pagine del "Journal" ci presentano illaboratorio dello storico delle religioni - note di lettura,
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incontri con studiosi, progetti editoriali e considerazionimetodologiche - ma costituiscono anche un affascinante intreccio ditestimonianze, frammenti di vita, riflessioni esistenziali, ricordi,squarci sul passato con le immagini ora serenamente nostalgiche oradolorosamente lancinanti di persone, momenti e luoghi della terranatale. Poi, ecco, improvvisamente affacciarsi come un rovellosegreto, il demone letterario: Pericolo da cui mi devo guardare: la
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tentazione della letteratura. Sarebbe assurdo che mi lasciassi andarea scrivere un romanzo in romeno, un romanzo cio per i lettori 'di
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domani' (5).
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Dubbi, progetti, ripensamenti, speranze di essere finalmente libero dipotersi dedicare alla letteratura (6) troveranno la loro risoluzionenella pratica concreta della scrittura.Nel giugno del 1949 Eliade inizia la stesura nella lingua materna delromanzo "La notte di San Giovanni" che lo assorbir per cinque anni in
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un estenuante lavoro di scrittura e riscrittura, nel tempo strappatoai sempre pi pressanti e numerosi impegni scientifici (7).
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Nel 1952 scrive un racconto fantastico ("12000 capi di bestiame"),
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riprendendo una modalit di scrittura iniziata nel 1945 a Cascais (il
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racconto "Un uomo grande"). Nei successivi trent'anni scriver una
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ventina di racconti e romanzi brevi fantastici, tra i quali
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ricordiamo "Dalle zingare" (1959) e "Il vecchio e il funzionario"(1955/67), i pi compiuti artisticamente.
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La confessione di Eliade a Rocquet - Di tanto in tanto avevo bisogno
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di ritrovare le mie fonti, la mia terra natale. In esilio la terranatale la lingua, il sogno. Allora scrivevo dei racconti (8) -
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perfettamente in sintonia con le affermazioni di Eliade che abbiamosin qui raccolto, ma fortemente riduttiva.
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In numerose occasioni Eliade ha parlato dei suoi due universi
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spirituali, quello diurno (lo storico delle religioni) e quello
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notturno (lo scrittore) come di due aspetti della sua opera egualmentefondamentali e irrinunciabili (9). Ma questa dualit feconda,
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secondo la felice espressione di Virgil Ierunca (10) si rivelacomplessa, di non facile lettura.L'universo immaginario eliadiano non costituisce soltanto il
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