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TRIBUNALE DI FIRENZESEZIONE MONOCRATICADOTT. ALESSANDRO NENCINI Giudice Procedimento penale n. 535/04 R.G.Udienza del 3 aprile 2008
 
Requisitoria del Pubblico Ministero dott. Gianni Tei
[Stralcio n. 13] 
“SOTTOSTIMANDO, MINIMIZZANDO, ANDANDO A DRITTO DI BRUTTO, CI SAREMMO ASPETTATI  ALMENO CHE L’OPERA SAREBBE FINITA PRIMA E CHE IL TUTTO, ALLA FINE, SAREBBE DOVUTO COSTAR MENO. SE PRESTO E BENE NON STANNO INSIEME, CI SI ASPETTA CHE POSSANO INVECE COMBINARSI ALMENO PRESTO E MALE. OPPURE, CATTIVA QUALITÀ, MA COSTI MINORI.NO, QUI SI RIESCE NELLA SINTESI, NELLA SUMMA: MALE, TEMPI INFINITI. QUINDI CON TUTTI I DANNI E BASTA. OPERA NON FINITA, PREZZI RADDOPPIATI, CATTIVA QUALITÀ, COSTI ENORMI”.
 
Ma non basta provare gli eventi e la condotta.La Procura deve provare ancora di più, deve provare il dolo. La consapevolezza e la volontà degli imputati di cagionare i danni provocati. Deve provare la prevedibilità e la previsione dei danni e la esigibilità di unacondotta diversa da quella tenuta.Ora non saremmo qui se i danni realizzati fossero stati assolutamente imprevedibili e non fosse esigibiledagli imputati un comportamento diverso da quello in concreto tenuto.Sennonché non solo si poteva e si doveva esigere che gli imputati tenessero una condotta alternativa, ma
danni non solo erano prevedibili, ma molti sono stati addirittura previsti, accettati e quindvolontariamente determinati.È dall’analisi diacronica degli eventi che emerge palese la prova del dolo da parte degli imputati.
I PRODROMI DEI DANNI Numerosi gravi indizi suggerivano, già prima dell'approvazione dell'opera e dell'apertura dei cantieri, gli scenari dei quali siamo adesso, nostro malgrado, tardivissimi testimoni.
Già nel luglio 1992 nell’elaborato allegato alla delibera 315/92 della Giunta Regionale, gli uffici di quell’Ente da pg. 29 a pg. 32 descrivono quelli che sono risultate le lacune evidenziate nel corsodelle indagini e causa dei danni accertati.Similmente il Servizio Geologico della Presidenza del Consiglio dei Ministri del ‘92.
Di quest’ultima citiamo alcune parti dal testo della relazione:
"Dati frammentari, scarsamente confrontabili"
,
"soggettiva la sintesi dei dati e la conseguentevalutazione ai fini della stabilità dei versanti"
. Uno studio ricco di 
"discrepanze"
,
"lacune o noncorrispondenze dei dati"
nella cartografia. Mancanza di 
"riferimenti toponomastici e tettonici"
nel  profilo geologico della tratta,
"suggerimenti geologico-tecnici generici e vaghi"
. Trascurate
"lequalità geo-meccaniche dei terreni"
nonostante esse siano
"cause che predispongono alla instabilitàdegli stessi"
. Sottostimate
"le modifiche geo-ambientali apportate dall'intervento sul territorio"
;
"nonindividuate le evoluzioni geodinamiche esogene e endogene"
.
"Notevole frammentarietà delleinformazioni territoriali cartografate"
e
"diversità delle scale di rappresentazione"
. Non tenuto
"indebita considerazione quanto disposto dal D.P.C.M. 27.12.1988 specie per quanto concerne leinformazioni di carattere geognostico e geotecnico"
. Assente " 
la considerazione dei geotopi e deibeni culturali a carattere geologico meritevoli di protezione"
.
"Estrema genericità sia nella previsionedegli impatti che nelle proposte di misure di mitigazione, per quanto riguarda sia la fase di cantiereche quella di esercizio dell'opera"
.
Dopo quel parere, nessun nuovo parere è stato richiesto al Servizio geologico della Presidenza del Consigliodei Ministri sul progetto esecutivo poi approvato nella Conferenza dei servizi del 28 luglio 1995. Forse proprio a causa del tenore delle censure espresse nel 1992? Fatto sta che nulla cambia nel 1995.Infatti i servizi tecnici della Regione Toscana (Ufficio del Genio Civile, Servizio Difesa del Suolo, Nucleo di valutazione dei siti di cava di prestito), nei loro pareri espressi pochi giorni prima della chiusura dellaConferenza di servizi sulla scorta degli elaborati tecnici del progetto esecutivo per la tratta AV Bologna-Firenze, evidenziano enormi carenze progettuali sotto l'aspetto idrogeologico, geomorfologico e idraulico, osegnalano che
"gran parte delle difficoltà nell'esame del materiale prodotto derivano dal fatto che lo stessonasce in assenza di una preventiva valutazione di impatto ambientale. Valutazione che avrebbe permesso di
 
evidenziare problematiche di larga scala preliminarmente alla redazione del progetto esecutivo in modo dapoterne tener conto nella scelta delle specifiche soluzioni tecniche"
. Ancora il 23.1.1995 vengono ribadite analoghe riserve allo studio di impatto ambientale (S.I.A.) dal Dipartimento Ambiente Regione Toscana a firma del geologo Micheli (pg. 1154/10), che, dopo aver  premesso che in
“ … un settore come quello Appenninico dove sussiste una generale carenza di risorseidriche anche falde di modeste dimensioni e capacipossono acquisire grande importanza locale"
,evidenzia come gli elaborati cartografici contengano informazioni per soli due chilometri, e manchinoindicazioni puntuali sugli interventi di mitigazione, tanto più necessari visto che il sicuro effetto drenantecausato dalle gallerie
“rischia di avere ripercussioni negative sull’ecosistema, di superficie per la riduzionedella portata di base di corsi d’acqua anche in zone lontane dal tracciato ferroviario”
. Elementi tutti chefanno sì che lo stesso Dipartimento esprimesse parere negativo
“per evidenti carenze per quanto riguardal’approfondimento delle indagini, il mancato riconoscimento di importanti acquiferi, la mancanza di interventidi mitigazione”
.Riportiamo per esteso le “Conclusioni”:
“Sulla base delle considerazioni sopra svolte si ritiene di esprimere parere negativo sullo studio di impattoambientale per evidenti carenze per quanto riguarda 1’approfondimento delle indagini, il mancatoriconoscimento di importanti acquiferi, la mancanza di interventi di mitigazione. In particolare si motiva ilparere negativo nel modo seguente: 1) mancanza di valutazione di ordine sismico in funzione soprattutto ellastabilità delle pendici naturali o artificiali; 2) assenza dì indagini geomorfologiche (forme carsiche, frane,deformazioni gravitative profonde ecc.); 3) non riconoscimento dell’importanza dell’acquifero carsico dellaformazione di Monte Morello; 4) mancanza di valutazione di ordine idraulico soprattutto per i siti di cantiere edi discarica in zone di naturale espansione delle acque; 5) non valutazione dell’ "effetto drenante” dellegallerie in acquiferi o in zona dì intensa fratturazione e probabile circolazione idrica; 6) non valutazione delleripercussioni dell’effetto drenante delle gallerie in funzione degli ecosistemi superficiali; 7} ristrettezza delleindagini geologiche ed idrogeologiche limitate ad una fascia dì solo due chilometri intorno al tracciatoferroviario che non consentono adeguate ricostruzioni stratigrafiche e strutturali; 8) non indicazione degliinterventi di mitigazione”.
Diremmo che
c’è tutto quello che ci doveva essere. Era il 23.1.1995. Bastava leggere ed aver voglia di capire.
Ma non c’è solo questo parere della Regione.
È addirittura dagli stessi atti nella disponibilità e commissionati dai proponenti che emergono lestesse lacune.
Si fa riferimento alla
"Relazione geologica e idrogeologica per la istruttoria dellaVariante del Progetto esecutivo (tratto Toscano: Mugello-Vaglia-Careggi)", datata 30 giugno 1995 eredatta dal Dipartimento di Scienze Geologiche dell'Università di Bologna sulla base di unaconvenzione con la TPL - AV (società legata alla TAV Spa).
Nella relazione appaiono esplicitate gravi e puntuali perplessità circa i rischi di natura idrogeologica connessi con la costruzione dell'opera, e circal’attendibilità della documentazione fornita per lo studio richiesto. Appare evidente il quadro di  preoccupazione che l'analisi del Dipartimento di Scienze Geologiche dell'Universidi Bologna avevatempestivamente fornito ai proponenti dell'opera anche se con riferimento all’originario tracciato che non prevedeva la variante Castello, ma identico sino a Vaglia.E questo per dire che
già stato dell’arte al momento della approvazione del progetto, era palese nonsolo la astratta prevedibilità, ma addirittura la previsione in concreto di ciò che poteva succedere eche, di fatto, è successo.
Ed a questo punto
è del tutto conseguente ed esigibile pretendere che gli imputati prendessero atto di tali documenti ed emergenze e si attivassero di conseguenza
...
 ] 
.Da notare che nessuno degli imputati - e non ce l’aspettavamo di certo - ha detto “siamo una impresa di incompetenti per cui non sappiamo fare il nostro lavoro”. No. Abbiamo sentito anzi tutti rivendicare la loroestrema professionalità.E allora cosa dobbiamo pensare? 
Perché un funzionario regionale che avrà avuto uno stipendio di 1.500 euro in Regione è stato in grado di vedere ciò che altri mirabili e chiarissimi professionisti  privati, luminari della consulenza e top manager non hanno visto? 
 Ci limitiamo a constatare:1.
 
che si poteva e si doveva prevedere quanto accaduto;2.
 
una volta che comunque lo avevano previsto altri, ne avrebbero dovuto necessariamente tener conto. Non fosse altro per attivare conseguentemente e doverosamente le procedure in base alle quali realizzare le opere ancorché dannose, ma solo previo puntuale rilascio da parte della amministrazioni  preposte delle necessarie autorizzazioni e solo una volta che queste avessero verificato, nei modi di legge, la sussistenza di un superiore interesse pubblico alla realizzazione della tratta Firenze-Bologna pur con quei determinati effetti negativi.Niente di tutto ciò invece è accaduto.
 
Ma non è finita. Ancor peggio se ci ricordiamo cosa è successo in corso d’opera e di cui abbiamo già trattato.Nel corso della cantierizzazione, è stato istituito dalla Comunità Montana del Mugello-Alto Mugello-Val di Sievee, con delibera n. 175 del 28.06.1996, l’Osservatorio Ambeintale Locale (OAL) sui lavori dell’Altavelocità, dotato di un Comitato tecnico-scientifico presieduto dal geologo prof. Giuliano Rodolfi.
L'OAL haammonito a più riprese circa i rischi che si sarebbero corsi in ambito idrogeologico con le proceduredi attuazione delle cantierizzazioni e degli scavi. Ma non risulta che l'azione delle autorità di controllo(sindaci, Osservatorio Ambientale, ARPAT, ecc.) sia stata sufficientemente efficace da evitare i danni ambientali preconizzati.
E CAVET, diretto interessato ed autore di tali danni, non ha fatto certo complimenti nell’andare avanti dirittoalla meta costasse quel che costasse, e “meta” si fa per dire, visto che i lavori non sono oggi neppur finiti.Eppure
sottostimando, minimizzando, andando a dritto di brutto, ci saremmo aspettati almeno chel’opera sarebbe finita prima e che il tutto, alla fine, sarebbe dovuto costar meno. Se presto e benenon stanno insieme, ci si aspetta che possano invece combinarsi almeno presto e male. Oppure,cattiva qualità, ma costi minori. No, qui si riesce nella sintesi, nella summa: male, tempi infiniti.Quindi con tutti i danni e basta. Opera non finita, prezzi raddoppiati, cattiva qualità, costi enormi.
Infatti le censure all’operato degli imputati CAVET si appuntano soprattutto al momento in cui cominciano acostruire e vengono al pettine tutte le magagne ed i nodi di una progettazione esecutiva quantomeno davalutarsi scadente se non addirittura preordinata a minimizzare scientemente gli effetti negativi cui si sarebbe andati in corso nella fase di realizzazione.E infatti come si comincia a costruire ecco che non tornano più i conti. Abbiamo già anticipato dell’importante segnale di quanto avvenuto a Castelvecchio. Abbiamo già detto che Trezzini nel 1998 arriva a dire a CAVET, in una riunione pubblica a Firenzuola, leseguenti testuali parole:
“Penso che abbiate trascurato qualcosa in questo periodo. Su questo tema occorre intendersi bene.Andavano fatte quattro cose e non sono state fatte:1)
 
andava previsto l'accaduto, e la previsione è risultata errata;2)
 
poteva essere fatto il monitoraggio;3)
 
poteva essere fatto il rivestimento alla galleria, senza fare come se nulla fosse avvenuto;4)
 
potevano esser fatti prima gli interventi alternativi.Dobbiamo puntualizzare che i modelli matematici devono avere una tolleranza minima. Verifichiamo se è ilcaso di intensificare i dati dei monitoraggi. I dati di monitoraggio, devono arrivare in tempo reale e non dopomesi. FIAT e CAVET devono provvedere con tempestività”.
Questo, Trezzini.Stessi concetti ribaditi nel settembre '99, in un articolo pubblicato sulla rivista
Net
dell'ARPAT, laddove il responsabile Piero Biancalani scrive, a proposito dei problemi insorti nell'ambito delle acque sotterranee:
"Nel modello utilizzato per definire la fascia d'influenza delle gallerie si sono assunte in partenza condizioni diomogeneità ed isotropia del mezzo assolutamente lontane dalla realtà, comportando errori di valutazionedell'effettiva estensione della fascia d'influenza dell'escavazione. Su tali "ipotesi" si è basata anche ladefinizione preventiva dei codici di scavo e quindi delle sezioni tipo da utilizzare nei differenti tratti, nonché lastima del drenaggio stesso, con ripercussioni sul valore reale dell'abbassamento del livello piezometrico. Ilmonitoraggio idrogeologico che è stato predisposto è in grado di segnalare situazioni critiche solo quandoqueste sono in qualche modo già in atto e di concedere, perciò, tempi assai ridotti per gli interventi diemergenza tali da renderne spesso molto limitata l'efficacia. Inoltre, il piano di monitoraggio era statoimpostato sulla importanza socio-economica dell'acquifero, e non risulta collegato con uno studio che siponga degli obiettivi più generali di tutela della risorsa idrica sotterranea, sia in fase di costruzione che infase di esercizio"
Net
, n. 12, settembre 1999) (pg. 200232).Ed allora
vediamo che anche in corso d’opera - nonostante fossero ormai chiari, noti, non soloconoscibili, ma addirittura conosciuti i danni che si andranno a provocare - non si fa niente per porvi rimedio.
Ricordiamo al riguardo dei danni alle sorgenti che approvvigionavano le frazioni di Luco di Mugello e di Grezzano, nel Comune di Borgo S. Lorenzo, che gli imputati, nonostante l'OAL avesse previsto ed ammonitodegli eventi, non si sono affatto preoccupati di prevenire.Ecco cosa risulta aver scritto il prof. Giuliano Rodolfi il 18.1.'00 (pg. 200251) a un nutrito elenco di destinatari (fra cui il sindaco di Borgo San Lorenzo, il presidente della Comunità Montana del Mugello, il rappresentantedella Regione Toscana nell'Osservatorio Ambientale Nazionale, i sindaci di Vaglia, San Piero a Sieve,Scarperia e Firenzuola, e per conoscenza il CONSIAG e l'ARPAT):
"I lavori per la realizzazione della tratta appenninica della Ferrovia AV stanno sempre più pesantementeinteressando le risorse idriche (superficiali e profonde) del bacino della Sieve (territori dei Comuni di Vaglia,San Piero a Sieve, Scarperia, Borgo San Lorenzo), e dell'adiacente bacino del Santerno (Comune di
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