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TRIBUNALE DI FIRENZESEZIONE MONOCRATICADOTT. ALESSANDRO NENCINI Giudice Procedimento penale n. 535/04 R.G.Udienza del 10 aprile 2008
 
Requisitoria del Pubblico Ministero dott. Gianni Tei
[Stralcio n. 21] 
“È DA PROVARE CHE UN GEOLOGO SI ARRISCHI A VALIDARE UN PROGETTO PER LACOSTRUZIONE DI UNA CASA PRIVATA SE NON È TRANQUILLO SU QUELLO CHE POTRÀ ACCADERE. [...] FORSE DOBBIAMO CONCLUDERE CHE NEL REALIZZARE OPERE PUBBLICHE SI POSSA ESSERE PIÙ “SPORTIVI”, SI POSSA OSARE DI PIÙ?”.
 
7) ... SALVO L’IMPREVEDIBILE, PERCHÈ LA GEOLOGIA NON È UNA SCIENZA ESATTA (E ILPRINCIPIO DI PRECAUZIONE?).
 
Quindi, secondo CAVET, tutto previsto e comunque mitigato.Salvo l’imprevisto però, è ovvio.
Gli impatti imprevisti ammessi da CAVET (v. test. Bollettinari) sono:
-
gli impatti sui fiumi (le previsioni, abbiamo visto quanto poi azzeccate, citavano comunque solo il Carzae Carlone);
-
la sorgente Castelvecchio;
-
Casa d’Erci, che si è seccata in due ore invece che in un anno e mezzo;
-
la sorgente La Rocca.Impatti imprevedibili fino ad un certo punto, diciamo noi … perché, abbiamo già detto, c’è chi li aveva previsti, e rimandiamo a Rubellini. Già il gruppo di lavoro della Regione nel ’95, di cui faceva parte Rubellini,aveva avvisato che doveva essere approfondito il tema degli impatti sui corsi d’acqua. [...] Ma CAVET, per bocca di Celico, ci dice
“Che volete da noi. Non sapete che l‘idrogeologia non è una scienza esatta? Che vi èla chiara impossibilità di effettuare previsioni certe?”
(Cap. 2.1.2 della CT di Celico).Ora, se il dr. Celico si fosse fermato qui, si sarebbe potuto anche sorvolare, visto che l’assunto difensivocerto non sconvolge chi di mestiere fa i processi e in mille occasioni si è trovato a valutare fatti nonrapportabili a scienze esatte, come la psichiatria, la grafologia, la ricostruzione dinamica di incidenti stradali,la medicina, la psicologia, ecc. ecc. E non avremmo certo perso tempo a spiegare l’ovvio, ovvero che gli imputati non sono stati certamente chiamati in giudizio per non essersi dotati di una sfera di cristallodell’ultimo tipo.Ma il dr. Celico si spinge oltre.Si spinge fino a sostenere
la bontà del metodo usato da CAVET nello scavo delle gallerie per, comedice lui, successive approssimazioni, che, dice,
“non è un’invenzione di comodo”
, ma
“...un’accortaed oculata metodologia di indagine”
(pg. 57).Vediamo perché siano giuridicamente inaccettabili gli assunti del dr. Celico.
 
Il dr. Celico introduce il concetto di sorpresa geologica citando l’art. 1664, II comma, del Codice civilerichiamato a suo tempo dall’art. 25 della legge n. 109/94, oggi sostituito dall’art. 132 del D.lgs. 163/2006. Lacosa è interessante, fa un bell’assist Celico, la sorpresa geologica nella disciplina di settore delle opere pubbliche è citata tra le cause che legittimano le “varianti in corso d’opera”.
“Art. 132. Varianti in corso d’opera (artt. 19, comma 1-ter, e 25, legge n. 109/1994).1. Le varianti in corso d'opera possono essere ammesse, sentito il progettista e il direttore dei lavori,esclusivamente qualora ricorra uno dei seguenti motivi:a) per esigenze derivanti da sopravvenute disposizioni legislative e regolamentari;b) per cause impreviste e imprevedibili accertate nei modi stabiliti dal regolamento, o per l'intervenutapossibilità di utilizzare materiali, componenti e tecnologie non esistenti al momento della progettazione chepossono determinare, senza aumento di costo, significativi miglioramenti nella qualità dell'opera o di sueparti e sempre che non alterino l'impostazione progettuale;c) per la presenza di eventi inerenti alla natura e alla specificità dei beni sui quali si interviene verificatisi incorso d'opera, o di rinvenimenti imprevisti o non prevedibili nella fase progettuale;
 
d) nei casi previsti dall'articolo 1664, comma 2, del codice civile;e) per il manifestarsi di errori o di omissioni del progetto esecutivo che pregiudicano, in tutto o in parte, larealizzazione dell'opera ovvero la sua utilizzazione; in tal caso il responsabile del procedimento ne dàimmediatamente comunicazione all'Osservatorio e al progettista.2. I titolari di incarichi di progettazione sono responsabili per i danni subiti dalle stazioni appaltanti inconseguenza di errori o di omissioni della progettazione di cui al comma 1, lettera e). Nel caso di appaltiavente ad oggetto la progettazione esecutiva e l’esecuzione di lavori, l'appaltatore risponde dei ritardi e deglioneri conseguenti alla necessità di introdurre varianti in corso d'opera a causa di carenze del progettoesecutivo.3. Non sono considerati varianti ai sensi del comma 1 gli interventi disposti dal direttore dei lavori per risolvere aspetti di dettaglio, che siano contenuti entro un importo non superiore al 10 per cento per i lavori direcupero, ristrutturazione, manutenzione e restauro e al 5 per cento per tutti gli altri lavori delle categorie dilavoro dell'appalto e che non comportino un aumento dell'importo del contratto stipulato per la realizzazionedell'opera. Sono inoltre ammesse, nell'esclusivo interesse dell'amministrazione, le varianti, in aumento o indiminuzione, finalizzate al miglioramento dell'opera e alla sua funzionalità, sempre che non comportinomodifiche sostanziali e siano motivate da obiettive esigenze derivanti da circostanze sopravvenute eimprevedibili al momento della stipula del contratto. L'importo in aumento relativo a tali varianti non puòsuperare il 5 per cento dell'importo originario del contratto e deve trovare copertura nella somma stanziataper l'esecuzione dell'opera.4. Ove le varianti di cui al comma 1, lettera e), eccedano il quinto dell'importo originario del contratto, ilsoggetto aggiudicatore procede alla risoluzione del contratto e indice una nuova gara alla quale è invitatol'aggiudicatario iniziale.5. La risoluzione del contratto, ai sensi del presente articolo, dà luogo al pagamento dei lavori eseguiti, deimateriali utili e del 10 per cento dei lavori non eseguiti, fino a quattro quinti dell'importo del contratto.6. Ai fini del presente articolo si considerano errore o omissione di progettazione l'inadeguata valutazionedello stato di fatto, la mancata od erronea identificazione della normativa tecnica vincolante per laprogettazione, il mancato rispetto dei requisiti funzionali ed economici prestabiliti e risultanti da prova scritta,la violazione delle norme di diligenza nella predisposizione degli elaborati progettuali”.
Nel ribadire il divieto delle varianti in corso d’opera la legislazione fa salvi cinque casi, di cui quattro connessi ad eventi imprevedibili, quali ad esempio la modifica della legislazione e la sorpresa geologica.Quindi cosa si desume? Si desume
la conferma di ciò che questa Procura ha sempre sostenuto. Nonstiamo celebrando un processo per un delitto colposo, per un difetto di “previsione”, ma l’opposto,ovvero un processo per dolo, perché, una volta conseguita la consapevolezza degli effetti del  progetto esecutivo redatto non ci si è attivati - anche e proprio con varianti in corso d’opera - per elidere gli effetti devastanti di ciò che si andava a fare.
Quindi, seguendo il ragionamento del dr. Celico, e
condiviso il concetto che la idrogeologia non sia unascienza esatta, non è accettabile che da questa affermazione se ne possa trarre come corollario il fatto che tutto è permesso e che qualsiasi conseguenza negativa debba essere gioco forza accettatae subita.
[...] Ripetiamo: la legge considera errore o omissione anche l’inadeguata valutazione dello stato di fatto. E allora
 può essere una esimente sostenere che la idrogeologia non è una scienza esatta? Riteniamo di nose ci ricordiamo tutte le fasi che ci hanno portato ai danni per cui oggi si è celebrato questo processo
.Ricordiamoci che siamo partiti da
una relazione Broili 
, citata dal dr. Celico come esempio di ottimo lavoro previsionale,
che attesta che per ben 21 chilometri di tracciato CAVET non ha nessuna informazioneriguardati pozzi e sorgenti. Ribadiamo. CAVET non sapeva nulla, per inefficienza propria
, di cosaavrebbe incontrato per 21 chilometri, ma
questo ha poco a che fare con la questione che l’idrogeologianon è una scienza esatta.
 
Se la geologia poi non è una scienza esatta, non deve allora operare il principio di precauzione? 
La domanda è già stata già posta in sede dibattimentale al dr. Bollettinari che ha dato una certa risposta checontinuiamo a non ritenere convincente.
È da provare che un geologo si arrischi a validare un progetto per la costruzione di una casa privatase non è tranquillo su quello che potrà accadere
, così com’è da provare se quello stesso geologo ci mette la firma o meno se non è più che sicuro o se non ha preso tutte le precauzioni del caso.
Forsedobbiamo concludere che nel realizzare opere pubbliche si possa essere più “sportivi”, si possaosare di più? 
E poniamo nuovamente una domanda già posta.
Non si dovrebbe operare sempre e comunque per il meglio nel massimo rispetto delle generazioni future, specialmente quando in gioco ci sono beni vitali e preziosi come l’acqua? 
 
Il dr. Celico si è invece già risposto confermando la bontà del metodo sopra enunciato “della successivaapprossimazione” e chiama a testimone l’intera comunità scientifica mondiale. Conclude infatti il Dr. Celicoche
dai lavori di scavo in galleria la Comunità scientifica ha tratto un grado di conoscenza scientificache non era preesistente e dovuta proprio grazie all’esperienza effettuata nelle gallerie dell’Altavelocità ferroviaria
(pg. 67). Citando il teste Mirri il prof. Celico ci rappresenta che tale esperienza ha permesso anche di organizzare numerosi 
“convegni ai quali hanno partecipato geologi di tutto il mondo,inclusi quelli della Cina, Giappone, USA e UE che ne hanno rimarcato l’interesse scientifico con moltedomande e vivaci discussioni”
(Pg. 71).
La cosa non pare provi troppo a favore degli imputati. È comedire che oggi, grazie alle lavorazioni che hanno comportato l’utilizzo dell’amianto, gli scienziati e i medici hanno potuto organizzare molti convegni e ora sanno molto di più sul mesotelioma polmonare.
 
Quindi non dubito affatto della circostanza che si siano tenuti convegni sugli scavi dell’Alta Velocità nel Mugello, ma non diventano accettabili per questo motivo i riferimenti all’asserita legittimità - perché di questostiamo parlando - di una metodologia per successive approssimazioni quali quelle concretamente poste inessere nel caso del Mugello.
E questo è il “principio di precauzione”. E non si pensi che il principio di precauzione sia unainvenzione della Procura. Visto che stiamo trattando della realizzazione di una delle opere piùimponenti di Italia realizzata da un consorzio formato da colossi dell’imprenditoria nazionale, ci si sarebbe aspettati che fossero questi stessi soggetti ad esigere da loro stessi un comportamentoadeguato per poter competere anche sui mercati esteri, primi fra tutti quelli europei, ma così non èstato. Forse proprio perché non si è in grado di competere in mercati maturi quali quelli europei magari si ripiega su quello interno e su qualche altro mercato più arretrato.Diciamo questo perché sembra davvero difficile ipotizzare che possa essere esportato in Europa un progetto come quello della tratta Firenze-Bologna che non viene appaltato in regime in concorrenzaed all’esito di una gara europea, che alla fine costerà il doppio se non di più del preventivato e che prevede lo smaltimento delle rocce da terra e da scavo in base ad una legge ad hoc per la quale laRepubblica Italiana è stata condannata proprio in sede europea.
E qui, tornando al tema che stiamo trattando, si deve evidenziare come il principio di precauzione, e insiemequello dell’azione preventiva, sono i principi che devono guidare, in modo prioritario, le scelte ambientali inEuropa. E non è un auspicio, è norma di legge. Lo impone l’art. 174, par. 2, del Trattato della ComunitàEuropea:
“La politica della Comunità in materia ambientale mira a un elevato livello di tutela, tenendo contodella diversità delle situazioni nelle varie regioni della Comunità. Essa è fondata sui principi dellaprecauzione e dell'azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei dannicausati all'ambiente, nonché sul principio «chi inquina paga»”.
Testuale. E scusatemi se è poco. Cioè, non è la requisitoria del Pubblico Ministero: è un articolo del trattatodella Comunità Europea.
Ecco dunque perché non pare esportabile un progetto che non rispetta proprio il principio di  precauzione e che viola uno dei principi contenuti nel Trattato della Comunità Europea
, e perché nonconvincono le teorie del prof. Celico e del dr. Bollettinari.Il principio di precauzione è diritto positivo vigente. Ma c’è di più.
Oggi, il principio di precauzione è diritto positivo vigente anche secondo l’ordinamento italiano.
L’art. 3 ter del Decreto legislativo ambientale n.152/2006, per come di recente modificato dal Decreto legislativo correttivo n. 4 del 16.1.08, testualmenterecita:
“La tutela dell’ambiente e degli ecosistemi naturali e del patrimonio culturale deve essere garantita datutti gli enti pubblici e privati e dalle persone fisiche e giuridiche pubbliche o private, mediante una adeguataazione che sia informata ai principi della precauzione, dell’azione preventiva, della correzione, in viaprioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente, nonché al principio «chi inquina paga» che, ai sensidell’articolo 174, comma II, del Trattato delle Unioni Europee, regolano la politica della comunità in materiaambientale”.
Finalmente in modo espresso anche nella legislazione italiana: ma solo come “repetita iuvant”, in quanto il  principio era già vigente essendo, come detto, già contenuto del trattato della Comunità europea. Era principio giuridico consolidato, necessario corollario di uno stato di diritto che costituzionalmente tutela il  paesaggio.Più banalmente sembrerebbe anche solo un principio di buon senso, ma tant’è.
 
È sempre principio giuridico consolidato, in sede penale però, invece, il principio per cui, nel dubbioche si possa realizzare un evento, ci si debba astenere dal tenere la condotta che lo può cagionare.Comportarsi diversamente significa accettare che l’evento si realizzi e quindi doverne sopportare ledebite conseguenze.
E allora credo che proprio sì, debba rispondere in sede penale chi non rispetti quella legge espressamenteche ti dice che quando ti rendi conto che la cosa che stai facendo non corrisponde a ciò che hai progettato ti 
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