ASSOCIAZIONE ITALIANA SISTEMI INFORMATIVI (ItAIS) SIG-Epistemology
Paolo Depaoli – La ricerca nel campo dei sistemi informativi e la filosofia: il caso di Claudio Ciborra e Martin Heidegger Università di Trento - Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale, 30 Maggio 2007
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Vengo ora a Ciborra.
L’avevo conosciuto lavorando su un progetto a metà degli anni ottanta in unaricerca sul rapporto che intercorre tra partecipazione e introduzione delle (allora) nuove tecnologiedell’informazione e della comunicazione e quindi prima che si manifestasse in lui (quanto meno pro-fessionalmente) l’influsso di Heidegger. La sua scomparsa prematura mi ha spinto a leggere o rilegge-re alcuni dei suoi lavori. Uno di questi scritti è l’articolo del ‘98 sulle infrastrutture informative (pub- blicato originariamente con Ole Hanseth) nel quale fa ampio ricorso a concetti chiave di Heidegger.Questa lettura, assieme agli articoli che sono stati scritti in suo onore da colleghi che conoscevano be-ne sia lui che il suo lavoro, mi hanno convinto che andava capito più a fondo il suo livello di intera-zione con questo filosofo. Certamente il riferimento ad Heidegger non è stato una novità tra gli studio-si di tecnologie ed in particolare di IT (si pensi ad esempio a Dreyfus con la sua critica alla intelligen-za artificiale
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, oppure a Winograd e Flores che si pongono esplicitamente il problema della progetta-zione
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), ma ha segnato l’ultima parte delle elaborazioni di Ciborra in modo esteso, non episodico efondante per certe sue prese di posizione. Tenete presente che nella raccolta di articoli uscita in suamemoria sullo European Journal of Information Systems del 2005 ben 13 su 29 autori confermano uninflusso significativo di Heidegger: una tra tutti, la Zuboff (l’autrice di “The age of the smart machi-ne”) sottolinea la rilevanza per Ciborra del concetto di verità come svelamento. Se si leggono la venti-na di lavori che sono stati scritti da Ciborra dall’inizio degli anni novanta alla sua scomparsa si trova-no infatti numerosi richiami al filosofo. Tra questi, il più significativo sotto questo punto di vista è illibro del 2002 “The labyrinths of information” (che tra l’altro rielabora molti dei suoi scritti preceden-ti).
La tesi di fondo sostenuta da Ciborra
, che la articola nelle sue diverse implicazioni lungo tutto que-sto libro, è: esiste un paradigma che fa da sfondo alle elaborazioni compiute nella letteratura relativa aisistemi informativi e al management e questo paradigma è quello delle scienze naturali. Tale paradig-ma, che intesse razionalità e semplificazione, genera le metodologie correntemente impiegate per af-frontare i problemi che stanno al centro delle preoccupazioni dei manager: ovvero le strategie,l’innovazione tecnologica, lo sviluppo dei sistemi, la progettazione organizzativa, il cambiamento. Al-la prova dei fatti, non è di aiuto nell’affrontare tali problematiche; al contrario, tende a nasconderle, adoccultarle. L’intento di Ciborra è di proporre ai lettori, agli interlocutori delle sue ricerche, un diversomodo di guardare le cose, una prospettiva differente che porti a svelare, ad evidenziare, la realtà qualeessa è, non quale viene descritta sulla base di questo paradigma. Chi ha letto il libro si è accorto che ilricorso ad Heidegger gli serve sia per gli aspetti di critica che per quelli propositivi.
Il paradigma scientifico può essere definito sinteticamente
così: la natura è un ordine oggettivo ecausale, un insieme di relazioni tra fatti governati da leggi. La scienza attraverso il calcolo, la misura el’osservazione dei fatti costruisce un sapere intersoggettivo su di un mondo oggettivamente dato.Bene. Ciborra non critica questa impostazione (alla base della scienza moderna), critica invece chi, oc-cupandosi di IT, pretenderebbe di applicarvi impostazioni che valevano come schema concettuale aitempi di Galileo per questioni assai diverse. E, a fronte di questa impostazione, propone un
diversocentro di gravità: “human existence in everyday life”
. Questo lo dice subito, a pagina 1, proprionell’introduzione al libro (che lui chiama Invitation, invito a seguirlo in un percorso di affrancamento).Ricordo, per inciso, che la rottura che lui sottolinea con gli approcci ritenuti dominanti viene persegui-ta anche attraverso i titoli dei capitoli che non sono in inglese, ma impiegano parole chiave ed evocati-ve di altre lingue. E così li denomina, ad esempio: Bricolage, Gestell, Kairos. Il suo progetto, la suatestimonianza di ricercatore, è di passare da quella che giudica, come dire?, la
costruzione di unifor-mità nel conforme
(ovvero il tentativo, infruttuoso, di imporre uniformità di gestione in situazioni di-verse in conformità alle astratte idee dell’iperuranio manageriale) alla proposta di tener conto invece
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Dreyfus, H.L. (1992) What Computers
Still
Can’t Do. The MIT Press. Cambridge Mass. Questa edizione ri- prende, aggiornandole le edizioni precedenti la prima delle quali è del 1972.
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Winograd, T.; Flores, F. (1986)
Understanding Computers and Cognition: A New Foundation for Design
.Ablex Publishing Corporation, Norwood
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