• Embed Doc
  • Readcast
  • Collections
  • CommentGo Back
Download
 
ASSOCIAZIONE ITALIANA SISTEMI INFORMATIVI (ItAIS) SIG-Epistemology
 Paolo Depaoli – La ricerca nel campo dei sistemi informativi e la filosofia: il caso di Claudio Ciborra e Martin Heidegger Università di Trento - Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale, 30 Maggio 2007 
1
Il tema che discutiamo oggi riguarda la “combinazione” Ciborra-Heidegger
. Certamente il filoso-fo e il ricercatore possono essere studiati separatamente. Ciborra come studioso di sistemi informativi,di organizzazione, di micro-economia e di quanto gli serviva per approfondire le sue indagini (com- presa la filosofia). Il secondo come filosofo che, nella sua ricca produzione, si è occupato di argomentie questioni diverse. Heidegger (ancor più di Habermas) resta il filosofo più citato del ‘900 da innume-revoli autori appartenenti ai campi più disparati.Ma, dicevo, ci interessa la combinazione dei due autori perché siamo interessati a capire
se ciò che daquesta combinazione possiamo cogliere ci è utile nelle nostre attività di ricerca nel campo dei si-stemi informativi
. Forse qualcuno si è domandato (come me del resto) che cosa ha spinto Ciborra -cosa lo ha attirato - ad occuparsi del lavoro di Heidegger. Probabilmente hanno giocato orientamenticomplessivi della ‘persona Ciborra’ che hanno costituito l’humus adatto perché la voce del filosofo te-desco risultasse per lui interessante e meritevole di approfondimento. Noi ci fermiamo a quanto si im- pone alla nostra lettura quando esaminiamo gli scritti di Ciborra e, presi da interesse ad approfondirequesta o quella argomentazione o da semplice curiosità per l’irruzione della filosofia in un campo ap- parentemente tanto lontano da essa quanto l’ICT, decidiamo di risalire alle fonti che Ciborra ha portatoin primo piano: le opere di Heidegger che lui cita (e qualcun altra per meglio comprenderne lo “sfon-do”).
Dunque, vi proporrò il percorso da me compiuto a questo riguardo.
Comincerò dal mio “incontro”con Heidegger per delineare alcuni spunti per me significativi e utili per inquadrare i riferimenti di Ci- borra. Passerò poi a Ciborra descrivendo la sua insofferenza per quello che giudicava il paradigmadominante e come abbia cercato le basi per una critica di questo paradigma e per l’individuazione diun’alternativa facendo riferimento ad Heidegger (principalmente, ma anche ad Husserl). Cercherò dicogliere l’influsso diretto e indiretto di questo autore portando l’attenzione su due punti focali. Il pri-mo è che cosa ha rappresentato per Ciborra l’essere della tecnica elaborato da Heidegger. Il secondocercherà di far vedere come Ciborra abbia preso le mosse da quella concezione per considerare feno-meni trascurati, o mal compresi, ma significativi per superare il paradigma dominante; a questo ri-guardo mi soffermerò sull’improvvisazione.Bene. Il mio ingresso nella combinazione Ciborra-Heidegger è avvenuto, come spesso succede in que-sti casi, per gradi successivi e occasioni diverse. Intanto, la mia sensibilità nei confronti di questo filo-sofo viene da lontano: basta dire che il mio professore di filosofia
1
al liceo è stato uno dei traduttori ecommentatori di Heidegger. Mi sono quindi accostato alla storia della filosofia, ho incominciato a leg-gere la filosofia, con le lenti di
Heidegger. Uno dei capisaldi di questa mia lettura
(lo evidenzio ora perché mi servirà dopo per agganciarvi alcune mie interpretazioni sia di Heidegger che di Ciborra) si basa sul ritenere che la ratio latina, il calcolare, abbia soppiantato il pensiero, l’essere dei presocratici(di Parmenide soprattutto) nel considerare il mondo. Da lì verrebbe, ad esempio, la contrapposizionesoggetto-oggetto, da lì la concezione platonica secondo la quale il mondo delle idee è da ritenersi piùvero rispetto a quello degli enti sensibili (la cavallinità è più vera rispetto al singolo cavallo). Risulte-rebbe così che la storia della filosofia è segnata da una sorta di neo-platonismo ricorrente del quale fa parte anche Cartesio (uno dei responsabili secondo Ciborra dello stato di astrazione che caratterizza lateoria e la pratica dominante nella progettazione, realizzazione e gestione dei sistemi informativi). Lìsi radica anche la volontà di potere e di potenza che caratterizza il mondo attuale: la stessa divinità di-venta onnipotente, mentre originariamente la radice “
div
” nella parola divinità sembra volesse dire“cielo splendente”. Heidegger lavora per capire questa trasformazione. Trasformazione che si compiecon l’avvento della tecnologia moderna che è, per lui, calcolo e “fondo di risorse” pronte al comando.Ma ritornerò su questi aspetti più avanti.
1
Si tratta di Francesco Favino. Di lui si può leggere, ad esempio: “La cosa come vicinanza pensata in Heideg-ger” in
aut aut 
, n. 41 sett. 1957.
 
ASSOCIAZIONE ITALIANA SISTEMI INFORMATIVI (ItAIS) SIG-Epistemology
 Paolo Depaoli – La ricerca nel campo dei sistemi informativi e la filosofia: il caso di Claudio Ciborra e Martin Heidegger Università di Trento - Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale, 30 Maggio 2007 
2
Vengo ora a Ciborra.
L’avevo conosciuto lavorando su un progetto a metà degli anni ottanta in unaricerca sul rapporto che intercorre tra partecipazione e introduzione delle (allora) nuove tecnologiedell’informazione e della comunicazione e quindi prima che si manifestasse in lui (quanto meno pro-fessionalmente) l’influsso di Heidegger. La sua scomparsa prematura mi ha spinto a leggere o rilegge-re alcuni dei suoi lavori. Uno di questi scritti è l’articolo del ‘98 sulle infrastrutture informative (pub- blicato originariamente con Ole Hanseth) nel quale fa ampio ricorso a concetti chiave di Heidegger.Questa lettura, assieme agli articoli che sono stati scritti in suo onore da colleghi che conoscevano be-ne sia lui che il suo lavoro, mi hanno convinto che andava capito più a fondo il suo livello di intera-zione con questo filosofo. Certamente il riferimento ad Heidegger non è stato una novità tra gli studio-si di tecnologie ed in particolare di IT (si pensi ad esempio a Dreyfus con la sua critica alla intelligen-za artificiale
2
, oppure a Winograd e Flores che si pongono esplicitamente il problema della progetta-zione
3
), ma ha segnato l’ultima parte delle elaborazioni di Ciborra in modo esteso, non episodico efondante per certe sue prese di posizione. Tenete presente che nella raccolta di articoli uscita in suamemoria sullo European Journal of Information Systems del 2005 ben 13 su 29 autori confermano uninflusso significativo di Heidegger: una tra tutti, la Zuboff (l’autrice di “The age of the smart machi-ne”) sottolinea la rilevanza per Ciborra del concetto di verità come svelamento. Se si leggono la venti-na di lavori che sono stati scritti da Ciborra dall’inizio degli anni novanta alla sua scomparsa si trova-no infatti numerosi richiami al filosofo. Tra questi, il più significativo sotto questo punto di vista è illibro del 2002 “The labyrinths of information” (che tra l’altro rielabora molti dei suoi scritti preceden-ti).
La tesi di fondo sostenuta da Ciborra
, che la articola nelle sue diverse implicazioni lungo tutto que-sto libro, è: esiste un paradigma che fa da sfondo alle elaborazioni compiute nella letteratura relativa aisistemi informativi e al management e questo paradigma è quello delle scienze naturali. Tale paradig-ma, che intesse razionalità e semplificazione, genera le metodologie correntemente impiegate per af-frontare i problemi che stanno al centro delle preoccupazioni dei manager: ovvero le strategie,l’innovazione tecnologica, lo sviluppo dei sistemi, la progettazione organizzativa, il cambiamento. Al-la prova dei fatti, non è di aiuto nell’affrontare tali problematiche; al contrario, tende a nasconderle, adoccultarle. L’intento di Ciborra è di proporre ai lettori, agli interlocutori delle sue ricerche, un diversomodo di guardare le cose, una prospettiva differente che porti a svelare, ad evidenziare, la realtà qualeessa è, non quale viene descritta sulla base di questo paradigma. Chi ha letto il libro si è accorto che ilricorso ad Heidegger gli serve sia per gli aspetti di critica che per quelli propositivi.
Il paradigma scientifico può essere definito sinteticamente
così: la natura è un ordine oggettivo ecausale, un insieme di relazioni tra fatti governati da leggi. La scienza attraverso il calcolo, la misura el’osservazione dei fatti costruisce un sapere intersoggettivo su di un mondo oggettivamente dato.Bene. Ciborra non critica questa impostazione (alla base della scienza moderna), critica invece chi, oc-cupandosi di IT, pretenderebbe di applicarvi impostazioni che valevano come schema concettuale aitempi di Galileo per questioni assai diverse. E, a fronte di questa impostazione, propone un
diversocentro di gravità: “human existence in everyday life”
. Questo lo dice subito, a pagina 1, proprionell’introduzione al libro (che lui chiama Invitation, invito a seguirlo in un percorso di affrancamento).Ricordo, per inciso, che la rottura che lui sottolinea con gli approcci ritenuti dominanti viene persegui-ta anche attraverso i titoli dei capitoli che non sono in inglese, ma impiegano parole chiave ed evocati-ve di altre lingue. E così li denomina, ad esempio: Bricolage, Gestell, Kairos. Il suo progetto, la suatestimonianza di ricercatore, è di passare da quella che giudica, come dire?, la
costruzione di unifor-mità nel conforme
(ovvero il tentativo, infruttuoso, di imporre uniformità di gestione in situazioni di-verse in conformità alle astratte idee dell’iperuranio manageriale) alla proposta di tener conto invece
2
Dreyfus, H.L. (1992) What Computers
Still 
Can’t Do. The MIT Press. Cambridge Mass. Questa edizione ri- prende, aggiornandole le edizioni precedenti la prima delle quali è del 1972.
3
Winograd, T.; Flores, F. (1986)
Understanding Computers and Cognition: A New Foundation for Design
.Ablex Publishing Corporation, Norwood
 
ASSOCIAZIONE ITALIANA SISTEMI INFORMATIVI (ItAIS) SIG-Epistemology
 Paolo Depaoli – La ricerca nel campo dei sistemi informativi e la filosofia: il caso di Claudio Ciborra e Martin Heidegger Università di Trento - Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale, 30 Maggio 2007 
3
della
varietà nel difforme
(caratteristica dell’esistenza umana nella sua concreta quotidianità e del la-voro nelle organizzazioni).Il suo progetto è esplicitamente interno al filone fenomenologico (lo dice espressamente lui, come ri- badirò più avanti). Di fronte al conformare che oscura la variegata realtà, Ciborra richiama l’attenzionesulla molteplicità, sulla variabilità, sull’inconsueto, sull’emergente, sul trascurato. I suoi campioniquindi sono quelli che la Zuboff chiama i filosofi del “muddy” della “fangosità”. E infatti, oltre adHeidegger, Ciborra si rifà ad Husserl fin dall’inizio, nel primo capitolo, quando affronta i perché dellacrisi che riguardano le discipline rilevanti per le ICT.La sostanza del suo discorso è che lo sviluppo di queste tecnologie è avvenuto malgradol’insoddisfacente stato delle discipline che dovrebbero supportarle. Di fatto sostiene che molte appli-cazioni strategiche sono state introdotte nell’industria prima che i libri di testo si occupassero dellaquestione; o meglio, quando se ne occupavano era per parlare dei possibili sviluppi dell’IntelligenzaArtificiale e non di quel che stava facendo, per esempio, la compagnia aerea American Airlines quan-do cercava di connettere, attraverso reti informatiche, clienti e fornitori. Non solo, ma cita il successodi Internet che è stata sviluppata con interazioni a carattere orizzontale senza alcuna necessità di co-struire dettagliati e raffinati piani strategici. Questo successo, queste modalità di interazione non eranostate previste dalla letteratura. Di contro sono state sviluppate metodologie a non finire sulla BusinessProcess Reingeneering che hanno fatto registrare fallimenti estesi in oltre la metà dei casi. Ora, se que-sti sono i risultati, la domanda è: qual è il senso di continuare in questa direzione?Poiché a suo parere le criticità sono estese e riguardano l’intero approccio teorico ai SI, da un lato
cer-ca un ancoraggio
, un conforto alla sua analisi, e dall’altro
una via di uscita
(che trova appunto nellafenomenologia).Sul primo versante, il riferimento ad Husserl gli serve perché questo filosofo nella sua opera “Crisidelle scienze europee e la fenomenologia trascendentale” valuta la crisi delle scienze appunto per l’incapacità ad occuparsi del mondo della vita, della questioni relative alla soggettività; una crisi inter-venuta per la separazione tra scienza e persone dimenticando le questioni relative all’origine soggetti-va delle scienze, al ruolo fondante della vita di ogni giorno per lo sviluppo delle metodologie.Ed è proprio questo che secondo Ciborra è avvenuto nella gestione delle organizzazioni e delle tecno-logie che impiegano metodi di misura, formalizzazione e calcolo caratteristici delle scienze naturali,ignorando così
il carattere (nelle sue parole) “ibrido e socio-tecnico” dei SI.
L’utilizzo di approcciqualitativi, lo studio di casi, la preoccupazione per gli aspetti sociali viene lasciato ai marginidell’offerta formativa delle facoltà di ingegneria o delle business schools.E’ dunque il carattere ibrido del campo di indagine della disciplina
 
che, secondo Ciborra, rende diffici-le indicarne l’appartenenza netta alle scienze umane o a quelle naturali. Certo è che essa non appartie-ne alle scienze naturali. Ora, questa dicotomia tra le scienze viene posta nella seconda metàdell’ottocento (la definizione di scienze della natura e scienze dello spirito viene formulata da J.S.Mill)all’interno del dibattito sul rapporto filosofia-scienza dove il proliferare delle discipline mette in di-scussione il primato della filosofia e, comunque, pone il problema di capire che relazione c’è tra essa ele scienze. Discorso lungo e complicato, che non è possibile fare qui ed ora.
Occorre però riprenderebrevemente la posizione di Husserl e quella di Heidegger perché ambedue servono a Ciborra
.Il primo, come si è appena detto, vede nella filosofia una funzione eminentemente critica della scienzatradizionale che ha un carattere oggettivistico (ed essendo questa la preoccupazione principale di Ci- borra nel suo campo di indagine allora si capisce perché egli si metta a scalare la sua disciplina e a ri-ferirsi ad Husserl). Evidenzia inoltre una trasformazione, intervenuta con il metodo scientifico, che ca-ratterizza la forma mentis che sta alla base delle difficoltà, dello scarso realismo delle analisi, dei pianie dei progetti che Ciborra incontra come studioso e come consulente. Una forma mentis, il clima cultu-rale positivistico, che da Saint-Simon in poi domina la scena con la sua fede ottimisticasull’evoluzione scientifica e tecnica e che Ciborra sente tuttora presente, malgrado il secolo trascorso ele critiche che, anche dal punto di vista epistemologico, sono state ad esso mosse (sto pensando al fal-sificazionismo di Popper, al negare l’esistenza di un immutabile metodo scientifico da parte di Feye-rabend, alla questione delle fondamenta della scienza nei rapporti sociali da parte di Kuhn). Questatrasformazione consiste (secondo l’interpretazione che Ciborra da di Husserl) nel passare dall’impiego
of 00

Leave a Comment

You must be to leave a comment.
Submit
Characters: ...
You must be to leave a comment.
Submit
Characters: ...