to Bergamaschi ,
responsabile comunicazione & marketingQC&I International Servicesmarketing@qci.it
Q
uesta è la terza uscita della newsletter “LaScienza della Qualità”. Il
numero zero
è statodi presentazione del progetto, il
numero uno
di esibizione del ventaglio di strade potenzialmentepercorribili e questo
numero due
vuole dare inizioalla passeggiata, in realtà alla sfida, che tutti noi abbia-mo intenzione di percorrere.Infatti, come l’uscita scorsa è stata molto ricca di argo-menti trattati e di interventi dei maggiori esperti deisettori approfonditi (a tal punto interessanti da riceve-re molte richieste di inserimento nella banca dati degliindirizzi informatici a cui viene spedita la newsletter),questo numero avanza di un passo e sceglie la stradada percorrere, che non è altro che il
fil rouge
che col-lega gli argomenti trattati, compresi nel campo agroa-limentare oppure in altri.Questo filo di collegamento dopo osservazioni, verifi-che, approfondimenti e analisi delle informazioni diritorno si è palesato nella poliedria espressiva della
comunicazione della qualità
, del
gusto informato
,della
certificazione personalizzata
o della
qualitàreale
opposta alla
qualità percepita
.Tante parole per riappropriarsi finalmente della possi-bilità di essere
soggettivamente informato
sullescelte che voglio fare e di
informareoggettivamen-te
sulle scelte che propongo di fare.Esigenze che sembrano ovvie, ma che nell’era dellatanto sbandierata e vituperata globalizzazione appaio-no assolutamente anacronistiche: su internet è possibi-le ottenere qualsiasi cosa (prenotazioni mediche, anda-menti scolastici, movimenti bancari, operazioni diborsa, dati societari e molto altro), però non è ancoracontemplata la possibilità di approfondire in modorealmente significativo le caratteristiche dei prodottiche vengono commercializzati.Quali possono essere le motivazioni?Non certo le difficoltà tecniche, ormai superate in qual-siasi campo. Sicuramente non i costi, a questo puntoalla portata di qualunque portafoglio.Le
vere spiegazioni
, penso, siano ascrivibili a duegrandi categorie di “venditori”, che hanno un grossopotere economico e comunicativo: chi non vuole dareinformazioni sui prodotti, perché sarebbero dannose alproprio mercato, visto il loro basso livello qualitativo; echi vuole comunicare principalmente e semplicementeun marchio di vendita o di certificazione, da usare, inseguito, come
atout
commerciale.Ma ritengo sia arrivato il momento che
chi ha qualchecosa di significativo da trasmettere
incominci afarlo, altrimenti soccomberà nell’appiattimento inbasso a cui stanno tendendo tutti i mercati. Ed è pro-vato che in una situazione in cui lo standard ricono-sciuto e accettato è basso, i prodotti di alto livello qua-litativo diventano quasi oggetto di derisione, tantosono lontani dalla linea della nuova normalità.In un recente convegno sono stato interrotto, duranteil mio intervento, da un produttore alimentare cheaffermava che l’unica cosa che davvero contasse nelmercato era il prezzo. Tutto il resto erano solamenteparole, la solita filosofia.Io sono convinto, e la mia risposta data al produttorene ha seguito il concetto, che se fosse così io dovreicambiare lavoro, e la cosa non sarebbe molto impor-tante, ma soprattutto dovrebbero cambiare occupazio-ne, e questo lo ritengo molto più rilevante, moltissimiproduttori dell’Unione Europea. Non a caso, infatti, iprimi due paragrafi dell’
Introduzione del LibroVerde
sulla qualità dei prodotti agricoli (su cui trove-rete diversi articoli di approfondimento) sono i seguenti:
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