Massimo Rossi – Vice Presidente UPI – Presidente Provincia di Ascoli Piceno
Buon giorno a tutti. Ringrazio per il suo saluto il Presidente Cavalli. Vorrei in questo contestolimitarmi ad alcune considerazioni introduttive nel mio ruolo di Responsabile Ambiente e Territoriodell’Unione delle Province Italiane.Di fronte ad una platea costituita in gran parte da addetti ai lavori, non intendo avventurarmi suquestioni di carattere tecnico. Voglio però lanciare delle suggestioni e delle provocazioni proprio inrelazione all’importanza della pianificazione territoriale su scala provinciale.Ma prima di tutto voglio ringraziare la Provincia di Brescia, gli organizzatori che hanno volutoquesto convegno ed i relatori, perché i temi trattati sono di grande importanza e richiedono unaapprofondita riflessione comune in particolar modo nel periodo che stiamo attraversando.Mi riferisco alla congiuntura molto critica che le Province vivono in questa fase e lo dico perchéproprio in relazione alla pianificazione del territorio, a mio parere, non può sfuggire il ruoloinsostituibile della funzione di governo di area vasta, la cui dimensione ideale, appunto, ècertamente quella provinciale. Lo affermo con nettezza, non certo per ragioni ideologiche o di“casacca”, ma alla luce della reale situazione di questo Paese, in cui sono in gioco risorseimportanti per lo sviluppo e per il futuro di quanti lo abitano. Ma permettetemi di dirlo, allargando lavisuale anche in relazione alla situazione del pianeta.Mi riferisco agli scenari inquietanti che la comunità scientifica ci pone davanti continuamente, inmaniera oggi pressoché unanime, sul tema emergente della perdita di biodiversità, in relazionealla modifica degli habitat naturali, in relazione ai cambiamenti climatici, ma anche ai grandi e nonsempre ragionati e pianificati processi di trasformazione che si attuano. E questo ci impone unmutamento della nostra cultura, in cui si modifichi il rapporto tra le nostre scelte, in primis, riguardoal territorio e alle risorse naturali. La possibilità di vincere queste sfide, nelle quali molti diconosiamo già in ritardo, sta proprio nell’affrontare in modo nuovo ed intelligente il tema dello sviluppolocale e dei sistemi locali. Il Presidente Cavalli l'ha affrontato in maniera molto corretta, parlando aproposito del delicato rapporto tra i sistemi locali e le reti lunghe, sul quale si gioca la partita per ilfuturo.A mio parere, la questione centrale è quella di “ricentrare” lo sviluppo.Oggi diciamo che lo sviluppo e l’economia si giocano su spazi più ampi e su tempi più ridotti. Ilmercato coinvolge territori molto ampi, la distanza non è più un limite, anzi, tanto più si riesconodislocare le attività nello spazio e tanto più si verificano condizioni vantaggiose per i profitti,sfruttando gli squilibri sociali ed economici esistenti a livello planetario e ci si basa per valutarel’efficacia delle azioni sugli effetti prodotti in tempi brevi, magari sull’indice di borsa del giorno dopo.Al contrario di quanti pensano che siano queste le condizioni e gli indici dello sviluppo, io pensoche bisogna rovesciare questi parametri e cominciare a lavorare su ambiti più ristretti per ricostruire sistemi locali e modelli di sviluppo più “autocentranti”, in cui si realizzino rapporti e retibrevi di scambio, riportando alle giuste proporzioni il rapporto con le reti lunghe e gli effetti deiprocessi di trasformazione delle azioni dislocate. Per fare questo si richiedono chiaramenteprocessi democratici e un governo del territorio consapevole delle dinamiche in gioco.Parlare in questo contesto di sistemi locali, quindi, significa parlare di una dimensione ottimale per ripensare lo sviluppo locale che come ripeto non può che essere quella dell’area vasta che, non acaso, corrisponde storicamente e sul piano istituzionale attuale a quella delle province. Non puòessere la dimensione municipale, troppo puntuale, a rappresentare questa dimensione ottimale elo dico senza soffermarmi sul quadro normativo. Né può essere quella regionale, perché occorreuna dimensione di prossimità, in cui ci sia una massa critica di risorse naturali e umane, checonsentano di contenere da un lato la varietà necessaria e allo stesso tempo l’omogeneità dirisorse tipiche. Dimensioni ottimali sono quelle ideali e funzionali ad ottimizzare le risorse, per valorizzare le peculiarità locali, ambientali, sociali, culturali, storiche, economiche, per garantireuno sviluppo, che, per tornare al tema del convegno, sia integrato e sostenibile.
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