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Vittorio Lupi

Vittorio Lupi

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Published by Francesco Zanardi
Prima lettera a Vittorio Lupi
Prima lettera a Vittorio Lupi

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08/22/2013

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9 febbraio 2008A S.E. Vittorio LupiVescovo eletto di Savona-Noli
Mi chiamo Francesco Zanardi, ho 37 anni sono nato a Torino e adottato quando avevo 3 mesi dauna famiglia di Spotorno e sono dichiaratamente Gay. Sono cresciuto in parrocchia a Spotorno esono stato educato alla sincerità e alla giustizia soprattutto da Don carlo Rebagliati che essendo aconoscenza dei miei problemi famigliari ed essendosi affezionato a me in modo particolare mi hasempre aiutato e cresciuto come un padre. Durante un campeggio estivo quando avevo 11 anni,accadde il dramma che mi cambiò radicalmente la vita, fui piu volte e per diversi anni violentato
dall’allora vice parroco di Spotorno
(dal momento che non so che uso verrà fatto di questa letteraallo scopo di tutelarmi lo chiameremo Pippo, sarò ben lieto qualora vi fosse tra noi un incontro dirivelarle il suo nome già noto alla Curia e al Vaticano e comunicato più volte non solo da me anchea Don Andrea Giusto) Pippo, allontanato dalla scuola media di Valleggia per problemi di pedofilia,accolto a Spotorno da due sacerdoti caritatevoli Don Giovanni Busoni e Don Carlo Rebagliati.A Spotorno oltre che a me violentò altre persone miei coetanei e carissimi amici, per nasconderequeste altre violenze e le sue tendenze pedofile, fece credere di fare la corte a una signora, madre didue figli che insieme a lei frequentavano la parrocchia, questa donna aveva responsabilità educativenel gruppo scout Spotorno 1.Da bambino traumatizzato dai problemi di rapporto con i miei genitori adottivi trovai rifugio in parrocchia dove Don Carlo mi mise a disposizione oltre al suo enorme affetto e la sua comprensioneun sottoscala dove mi ritiravo dando sfogo ai miei interessi che col tempo sono diventati la mia professione.Verso i 17 anni impaurito e stanco delle continue violenze sessuali che ero costretto a subire da parte di Pippo, mi allontanai dalla parrocchia e per mia disgrazia alla ricerca di affetto caddi nelmostruoso ambiente della droga, quando mia madre lo venne a sapere si suicidò.Dopo poco tempo Don Pippo chiese di essere trasferito da Spotorno, fu nominato da Mons. GiulioSanguinetti parroco di S. Lorenzo in Orco Feglino, rimasi ulteriormente scioccato quando pocotempo dopo ottenne da Mons. Lanfranconi il permesso di costituire in parrocchia una comunitàfamiglia per 
minori in difficoltà
.Dopo la morte di mia madre, ancora prima che fosse sepolta mio padre si portò in casa la suaamante e la figlia, io avevo 24 anni i rapporti con mio padre erano pessimi e diventavano di giornoin giorno insopportabili, mi allontanai da casa e vissi per quasi un anno in un magazzino senzaacqua e servizi igienici, nel frattempo cresceva sempre più dentro di me la voglia di uscire dalladroga con il risultato che non ce la facevo. Abbandonato a me stesso e non vedendo sbocchi allamia vita cercai come mia madre la morte per suicidio, ma quella sera avvenne un miracolo trovai ilcoraggio di chiedere nuovamente aiuto a don Carlo che nel frattempo era stato trasferito nella piccola parrocchia di T
osse e assunse l’incarico di economo diocesano.
 
Quella sera fuori di me a causa del mio stato psicologico e sotto l’effetto
della cocaina tentai diuccidere mio padre, Don Carlo chiamo la polizia e mi segui fino a casa scongiurando la tragedia, ioscappai per non essere arrestato e mi rifugiai da un amico. Poco dopo Don Carlo mi raggiunse e mi porto a casa sua dove dallo stress
di quell’anno di vita
e sentendomi nuovamente al sicuro il mioorganismo si rilasso al punto tale che dormii per tre giorni ininterrottamente, Don Carlo di tanto intanto veniva a vedere se respiravo.Piano piano riuscii a rilassarmi, a riprendere il mio lavoro una vita dignitosa e una discretasicurezza economica, Don Carlo aveva fatto con me un patto che avrei dovuto rispettare quattro punti, io ne aggiunsi un quinto.1.
 
 piantare le cattive compagnie e andare al Sert2.
 
liberarmi di una persona che nell’intento di portarmi a letto mi dava soldi
 
 
3.
 
essere sempre sincero e qualora fossi ricaduto avvisare immediatamente Don Carlo4.
 
recuperare a poco a poco un rapporto sano con mio padreio aggiunsi un quinto punto, che per sentirmi più tutelato avrei consegnato
a lui l’incasso del
mio lavoro per potermi mantenere e comperare
l’attrezzatura
necessaria a perfezionare il miolavoro.In quel periodo D
on Carlo quasi mi obbligo a approfondire il mondo dell’informatica
 perche avevacapito che era il futuro e oggi grazie a lui ritengo di essere un ottimo programmatore.Purtroppo a causa del violento e traumatico rapporto con mio padre ricaddi nella droga e capii chemi occorreva un supporto maggiore come la comunità, entrai a S. Remo presso la comunità
L’Ancora la quale fu per me una autentica ancora di salvezza, ricostruii la mia oramai devastata
 personalità e finalmente cominciai ad avere fiducia in me stesso e speranza per il futuro, ma purtroppo con quello che le racconterò in seguito non mi è ancora possibile recuperare la fede.Uscito dalla comunità con tutto il lavoro di ricostruzione psicologica che avevo fatto su me stesso,oltre che a trovarmi senza lavoro ebbi un altro trauma: mi accorsi di essere gay, era il 1999 avevo
già 29 anni e oltre all’età fu molto difficile per me anche a causa delle violenze subite, affrontare
questa cosa.Mi trovai veramente spiazzato e non sapendo come reagire andai a chiedere consiglio al mio unico padre e amico, il solito Don Carlo il quale mi disse che non ero certamente un mattone bruciato edimenticato nel forno dal Signore mentre costruiva la sua chiesa, riebbi un pò di speranza cercai direagire davanti a questa consapevolezza che data la mia età fu problematica per una serie di motiviche non sto a citare adesso, pensavo che sarei rimasto solo per tutta la vita.Un giorno in Curia si ruppero i telefoni.Don Carlo mi chiamo chiedendomi aiuto tecnico e si aprì una nuova occasione lavorativa della miavita,
era l’anno 2000,
mi dimostrai più che competente e onesto al punto tale che mi chiese di
 progettare l’informatizzazione di della Curia di Savona che fino ad allo
ra non era produttiva al punto tale che i computer venivano utilizzati come banali macchine da scrivere.
Progettai l’attuale sistema telefonico in selezione passante ( con lo stesso numero
cambiando solo leultime 2 cifre
è possibile raggiungere l’ufficio desiderato )
questo impianto era in grado grazie a un particolare sistema, di capire se le telefonate uscenti erano destinate alla rete mobile o a quella fissae nel caso si componesse un numero di cellulare utilizzava in modo automatico una sorta di telefonocellulare a due linee riducendo cosi moltissimo i costi telefonici.Purtroppo ho parlato al passato perche anche se questo sistema è fisicamente esistente, a causa dellamancanza di manutenzione dovuta al fatto che io vengo considerato un impestato e che la mia presenza in Curia non è gradita, è completamente allo sfascio e non funziona più.Costruii la rete, il server che già allora rispettava la normativa sulla privaci (legge 196\2003), fui
cosi bravo che quando l’ingegner Biagi garante della privacy dell’ospedale Galiera
di Genova fuchiamato da Mons. Domenico Calcagno per adeguare la Diocesi alle nuove normative sulla privacynon solo trovò tutto già in regola ma mi fece addirittura i complimenti per come avevo gestito erispettato già allora la normativa non ancora in vigore. ( purtroppo oggi questa mia creazione da meamministrata fino al gennaio 2007 è completamente distrutta e non più conforme alle normativesulla privacy attualmente in vigore a causa delle scelte prese dalla Curia allo scopo di allontanarmi ea altre cause che citerò di seguito)Purtroppo mi cadde ancora una volta un altro macigno sulla testa, non so e non voglio sapere quali
sono stati gli sporchi giochi di potere che si sono sviluppati all’interno di quell’ambiente cosi
marcio che è attualmente la Curia di Savona ma di fatto è accaduto quanto segue,
l’economo Don
Rebagliati venne letteralmente fatto fuori e con lui i suoi (
amici
) io ero tra quelli, tra quelli ceraanche la COOP COEDIS che avanza ancora oggi del credito, ma per sua fortuna al contrario di meessendo una ditta con più di 20-25 operai riuscì a non fallire.Fui fatto fuori in un modo veramente infame, per un anno abbondante non mi furono pagati i servizi prestati dalla mia ditta alla Curia con la scusa che non vi erano i soldi per pagarmi, ma allo stessotempo Mons. Calcagno continuava commissionarmi nuovi lavori e pretendeva da me che
 
continuassi a effettuare le manutenzioni, dall’altro lato il nuovo economo Don Piero Giacosa non
mi saldava le fatture, così nel giro di poco non riuscivo più a pagare i fornitori, le tasse ecc.Allo stesso tempo non potevo nemmeno rifiutarmi di effettuare le manutenzioni e i lavori in corso
d’opera perche avrei dato alla Curia un ottimo
motivo o scusa per non pagarmi, (cercavano proprioquello).Parlai più volte con il Vescovo Domenico Calcagno, con il Vicario Andrea giusto, cercai di parlare
con l’Economo Piero Giacosa che puntualmente co
n una scusa evitava di affrontarmi, cosa che hasempre fatto anche quando don Giampiero Bof chiese a lui udienza per cercare di chiarire il miodramma.Finalmente in modo veramente poco corretto mi licenziarono ufficialmente dandomi il dovuto erisarcendomi i danni provocati da questa situazione con un misero abbuono di qualche mese diaffitto del mio appartamento che è di proprietà della Diocesi, ma la mia ditta oramai era arrivata alcapolinea e mi trovai tra cause per mancato pagamento e penali costretto a chiudere.Sto tuttora pagando le rate delle tasse e di qualche fornitore.A causa di quel pesante anno di stress e dopo avere visto distrutto tutto quello che avevo costruitodopo essere uscito dalla comunità mi venne un fortissimo esaurimento nervoso e ad un altro
tentativo di suicidio accaduto nell’aprile del 2007 a ricoverarmi prima in ospedale e poi decisi di
rientrare nuovamente per un breve
 periodo in comunità a S. Remo per cercare di ritrovare un po’ di
chiarezza e tranquillità interiore. In quei terribili momenti le uniche persone che mi furono moltovicine e cercarono invano di aiutarmi furono il solito Don Carlo e il Canonico Giampiero Bof.Ma purtroppo questa via crucis per me non finisce qui.Ad giugno 2007
, dopo essermi un po’ rimesso, torno dalla comunità e Don Carlo sentendosi
responsabile delle ingiustizie che avevo dovuto subire fu nuovamente disposto ad aiutarmi.Essendo diventato
responsabile dell’ufficio beni culturali e consapevole della situazione di
abbandono del sistema informatico resasi evidente dalle continue perdite di dati,
dall’impossibilità
di accedere al sistema e dai continui malfunzionamenti mi commissiona un nuovo server cherispettasse le norme di legge e che garantisse la sicurezza oramai molto precaria almeno dei dati
dell’ufficio beni
culturali raccolti in anni di lavoro e quantificati da lui e dal Dott. Paolo Pacini in più di un miliardo
di €
.Ma la Curia di Savona colpisce ancora, in modo sempre più infame e questa volta anche calunniantenei miei confronti.Allo scopo di allontanarmi nuovamente e in modo definitivo dagli uffici, vengo accusato dagliattuali gestori del sistema informatico, da Don Andrea Giusto e Don Antonio Ferri di aver messosul server della Curia delle mie foto e dei filmati che mi ritraggono in scene pornografiche e dimasturbazione di gruppo.Don Carlo viene convocato di urgenza dal Vicario S.E. Andrea Giusto il quale ordina che inoccasio
ne dell’arrivo del nuovo Vescovo io venga immediatamente allontanato dalla Curia
 perchénon è possibile che una persona come me circoli in tale ambiente cosi
limpido e sacro
.Monsignore, mi rivolgo a lei non chiedendole di credermi ma di riflettere semplicemente, le pareche una persona che fa il tecnico informatico possa essere cosi stolto? Io ho ricevuto queste accusema non ho mai visto le prove che comunque sono facilmente fabbricabili, basta guardare le foto suinternet che ritraggono Sua Santità il Papa mentre si fa sodomizzare. Può vederle con i suoi occhi aquesto indirizzo (http://www.gaywave.it/tag/papa-wojtyla/)Adesso cosa dovrei dire, mi vengono negati i più fondamentali diritti che si concedono a qualunqueessere umano come il lavoro e il diritto alla vita, dopo essere stato rovinato nel mio lavoro e nellamia psiche dalla Curia di Savona, vengo calunniato e discriminato perché sono gay o piùsemplicemente scomodo.Trovo ancora più ingiusto il fatto che quel sacerdote che mi violentò giri ancora indisturbato tra i bambini e gli scout del Savona 7 anzi che essere aiutato a curarsi presso una delle tante comunità per pedofili e non mandato più semplicemente a marcire in carcere come troppo spesso succede. Non trovo allora neppure giusto che in seminario attualmente vi sia a farsi prete un ragazzo gay,

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