ra tantiinter- venti apropo-sito dellalegge sulfine vita, quellorecente lanciato dall’associazione«A buon diritto», sottoscritto da 44professori di diritto civile delleuniversità italiane e raccolto da
MicroMega
si segnala perchéarticolato in maniera schematica eperché cerca di fare il punto suiprofili giuridici della problematicacome impostata dal disegno dilegge in discussione al Senato. A una lettura attenta, tuttavia, non nesfuggono i numerosi punti deboli,anzitutto con riguardoall’affermazione dei princìpi.l primo punto riguarda il centrodi tutto il discorso, il«fondamentale dirittoall’intangibilità del corpo». Se di unsimile diritto è possibile parlare, ciòavviene anche in vigoredell’articolo 5 del Codice civile(norma però stranamente nonmenzionata dai civilisti nella loroelencazione di fonti), chedisciplinando gli atti che«cagionino diminuzionipermanenti dell’integrità fisica»,stabilisce che essi sono vietati sul«proprio corpo». Tale disposizione,che protegge la persona umana daatti inammissibili perché nonproporzionati, sottintende ildivieto di disporre del propriocorpo per scopi estranei alla suacura. Ebbene, i redattori deldocumento in questioneproclamano sì un «dirittoall’intangibilità», ma lotrasformano in un «dirittoelementare di accettare la morteche la malattia ha reso inevitabile»,e che consisterebbenell’attribuzione
ope legis
(questa sìincompatibile con l’ordinamento vigente: e non solo quello civile, sesi pensa al divieto di omicidio delconsenziente disciplinatodall’articolo 579 del Codicepenale) al paziente attuale opotenziale del potere di costringereil personale sanitario a fare odomettere trattamenti dai quali,secondo una prassi anti-ippocratica, discenderebbe comeconseguenza diretta la morte.i sono poi i princìpi dellaCostituzione, fatti oggetto dimanipolazioni e acrobazieermeneutiche sempre più vertiginose; come avviene per ilpresunto diritto costituzionaleall’autodeterminazione terapeuticao, di nuovo, per l’attribuzione alpaziente di un poterecostituzionalmente garantito neiconfronti dell’operato clinico deimedici: potere che oltre a metterein discussione il diritto vigente fasaltare in aria l’intero apparatodeontologico delle professionisanitarie. Ma andiamo alle normecitate: l’articolo 13 ha come oggettola libertà personale (anch’essa«inviolabile»), intesa come libertàdi movimento e non certo di cura;
CI
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Giovedì, 5 marzo 2009
«Tutela della salute»? No: qui si vuole l’arbitrio
di
Claudio Sartea
l’articolo 32 parla sì di salute, maper dichiararla allo stesso tempo«fondamentale dirittodell’individuo e interesse dellacollettività», aggiungendo poi asecondo comma il divieto diobbligare chicchessia «a undeterminato trattamento sanitariose non per disposizione di legge», ecol noto limite del «rispetto dellapersona umana».ulla di tutto ciò ha a che vederecon la proclamazione di uninedito (e quindi legalmenteinesistente) «diritto diautodeterminazione»: né per affermarlo vale allora richiamarsi,come fa il documento dei civilisti,alla Convenzione di Oviedo del1997 (che ribadisce l’ormaiacquisito principio del consensolibero e informato, e per quel cheriguarda le manifestazionianticipate di volontà ricorre a untermine – «desideri» – che diceproprio l’opposto di quel che iredattori del documento odierno vorrebbero fargli dire). L’altra fonteinternazionale menzionata dairedattori del documento è la Cartadei diritti fondamentalidell’Unione Europea, che però noncontiene affatto la pretesacanonizzazione di un diritto
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all’autodeterminazione, giacché ilcomma secondo dell’articolo 3 (enon 2 come scritto su
MicroMega
)in realtà non fa che reiterare ilprincipio del consenso libero einformato. Lo stupefacenteequivoco tra consenso informato eautodeterminazione radicale (di vita e di morte) si commenta da sé:l’accettazione di un trattamento(inizio e prosecuzione) non haproprio nulla a che vedere conl’imposizione ai medici (magarianticipata in dichiarazioni vincolanti) di condotte attive odomissive contrarie alle normegiuridiche e agli impegnideontologici.In tal senso, moltiplicare lecitazioni delle fonti interne einternazionali che tutelano epromuovono il sacrosantoprincipio del consenso informatopuò servire alla causadell’autodeterminazione solo inmodo surrettizio e ideologico.professori di diritto civilechiudono con la «giurisprudenzaeuropea» e con l’affermazione diun «principio condiviso in bioeticae in biodiritto per cui l’interruzionedelle cure, anche senza la volontàespressa del paziente divenutoincapace, debba essere praticatanon solo quando le cure sonosproporzionate (c.d. accanimentoterapeutico) ma anche quando essesiano inutili o abbiano il soloeffetto del mantenimento in vitaartificiale». Non sorprende che iredattori del documento, per suffragare questa discutibilissimatesi, riescano a citare solo duenorme ricavate in modo peraltrodubbio da articoli del
Code de la santé publique
francese: la"condivisione" di determinatiprincìpi, per poter essere sostenuta,chiede un consenso almenomaggioritario, irreperibile nel casodi specie giacché è al contrariointenso e lacerante il dibattito sulladefinizione dell’accanimentoterapeutico e sulla consistenza delconcetto di «cure inutili» o «futili»,mentre è preso di peso dalla leggefrancese il concetto di «solo effettodel mantenimento in vita
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artificiale» come limite ditollerabilità della prosecuzionedelle cure (e si tenga anchepresente che la stessa legge francesefa divieto al medico diinterrompere qualsivogliatrattamento su pazienteincompetente senza l’assenso dialmeno un medico consulente edei familiari o del fiduciarioeventualmente indicato nelledichiarazioni anticipate).a materia del contendere, se siriesce a guardare oltre la cortinadi fumo degli istituti giuridicimessi in campo e degli slogan piùo meno efficaci con cui talvolta sicerca di imporne la – di per sémodesta – forza persuasiva, non èla tutela della salute del pazientema la rivendicazione sovrana delsuo arbitrio trasformato in dirittosoggettivo e autorizzato apretendere coercitivamentecondotte attive od omissive delpersonale sanitario. Subito dopo, ein modo solo apparentementeparadossale, viene il potere degli"altri" (autorità pubbliche orappresentanti privati) di"arbitrare" sulla vita degli incapaci,resa disponibile nel nome dellaloro libertà, che mai rivelò un voltocosì tragicamente "incivile".
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Da Londra la «lezione» di Ivan Cameron
van era un bambino magi-co. Con un sorriso magico.Il suo sorriso sapeva farmisentire il padre migliore delmondo. E certo, a volte eraappena accennato, a volte e-ra accompagnato da un piccolo ranto-lo... ma quel sorriso! Sapeva illumi-nare a giorno una camera». Le parolecon cui David Cameron, il leader dei conservatori bri-tannici, ha ricordato il figlio scomparso appena merco-ledì scorso, lasciano senza fiato. Basterebbero a dire tut-to sulla vita, sulla morte, sulla sofferenza, temi così at-tuali oggi, soprattutto nel dibattito nostrano. Ma di IvanCameron occorre sapere di più. Per imparare una lezio-ne che, a sorpresa, arriva dal Paese che più ha fatto sen-tire la voce negli ultimi anni per l’arroganza e la sfrena-tezza della sua corsa al progresso scientifico: l’Inghilter-ra degli ibridi e della clonazione, la nazione che non hapaura di nulla a parte dell’imperfezione dei propri figli. van Cameron nasce proprio lì, in Inghilterra, in un tie-pido giorno di aprile del 2002. È il primogenito di u-na coppia perfetta: David giovane e sorprendente vol-to della politica, già all’epoca quotato per la scalata aDowning Street; Samantah – che di cognome fa Gwen-doline Sheffield – figlia di ricchissimi proprietari terrie-ri e titolare di un famoso negozio di design di lusso aNotting Hill. Ma qualcosa, nel piccolo Ivan, non va. Daimedici presto un verdetto inaspettato: il neonato è affettoda una gravissima forma di encefalopatia epilettica, ma-lattia incurabile che gli renderà la vita impossibile, im-pedendogli di parlare, di muoversi, di camminare.ui arriva la prima sorpresa: per i Cameron non è lafine. È un brutto colpo, certo, qualcosa di inaspet-tato e tragico, ma entrambi sono sicuri, subito: orasi va avanti, si cambia. E la coppia perfetta mandagambe all’aria la vita "perfetta". La casa viene attrezzataper Ivan, Samantah smette quasi completamente di la- vorare e si divide tra il bambino e lo psicologo (per sa-pere come comportarsi col piccolo, per non fare nientedi sbagliato, per capire come accogliere gli altri figli che verranno), David decide di non usufruire dei suoi "pri- vilegi" e affidarsi completamente al servizio sanitario na-zionale (se affronto – ripete spesso – il percorso che o-gni singolo cittadino si trova innanzi in una situazionesimile sarò un politico migliore, oltre che un buon pa-dre). Seconda sorpresa: i Cameron decidono di pren-dersi cura in prima persona del loro bambino. E questocomporta anche nutrirlo con un sondino, tutti i giorni,sistemare quel tubicino con cura nel suo piccolo stoma-co: Ivan non sa mangiare da solo, e non può essere im-boccato, rischierebbe di soffocare. Ci pensa suo padre,David, ogni giorno. E in giardino realizza anche una "col-linetta sensoriale" – come la chiama lui – dove Ivan puòessere sistemato comodo, e guardare il cielo, sentire il ven-to. Samantah invece prepara la "bibbia" di Ivan, che è ilsuo diario medico, in cui lei scrive come sta, ogni gior-no, i suoi progressi, i suoi dolori.a settimana scorsa la terza sorpresa, quella davverotragica. Ivan si sente male all’improvviso, viene rico- verato, infine si spegne. La morte è l’unica barriera chela sua mamma e il suo papà non possono superare as-sieme a lui. «Il suo amore ci ha cambiato la vita – scriveDavid ai sostenitori del suo partito –.Quando ci fu det-to per la prima volta quanto fosse grave la sua disabilitàpensai che avremmo sofferto dovendoci prendere curadi lui ma almeno lui avrebbe tratto beneficio dalle no-stre cure. Ora che mi guardo indietro vedo che è statotutto il contrario. È stato sempre solo lui a soffrire dav- vero e siamo stati noi a ricevere più di quanto io abbiamai creduto fosse possibile ricevere dall’amore per un ra-gazzo così meravigliosamente speciale, e bellissimo». U-na lezione che lascia senza fiato la Gran Bretagna, e ilmondo intero.
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letture
ra le decine didenunce ed e-sposti giunti al-la Procura di U-dine a seguitodella morte diEluana, una ha susci-tato molto scalpore. Il Comitato Veritàe Vita ha denunciato Beppino Englaro eil personale medico-infermieristico del-la Clinica La Quiete per omicidio vo-lontario.Per omicidio volontario si fa riferimen-to all’art. 575 del Codice penale che re-cita: «Chiunque cagiona la morte di unuomo è punito con la reclusione non in-feriore ad anni ventuno». Di primo ac-chito sembrerebbero più pertinenti al ca-so altri due articoli: il 579 che puniscel’omicidio del consenziente oppure il580 che sanziona l’aiuto al suicidio. A ben vedere questi due articoli però nonsi possono applicare al caso di Eluana.Infatti non è omicidio del consenzienteper tre motivi. Primo perché il consen-so alla propria uccisione deve essere e-splicito e chiaro: nel caso di Eluana so-no gli stessi giudici che ci hanno infor-mato che la sua volontà doveva esserericostruita, proprio perché non esplici-ta. In secondo luogo il medesimo arti-colo 579 specifica che è da considerarsi"omicidio volontario" e non "omicidiodel consenziente" la condotta omicidache è rivolta verso un soggetto infermodi mente come lo era Eluana. Detto inparole povere, non è consenziente chinon riesce nemmeno a spiccar parolaperché in stato vegetativo. Infine il con-senso di chi vuole la propria morte de- ve perdurare fino a quando l’omicidacommette il fatto. Se per esempio Tiziochiede a Caio di ucciderlo tra un mese,l’omicidio di Caio nei confronti di Tiziosi deve qualificare come omicidio vo-lontario e non come omicidio del con-senziente nel caso in cui Tizio non con-fermi di voler essere ucciso nel momen-to stesso in cui avviene l’atto delittuoso.n merito alla vicenda di Eluana, le suedichiarazioni di desiderare la morte sefosse entrata in coma – dichiarazionipresunte dato che ci sono altre compa-gne di scuola, non sentite dalla Corte di Appello di Milano, che affermano il con-trario – sono state prestate 17 anni or sono e quindi non sono più attuali. Lamorte di Eluana non configura nemme-no la fattispecie dell’aiuto al suicidio,dato che per suicidio si intende un com-portamento attivo di chi si vuole toglie-re la vita. Ed Eluana non era in gradoneppure di muoversi. Non si può poi in- vocare l’art. 50 c.p.: «Non è punibile chilede o pone in pericolo un diritto, colconsenso della persona che può valida-mente disporne». Nessuno può dispor-re validamente della propria vita chie-dendo di essere ucciso, perché la vita èun bene indisponibile. È proprio per questo motivo che il nostro ordinamentopunisce l’omicidio del consenziente el’aiuto al suicidio. Escluse l’ipotesi di o-micidio del consenziente e di aiuto alsuicidio, rimane quindi in piedi solo lafattispecie di omicidio volontario. Qual-cuno potrebbe obiettare: esiste il decre-to della Corte di Appello di Milano cheha autorizzato i medici a sospendere l’i-dratazione e l’alimentazione. Qualchebreve chiarimento al proposito. In pri-mo luogo l’autorizzazione era rivolta infavore del solo Beppino Englaro. I me-dici quindi non posso aggrapparsi a ciòche ha disposto la Corte. In secondo luo-go un organo giudiziario che ha com-petenza in materia civile – qual è la Cor-te di Appello di Milano – non può di-sapplicare un norma penale, nello spe-cifico, la norma che punisce l’omicidio volontario. Ma l’aspetto che più si devetenere in considerazione è il seguente.La Corte non aveva autorizzato il papàdi Eluana a uccidere la figlia, ma avevaaccolto un altro tipo di autorizzazione.i legge infatti nel testo del decreto:«Accoglie l’istanza di autorizzazionea disporre l’interruzione del tratta-mento di sostegno vitale artificiale, rea-lizzato mediante alimentazione e idra-tazione con sondino nasogastrico». Bep-pino Englaro poteva, quindi, sì togliereil famigerato sondino naso-gastrico, manon poteva opporsi al fatto che venisseidratata e alimentata attraverso altre viequali quelle naturali – il neurologo pro-fessor Dolce riferisce che Eluana era ca-pace di deglutire – o mediante PEG.
* dottorando di ricerca in Filosofia del Di-ritto all’Università di Padova, assistente diFilosofia del Diritto e Filosofia teoretica al-l’Università europea di Roma
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Un magistratoe le domandeche «bruciano»
ccanimentoterapeutico?Oppure uccisionedi una disabile chenon ha chiesto dimorire e che hasubito la morte acausa della sua condizione, ritenutaindegna di essere vissuta? Un padreche rispetta la volontà della figlia oche vuole farla morire per le proprieconvinzioni? E i giudici: hannoapplicato la Costituzione e le leggi ohanno pronunciato una ingiustacondanna a morte? Molti sono idubbi che nascono dalla vicenda diEluana Englaro, di cui si fa carico
Ilcaso Englaro. Le domande che bruciano
, volume appena pubblicato dalleEdizioni studio domenicano (Esd,pagine 128, euro 9,50) a firma diGiacomo Rocchi, magistrato con lefunzioni di giudice penale presso iltribunale di Firenze e già autore de«Il legislatore distratto» (2006) sullalegge 40 e la procreazione assistita.
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a necessità diuna legge sulfine vita? Non èdettata dallafede. E nonnasce nemmenodall’ideologia. Escedalla convinzione chedovrebbe permearechiunque oggi, nelnostro Paese, si trovi adiscuteresull’autonomiadell’individuo. Èl’opinione argomentada Alberto Simoncininell’editoriale apparsosu
ilsussidiario.net
lunedì e intitolato«Fine vita: perché diresì a una legge». «Ladecisione su Eluana –scrive Simoncini –lascia tutte le personeragionevoliinsoddisfatte. Lasciainsoddisfatto chi, comeme, ritiene chel’autonomia dellapersona sia un dirittoinviolabile e i giudicidi Milano hannochiaramente violatol’autonomia di Eluana"presumendo" la sua volontà. Ma a ben vedere dovrebbe essereinsoddisfatto anche chiè d’accordo con igiudici milanesi,semplicemente perchéun diverso giudice(casomai abruzzese)potrebbe decidereall’opposto. Il punto ètutto qui: vogliamolasciare all’arbitrio, alcosiddetto forumshopping?».imoncini spiegaperché è sbagliatoche il Parlamento siareni in una regolazio-ne minuta e dettagliatadi cosa si deve o non sideve fare: «Serve unalegge “alveo”, non a u-na legge “fiume”. Unalegge che fissi, come sisuol dire, alcuni “palet-ti”, alcune definizioni epoi lasci lo spazio ap-plicativo all’autonomacapacità normativa ealla responsabilità de-gli altri soggetti coin- volti, in primis i medi-ci».
(V. Dal.)
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l’analisi
«NormanecessariaPer tutti»
La drammatica storia del figlio disabiledel leader conservatore britannico mortomercoledì scorso ha commosso la GranBretagna. Che ora si interroga sulleambizioni eugenetiche della sua ricerca scientifica. cCn una nuova certezza: la vitaumana, anche se sofferente, ha dignità
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T o m m a s o S c a n d r o g l i o *
Il «manifesto» per la libertàdi cura firmatoda 44 giuristi e rilanciatoda «MicroMega» confondeil consenso informato conl’autodeterminazione senza alcun limiteUn giurista spiega come nel casodi Eluana Englaro si possaconfigurare il reato segnalatonell’esposto alla Procura di Udine
Tutti i perché di una denuncia
Avvenire
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