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Tacito (Conte)

Tacito (Conte)

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Tacito
Tacito

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03/16/2013

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TacitoVita e opere
Publio (o Gaio?) Cornelio Tacito nacque intorno al 55 d.C.,secondo alcune fonti a Terni, ma più probabilmente nella Gallia Narbonese, da una famiglia forse di condizione equestre. Studiòa Roma, e nel 78 sposò la figlia di Gneo Giulio Agricola,autorevole statista e comandante militare; anche grazie all’aiutodi quest’ultimo, iniziò la carriera politica sotto Vespasiano e la proseguì sotto Tito e Domiziano. Dopo essere stato pretorenell’88 (nello stesso anno è attestata la sua presenza nel collegiodei
quindecemviri sacris faciundis
, uno dei maggiori collegisacerdotali) Tacito fu per qualche anno lontano da Roma, probabilmente per un incarico in Gallia o in Germania. Nel 97,sotto il regno di Nerva, fu
consul suffectus
: oratore già famoso, pronunciò l’elogio funebre di Virginio Rufo, il console mortodurante l’anno di carica, al quale era subentrato. Uno o due annidopo, sotto il principato di Traiano, sostenne insieme a Plinio ilGiovane - al quale lo legava una salda amicizia - l’accusa dei provinciali d’Africa contro l’ex governatore Mario Prisco,accusato di corruzione; dopo qualche indugio, il processo ebbetermine nel 100, con la condanna di Prisco all’esilio. In seguito,Tacito fu proconsole in Asia nel 112 o 113. Morì probabilmenteintorno al 117.
 De vita Iulii Agricolae
, pubblicata nel 98;
 De origine et situGermanorum
(pcomunemente noto come
Germania
), probabilmente dello stesso anno;
 Dialogus de oratoribus
, di poco successivo al 100 dedicato a Fabio Giusto, console nel102);
 Historiae
, in dodici o quattordici libri, composte fra il 100e il 110;
 Annales
(o
Ab excessu divi Augusti
), in sedici o diciottolibri, composti successivamente alle
 Historiae
,
e
forse rimastiincompleti per la morte dell’autore. Delle
 Historiae
ci sono pervenuti solo i libri I-IV, parte del libro V, e alcuni frammenti;degli
 Annales
i libri I-IV, un’esigua porzione del libro V, il libroVI, parte del libro XI, i libri XII-XV e parte del libro XVI. Èmolto discusso il problema del numero rispettivo dei libri checomponevano le
 Historiae e
gli
 Annales:
alcuni pensano adodici e diciotto libri, altri a quattordici e sedici. Questa secondaipotesi ha il conforto della numerazione del manoscrittocosiddetto Mediceo II: ma il problema è complicato dal fatto chele due opere, per quanto pubblicate separatamente, cominciarono ben presto a circolare in una edizione congiunta di trenta libri,dove gli
 Annales
(con inversione della cronologia dellacomposizione) precedevano le
 Historiae
,
 
a formare unanarrazione continua della storia romana dalla morte di Augustoalla morte di Domiziano.
1. Le cause della decadenza dell’oratoria
 
Il
 Dialogus de oratoribus
non è probabilmente la prima operadi Tacito: la tesi oggi prevalente è che sia stato composto dopol’
 Agricola e
la
Germania
; ma è tradizione consolidata iniziare daesso ogni trattazione su Tacito, anche in forza di variecaratteristiche che per diversi rispetti contribuiscono a isolarlorispetto al complesso della sua opera. Questo “isolamento” è taleche l’autenticità del
 Dialogus -
tramandato nella tradizionemanoscritta insieme all’
 Agricola
e alla
Germania -
è statacontestata fino dal XVI secolo, soprattutto per ragioni di stile, dafilologi anche di altissima levatura; mentre autorevoli perplessitàsulla paternità tacitiana permangono anche fra gli studiosimoderni. In effetti il periodare del
 Dialogus
ricorda molto più davicino il modello neociceroniano, forbito ma non prolisso, cui siispirava l’insegnamento della scuola di Quintiliano, che non lasevera e asimmetrica
inconcinnitas
tipica delle maggiori operestoriografiche di Tacito. Anche fra i sostenitori dell’autenticitàha perciò riscosso credito notevole la tesi di chi suppone che il
 Dialogus
sia il prodotto giovanile di un Tacito ancora legato alle predilezioni classicheggianti della scuola quintilianea, dacollocarsi negli anni fra il 75 e 1’80: in questa ipotesi, anche secomposto sotto il regno di Tito, il
 Dialogus
sarebbe stato pubblicato solo molto più tardi, dopo la morte di Domiziano, e ladedica a Fabio Giusto si riferirebbe ovviamente all’epoca della pubblicazione. Ma è più probabile che l’insolita “classicità”dello stile sia da spiegarsi con l’appartenenza del
 Dialogus
algenere retorico, per il quale struttura, lingua e stile delle opereretoriche di Cicerone costituivano ormai un modello canonico.Il
 Dialogus de oratoribus
, ambientato nel 75 o nel 77 (daltesto si ricavano in proposito indicazioni parzialmentecontraddittorie) si riallaccia alla tradizione dei dialoghiciceroniani su argomenti filosofici e retorici. Riferisce unadiscussione che si immagina avvenuta in casa di CuriazioMaterno, retore e tragediografo, fra lo stesso Curiazio, MarioApro, Vipstano Messalla e Giulio Secondo, e alla quale Tacitodice di avere assistito in gioven. Poicall’inizio dellaconversazione Apro ha rimproverato Materno di trascurarel’eloquenza in favore della poesia drammatica, in un primomomento si contrappongono i discorsi di Apro e Materno, indifesa rispettivamente della eloquenza e della poesia.L’andamento del dibattito subisce una svolta con l’arrivo diMessalla, spostandosi sul tema della decadenza dell’oratoria.Messalla ne indica le cause nel deterioramento dell’educazione,sia familiare che scolastica, del futuro oratore, non più accuratacome nei tempi antichi: i maestri sono impreparati, e una vacuaretorica spesso si sostituisce alla cultura generale. Dopo unasezione parzialmente lacunosa, il dialogo si conclude con undiscorso di Materno, evidentemente portavoce di Tacito, il qualesostiene che una grande oratoria forse era possibile solo con lalibertà, o piuttosto con l’anarchia, che regnava al tempo dellarepubblica, nel fervore dei tumulti e dei conflitti civili; divieneanacronistica, e sostanzialmente non più praticabile, in una
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societranquilla e ordinata come quella conseguente allainstaurazione dell’Impero. La pace che esso garantisce deveessere accettata senza eccessivi rimpianti per un passato che pure forniva un terreno più favorevole al rigoglio delle lettere ealla fioritura delle grandi personalità.L’opinione attribuita a Materno rappresenta una costante del pensiero di Tacito: alla base di tutta la sua opera sta infattil’accettazione della indiscutibile necessità dell’Impero comeunica forza in grado di salvare lo stato dal caos delle guerrecivili. Il principato restringe lo spazio per l’oratore e l’uomo politico, ma al principato non esistono alternative. Ciò nonsignifica che Tacito accetti gioiosamente il regime imperiale, néche all’interno di questo spazio ristretto egli non indichi laresidua possibilità di effettuare scelte più o meno dignitose, piùo meno utili allo stato. Era il tema già affrontato nella biografiadi Agricola.
2. Agricola e la sterilità dell’opposizione
Verso gli inizi del regno di Traiano, Tacito approfittò delripristino dell’atmosfera di libertà dopo la tirannide domizianea per pubblicare il suo primo opuscolo storico, che tramanda ai posteri la memoria del suocero Giulio Agricola, principaleartefice della conquista di gran parte della Britannia sotto ilregno di Domiziano, e leale funzionario imperiale. Per il tonoqua e là apertamente encomiastico l’
 Agricola
si richiama in parte allo stile delle
laudationes
funebri; dopo un rapidoriepilogo della carriera del protagonista prima dell’incarico inBritannia, si incentra principalmente sulla conquista dell’isola,lasciando un certo spazio a digressioni geografiche ed etno-grafiche, che derivano da appunti e ricordi di Agricola, ma in parte anche dalle notizie sulla Britannia contenute nei
Commentarii
di Cesare. Proprio a causa di queste digressioni,l’argomento dell’
 Agricola
è sembrato talora eccedere i limiti diuna semplice biografia. In realtà, l’autore non perde mai ilcontatto col proprio personaggio principale: la Britannia èsoprattutto il campo in cui si dispiega la
virtus
di Agricola, ilteatro delle sue brillanti imprese. Nell’elogiare il carattere del suocero, Tacito mette in rilievocome egli, da governatore della Britannia e capo di un esercitoin guerra, avesse saputo servire lo stato con fedeltà, onestà ecompetenza anche sotto un pessimo principe come Domiziano(le critiche a quest’ultimo e al suo crudele regime di spionaggioe di repressione sono più di una volta esplicite da parte diTacito). Alla fine anche Agricola, che non aveva il gusto dellaopposizione fine a se stessa ma non per questo era disposto amacchiarsi di servilismo, era caduto in disgrazia pressoDomiziano: non senza avere dato prova di quanto si potesseoperare fecondamente in favore della comunità prima che i nodivenissero al pettine, e lo scontro non fosse più evitabile.Attraversando incorrotto la corruzione altrui, Agricola sa morire
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